Iniziamo a Progettare Insieme Un Modello Italiano di Destinazione Attraente e Ospitale per Nomadi Digitali

Ti racconto come e perchè abbiamo iniziato a progettare insieme un modello di destinazione ospitale e sostenibile per attrarre in Italia nomadi digitali e professionisti da remoto da ogni parte del mondo.

Giovanni Filippi: Mi piace vivere la montagna in ogni sua stagione, ma l'attività che mi riesce meglio è nuotare. Laureato in Ingegneria, ho vissuto in due uffici tecnici prima che la serendipità mi facesse scoprire la scrittura per il web e il movimento dei nomadi digitali. Così eccomi qua, a condividere la visione di una vita volta al continuo evolversi nella ricerca della felicità.

Pubblicato il: 23 Dicembre 2021 | Categoria:

In Italia una delle criticità maggiori quando si parla di nomadismo digitale, è trovare delle destinazioni che offrano il giusto mix di servizi umani, fisici e tecnologici in grado di soddisfare le esigenze di coloro che lavorano da remoto e stanno sperimentando questo stile di vita.

Nonostante le tante iniziative messe in campo fino ad ora, nel nostro Paese si avverte forte la mancanza di un modello di destinazione in grado di attrarre in Italia remote worker e nomadi digitali provenienti da ogni parte del mondo. Così come invece sta avvenendo altri Paesi europei.

Nell’ultimo anno sono nati diversi progetti sul territorio che puntano a ospitare i nomadi digitali, ma il processo non è certo facile e veloce: destinazioni come le Canarie sono anni che lavorano in questo senso, affiancando interessanti iniziative e agevolazioni di tipo fiscale e amministrativo .

Come co-fondatore dell’Associazione Italiana Nomadi Digitali, voglio condividere in questo articolo quello che l’Associazione ha iniziato a fare per provare a dare una risposta a questa esigenza.


Premessa

Come “Associazione ed Ente No Profit del Terzo Settore” vogliamo fare rete con professionisti, enti pubblici e aziende private (profit e non), che condividono la nostra visione, con l’obiettivo di rendere l’Italia una destinazione attraente per nomadi digitali da tutto il mondo.

Una visione che punta a migliorare il benessere delle persone e al tempo stesso contribuire allo sviluppo socio-economico dei nostri territori, attraverso progetti di innovazione sociale.

Per questo motivo all’interno del nostro network professionale abbiamo avviato la co-progettazione di un modello italiano di destinazione ospitale per nomadi digitali.

Riteniamo che un progetto di destinazione, per essere sostenibile nel lungo periodo, debba necessariamente coinvolgere tutte le parti in causa. Prime fra tutte le comunità e le persone che abitano quei territori, per far emergere il proprio ruolo sociale e collegarlo al contesto in evoluzione.

Ma cosa significa per noi destinazione “ospitale per nomadi digitali” e perché insistiamo con modello “italiano”?


Cosa contraddistingue una destinazione ospitale per nomadi digitali?

Il processo per la progettazione di questo modello non nasce certo oggi.

In questi anni, il progetto Nomadi Digitali, ha sempre promosso una visione del nomadismo digitale in grado di migliorare il benessere delle persone e allo stesso tempo essere un’opportunità di crescita per i territori.

E se da una parte la “fortuna” di poter seguire gli sviluppi di altri progetti nati all’estero ci permette di attingere alle loro esperienze, dall’altra dobbiamo essere consapevoli che ogni Paese ha le sue caratteristiche, peculiarità e che molto spesso non si ragiona sulla sostenibilità e sull’impatto sociale nel lungo periodo.

Per questo vogliamo impegnarci per co-progettare insieme un modello “italiano” di destinazione “ospitale” per nomadi digitali, contraddistinto da tre elementi essenziali.

  • Essere attrattivo per il nuovo target “nomadi digitali”: crediamo che persone libere di vivere e lavorare ovunque abbiano esigenze molto diverse dal turista tradizionale, delle quali bisogna prendere piena consapevolezza.
  • La sostenibilità socio-economica: crediamo che un progetto di destinazione ospitale debba essere in primo luogo sostenibile, nel medio-lungo periodo, per il territorio stesso e per la comunità locale.
  • L’innovazione sociale: crediamo che per generare un impatto positivo sui territori servano progettualità che abbiano la capacità di rispondere a bisogni sociali emergenti attraverso soluzioni e modelli innovativi.

  • Da dove partire per co-progettare un modello italiano di destinazione ospitale per nomadi digitali?

    La condizione necessaria (ma non sufficiente) per progettare una destinazione ospitale per nomadi digitali è fare in modo che i territori, e le comunità che lo abitano, prendano consapevolezza di chi sono realmente i nomadi digitali, quali siano le loro esigenze e quali le opportunità che possono portare.

    Come Associazione Italiana Nomadi Digitali ci impegniamo costantemente nel cercare di comunicare attraverso i nostri canali digitali, partecipando a conferenze, festival e meeting in presenza chi sono realmente i Nomadi Digitali e quale sia la nostra visione di destinazioni che sia realmente ospitale partire dal coinvolgimento delle comunità locali – secondo pilastro fondamentale del modello che vogliamo progettare -.

    Per esempio negli ultimi mesi abbiamo partecipato al Master dell’Academy online tenuta dall’Associazione “Borghi Più Belli d’Italia”, per confrontarci insieme a tanti sindaci d’Italia sulle possibilità per favorire il “Contro-Esodo” verso i territori marginali.

    Siamo stati a Frassinello Monferrato, invitati dall’Associazione “La Grande Occasione”, dove abbiamo iniziato a ragionare insieme ai sindaci del progetto “Monferrato Distretto Digitale”.

    Siamo stati a Nicotera, come speaker al Festival dell’Ospitalità, dove abbiamo tenuto un workshop partecipativo con la comunità, basato sulla Theory of Change** e che aveva proprio lo scopo di iniziare a co-progettare insieme un nuovo modello di destinazione.

    **Come vedremo tra poco la Theory of Change (TOC) è uno strumento di progettazione nell’ambito dell’innovazione sociale, terzo pilastro del modello.

    A fine Novembre abbiamo partecipato a Potenza Picena alla Conferenza “Futuro (da) Remoto: imprese e territori al tempo dei nomadi digitali“, organizzata dalla CDO Marche Sud. È stata una bella occasione per incontrare tanti colleghi di realtà che operano sui territori di tutta Italia e confrontarsi sulle attività da portare avanti insieme nei prossimi mesi.

    Siamo anche stati invitati a condurre un laboratorio di co-progettazione nel Comune di Monte San Martino, che si appresta a diventare il primo Smart Village del progetto della Marca Maceratese. Sulla scia del workshop tenuto a Nicotera abbiamo ragionato insieme agli amministratori e gli operatori del posto sui servizi fisici, tecnologici e umani utili per rendere una destinazione attraente e ospitale per nomadi digitali e remote workers.

    Workshop Monte San Martino


    Il primo laboratorio partecipativo: l’occasione per iniziare a immaginare nuove destinazioni ospitali per nomadi digitali


    Che cos’è la Theory of Change?

    A Nicotera, la professionista e co-fondatrice dell’Associazione, Piera Mattioli, ci ha guidati nel percorso di progettazione con la Theory of Change.

    La TOC è uno strumento che ci permette di individuare le criticità, gli obiettivi e le azioni da intraprendere per ottenere l’impatto che ci siamo prefissati.

    La progettazione inizia dalla definizione dell’impatto che si vuole raggiungere, percorrendo a ritroso il percorso da seguire. Dalla visualizzazione dei cambiamenti che contribuirebbero all’ impatto desiderato, si identificano i risultati che darebbero vita a questi cambiamenti e le attività da intraprendere per raggiungerli.

    Una volta definiti i vari step, si può procedere in ordine, iniziando proprio dalle attività concrete, che porteranno risultati in grado di alimentare i cambiamenti necessari a generare l’impatto prefissato.

    È una strategia che abbiamo utilizzato anche per identificare le aree di intervento sulle quali vogliamo agire come Associazione e che continueremo ad utilizzare anche nelle fasi successive.


    I risultati del Workshop partecipativo

    Per iniziare a co-progettare un nuovo modello di destinazione ospitale per nomadi digitali abbiamo impostato il workshop partecipativo in modo da provare a dare una risposta alla domanda che segue.

    Come facciamo ad attrarre e coinvolgere i professionisti nomadi digitali per potenziare e innovare sul territorio italiano e generare un impatto socio-economico positivo sui territori e le sue comunità?

    Al workshop erano presenti professionisti del mondo del turismo, imprenditori, amministratori locali e abitanti della comunità, ma anche esperti di innovazione sociale, nomadi digitali, professionisti e curiosi, provenienti da altre zone d’Italia.

    Tutti sono stati coinvolti nel lavoro di coprogettazione, ognuno con le proprie esperienze e competenze, per cercare di far emergere i punti di forza su cui puntare e le debolezze da risolvere per una destinazione che vuole diventare ospitale per nomadi digitali.

    La rielaborazione delle informazioni raccolte durante il workshop di co-progettazione con la comunità, ha delineato i processi di cambiamento nel breve e nel medio-lungo periodo e le aree di intervento sulle quali agire:

    Le persone:

    • della comunità locale
    • della comunità dei nomadi digitali

    Il territorio:

    • nei confronti di sé stesso
    • nei confronti con l’esterno (l’offerta turistica proposta)

    Ecco la rappresentazione grafica, realizzata da Piera, seguita dalla spiegazione video e testuale della Theory of Change co-progettata al Festival dell’Ospitalità di Nicotera.

    TOC Modello di destinazione ospitale per nomadi digitali


    Consapevolezza ed empowerment della comunità locale

    TOC - Comunità Locali

    Il cambiamento individuato per le comunità locali riguarda, in un primo step, la presa di consapevolezza della loro identità, del valore del territorio e la conoscenza del nuovo target “nomadi digitali”. Questo, nel medio-lungo periodo potrà aprirle a nuovi scambi e conoscenze.

    Perché?

    La comunità che abita una destinazione deve essere lei per prima consapevole delle sue potenzialità e di quello che sta cambiando nel modo di vivere e di lavorare delle persone, per essere in grado di valutare le opportunità che si potrebbero creare.

    Il nostro ruolo come membri dell’Associazione è metterci in ascolto ed essere dei facilitatori per questi processi di cambiamento, se e dove se ne presenta il bisogno.

    Cosa si può fare? A quali risultati dobbiamo ambire?

    Per avviare il cambiamento è necessario attivare la comunità e renderla partecipe nella creazione della propria identità turistica. Se questa è mirata all’attrazione del target “nomadi digitali”, non può prescindere dalla conoscenza delle caratteristiche e delle esigenze che contraddistinguono queste persone.

    Quali le attività da implementare?

    Tra i metodi per coinvolgere le comunità nell’identificazione della propria identità e per conoscere le opportunità che porta l’attrazione di questo nuovo target di abitanti, i partecipanti al workshop hanno individuato attività inerenti la formazione e la comunicazione.

    Quali criticità emergono e quali sono delle possibili proposte per risolverle?

    Tra le criticità che emergono quando si parla dell’attivazione dei cittadini, ci sono il loro coinvolgimento e le barriere linguistiche.

    Per sensibilizzare le persone sull’importanza che ricopre l’avere una chiara identità comunitaria, secondo i partecipanti al workshop, è consigliabile proporre una comunicazione pratica e concreta delle opportunità che questa porta e attivare nuove progettualità sul territorio, come spiegato successivamente.

    Gli incontri formativi e informativi potrebbero trattare casi studio e quando possibile invitare i soggetti direttamente coinvolti. Come successo al Festival dell’Ospitalità di Nicotera, per il quale gli organizzatori hanno invitato l’Associazione Italiana Nomadi Digitali, realtà che opera sui territori e formata da professionisti con diverse competenze inerenti la sostenibilità e l’innovazione sociale.


    Contaminazione tra comunità locale e nomadi digitali

    TOC - Contaminazione

    Cosa succede quando i nomadi digitali e le comunità locali si incontrano? Nel workshop abbiamo provato a ragionare su come vengono percepite l’innovazione e l’ospitalità dalle due parti coinvolte e sulle possibilità che creerebbe la contaminazione tra le due comunità, per arrivare a capire come attivare un circolo virtuoso proficuo per entrambe.

    Perché?

    I nomadi digitali si spostano per trovare condizioni migliori e vivere esperienze significative che gli permettano di imparare qualcosa di nuovo, su loro stessi e sul mondo che li circonda. E’ importante considerare i nomadi digitali come abitanti temporanei, che vogliono sentirsi a tutti gli effetti parte della comunità e non come semplici turisti in cerca di svago e divertimento. Questo li porta spesso a sentire il bisogno di voler restituire il valore che ricevono, in ogni modo possibile.

    Al tempo stesso i nomadi digitali sono professionisti che portano con sé un bagaglio enorme di conoscenze e competenze digitali. Questo crea un terreno fertile per la nascita di nuovi progetti, start-up e aziende innovative ad impatto sociale, proprio nei territori che decideranno di attrarli.

    Cosa si può fare? A quali risultati dobbiamo ambire?

    I partecipanti al workshop concordano che i risultati a cui ambire sono cittadini internazionalizzati con nuove skill e competenze, che avviano una rete di progetti e business innovativi distribuiti su tutto il territorio.

    Ma questo richiede anni di lavoro!

    La nascita di comunità ospitali per nomadi digitali, dove ospiti e ospitanti si integrano e contaminano gli uni gli altri è il primo risultato concreto a cui si può ambire.

    Quali le attività da implementare?

    Creare opportunità di contaminazione è un processo che va alimentato costantemente.

    Occorrono luoghi fisici dove le due comunità in questione si possano incontrare, ma soprattutto serve attivare e facilitare dinamiche di scambio e di relazione che possano essere win-win per tutti.

    Quali criticità emergono e quali sono delle possibili proposte per risolverle?

    Il workshop a Nicotera si è tenuto in un lido sulla spiaggia: un luogo informale ma molto accogliente, per la posizione e soprattutto per le attività organizzate durante i giorni del festival!

    La criticità riscontrata dai presenti riguarda proprio questo aspetto. Gli spazi si possono realizzare, anzi ce ne sono molti in disuso che sarebbero a disposizione, ma quali attività implementare?

    Potrebbe essere utile un percorso di “onboarding”, dedicato a far incontrare i nuovi arrivati con la comunità ospitante.

    O attività di formazione. Per esempio per aggirare le barriere linguistiche che impediscono il dialogo tra i locali e la comunità internazionale dei nomadi digitali, si potrebbero mettere in condizione i nomadi digitali stessi di organizzare dei corsi di lingua.

    Ma anche momenti di scambio per far conoscere alle persone del territorio, soprattutto ai giovani, le modalità di lavoro e approfondire le dinamiche di vita che permettono ai nomadi digitali di essere indipendenti da una posizione geografica precisa.

    Viceversa i locali potrebbero condividere le loro esperienze di vita, le loro esigenze e aspirazioni, per trovare insieme agli ospiti spunti di crescita e innovazione.

    Tra le altre proposte concrete, una bacheca di cerco/offro servizi o delle vere e proprie “call for expertise” che nascono da esigenze specifiche della comunità locale.


    Nomadi digitali consapevoli delle nuove destinazioni

    TOC - Nomadi Digitali

    Come Associazione Italiana Nomadi Digitali stiamo immaginando un nuovo modello di destinazione, con alla base elementi di sostenibilità e innovazione sociale. Per far sì che queste destinazioni si attivino dobbiamo far conoscere ai nomadi digitali di tutto il mondo la nascita di nuove realtà con queste caratteristiche, al di fuori delle rotte internazionali tradizionali.

    In questo modo l’Italia può iniziare a essere percepita come una destinazione attraente per poter vivere, lavorare e con la possibilità di mettere le proprie competenze al servizio di progetti che hanno un impatto positivo sui territori.

    Perché?

    In questo momento l’Italia non è nel giro delle destinazioni internazionali più ambite dai nomadi digitali stranieri, ma neanche da quelli italiani.

    Bisogna però tenere presente che tante destinazioni che decidono di attrarre i nomadi digitali e i remote worker, si trasformano spesso in luoghi di ritrovo completamente distaccati dalle comunità locali e dal territorio stesso.

    Ciò accade nei territori dove questi ospiti vengono unicamente visti come un nuovo target turistico, che spende i soldi che guadagna in altri Paesi.

    Nel modello che stiamo immaginando invece questi nuovi target contribuiscono attivamente, e in diversi modi, al processo di innovazione e di crescita socio-economica dei territori e delle comunità locali, in ottica win-win per tutti.

    Cosa si può fare? A quali risultati dobbiamo ambire?

    Per avere un impatto positivo sui territori e sulle comunità nel lungo periodo bisogna alimentare un flusso stabile di professionisti responsabili sui territori.

    Flussi di professionisti alla ricerca di nuove esperienze significative e di opportunità per contribuire ed avere un impatto positivo nella crescita e sviluppo dei territori.

    Quali le attività da implementare?

    Da una parte serve comunicare e promuovere un nuovo tipo di offerta turistica, con dinamiche che mirano ad avere un impatto sociale positivo sul territorio.

    Dall’altra serve sensibilizzare i nomadi digitali stessi su nuove forme di vivere e viaggiare, comunicare l’esistenza di comunità che vogliono accoglierli e ospitarli, e offrire esperienze significative che arricchiscano la loro vita.

    Quali criticità emergono e quali sono delle possibili proposte per risolverle?

    Durante il workshop abbiamo spesso ragionato sulla comunità dei nomadi digitali come una fucina di competenze che possono essere messe a disposizione dei territori e delle comunità locali.

    Ma per alimentare questo scambio abbiamo anche immaginato attività che possano sensibilizzare i nomadi digitali. Per renderli consapevoli di come loro stessi possano essere i protagonisti nell’avviare dinamiche di innovazione sociale con un impatto positivo sui territori.


    Territori innovativi e internazionalizzati

    TOC - Territori

    Abbiamo immaginato un cambiamento nei territori, che si evolvono innovandosi e internazionalizzandosi, dove gli abitanti stessi sono consapevoli del valore del proprio territorio, ne hanno cura e alimentano le condizioni abilitanti per favorire l’innovazione.

    Perché?

    Per poter attrarre nuove persone in un territorio è necessario per prima cosa che quel territorio sia vivibile per coloro che ci abitano.

    Molto spesso si sente di voler attrarre nomadi digitali come soluzione allo spopolamento dei nostri borghi, ma questo può essere vero solo se parte di una strategia più ampia.

    Affinché una destinazione possa continuare a vivere bisogna per prima cosa che i suoi abitanti decidano di non abbandonarla.

    Altrimenti daremo semplicemente vita a delle cattedrali nel deserto, delle Disneyland per turisti, che non sono interessanti per nessuno e men che meno sostenibili nel lungo periodo.

    Cosa si può fare? A quali risultati dobbiamo ambire?

    Un territorio è vivibile in primis per chi lo abita se sono garantiti i servizi minimi durante tutto l’anno. Il che, di base, lo rende un territorio potenzialmente attraente durante tutto l’anno, anche per eventuali ospiti.

    Questo obiettivo è stato immaginato come il frutto della rete tra tutti gli attori del territorio, cittadini ed enti, profit e no profit, pubblici e privati.

    Quali le attività da implementare?

    Le attività da implementare coinvolgono tutta la rete territoriale, ma possono essere facilitate dalle amministrazioni locali. Il loro ruolo è fondamentale nel rendere un territorio attraente, per la comunità locale e per i possibili target turistici.

    Tra le attività individuate ci sono interventi per garantire i servizi e le infrastrutture digitali, incentivi per favorire progettualità di innovazione sociale o attrarre specifici target e strategie per favorire il coordinamento tra le realtà locali.

    Senza dimenticare l’importanza di comunicare, per dare visibilità e il giusto riconoscimento a queste nuove tipologie di destinazioni.

    Quali criticità emergono e quali sono delle possibili proposte per risolverle?

    Le persone presenti al workshop hanno individuato come servizi essenziali per una destinazione che punta ad attrarre nomadi digitali, la disponibilità della banda (ultra)larga, servizi di ospitalità e di share mobility, spazi di lavoro e di aggregazione, condivisi e gratuiti.

    La criticità maggiore è che alcuni di questi potrebbero sembrare utopistici e non facilmente realizzabili, ma dall’altra parte dobbiamo essere consapevoli che ci stiamo confrontando con la realtà internazionale, dove spesso vengono dati per scontati.

    Si può quindi iniziare a ragionare da cosa c’è già a disposizione, per poi implementare via via gli altri. Come ripreso in un altro punto per esempio, iniziando dal mettere a sistema il patrimonio immobiliare sottosfruttato delle aree interne.

    Allo stesso modo, durante il workshop abbiamo concordato che spesso nelle destinazioni turistiche, in particolare fuori stagione, gli eventi culturali e sportivi sono molto ridotti, quando non totalmente assenti. Mettere in condizione le attività di portare avanti il loro piano anche negli altri mesi è un elemento utile a rendere una destinazione vivibile e attraente durante tutto l’anno.


    Una nuova offerta turistica

    TOC - Offerta Turistica

    L’ultimo grande cambiamento necessario identificato, è relativo all’implementazione di un’offerta turistica progettata per nomadi digitali.

    Perché?

    Rispetto al turismo tradizionale, un’offerta che si rivolge ai “nomadi digitali” ha caratteristiche diverse.

    Non è sufficiente adattare le vecchie offerte turistiche a questo nuovo target, aggiungendo semplicemente internet gratis e postazioni di lavoro in camere d’albergo o B&B, perché le esigenze di turisti vacanzieri e quelle di professionisti che lavorano da remoto sono molto diverse tra loro.

    All’interno della stessa macrocategoria dei nomadi digitali, remote worker e smart worker rientrano in realtà tantissimi target molto diversi tra loro. Diverse modalità di lavoro, diversi background personali e professionali, diversi stili di vivere le destinazioni.

    Tutto ciò rende difficile presentare un’offerta generalizzata che possa soddisfare tutti.

    Cosa si può fare? A quali risultati dobbiamo ambire?

    Per poter completare il processo di cambiamento che possa rendere una destinazione ospitale per nomadi digitali, abbiamo infine immaginato di rivolgerci direttamente ai soggetti e alle attività del settore turistico.

    La presa di consapevolezza degli operatori turistici riguardo le caratteristiche del target “nomadi digitali” è un passaggio fondamentale affinché i servizi offerti siano in linea con le sue esigenze.

    Mettendo quest’ultimo tassello insieme a tutti quelli individuati precedentemente si può iniziare anche a parlare di destinazioni con un’offerta “certificata” per nomadi digitali.

    Quali le attività da implementare?

    Tra le attività da intraprendere ne sono state individuate alcune nell’ambito della formazione, questa volta rivolta specificatamente agli operatori turistici.
    Allo stesso tempo è necessario implementare strutture idonee a ospitare i nomadi digitali e permettere loro di poter contare su standard lavorativi adeguati, per esempio con spazi di lavoro condivisi.
    Un altro dei servizi cruciali individuato dai partecipanti riguarda la mobilità degli ospiti.

    Quali criticità emergono e quali sono delle possibili proposte per risolverle?

    La formazione passa nuovamente dall’analisi di casi studio, organizzando conferenze e fiere che aiutino gli operatori locali a conoscere nuove realtà, studiarne pregi e difetti, per poter sviluppare la propria. In co-progettazione con la comunità locale.

    Si può iniziare a ragionare su modelli di ospitalità diffusa, iniziative per attivarla e la creazione di spazi di lavoro condivisi a partire dalle strutture già presenti sul territorio. Ad esempio si possono creare nuove opportunità mettendo a sistema il patrimonio immobiliare che spesso, nelle aree interne specialmente, è inutilizzato o sottosfruttato.
    Abbiamo provato a immaginare la mancanza di mezzi di trasporto propri da parte dei nomadi digitali, come l’occasione per progettare nuovi modelli di share mobility utili anche alla comunità locale. Per esempio a partire dalla messa a disposizione di biciclette e dallo studio di nuovi percorsi pedonali e ciclabili.


    Vuoi unirti e progettare insieme a noi un modello italiano di destinazione attraente e ospitale per nomadi digitali?

    Progettare un modello di destinazione per nomadi digitali senza comprendere a fondo le esigenze della comunità e le aspettative del territorio, comporta impatti e rischi sociali, ambientali ed economici.

    Come Associazione Italiana Nomadi Digitali ed ente no profit del terzo settore siamo particolarmente sensibili a queste tematiche, vogliamo dare il nostro contributo per rendere l’Italia una destinazione attraente per smart worker, remote worker e nomadi digitali provenienti da ogni parte del mondo.
     

    Nell’ambito delle attività istituzionali dell’Associazione, abbiamo deciso di attivare un ciclo di incontri che ha come obiettivo primario quello di prendere consapevolezza e comprendere a fondo quali sono le diverse esigenze dei nomadi digitali.

    Vogliamo poi raccontare le iniziative virtuose che si stanno già mettendo in campo nel nostro Paese (a livello imprenditoriale e istituzionale) per attrarre smart worker e nomadi digitali.  Vogliamo fare network con professionisti, imprese e istituzioni per progettare insieme un nuovo modello di sviluppo locale volto ad attrarre e ospitare nuovi target, che abbia ricadute positive per l’intera comunità e i territori che decideranno di implementarlo.

    Unisciti a noi!



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