Nomadi Digitali e il Mondo che Sta Cambiando: Primi Passi nella Stessa Direzione?

Ecco alcuni fatti, cambiamenti e novità che sono emersi nell’ultimo periodo: dalle prove generali di lavoro da remoto che aprono nuove opportunità in tutti i settori, al primo visto europeo per Nomadi Digitali rilasciato dall’Estonia.

Giovanni Filippi: Mi piace vivere la montagna in ogni sua stagione, ma l'attività che mi riesce meglio è nuotare. Laureato in Ingegneria, ho vissuto in due uffici tecnici prima che la serendipità mi facesse scoprire la scrittura per il web e il movimento dei nomadi digitali. Così eccomi qua, a condividere la visione di una vita volta al continuo evolversi nella ricerca della felicità.

Pubblicato il: 26 Giugno 2020 | Categoria:

Ora siamo pronti a ripartire, sì, ma durante queste settimane, mesi di stand-by, cosa ne è stato del movimento dei Nomadi Digitali? Ci siamo trovati senza la possibilità di muoverci, vedendoci sottratta parte della nostra identità, ma invece di declino nostro, sembra che sia il resto del mondo ad essersi avvicinato a noi.

Oggi sono felice di poter parlare di una seconda giovinezza per il nomadismo digitale. Da parte nostra, probabilmente l’appello di Alberto al fermarci e riflettere è stato colto, mentre dall’altra mi pare di intravedere una nuova consapevolezza in tante persone e attività che con questo movimento non avevano nulla a che fare.

Tutti abbiamo sperimentato qualcosa di nuovo, di unico, rendendoci conto che un’alternativa è possibile. Non è facile da andare a prendere, ma il mondo ha iniziato a voltare lo sguardo dove stavamo guardando noi già da qualche tempo.

E così ecco un po’ di spunti e riflessioni nati dalle notizie emerse da un paio di mesi a questa parte, che riguardano i nomadi digitali, direttamente o meno, e che testimoniano che qualcosa lì fuori sta cambiando.

Il Lavoro da Remoto Può Essere il Punto dal Quale Ripartire?

Il leitmotiv di questi mesi è stato sicuramente il lavoro da remoto. In realtà in Italia abbiamo tirato fuori lo smart working, perché ci piace usare termini inglesi very cool ma dei quali non abbiamo bene idea del vero significato… e va a finire che “appena possibile bisogna tornare a lavorare per davvero”

Passiamo oltre. Il lavoro da remoto, globalmente, è stato un successo. Generalmente le statistiche riportano l’apprezzamento da parte dei dipendenti di questo (nuovo) modo di lavorare e vorrebbero, almeno in parte, continuare a poterlo fare. La tendenza a dire la verità era già segnata, ma come per altri processi, l’evoluzione in atto non ha fatto altro che subire una decisa accelerata, con pro e contro che ne conseguono.

Tra i contro più diffusi, mi pare di percepire che le persone lamentino l’assenza di relazioni e il rischio di solitudine, oltreché difficoltà tecniche. E questo è comprensibile, soprattutto per chi da un giorno all’altro è stato obbligato a lavorare da casa sua.

Serve ancora un piccolo grande step, per rendersi conto che lavorare da remoto può essere l’occasione di creare nuove relazioni anche più gratificanti, oltreché la libertà di poterti spostare in un luogo dove ti senti maggiormente ispirato. Ma questi mi rendo conto essere concetti intrinsechi della filosofia dei nomadi digitali, che andranno via via interiorizzati dal resto della società.

In ogni caso è innegabile che questo aspetto è entrato nella vita di tantissime persone, e come tale potrà essere il punto di svolta per cambiamenti più o meno radicali di tutta la società. Non scendo ora nei dettagli perché se ne potrebbe parlare per giorni, ma pensa solo a come gli uffici potranno essere ridimensionati, le spese contenute e il nostro tempo ottimizzato.

In quest’altro articolo, per esempio, ho realizzato che il problema principale delle nuove aziende è che i costi fissi di una struttura incidono fino al 70% del budget iniziale. Poter utilizzare queste risorse in modo alternativo, può permettere alla nuova attività di sopravvivere più a lungo, avendo più tempo per attrarre clienti e quindi nuovi investitori, insomma avere più possibilità di succedere!

Grandi aziende che hanno già deciso di puntare sui remote worker per il futuro sono Twitter e Facebook. Mark Zuckerberg in particolare, oltre a permettere ai propri dipendenti di lavorare da remoto fin da subito, dice di volersi muovere sul mercato alla ricerca di talenti già abituati a questo standard lavorativo, indipendentemente da quale zona del mondo essi si trovino.

Può sembrare un obiettivo facile, ma in realtà è un’esigenza concreta: lavorare da remoto non è così banale come ci si potrebbe aspettare, anzi. Avere all’interno del team qualcuno che abbia già esperienza è fondamentale. Può aiutare colleghi e responsabili a capire l’importanza dell’avere una visione, così come migliorare l’efficienza. È proprio quello che spiega Alessandro Montalto in questo articolo: Non Sono le Capacità di Time Management a Mancarti: Devi Lavorare sulla Tua Visione

In Italia c’è Musement, che annuncia la totale flessibilità per i suoi dipendenti. L’azienda milanese, che vende ticket per tour e attrazioni, già da subito a Febbraio ha incoraggiato i propri dipendenti a lavorare da casa. Ora che bisogna pensare alla ri-apertura è stato effettuato un sondaggio che ha mostrato gli effetti positivi dell’evoluzione. Così è stato deciso che a Settembre i dipendenti potranno scegliere in modo flessibile il luogo in cui lavorare.

Ti ho portato esempi classici già sufficientemente digitalizzati, non legati alla produzione vera e propria. Ma sebbene oggi molti lavori siano più facili da remotizzare rispetto ad altri, secondo me la cosa interessante è riuscire a mettersi in un’ottica di visione con la quale aspettarsi che potenzialmente tutto potrà subire un’evoluzione, più o meno prevedibile che sia.

Per dire, pochi giorni fa leggevo che a Genova, per la prima volta al mondo, una barca è stata certificata idonea alla navigazione, tramite ispezioni eseguite da remoto, alcune con i droni! Di conseguenza ha preso la notazione addizionale di classe ‘Remote’, ovvero ispezionabile da remoto… sinceramente una cosa del genere non me la sarei mai immaginata! Ma ora avrò a disposizione un esempio in più quando parlerò di ‘lavori da remoto’. 😉

C’è poi tutto un altro interessante dibattito legato ai prossimi nuovi lavoratori, ovvero i ragazzi della cosiddetta Generazione Z. Mentre noi, Millennials o meno, vediamo nel lavoro da remoto e nel nomadismo digitale una possibilità, un sogno da raggiungere con anche qualche difficoltà oggettiva, per loro sarà uno stile di vita scontato. Professionisti dell’HR si chiedono come li potranno soddisfare, quali saranno le richieste di questa nuova generazione di nativi digitali, quando questi si affacceranno al mondo del lavoro.

Orari flessibili, la vera parità dei sessi (9 padri su 10 chiedono di essere coinvolti nella vita famigliare tanto quanto lo sono le madri) e aziende nelle quali si collabora efficacemente sono solo alcuni dei temi più interessanti sui quali ci si interroga.

L’Evoluzione delle Aziende

Parlando dei cambiamenti che ci sono stati, impossibile non citare due tra le aziende più conosciute e utilizzate dai Nomadi Digitali di tutto il mondo.

Il CEO di Airbnb condivide questa simpatica lettera con la quale, in toni molto amichevoli e cordiali, liquida in pratica il 25% dei suoi dipendenti. Nessuno sa come evolverà il settore dei viaggi e del turismo, ma a quanto pare Airbnb decide di limitare i costi per valutare con calma in che direzione ripartire. In men che non si dica aveva aggiunto la possibilità di promuover e vendere esperienze online, chissà che cosa avranno in mente ora?

Per quanto riguarda la seconda azienda, non so se hai ricevuto anche tu la mail da Couchsurfing nella quale si richiede il pagamento di una fee mensile per il sostentamento di questi tempi bui. Sinceramente non è tanto il costo di per sè, che obiettivamente è comunque basso, ma è che mentre la leggevo vedevo svanire via l’identità stessa del progetto, basata per anni sulla condivisione e sulla disponibilità di host e ospiti e sono rimasto un po’ perplesso da questa scelta.

Anche in questo caso siamo di fronte ad un cambiamento. Le nuove generazioni, ma le persone in generale, sommerse dalla moltitudine di offerte presenti sul mercato, scelgono inconsciamente o meno, di affidarsi a quelle aziende che davvero mettono in pratica quello che proclamano.

E’ un concetto che sto leggendo in un libro molto interessante (Gratitudine di Oscar di Montigny, che ti consiglio caldamente) e che ho ritrovato in questo articolo di Forbes: How The Coronavirus Pandemic Is Accelerating The Future Of Work.

Mentre nel passato alle aziende era sufficiente presentarsi tramite lo storytelling, oggi le persone sono più interessate allo storymaking o allo story being per essere più precisi. Ovvero non si tratta solo di raccontare la bella storia del proprio brand, ma è necessario dimostrare di mettere in pratica per davvero i valori ai quali si sceglie di accostarsi. Per esempio da noi sono molte le realtà che, promuovendo un impatto positivo e più sostenibile, decidono di associarsi a Treedom sponsorizzando progetti di riforestazione.

Opportunità Nate da un Nuovo Modo di Lavorare, per Nomadi Digitali e Non

L’accelerazione improvvisa di processi che, sebbene più lentamente, erano già in atto, ha portato lo sviluppo di progetti legati a un modo di lavorare indipendente dal luogo fisico. Essere nomadi digitali non si basa solo sul poter lavorare da luoghi normalmente destinati alla vacanza, ma è pur sempre un inizio.

Per quanto riguarda le start-up nate in Italia, ho letto di queste che mi paiono molto interessanti.

  • Workbnb, la piattaforma, già online, che permette di trovare case destinate specificamente ai lavoratori da remoto e nomadi digitali, quindi con scrivania e internet veloce inclusi.
  • Work your way, che vuole portare sul mercato la possibilità di acquistare pacchetti viaggio ottimizzati per consentire di lavorare in remoto da una località turistica, promuovendo destinazioni meno conosciute.
  • MoVan, che, con l’idea di promuovere il turismo slow ed evitare assembramenti sui mezzi pubblici, metterà a disposizione Van elettrici attrezzati per il touring.

Quindi nuovi modi di lavorare, ma anche di vivere! Immagino che dopo settimane chiusi in casa in una bella metropoli continuando a svolgere la propria mansione, molti si chiederanno perché non si possono spostare in luoghi dove possono stare più a contatto con la natura.

Il mio amico Franc dall’Appennino aveva già portato a riflettere su questa possibilità e credo che ora diversi vorranno seguirlo nel suo felice ritorno alla ruralità. E come lui altri in tutto il mondo, che scelgono posti più o meno remoti da dove potersi connettere con il mondo del lavoro. In fondo il lavoro è qualcosa che fai, non il posto dove vai.

Un’altra bella iniziativa tutta Made in Italy, è quella di Elena Militello, che insieme ad una ventina di altri giovani professionisti, ha lanciato un progetto pilota denominato ‘South Working’. Lei è palermitana, con una laurea alla Bocconi, un dottorato tra Stati Uniti e Germania e ora ricercatrice in Lussemburgo. Vorrebbe che molte più persone avessero la possibilità di trasferirsi per periodi più o meno lunghi in regioni come la sua Sicilia, dove la qualità della vita è più alta e il costo più basso, ne gioverebbero tutti. L’idea è proprio quella di riuscire a favorire lo scambio tra le aziende e i comuni di Milano e Palermo, per permettere alle persone di spostarsi continuando a lavorare da remoto, non solo per le ferie.

E se in Italia la consapevolezza che un’alternativa è possibile sembra comunque dover partire dalle persone singole, dai lavoratori stessi che si rendono conto di nuove opportunità, ci sono altri Stati più ricettivi.

Per esempio in Croazia, dove per la prima volta, la definizione Nomadi Digitali è stata utilizzata per identificare un nuovo possibile target dell’industria turistica di questa nazione. È proprio un imprenditore nomade digitale, che ha fissato lì la sua base, a portare alla ribalta l’immagine della Croazia come del bel Paese che è. E ora è pronta a presentarsi al mondo in versione 2.0.

Estonia: il Visto per i Nomadi Digitali

E per finire, la notizia che in questi giorni accende gli animi dei Nomadi Digitali di tutto il mondo: l’emissione da parte dell’Estonia di un visto apposta per la categoria. Effettivamente questo è un argomento che andrà approfondito meglio, spero a breve di farti avere qualche notizia più precisa, ma nel frattempo ti consiglio di seguire la vicenda da vicino.

È da qualche tempo che si parla di questa possibilità e dal 1 Luglio inizierà ad essere finalmente operativa questa possibilità: 1800 Nomadi Digitali ogni anno potranno restare in Estonia fino a 12 mesi. Questo va ad aggiungersi all’attuale “e-residency program”, che permette a imprenditori di tutto il mondo di avviare la loro azienda nel paese baltico senza doverci fisicamente essere.

Ma diversi Paesi europei rilasciano già un visto per i freelance che possono dimostrare delle entrate fisse, qual è la vera novità? La differenza sta nel fatto che il target dei Nomadi Digitali non comprende solo freelance, ma anche imprenditori e dipendenti, per questo l’apertura dell’Estonia è così innovativa.

Insomma il movimento dei Nomadi Digitali sembra stia davvero iniziando a cambiare le carte in tavola del panorama internazionale, e tanti, persone normali e governi sembrano averlo recepito bene, sono curioso di vedere le prossime evoluzioni che ci saranno e tu? 😊

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