Come Superare la Paura di Cambiare Vita e Lavoro

Ecco qualche consiglio pratico per aiutarti a superare la paura di cambiare vita e lavoro e lanciarti in un nuovo progetto.

Claudia Landini: Vivo all’estero da 27 anni, ho lasciato un po’ di cuore in Africa, un po’ in America Latina e un po' a Gerusalemme. Ora da Giacarta lavoro come coach e formatrice interculturale. Adoro scoprire nuovi Paesi, culture sconosciute e comunicare – soprattutto online – con chi vuole ampliare la sua esperienza di vita. Il mio progetto più riuscito: due splendidi figli cittadini del mondo.

Pubblicato il: 23 maggio 2014 | Categoria:

Da quando ho cominciato i miei programmi di coaching e i miei corsi online per aiutare a crearsi nuove carriere e nuovi scenari di vita, mi sono resa conto in maniera molto netta del fatto che il fattore numero uno che frena qualsiasi cambiamento è la paura di fallire.

Ce ne sono poi tanti altri, più o meno presenti a seconda dei casi, ma la paura di fallire è in assoluto il principale, ed è quello che spesso fa rinunciare in partenza a qualsiasi tipo di progetto o anche solo di sogno.

Con questo post vorrei fare un po’ di “coaching a distanza” e analizzare insieme a te, cosa c’è dietro alla paura, ma soprattutto vorrei spiegarti perché secondo me non ha senso averne.

Cosa C’è Dietro alla Paura

#Fattore n°1: Non Avere Elementi per Disegnare lo Scenario Futuro.

La situazione classica è quella in cui non siamo contenti di quello che stiamo facendo o di come o dove stiamo vivendo e da dentro, cominciamo a sentire una spinta verso il cambiamento.

Cambiamento che si profila sempre in contrapposizione con la situazione che ci crea disagio, es:

  • sto male sul lavoro = cambio lavoro;
  • sto male in Italia = vado a vivere all’estero, etc.

La prima tendenza dunque è quella di figurarsi uno scenario opposto o comunque diverso da quello che vogliamo cambiare, ma spesso anche immaginare qualcosa diventa difficile se non abbiamo gli elementi per disegnare uno scenario futuro.

E questo è il primo fattore che dà vita alla paura.

Vederci all’estero, o in un lavoro completamente diverso da quello che svolgiamo e per cui ci siamo formati, significa fare un salto nel buio, anche solo con la mente.

L’immagine che vediamo davanti a noi risulta un po’ sfuocata e, anche se è normale che così sia, ci spaventa l’idea di investire tempo, energie e magari anche soldi, per qualcosa che noi stessi non riusciamo a vedere chiaramente.

#Fattore n°2: Investire in Qualcosa che Non è Sicuro

Mi allaccio qui a un secondo importante fattore: l’investimento di tempo, soldi ed energie in qualcosa di futuro e di solo immaginato.

Viviamo in un’epoca nella quale ogni bene è razionato: il tempo non basta mai, i soldi scarseggiano e le energie sono tutte impegnate nel reagire alle mancanze citate.

Costruire un progetto che implica un grosso cambiamento significa investire una grande quantità di tutte e tre le cose. Sapendo però che la garanzia che tutto avvenga come vogliamo noi non ce la può dare nessuno.

E qui entra in gioco il terzo fattore che aumenta la nostra paura, ovvero la mancanza di autostima.

#Fattore n°3: Mancanza di Autostima

Quante volte ho sentito persone che mi dicevano “ho paura di non essere in grado, di non riuscire a farmi conoscere, di non avere le giuste capacità”.

Finché ci muoviamo nella nostra zona conosciuta, in un recinto familiare e noto, non c’è ragione di pensare che non siamo capaci di fare le cose: in fondo conosciamo la nostra vita e le nostre situazioni perché da tempo ci mettiamo alla prova dentro di esse e abbiamo dunque raggiunto la sicurezza, che viene dal ripetere le azioni e dall’accumulare successi.


Perché Dovresti Mettere da Parte la Paura.

Prova a fermarti a pensare a cosa aumenta la tua autostima:

  • Fare qualcosa per gli altri?
  • Portare a termine con successo un incarico di lavoro?
  • Cucinare un buon piatto?
  • ……oppure?

Qualsiasi sia la cosa, sicuramente hai raggiunto risultati ottimali solo con il tempo e l’allenamento, prendendo atto di cosa andava migliorato, di quali aspetti ti erano più facili e quali più indigesti, etc.

Perché non dovrebbe avvenire lo stesso con il tuo nuovo progetto?

Un nuovo lavoro si impara, una cultura estera, anche.

Se ti proietti in un’attività che ti vede manager di te stesso, alle prese con la gestione di più aspetti professionali allo stesso tempo (come spesso avviene per chi sceglie di essere freelance): occuparsi del lavoro, capire il mercato, promuoversi, pubblicizzarsi, scoprire come funzionano le tasse e tenere la propria contabilità, concentrati sempre su qual è la molla che ti motiva e ti spinge ad andare avanti.

Se vuoi cambiare vita o lavoro o paese è perché quello che hai sotto mano in questo momento non ti rende contento, è logico quindi pensare che tu tenda a una situazione in cui sei più soddisfatto e ti senti più realizzato, in altre parole, una situazione in cui fai quello che ti piace e vivi dove ti senti bene.

Non credo sia necessario che io ti dica che la forza, determinazione ed energia che vengono dal fare le cose che davvero ci piacciono e amiamo, non hanno pari.

Quindi fermati un momento a pensare a questo: perché non dovresti essere bravo in una nuova cosa? Se ti manca la giusta formazione, saprai procurartela, per il resto non ci sono davvero motivi che ti facciano pensare che non sarai bravo in quello che vuoi affrontare, fintanto che sarà quello che davvero vuoi e ti piace fare.

Certo, il discorso degli investimenti è un po’ diverso, perché sappiamo bene che si può essere bravi in tante cose, ma se mettiamo la nostra bravura alla prova in un mercato saturo, in un contesto ostile o durante una forte crisi economica, rischiamo davvero di dover far marcia indietro.

E dunque cosa fare per ridurre al minimo il rischio di dover rinunciare a un progetto nel momento in cui ci abbiamo investito tanto?


Come Ridurre al Minimo il Rischio di Dover Rinunciare a Tuo Progetto

Innanzitutto ti consiglio di spezzare, se possibile, il progetto in fasi piccole e più facilmente gestibili.

Questa è una buona regola in ogni contesto nuovo che ci troviamo ad affrontare: spezzare, suddividere in situazioni, punti o fattori ridotti, che possono essere presi e gestiti singolarmente e in sequenza, ti aiuta a ridurre la dispersione di energie e di tempo, e magari, anche a fare un uso più oculato delle tue risorse monetarie.

Credo poi che sia inutile dirti che più ricerche fai, più contatti prendi, più informazioni e dati reperisci circa la fattibilità del tuo progetto o circa il paese dove intendi trasferirti, meno rischi di andare incontro a un fallimento, perché prima di passare all’effettiva fase di lancio (o di partenza), avrai raccolto una serie di dati concreti che ti aiuteranno a proiettarti in maniera più realistica.

Certo, non tutti, anzi, quasi nessuno può permettersi delle costose e raffinate ricerche di mercato, ma ci sono tanti altri modi per reperire informazioni e assicurarsi di procedere nel modo giusto – i contatti, non mi stancherò mai di dirlo, sono la primissima fonte da tenere in considerazione.

Per quanto riguarda poi la gestione monetaria, penso che sia anche importante preparare sempre un piano B, e magari anche C, che prenda ben in considerazione proprio la questione della liquidità e degli investimenti.

Fai in modo, cioè, di crearti la certezza che anche se qualcosa andrà storto, avrai sempre una via d’uscita per evitare situazioni estreme e frustranti dal punto di vista pratico.

I fallimenti si possono gestire emotivamente se ci si è assicurati che materialmente non ci si ritroverà in situazioni disastrose.

Già che ci sono spendo un momento sulla parola fallimento, che viene sempre e automaticamente associata al crack finanziario e per questo risulta ancora più carica di negatività e mette paura.

A me personalmente non piace proprio per questo, preferisco sostituirla con “cambiamento” o “alternativa”. C’è una bella differenza tra il dire “il mio progetto è fallito” e “ho cambiato idea sul mio progetto” oppure “ho deciso di prendere in considerazione un’alternativa”.

Tutti questi elementi che ho esposto dovrebbero concorrere a ridurre la paura che senti di fronte al nuovo: una gestione più organizzata e organica, una ricerca se necessario lunga e ben approfondita, una rete di sostegno vasta e solida e un’alternativa nel caso che qualche fattore che non puoi controllare intervenga a cambiar le carte in tavola.

Collego quanto ho appena detto al primo punto che avevo considerato: la paura che ci viene dal lanciarci nell’ignoto. Tutto quello che non conosciamo, che non riusciamo a figurarci, che non dominiamo semplicemente perché ancora non è accaduto e quindi non esiste, contiene un elemento di rischio che ci fa paura.

Ma non devi dimenticarti che se vuoi creare qualcosa di nuovo è perché stai tendendo a un miglioramento – qualunque esso sia – ed è quindi logico pensare che andrai verso qualcosa che non può essere peggio di quello che intendi lasciare.

Per rafforzare la tua convinzione e combattere la paura, oltre a tutti i punti sopracitati, è bene ricordarsi sempre che ogni cambiamento genera energia, positiva in questo caso, perché sei tu all’origine del cambiamento, sono le tue vere passioni che vogliono essere vissute, sono i tuoi valori di fondo che ti chiedono di emergere.

E’ vero, vai verso qualcosa di ignoto, ma è un ignoto che costruisci tu.

Una volta che hai preso atto del fatto che ci sono dei fattori che non controlli (e questo è vero per tutto, anche la situazione che stai vivendo al momento attuale), concentrati su quello che invece puoi gestire tu: le tue passioni, la tua forza, la tua spinta verso il cambiamento, le tue solide motivazioni, la tua esperienza, la tua creatività, la tua pazienza, e chissà quante altre cose ancora.

Ma soprattutto concentrati sul fatto che vai verso un progetto che in cui tu sei il regista e il protagonista. E la potenza che scaturisce da questo pensiero è sicuramente più forte di tutte le paure.

E tu?

Qual è la tua paura più grande?

Quali sono i dubbi che ti assalgono quando pensi a come cambiare in meglio la tua vita o come iniziare un nuovo progetto di vita?



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  • massimo

    … articolo molto interessante !!
    Onestamente ritengo un pò deboli (… ma è solo il mio modesto parere) alcune delle soluzioni indicate per cercare di combattere le nostre paure, specie le più radicate.
    Alla domanda: “qual’è la tua paura più grande ?”, rispondo:
    è la paura che per ottenere i cambiamenti di vita che desidero, ci voglia troppo tempo rispetto alle mie aspettative, tenuto conto che:
    1) non sono più un giovanotto (55 anni)
    2) mi conosco ben per sapere di non avere la pazienza e la costanza per reggere troppo tempo.
    Grazie comunque per gli spunti di riflessione.

    • Claudia

      Ciao Massimo, grazie per il feedback. Avevo scritto un lungo messaggio questa mattina, ma non l’ha preso, ci riprovo. Penso che per le paure più profonde e radicate sia meglio una soluzione più strutturata, in alcuni casi magari anche un accompagnamento terapeutico. E poi si può vedere caso per caso, il coaching è un modo molto potente di affrontare le paure di ognuno e scioglierle con azioni specifiche e mirate.
      Per quanto riguarda le tua paura legata all’età, ti capisco perfettamente, ma ti dirò anche che sono arrivata alla conclusione che spesso questa è una cosa che ci costruiamo noi nella testa. Io mi sono lanciata in un’attività completamente nuova a 50 anni suonati e con grande soddisfazione. E non sono certo l’unica. Ma poi anche qui, naturalmente, molto dipende dal caso personale, dal tuo progetto etc.
      Invece per quanto riguarda pazienza e costanza, io sono convinta che queste non siano doti che uno ha o non ha – semplicemente bisogna trovare quello che davvero ci appassiona e coinvolge, e a quel punto la pazienza e la costanza si trovano, non credi :-)) ?
      Auguri per tutto,
      Claudia

      • Massimiliano

        Le mie paure principali sono 2!
        Ho 35 anni e sono rimasto disoccupato ho moglie e figlio di 2anni.
        1) come pagare mutuo bollette etc..
        2) non sono laureato e anche per aprire un ecommerce bisogna avere capacita di netmarketing
        3) crearsi un lavoro specifico per me è un po’ difficile perchè non ho fatto sempre e solo un lavoro quindi só fare poco di tutto ma nulla specificatamente e ho un inglese scolastico,mi piacerebbe molto poter lavorare online ma secondo me mi servirebbe una persona che mi insegni e mi faccia capire cosa potrei fare!

        • Claudia

          Caro Massimiliano,
          è un po’ difficile comprimere una risposta in un messaggio così breve, ma ci provo. Capisco perfettamente la paura del non avere entrate per pagare mutuo e bollette soprattutto quando si hanno figli, ma questa è una paura che esula da quello che abbiamo trattato nell’articolo, più che paura la definirei preoccupazione. E’ una cosa molto concreta che non ha né piani A né B, l’unico piano è trovare rapidamente fonti di entrata e ti auguro di tutto cuore di riuscirci. Per il resto delle questioni, ti trovi davanti a una situazione che vivono molti, cioè quella di non avere un curriculum di un solo colore, ma una specie di arcobaleno. L’importante è trovare qualcosa per garantirsi di coprire le spese, e poi sul resto puoi lavorare. Comunque lavorare e mantenersi con un’attività online non è facile. Lo è di più se l’attività emana da qualcosa di concreto e offline (ad esempio se cominci a vendere online un marchio già conosciuto, se fai corsi online dopo esserti fatto un nome localmente, oppure se hai l’idea del secolo, ma sembra che queste le abbiano già avute tutti…). Molto dipende anche dalla tua motivazione e dall’energia, tempo e soldi che sei disposto a metterci – lavorare online è una cosa che – in genere, sono ovviamente costretta a generalizzare – richiede molto tempo a livello di preparazione e lancio…di nuovo auguroni, Claudia

        • Ciao Massimiliano,
          credo che le tue paure siano quelle di molte persone, la laurea in questo caso conta ben poco, quello che conta è la voglia di fare e conoscere gli strumenti giusti.

          Tutto si può imparare, anche l’e-commerce.

          In bocca al lupo.

  • Peter

    La mia paura è lasciare la mia famiglia, casa, amici fidanzata… ho fatto colloqui di lavoro per Londra e sono andati bene… ma ho costantemente la paura di non riuscire… io sono nato in un piccolo paesino, mi tengo sempre impegnato nel sociale con qualunque cosa… organizzo eventi culturali, sportivi etc… e il pensiero di trovarmi completamente da solo in una grande città (non sono mai uscito dalla mia terra) mi mette paura… forse non sono ancora maturo, ma sento che una parte di me lo vuole… anche se ho dei momenti altalenanti in cui mi piacerebbe affrontare questa sfida e altri in cui mi deprimo e sono parecchio pessimista… avete dei consigli? Vorrei vivere, quando sarà, questo distacco con serenità, anche perché ho tanti dubbi che spero non mi portino a rinunciare a questa opportunità! Grazie se potete aiutarmi ve ne sarò grato

    • Claudia

      Caro Peter,
      secondo me dovresti analizzare bene le motivazioni che ti spingono a Londra (io partirei domani, è una città MERAVIGLIOSA!!!). Chiederti onestamente cosa cerchi andando via, e come mai pensi di poterlo trovare proprio là. O forse ti basta solo l’esperienza all’estero e Londra è una destinazione come potrebbero essere tante altre città europee…qualunque sia il caso, capire cosa ti spinge verso quest’esperienza è fondamentale. Una volta che hai fatto chiarezza sui tuoi intenti, dovrebbe essere più facile tenere sotto controllo la paura (naturalissima e normale) di lasciare il tuo ambiente. C’è anche un proverbio (i proverbi sono saggissimi) che dice che chi lascia la strada vecchia per la strada nuova, sa cosa perde ma non cosa trova. E’ verissimo, e questa prospettiva spaventa. Ma ti posso assicurare, per essermi lanciata nel nuovo tante e tante volte, che non c’è nulla di più stimolante che scoprire nuovi mondi – e scoprire se stesso in relazione a questi mondi. Detto tutto questo, gli inizi potrebbero non essere facili. Londra è una città grandissima in cui ci si può sentire molto soli. Ma è anche una città piena di gente di tutti i tipi e provenienze, e dove ci si può tenere occupati tranquillamente solo girando e scoprendo. Il mio consiglio è di pensare allo scenario peggiore che potrebbe accaderti andando via (la fidanzata ti lascia, gli amici si dimenticano di te, perdi il lavoro, la tua famiglia ti guarda male e via dicendo) e poi quello migliore (la tua fidanzata ti raggiunge e vivete felicemente, impari bene l’inglese, ti fai un sacco di amici, scopri mille cose) e cercare di assestarti mentalmente nel mezzo. I problemi ci saranno sicuramente, ma se li affronti con convinzione, prima o poi ne vieni a capo. Dal punto di vista pratico potrebbe servirti entrare in contatto con le tante associazioni di aggregrazione di italiani (non per campalinismo ma perchè magari all’inizio è più facile così, poi una volta fatte le ossa ti apri anche ad altre nazionalità), Ormai a Londra ci sono più italiani che inglesi. Coraggio!!! Io sono tornata due giorni fa dall’Inghilterra (mio figlio ha appena cominciato l’università al nord) e ti assicuro che è un paese che val la pena di essere scoperto! Spero di averti dato qualche spunto. Tantissimi auguri! Claudia

      • Peter

        Grazie per aver risposto Claudia. La mia motivazione è il miglioramento professionale. Sarà stupido, ma desidero migliorare me stesso per cambiare la terra da cui provengo: la Sicilia! Questa è la motivazione che mi spinge a partire. Il problema è che non sono mai uscito dalla mia terra e l’impatto, che mi aspetto, lo immagino parecchio forte (altra lingua, cultura, etc) soprattutto perché sono un tipo particolarmente legato alle mie origini. Grazie per il tempo dedicatomi. Ma secondo te esiste un modo per avere un distacco meno traumatico possibile? Che possa tenere a bada l’ansia, che mi eviti di rinunciare?

        • Peter

          Mettici pure che provengo da un piccolo paesino, e vivere in un piccolo paesino ti porta a parlare con tutti, a vivere con gli altri, a tenerti impegnato parecchio per la tua comunità… immagina il cambiamento di uno così (me) in una delle più grandi città del mondo 🙁

        • Ciao Peter, ho visto che Claudia ti ha già dato degli ottimi consigli per cercare di vivere al meglio questa tua esperienza e per rendere meno traumatico il distacco dalla tua terra.

          Sinceramente non credo che esita un metodo specifico per avere un distacco meno traumatico possibile, se non quello di organizzarti al meglio prima di partire, di trovare dei contatti sul posto che possano aiutarti ad inserirti al meglio nel nuovo contesto, ma soprattutto è importante impegnarsi nel voler vincere le proprie paure e trovare la forza di volontà di provare a vivere nuove esperienze di vita.

          Considera inoltre che non stai andando dall’altra parte del mondo o in guerra!

          Oggi con i voli low cost puoi tornare a casa anche solo per un week end, o quando ne senti il bisogno, spendendo davvero pochissimo.

          Con Skype puoi chiamare gratis e vedere la tua famiglia in ogni momento tu lo vorrai e poi ricordati sempre, le scelte nella vita non sono mai definitive, se proprio ti accorgi che questa esperienza non fa per te, puoi sempre tornare a casa e iniziare di nuovo a fare la vita di sempre.

          Concludo dicendoti che la paura del cambiamento, del nuovo, del distacco, è qualcosa di normalissimo che tutti proviamo. Spesso analizzare questa paure prima di affrontarle può aiutarti tantissimo. Mi riferisco alla possibilità di farti aiutare da persone esperte in materia mediante un lavoro psicologico.

          Mi permetto anche di segnalarti questo sito che offre un comodo ed efficace servizio professionale di video consulenze a distanza, per qualsiasi esigenza terapeutica, di consulto o supporto piscologico, di cui potresti avere bisogno prima di partire o quando sei all’estero. http://www.psicologi-online.it/psicologi-online-gratis.html

          Sperando di averti dato dei consigli minimamente utili, ti saluto e ti auguro una buonissima giornata.

          • Peter

            Ciao Alberto… grazie farò tesoro dei tuoi consigli e quelli di Claudia. A presto.

  • Pietro

    Salve,la mia paura è si di cambiare,ma non tanto nel nuovo ma piu nel nuovo che io desidero.Mi spiego meglio faccio il metalmeccanico da 4 anni,sono diplomato,e vorrei coltivare la mia passione per lo studio è la scrittura.Come ben si sa per entrambe ci vuole molto tempo libero,e io al momento non ce l’ho.Anche se riesco comunque.a trovarne.Il punto è che tra un po di tempo potrei decidere di mollare tutto(ho 24 anni )e dedicarmi alle mie passioni che,non ho dubbi riuscirei a cavarmela.Dove sta il problema ?
    Ho ricevuto un’offerta di lavoro,che mi interessa,lontano dalla fabbrica,ma che non ho mai fatto.Sarei tentato di cambiare se non fosse che,comunque non sarebbe quello che vorrei fare veramente,cioè scrivere e studiare,e potrei trovarmi ad affrontare un nuovo lavoro per poi spendere ancora più energie senza occuparle per ciò che amo fare.D’altra parte è un’opportunità che anni fa aspettavo con ansia.

    • Ciao Pietro, piacere di conoscerti, voglio provare a darti il mio consiglio personale.

      Io se fossi in te non esiterei ad accettare la nuova proposta, del resto è quello che tu volevi e aspettavi con ansia. Questo da una parte ti consentirà, di cimentarti in una nuova esperienza (il cambiamento è sempre un elemento motivante) e di metterti alla prova allargando quindi l’orizzonte delle tue possibilità….Anche se non andrà come tu ti aspetti, in questo modo tu avrai comunque acquisito la consapevolezza che sei una persona in grado di cambiare e di rimettersi sempre in gioco.

      Per quanto riguarda la paura di dover abbandonare i tuoi sogni, io credo che il modo migliore per evitare che questo avvenga è quello di darti un obiettivo a medio/lungo termine chiaro e preciso. Fraziona poi il tuo obiettivo a lungo termine, in tanti piccoli obiettivi a breve termine, più semplici e facilmente misurabili. Questi ti premetteranno di capire se sei sulla strada giusta per raggiungere il tuo obiettivo finale e, contemporaneamente, ti permettono di misurare il tuo avanzamento in quella direzione.

      Se ti concentri di raggiungere un singolo obiettivo per volta, il percorso che dovrai affrontare per arrivare in fondo, ti sembrerà molto meno impegnativo.

      Fai attenzione però! La passione per lo studio è la scrittura in se, non possono essere considerati degli obiettivi concreti….se vuoi che questa tua passioni diventi il tuo lavoro, devi necessariamente capire come poterla monetizzare……!

      • Pietro

        La ringrazio per la risposta,e terrò conto dei suoi consigli.La voglia di provare esperienze nuove c’è, il mio dubbio sta se nel trovare un lavoro part time invece di quello offertomi,potrebbe essere la scelta migliore per fare ciò che amo.Detto questo ancora grazie per il supporto e il tempo dedicatomi.

  • Damiano

    Salve a tutti.
    Penso che i temi trattati nel vostro articolo siano molto validi. È bell avervi trovato.
    Io voglio cambiare. Cosa? Tutto.
    Il mio problema? Trovare la forza di farlo.
    Ci aono momenti in cui mi verrebbe voglia di fare di tutto e di più, pur di migliorare la mia situazione. Altri invece in cui vince la malinconia e piuttosto che deprimermi lascio perdere certi pensieri.
    Ho 24 anni. Un diploma tanto bello quanto inutile, che non mi serve a niente. Poco prima di iscrivermi all’università ho dovuto rinunciarvi, causa un imprevisto, per il quale ho dovuto trovare un lavoro e occuparmi della famiglia. Ora non riesco nemmeno a trovare un impiego e ho più debiti che soldi. Niente auto e vivo ancora ij casa coi miei. Mi sento in trappola. Non vedo nessun cambiamento imminente né a lungo termine. Vorrei cambiare vita, città, lavoro… Ma poi penso che un lavoro non lo si trova, una casa costa e i soldi da parte sono praticamente 0. Per la cittàpensavo Torino, la ragione unica è perché li ci abita una persona speciale.
    Non mi interessa il tipo di lavoro, qualunque. Vorrei solo riuscire a sistemarmi, a smetterla di galleggiare con l’acqua alla gola e stabilizzarmi un pochino. Lo so, sono un tantino negativo, sono fatto così.
    Grazie per l’attenzione

    • Ciao Damiano, piacere di conoscerti e grazie per il tuo intervento. Noi come avrai capito ci occupiamo di nomadismo digitale, ovvero della possibilità di sfruttare le opportunità del web per crearsi la libertà di poter lavorare ovunque e quindi non ci occupiamo di lavoro in generale.

      Personalmente credo però che il vero problema di oggi sia legato alla mancanza di consapevolezza del contesto in cui viviamo.

      Provo a spiegarmi meglio. Oggi viviamo in un contesto completamente diverso rispetto a quello in cui hanno vissuto i nostri genitori. La generazione che ci ha preceduto poteva fare a meno di porsi degli obiettivi auto-realizzativi, poichè per loro la possibilità di avere un lavoro sicuro già di per se poteva rappresentare un obiettivo di vita concreto e raggiungibile.

      Oggi purtroppo, o per fortuna, il lavoro sicuro non esiste più! Anche un contratto a tempo indeterminato non è di per se un lavoro sicuro (la realtà delle fabbriche o aziende che chiudono ogni giorno lo dimostra) ecco che in questo scenario la rinuncia all’auto-realizzazione non ha più senso.

      Oggi indipendentemente dal contesto e dal lavoro che si andrà a svolgere è fondamentale per ognuno di noi capire, chi siamo e in cosa noi possiamo diventare eccellenti, questa si chiama auto-realizzazione ed è l’unica cosa sicura che ci permetterà di sopravvivere a questo mutamento profondo del mondo del lavoro con il quale ci troviamo a confrontarci.

      Se la vediamo sotto questa prospettiva la crisi è in realtà un’opportunità di cambiamento.

      Ecco perchè il mio consiglio, se davvero vuoi sperare in una stabilità è quello di investire tutto su te stesso e capire il prima possibile chi sei e in cosa tu puoi diventare un’eccellenza, in qualsiasi cosa essa sia.

      Questo puoi riuscire a farlo solo se riuscirai ad allineare il tuoi obiettivi (devi darteli da solo) con i tuoi valori, altrimenti il rischio è che la motivazione si trasforma in demotivazione e le tue azioni verranno controllate interamente dall’esterno.

      Trova la tua vocazione e inizia a inseguire i tuoi sogni e i tuoi obiettivi, il premio di questo gioco è vincere la tua vita!

  • fabrizio forlani

    o una paura enorme di nuove responsabilità di lavoro riguardo anche al posto di lavoro io faccio il cameriere e il barista e lavorare in posti di lusso mi mette angoscia incubi notturni un ansia sragionevole cosa devo fare perchè sono così a volte mi dico che non son normale con sempre st ansia presente addosso

    • Ciao Fabrizio, purtroppo come puoi ben capire non è facile rispondere a una domanda così personale e così specifica. Il modo migliore è parlarne con uno specialista che può aiutarti a superare questi tuoi stadi di ansia.

  • Walter

    Salve a tutti, sono un ragazzo che quest’anno completerà gli studi superiori e si affaccierà al mondo del lavoro /università… Non nego che le preoccupazioni sono davvero tante , poiché il momento che viviamo non è di certo felice, ma sono speranzoso ci tengo a dirlo… Ho molti obiettivi che voglio raggiungere, obiettivi che spero potranno portarmi ad avere una situazione consona alle possibilità che penso di avere… Non voglio perdere molto tempo nell’effettuare dei cambiamenti utili alla mia realizzazione, perché credo che alla mia età sia più semplice inseguire i propri sogni e interessi… In merito a questo, avreste qualche consiglio da pormi per affrontare queste “scelte”?
    Grazie

    • Ciao Walter, piacere di conoscerti e grazie per il tuo contributo.

      Personalmente non sono d’accordo con te! Io ritengo che non ci sia stato fino ad ora un momento così favorevole per riuscire a trovare la propria strada e per provare a realizzare i propri sogni personali e professionale.

      Occorre però cambiare paradigma e non approcciare al lavoro, così come abbiamo fatto sino ad ora. Occorre prima di tutto prendere consapevolezza del contesto in cui viviamo attualmente e del fatto che il mondo è profondamente cambiato rispetto a prima.

      Viviamo in un contesto liquido e profondamente mutevole, tutto cambia molto velocemente ( questa è l’unica certezza) e noi dobbiamo saperci adattarci a questo cambiamento, per riuscire a sfruttarne al meglio tutte le possibilità che ci offre.

      Oggi indipendentemente dal lavoro che si andrà a svolgere è fondamentale per ognuno di noi capire, chi siamo, cosa ci piace realmente fare, quali sono i nostri talenti naturali, i nostri punti di forza e in cosa noi possiamo diventare eccellenti…Dobbiamo valorizzare il nostro patrimonio personale

      Questa si chiama auto-realizzazione ed è l’unica cosa sicura che ci permetterà di sopravvivere a questo profondo mutamento del mondo del lavoro con il quale ci dobbiamo necessariamente confrontare.

      Se la vediamo sotto questa prospettiva la crisi è in realtà un’opportunità di cambiamento, ma dobbiamo smettere di guardare al lavoro unicamente come alla ricerca di un impiego.

      Ecco perchè il mio consiglio è quello di investire tutto su te stesso e capire il prima possibile chi sei realmente e in cosa tu puoi diventare un’eccellenza, indipendentemente dal settore in cui poi andrai ad operare.

      Questo puoi riuscire a farlo solo se saprai allineare il tuoi obiettivi personali (devi darteli da solo) con i tuoi valori, altrimenti il rischio è che la motivazione si trasforma in demotivazione e le tue azioni verranno controllate interamente dall’esterno.

      Ti faccio un esempio molto generico solo per spiegarmi meglio:
      io non potrò mai diventare eccellente nel progettare armi se detesto la guerra, ma potrei diventare eccellente nel progettare pozzi che producono acqua a basso costo, se il mio sogno nella vita è quello di aiutare le popolazioni che non hanno accesso alle fonti idriche. Se hai un sogno da realizzare troverai la soluzione, altrimenti finirai per realizzare i sogni degli altri.

      Trova la tua vocazione e inizia da subito a inseguire i tuoi sogni, tutto assumerà un senso e il premio finale di tanti sforzi sarà il successo e la tua realizzazione personale e professionale.

      Spero di averti dato qualche consiglio minimamente utile e ti faccio un grande in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti.

  • daniela

    Ciao a tutti!!
    Sono una ragazza di 38 e faccio help desk da 20 anni….lavoro stabile,sicuro,vicino a casa….maaaaaa davvero poco gratificante ormai se non economicamente.
    Mi piacerebbe fare un lavoro mio invece che passare la vita al servizio degl’altri.Mi piacerebbe avere un lavoro che mi permettesse di realizzare il mio sogno….andare a vivere al mare. Ma non saprei davvero in cosa buttarmi per provare a scommettermi on line…….suggest?un incoraggiamento? non so…..non so nemmeno io cosa sto cercando….forse solo il coraggio di buttarmi in qualcosa.
    Grazie per lo spazio.
    Daniela

    • Ciao Daniela, grazie per il tuo contributo! Il problema forse è proprio questo!

      Io ti consiglio di smettere di cercare qualcosa da fare, e iniziare piuttosto a penare a te cosa piacerebbe fare, cosa ti appassiona di più, cosa ti riesce meglio e cosa potresti fare per altre persone che hanno un problema specifico da risolvere.

      Credimi sul web il lavoro devi inventartelo partendo da quella che è la tua unicità, non cercando qualcosa che possa adattarsi al meglio alle te competenze! Non cercare etichette professionali, ma cerca di lavorare su te stessa per capire cosa di unico tu potresti offrire al mondo.

      Spero di esserti stato minimamente di aiuto.

      Alberto

  • Matteo

    Ciao Alberto,mi chiamo Matteo e ho 40 anni.
    Sai,anzi meglio,SAPETE poichè,voglio condividere questo mio “stato insopportabile” con TUTTI VOI che avete scritto dei vostri problemi,prima di me,intanto,vi regalo un sincero abbraccio virtuale e un FORZA TUTTI VOI.
    Cambiamento…,cambiamento,nella mia abitudinaria,comoda,col culo al caldo,situazione..,ecco che si palesa la realtà la necessità del cambiamento,altrimenti qui ci resto col cervello grippato e,peggio che peggio,non mi sveglio più,cioè,l’ho capito,di conseguenza penso proprio di essermi già “risvegliato” ma resto sempre con sta dannatissima paura di abbandonare,appunto,quello che già conosco,che mi para il sedere,che mi permette di evitare,in un certo qual modo,delle responsabilità,delle scelte..,di saltare nel buio e ridefinirmi partendo da ZERO..,rientrare come “un niente” per crescere ulteriormente..,però sono qui con questo stradannatissimo chiodo del..:rimando a domani..,no aspetta un momento..,no forse è meglio stare fermi.
    Non ve lo sto semplicemente scrivendo,no no,sto battendo questi tasti,manco fossero la mia Batteria,oppure,il mio sacco da BOXE e,sinceramente un po’ il “nodo in gola” mi sale..,ma non sono triste,no sono arriabbiato con me stesso,anzi passatemela..,sono vivo e incazzato nero con me stesso..!!!
    Non vi sto chiedendo niente,semplicemente,molte volte,slacciare il ginzaglio “della bestia”,assiame ad altri perfetti sconosciuti,può fare bene,poichè,si crea una comunicazione scerva da possibili schemi perché,appunto,non ci si conosce,non ci sono esperienza vissute assieme,tutto è da scoprire,capire.
    Devo fare muro,serrare i denti e andare dritto senza fermarmi…??? Eh cazzo si che devo fare così,lo so bene che è così..,eh certo mica sono/siamo pirla..,intanto sono ancora fermo però..,mi spaccherò la testa,finchè non riuscirò a tramutare questa stradannatissima paura di cambiare,in forza potenziale messa in atto direttamente,devo trasformarla..,devo riuscire a farla divenire alla stregua,se non meglio,di OSSIGENO PURO POMPATO DIRETTAMENTE IN VENA. Non mi hanno fermato incendi..,feriti e incidenti..,coma diavolo è possibile che mi fotto da solo,così come fossi un foglio di carta,sospeso,sopra un fiammifero acceso…!!!
    Un saluto a tutti.
    Matteo.

    • Ciao Matteo, grazie del tuo contributo anche se un po colorito! Hai perfettamente reso l’idea di quale sia il tuo stato d’animo attuale. Si percepisce che ti fa star male e ti sta inchiodando! Sono d’accordo con te, parlare e scrivere del problema che ci blocca ci aiuta a far aumentare la nostra consapevolezza e ci spinge a trovare soluzioni….,Permettimi però di suggerirti una cosa! Perchè non provi a farti una domanda semplice ma efficace, questa:

      “Ma se io non fossi bloccato da questa paura, se oggi stesso mi sentissi finalmente libero di poter scegliere …che cosa farei realmente?….Qual è il mio obiettivo, cosa voglio fare praticamente per sentirmi realmente realizzato?

      Matteo fai attenzione un obiettivo per essere concreto e raggiungibile non può essere un “via da qualcosa”, ma deve essere un “verso qualcosa di preciso”…. Leggiti un attimo la storia di Simon Majumdar (http://www.nomadidigitali.it/storie/simon-majumdar/) , lui è un esempio di come sia possibile darsi un obiettivo preciso e poi a gettato il cuore oltre l’ostacolo per provare a raggiungerlo.

      Ti saluto e ti auguro una buonissima serata.

      • Matteo

        Ciao Alberto e grazie della tua risposta,si ci sono andato giù pesante,passami la grammatica “Naif” vedo di “regolare subito il minimo”
        “Via da qualcosa” esattamente “Verso qualcosa di preciso”,per fare ciò è necessario che io vada via da cosa sto facendo ora,come mestiere,poichè,oltre che essere sempre in conflitto,è anche un rovinare i rapporti in famiglia e,visto che,appunto,di attività famigliare si tratta..,figurati se mio Fratello non percepisce il mio malessere,il mio essere chiuso e combattuto..,eh certo perchè,se ho paura me la racconto,trovo scuse,invento favole che,sono cosa..??..In questo caso,sono Bugie..,tutte brutte bestie non portanto a niente di buono,anzi,fai danni e basta…,è comodo,”cantarsela” con la scusa del..:non voglio far dispiacere a Mammina e Papino..,intanto rimando,resto come cieco,a votle addirittura dissociato,da me stesso,tutto per questa paura di prendere su e fare quello che so essere necessario.
        Mi leggerò la storia che mi hai consigliato,puoi contarci Alberto.
        Ma adesso devo schiarimi il respiro,oggi a Biella piove (sai che novità ci chiamano gli Scozzesi d’Italia) quindi,come si usa dire..:cammina Gargnotula..,cammina sotto l’acqua che la pioggia fa scendere i cattivi pensieri e poi ragioni meglio.
        A più tardi Alberto e grazie ancora,ti mando un abbraccio,forte,come le nostre montangne.
        Matteo.

        • Grazie a te Matteo, io nel mio piccolo ti sono mentalmente vicino in questo momento difficile. E’ vero, per fare qualsiasi cosa è necessario che tu vada via da quello che stai facendo ora. Ma nell’immediato quello che tu puoi fare concretamente è solo tirare fuori i tuoi sogni dal cassetto e dare una connotazione precisa a quel “per fare ciò” ….Chiediti cosa vuoi fare veramente, cosa ti farebbe sentire davvero realizzato, che tipo di vita vorresti fare! Insomma cerca di trasformare il tuo sogno in un tuo progetto…solo allora capirai se davvero puoi trovare in te il coraggio di farlo, insomma non focalizzarti sulla fuga, concentrati sull’obiettivo…già questo ti farà sentire molto meglio! Provaci, inizia a lavorare su te stesso in senso positivo, in fondo per ora ti stai dando solo il permesso di sognare!

          • Matteo

            Si è vero,mi trovi d’accordo ma,adesso basta sognare,ho sognato troppo,senza muovermi effettivamente e,basta focalizzare il punto di fuga..,adesso l’ordine di agire,l’obbiettivo per cresce c’è,domani mattina dovrà suonare tutto diverso.
            E adesso ti auguro buona notte,io filo dritto come un missile a leggermi il racconto che mi hai consigliato,poi ti farò sapere cosa è successo dentro questa testaccia di ghisa.
            Matteo.

      • Matteo

        …dicono…:la nostra più grande paura è la presa di consapevolezza di essere liberi di decidere cosa fare..,quando e come. Ecco in quel preciso momento che possimao scegliere ill cosa,il dove,il quando..,ci piantiamo come inebetiti con la bocca spalancata e la mascella K.O. par che non siamo in grado di elaborare il concetto di…:sei libero di decidere.
        Io non voglio più essere così..,no dai non va bene..,devo diventare altro,devo arrivare ad agire con più decisione,rappresentare,verso me stesso,eccellenza e disciplina.
        Matteo.

      • Matteo

        …sfiga..,Simon Majumdar il racconto è stato rimosso..,ma provo a fare un giretto nel web..,non si sa mai.

        • No, Matteo, non è stato rimosso! La storia di Simon Majumdar l’ho scritta io e sta qui sul sito dei Nomadi Digitali, nessuno l’ha rimossa! Eccola: http://www.nomadidigitali.it/storie/simon-majumdar/

          • Matteo

            …infatti l’ho letto,una parola sola BELLISSIMO.
            Ieri sera tardi però,non c’era,si vedeva una segnalazione,per una bambina scomparsa.
            Alberto,questa mattina..,questa mattina ore 11.45 ho fatto il botto (in senso positivo) sto andando verso qualcosa..,non sto più fuggendo da chi sono ma,allo stesso tempo restando dove sono per come sono.
            Adesso,c’è l’adrenalina..,la curiosità di provare,cominciare il nuovo..,ho un sorriso assurdo stampato sul muso che se osservo la mia immagine riflessa,nello specchio,scoppio a ridere e mi vengono le lacrime di gioia..,il peso allo stomaco e svanito e,a pranzo avevo una fame che neanche un Battaglione di Alpini in ritirata avrebbe potuto..,mi sento leggero nella testa,non so se hai presente,è quasi come essere ubriachi di ossigeno,so più o meno cosa sto andando a fare ma,il bello è che ci sto andando senza più ansia,rimorsi,paure,blocchi..,c’è solo la voglia di rimettersi in gioco,partendo da zero,con tutti i fantastici dubbi dell’imparare nuovamente qualcosa,sensazione della quale mi ero privato da anni,troppi.
            Questa mattina Alberto,dopo l’ennesima “discussione orale con il megafono di porcellana” (si perchè,arrivare in negozio e,rimettere lo stomaco era la prassi delle ultime 2 settimane) STOP..!!!!
            Basta così..,adesso ricomincio ad essere io decidere.
            E comunque un abbraccio e un grazie te lo mando..,magari un giorno ci incontreremo..,magari non capiterà ma,sappi che io,ricorderò sempre quello che mi hai scritto,poichè,in parte,è e sei stato artefice di questo “BANG Sonico” bello,colorato e potentissimo..,tanto da far impallidire uno Shuttle in fase di decollo.
            Matteo.

          • Ciao Matteo, mi rendi felice, ma credimi io non ho fatto nulla. Ti ho solo consigliato di guardare la cosa da un punto di osservazione diverso. Il resto lo hai fatto te. Secondo me infatti, tu hai già deciso di cambiare, devi avere la pazienza di trovare la strada giusta per farlo e la prima cosa che ti serve, a mio modo di vedere è un traguardo immaginario ma che può e deve essere un obiettivo concreto da poter raggiungere. D’altronde, come diceva Seneca: nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa in quale porto vuol arrivare! Ti do un altro consiglio, non cercare forzare questo processo, ma allo stesso tempo tienilo sempre vivo, ripetilo come un mantra!

            Un abbraccio a te e a presto…( se ti fa piacere e non lo hai ancora fatto, iscriviti alla newsletter dei Nomadi Digitali, perchè ogni mese invio una raccolta di cosette davvero interessanti che trovo in giro per la rete, magari possono darti qualche spunto ulteriore!) Grazie ancora a presto e….buon viaggio, (quello che hai appena iniziato!)

          • Matteo

            …infatit un “marta” me lo sono scritto,l’ho appeso alla porta d’entrata di casa ma poi è caduto,allora è sistemato sul tavolo della cucina,prima di dormire lo ripeto,poi lo leggo,la mattina stessa cosa..,citazione di Seneca e bella potente Alberto (ho letto troppo poco) ma so quanto non conosco,penso che è importante saperlo,esserne consapevoli,ti rende umile.
            Andrò piano,in questo mio “processo di evoluzione” certo,seguirò il tuo consiglio,ma lo perseguirò comunque con grinta,sforzandomi di agire con decisione.

  • Luca

    ciao a tutti. sono un ragazzo di 25 anni e con diploma di perito meccanico. Al momento lavoro ,per fortuna, in una piccola azienda di tornitura di precisione per conto terzi ma ormai da qualche anno sono stanco per le troppe responsabilità a me affidate e al scarso aiuto da parte dei miei colleghi, praticamente se non ci sono io a lavoro l’azienda quasi si ferma. Vorrei cambiare lavoro, o completamente genere, in quanto l’ambiente interno è sempre peggiore ma mi sorge sempre l’ansia e la paura di non farcela o di non trovare un’altro posto di lavoro.Mi piacerebbe lavorare in Norvegia per conoscenze già in quel posto ma qui sorge la paura per la mia famiglia “c’è la faranno senza di me e senza il mio stipendio?”. Vivo con i miei genitori e con mio zio; quest’ultimo è invalido e mio papà è più a casa che a lavoro per scarsità di ordini e quindi anche il suo stipendio ne risente. Secondo voi dopo quasi 8 anni in questa fabbrica farei la cosa giusta? Oppure provo a resistere fino a che non trovo qualche offerta di lavoro allettante?
    grazie a tutti!!

    • Ciao Luca, piacere di conoscerti e grazie per il tuo contributo.
      Purtroppo nessuno può dirti se lasciare il tuo attuale posto di lavoro sia o meno la scelta giusta da fare, questo sei solo tu a poterlo decidere. Il mio consiglio è quello di lavorare su te stesso, per capire il prima possibile chi sei realmente, e che cosa ti piacerebbe fare concretamente della tua vita. Non per i tuoi parenti, per il tuo datore di lavoro, i tuoi colleghi etc.. ma solo per te stesso. Cosa ti farebbe davvero sentire realizzato come persona prima ancora che come lavoratore. Una volta che avrai un obbiettivo chiaro, ben definito, fai un piano di azione e inseguilo. Riguardo i tuoi genitori, loro probabilmente vogliono solo vederti felice.

      “Mi piacerebbe lavorare in Norvegia” non è un obiettivo chiaro è solo un’idea vaga di cambiamento ( lì piuttosto che qui…). Inizia invece a dare maggiore progettualità e concretezza a questo tuo sogno. Informati, cerca contatti, ascolta, pianifica, vai a vedere, insomma trasforma un’idea vaga in un progetto concreto e vedrai che le risposta alle tue domande e ai tuoi dubbi arriveranno da sole! In questo modo, anche quello che stai facendo ora ti sembrerà molto più leggero perchè tu nel frattempo stai portando avanti un tuo progetto di vita e il lavoro che fai ti sembrerà un mezzo per poterlo raggiungere e non una prigione!

      Spero di averti dato dei suggerimenti minimamente utili e ti auguro una buonissima giornata.

  • Margherita

    Ciao a tutti,
    mi chiamo Margherita, ho 37 anni e ho cambiato mestiere due anni fa. Dopo una laurea in Lingue,3 master in traduzione tecnica, 5 anni da traduttrice, ho deciso che la vita che conducevo non era la mia. Ho preso armi e bagagli e sono andata un anno a studiare a Milano come truccatrice professionista e nel frattempo, dopo aver contattato la Questura e la Provincia (per sapere se era legale) ho aperto la p.iva per fare un lavoro che mi è stato insegnato dalla nonna e che porto nel cuore da sempre: la cartomante (intesa come interprete di carte, con spirito critico e completo rispetto del libero arbitrio altrui). Ora faccio due mestieri. Si fa fatica a sbarcare il lunario ma continuo a crederci. E vorrei dire a tutti che anch’io non sono partita da chissà quale conto in banca e i fattori di rischio me li sono assunta tutti e li ho affrontati quindi….coraggio!Bisogna provarci, abbiamo tutti il diritto di fare qualcosa che piace e che è adatta a noi, come persone e come cervelli.
    Un caro saluto, Margherita

    • Ciao Margherita, grazie mille per il tuo contributo che condivido in pieno. Ti faccio un grande in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti.

  • Antioco Da Blisi

    Ciao a tutti, sono capitato qui per caso e noto, non con piacere, che non sono il solo a vivere questo disagio.
    Mi chiamo Antonio, ho 26 anni e fra meno di un mese partirò per la Francia per frequentare il secondo anno della magistrale in Lingue lì. Da qualche tempo vivo uno stato d’ansia che non mi piace per nulla. Non riesco a togliermi dalla mente il brutto presentimento di non riuscire a trovarmi bene all’estero e che non riuscirò ad integrarmi socialmente e linguisticamente. Caratterialmente sono un tipo riservato che seleziona con molta cura le persone da frequentare e che, per quanto ci provi, non riesce a farsi piacere la gente. Spesso mi trovo a disagio in mezzo alle persone e tendo ad emarginarmi. Il motivo principale è che nell’80% dei casi non mi trovo sulla stessa lunghezza d’onda degli altri, che la pensano diversamente su molte questioni e che fanno cose che io di solito non faccio o non mi piacciono. Finisco quasi sempre col prendermele in antipatia e questo non fa altro che aumentare col tempo la sfiducia negli altri.
    Tutto ciò mi pesa perché vorrei poter essere più aperto, più elastico. La regola del “pochi amici ma buoni” la condivido (figuriamoci!) però spesso mi stanco anche di questi pochi e torno alla mia solitudine. Fintanto che sono qui, in Sicilia, a casa mia, con le mie abitudini, riesco a gestirla (anche se non facilmente), ma pensare di dovermi ritrovare nelle stesse condizioni in un paese diverso, con una cultura e una lingua diverse, mi scoraggia e mi demoralizza. Dovrò rimanerci 10 mesi in Francia e non voglio vivermeli chiuso nella mia camera. Sebbene sia uno studente in lingue straniere e ami tanto il francese, linguisticamente non sono a un livello altissimo e vivere in Francia mi gioverebbe tantissimo da questo punto di vista. Però, come ho già detto, non vorrei ritrovarmi a stare solo poiché perderei una grandissima occasione per migliorarmi.
    Sono un caso disperato, vero?

    • Ciao Antonio, piacere di conoscerti e grazie per il tuo intervento. Io sinceramente non credo assolutamente che tu sia un caso disperato. Da quello che leggo tu sembri essere consapevole di questo tu aspetto caratteriale che ti limita e non ti fa vivere in piena armonia queste esperienze di vita. Purtroppo non puoi cambiare gli altri, quindi puoi solo lavorare su se stesso. Perchè non provi ad affrontare questo tuo limite caratteriale parlandone con uno specialista? Io credo che ti aiuterebbe molto.

      • Antioco Da Blisi

        Grazie Alberto per la risposta. In effetti non hai tutti i torti e un po’ di terapia mi aiuterebbe.. Solo che non ne ho il tempo, soprattutto ora che parto. Tuttavia lo farò quanto prima.

  • Sara

    Ciao a tutti! È verissimo, la mia più grande paura è quella di fallire. Il mio più grande sogno è andare a vivere a Londra e, da qui a 6 mesi dovrò prendere una decisione perché il mio ragazza ha deciso di tornare a viverci. La mia relazione va a gonfie vele, amo Londra sotto tutti gli aspetti e sono tornata da poco da un piccolo viaggetto proprio lì. Probabilmente il fatto di essere una persona ansiosa mi blocca ancora di più, ho paura che queste ansie possano distruggere tutte quello che creò perché fattore lavoro, carattere e economico so benissimo che li troverei il meglio. Non so come affrontarlo al meglio.
    Qualcuno può darmi un consiglio?

    • Ciao Sara, piacere di conoscerti e grazie per aver condiviso la tua esigenza.
      Io credo che Claudia nel suo articolo ti abbia già un’indicazione importante per aiutarti a superare la tua paura di fallire. Lei scrive ” immaginare qualcosa diventa difficile se non abbiamo gli elementi per disegnare uno scenario futuro”

      Secondo me tu hai già gli elementi per disegnare uno scenario futuro, prova solo a immaginarlo.

      Se decidi di partire le cose potrebbero non andare bene (in questo caso pensa al peggio che può capitare ), ma potrebbero andare alla grandissima ( ora pensa il meglio che potrebbe accadere). Se invece decidi di restare, sai benissimo cosa ti aspetta e come ti sentirai.

      Ora sta a te decide se gettare il cuore oltre l’ostacolo e provare ad inseguirlo oppure rimanere ferma e aspettare che gli altri decidano per te.

      • Sara

        So che se andassi lì a livello economico potrei stare benissimo e anche per tutto il resto, non trovo nulla di negativo a parte forse che Londra è davvero caotica e sono poco abituata. La mia paura di fallire è fondata dal fatto che come ho detto sono una persona molto ansiosa e spesso soffro di attacchi di panico e ho paura che questo possa rovinare la mia esperienza e sono molto attaccata alla famiglia.
        E non so se aspettare o decidermi e farlo subito per paura che poi una decisione non riuscirei più a prenderla.
        Uff quanti pensieri ….

        • Ciao Sara, riguardo il disturbo da attacchi di panico, essendo questa una patologia credo che tu debba chiedere la consulenza di uno specialista, noi purtroppo non possiamo aiutarti in nessun modo. Per quanto riguarda invece l’ansia di dover prendere una decisione questa è più che normale, ogni cambiamento nella vita ci spaventa ma il cambiamento e’ positivo perchè ci fa crescere e ci avvicina al nostro percorso personale e ci aiuta ad acquisire fiducia in noi stessi.

          • Sara

            Grazie mille per il suo supporto! Buona giornata

  • Roberto Scattaglia

    Buonasera , mi ritrovo nella situazione in cui ho 29 anni e l unico neo della mia vita è’ il lavoro. Mi spiego , sono laureato ma da 8 anni faccio il commesso in un negozio, lavoro che nonostante mi permetta di mantenermi ed avere il mio tempo libero, anno dopo anno mi ha alienato sempre di più non portandomi mai né a una crescita professionale ne economica, ora mi si pone davanti questa opportunità di imparare un nuovo mestiere più incline alle mie passioni ma che mi impegnerebbe più ore e allo stesso stipendio o forse poco di più inizialmente. Da qui un ‘ ansia tremenda dal fatto di dover decidere se continuare a vivere nella mia ” zona di comfort ” ma senza aspettative o provare a buttarmi in questa nuova esperienza senza sapere cosa realmente mi aspetta. Sono stanco di non riuscire mai a pendere una decisione perché paralizzato dalla paura del cambiamento …

    • Ciao Roberto, piacere di conoscerti! A mio modo di vedere la prima cosa da fare per superare questa paura è prendere consapevolezza che il cambiamento nella vita è un processo assolutamente naturale e che non potrai evitare in eterno.

      Avere paura di cambiare è normale, è un po come avere paura di morire, perchè vai verso qualcosa che ignori totalmente e non sai come questa nuova situazione ti farà stare. Cambiare significa prendere delle decisioni importanti a volte dolorose, ma significa anche aumentare la propria autostima, allargare i propri orizzonti…in poche parole significa crescere.

      La paura del cambiamento è semplicemente la paura di uscire da un ambiente protetto, ma quando questo rischia di diventare una prigione, se non provi nuove strade stai condannando te stesso ad essere infelice e questo non riuscirai a perdonarlo a te stesso.

      Cambiare e affrontare una situazione nuova è invece la possibilità che offri a te stesso di migliorare, di metterti in gioco, di evolvere e di dare ascolto ai tuoi bisogni e desideri… A te la scelta!

  • Federico

    Ciao a tutti,
    Per prima cosa voglio dire che il sapere di non essere l’unico a provare questo tipo di paure ed ansie per il cambiamento mi fa sentirere un po’ sollevato.
    Mi chiamo Federico, ho 24 anni e lavoro in un’azienda a pochi minuti da casa come sistemista informatico. Ho dei colleghi con cui mi trovo benissimo, sono come una famiglia, gli orari e la vicinanza mi permettono di avere del tempo libero ed ho un buono stipendio. C’è un solo neo: questo lavoro a livello personale non mi dà alcuna soddisfazione. E pensando anche in prospettiva futura non vedo come possa cambiare la cosa.
    Per questo ho spesso giornate riempite dall’ansia che mi assale e non riesco a calmare.
    Vorrei cambiare, sono interessato a un lavoro in ambito social media e ho qualche possibilità di riuscire ad ottenerlo, ho fatto anche dei corsi e studio nel tempo libero. Però questo comporterebbe perdere la sicurezza che ho acquisito, sia economia perchè ripartirei da uno stage, sia come rapporti coi colleghi, sia come distanza da casa, dovrei contare 3 ore di viaggio tra andata e ritorno coi mezzi, perdendo gran parte del tempo libero. Inoltre andrei a fare un lavoro nuovo, e la domanda che mi sorge è: e se poi nemmeno quello mi piace? Per questo sono bloccato, attanagliato dall’ansia e continuo a rimandare senza decidermi sul da farsi…
    Grazie mille per l’attenzione, il solo scrivere mi ha fatto già stare meglio.

    • Ciao Federico, capisco perfettamente il tuo stato d’animo, è più che normale avere paura del cambiamento, questo perchè qualsiasi cambiamento ci porta necessariamente ad uscire dalla nostra zona di confort. Cambiare significa prendere delle decisioni importanti a volte dolorose, ma significa anche aumentare la propria autostima, allargare i propri orizzonti…in poche parole significa crescere.

  • Ivan

    Ciao a tutti.
    Ho letto e riletto sia l’articolo di Claudia che i vostri commenti e posso dire che capisco benissimo ognuno di voi.
    Anch’io avevo gli stessi “problemi”: l’essere sistemato ma insoddisfatto, in trappola diciamo.
    Ebbene, mi sono tormentato per un paio di anni ma poi il cambiamento l’ho proprio dovuto “forzare” e la molla è stata un viaggio all’estero, in solitaria. Un’esperienza che fino al giorno prima della partenza mi faceva un pò di paura (della serie, che scemo che sono stato ecc.) ma che invece si è rivelata FANTASTICA. E che mi ha dato il giusto tempo e distacco per poter pensare, rimettendo ME STESSO al centro di tutto.
    Appena rientrato ho disdetto casa e mi sono dimesso (IMPORTANTE: facendo prima tutti i calcoli sul rischio, rispettando tutte le regole e comportandomi sempre in modo estremamente rispettoso) perchè volevo un cambiamento, nel mio caso una nuova esperienza, sia di vita che lavorativa, in una grande città estera che già conoscevo.
    Ebbene, alla fine la mia stessa ditta mi ha offerto un lavoro ben più importante del precedente … all’estero! Ma in una grande città che non conosco in un Paese a me sconosciuto. E ora vedo che la mia vita di prima non era poi così brutta anzi, era solo molto tranquilla. E non la “odio” più. La rispetto.
    Ora, in questa nuova fase, ovviamente ho di nuovo paura (come prima di partire per il viaggio in solitaria) e temo il cosiddetto fallimento (come dice Claudia). Ma… there is no way back… ho riacceso il cervello, sono tornato vivo. Poi sarà quel che sarà, nessuno è legato a niente per tutta la vita. Se non a noi stessi.
    Un abbraccio e in bocca al lupo a tutti!

    • Grazie Ivan per il tuo contributo e in bocca al lupo anche a te!

  • Salvatore

    Ciao a tutti, sono giorni che sono assalito da un dubbio legato a una possibilità di cambiamento che mi spaventa enormemente. Lavoro in una piccola azienda da quasi 3 anni. Mi trovo benissimo, il lavoro mi piace, coi colleghi c’è una bella armonia, il contratto è buono. Lavoro in una città che non è la mia città natale, ma nella quale lentamente mi sto ambientando. Mi è arrivata una proposta importante di una grande azienda in un’altra città, con un contratto meno stabile ma migliore economicamente e come ruolo. Purtroppo sono assalito dalla paura di fare questo passo, di perdere le mie certezze acquisite in questi anni, di trasferirmi in una città che non conosco, peraltro grandissima (Roma), di non trovarmi bene in questo nuovo ambiente molto diverso, più grande, strutturato, burocratico…non so che fare insomma e ci sto male.

    • Ciao Salvatore, la tua situazione mi sembra diversa rispetto alle altre, in quanto tu non parti da una situazione di insoddisfazione personale e professionale, ma da quello che leggo, l’unico incentivo che reputi interessante per cambiare lavoro è il ruolo che andresti a ricoprire e la possibilità di guadagnare di più. In questo caso il problema è capire se il gioco vale la candela e questo puoi essere solo tu a determinarlo in base a quelli che sono i tuoi valori e le tue ambizioni personali. Chiediti che cos’ è veramente importante per te e perchè è così importante? Proiettati nel futuro e valuta le conseguenze personali e professionali nel restare dove sei oppure e quelle che si verificheranno se deciderai di cambiare, sia nello scenario migliore che in quello peggiore che ti si prospetta che in quello più negativo…..Metti tutto nero su bianco, e scegli la strada che secondo te ha più cuore!

  • Nat

    Un saluto a tutti.
    Ho 44 anni e da 27 sono impiegata contabile in uno studio commerciale. Molte volte ho pensato che sarebbe bello cambiare totalmente lavoro …. si … e oggi che mi si presenta l’occasione ne ho una paura tremenda… certo è ancora tutto da valutare ma anche solo prendere in considerazione l’idea mi terrorizza.
    Ho preso comunque decisione di andare al colloquio. Vediamo.
    Ma se davvero tutto dovrebbe essere positivo non so come ne esco da questo cambiamento di vita.
    Eppure dovrebbe essere così semplice… non ho nessun legame che possa interferire su orari spostamenti e vari.
    Mah….

    • Ciao Nat, è normale che ogni cambiamento di spaventi perchè ci costringe ad uscire dalla nostra zona di confort che rappresenta i confini entro cui si trovano le nostre sicurezze ed abitudini. In questa zona ci sentiamo a nostro agio perché accade esattamente ciò che noi ci aspettiamo, non siamo esposti a rischi e in questo modo abbiamo la sensazione di avere il pieno controllo di tutto, anche se non siamo soddisfatti e felici.

  • Marco Marzotti

    salve ha tutti, ho 24 sono di roma, ho un lavoro fisso dove mi trovo anche bene, ma non mi sento appagato piu a fare questa vita questa routine, vorrei andare girare il mondo la voglia di lavorare non mi manca ma ho paura , paura perche se poi torno per un qualsiasi motivo non ho neanche piu lavoro qui , ma non riesco piu a stare qui, è accontentarsi, voglio la natura i bei posti e altre culture da conoscere, sono veramente indeciso in questi giorni ho paura di fare questo passo ma lo desidero tanto gia 2 anni fa lasciai un lavoro per poi andare a londra 7 mesi e sono tornato ora sono fisso e se riparto non so che fine faro ma ho veramente voglia di andare via !… ho in testa questa frase : Se pensi che l’avventura sia pericolosa, prova la routine. E’ letale. Paulo Coelho

    • Marco, la paura di non avere più delle sicurezze per il tuo futuro è più che normale, così come la paura di uscire da un ambiente protetto per andare alla scoperta di qualcosa che non conosci, ma quando questo rischia di diventare una prigione per te stesso, se non provi nuove strade stai semplicemente condannando te stesso ad essere infelice e questo è qualcosa che difficilmente riuscirai a perdonarlo a te stesso.

  • Filippo

    Ciao a tutti sono un ragazzo di 30 anni, lavoro in un settore quello dei trasporti per un’azienda privata da circa 4 anni con un contratto a tempo indet e nella mia città. Seppur questo lavoro mi ha permesso di viaggiare, guadagnare, vivere all’estero etc, non l’ho mai visto il lavoro della mia vita perchè ritenuto instabile e privo di gratificazione. Non ho piu gratificazione, perche pochi sono gli stimoli, i colleghi di sempre e ogni giorno la stessa e alienante mansione svolta. Nonostante ciò mi piacerebbe avere un lavoro fisso che realizzerei ottenendo una laurea ben specifica, di queste che fai 3 anni e lavori. Ma non è necessariamente ciò che mi piacerebbe fare, ma in qualche modo avrei un lavoro più “sicuro” e che potrei svolgere tutta la vita anche da libero professionista. Mi sento paralizzato e non so che fare, dopo 8 anni soprattutto lasciare un lavoro che mi ha dato da vivere e all’idea anche di ritornare ad essere dipendente dai miei mi turba e spaventa molto. Ma io mi sento morire in questa zona comfort e non riesco a trovare uno spiraglio e pian piano gli stimoli si sono spenti. Cosa mi suggerisce di fare?

    • Ciao Filippo, piacere di conoscerti e grazie per il tuo commento. Da quello che leggo mi sembra di capire che tu prima di tutto devi riuscire a fare chiarezza su quello che davvero vuoi fare della tua vita. Purtroppo qualsiasi scelta tu farai, questa determina il dover rinunciare a qualcos’altro. Ecco perchè è importante che tu definisca prima di tutto quali sono le cose più importanti per te, quelle a cui non sei disposto a rinunciare…Io ti consiglio di fare un percorso di coaching che ti guiderà alla ricerca delle tue personali risposte e di azioni efficaci per pianificare, prendere decisioni e raggiungere gli scopi che ti prefiggi.

  • matteo

    Ciao a tutti,
    complimenti per l’articolo.
    La mia situazione è questa: 25 anni, laureato in economia e con ormai 3 anni di esperienze lavorative in stage che non mi appagano sicuramente dal punto di vista economico. Ho cambiato diverse aziende e mi sono sempre occupato di marketing. Ora mi trovo in una posizione e azienda importante nell’ufficio acquisti con a possibilità di essere assunto con un collega tiranno e le 8 ore che non passano mai.
    Il mio problema? la mia passione.
    Ho sempre sognato di fare il pilota di aerei e per questo mi sono brevettato due anni fa.
    Mi piacerebbe proseguire, ma l’investimento è alto cosi come i rischi. Ho paura di affrontarlo perché potrebbe portarmi a non avere un lavoro non so per quanti anni ancora e la cosa mi preoccupa dato che convivo è ho progetti con la mia lei.
    Non so come muovermi, mi manca la spinta decisiva.
    Grazie per avermi dato questa possibilità.

    • Ciao Matteo, piacere di conoscerti, grazie per il tuo commento e per aver condiviso la tua storia e il tuo dubbio attuale. Io personalmente non ho una risposta alla tua domanda, ma tra le righe che hai condiviso si capisce chiaramente quello che tu vorresti realmente fare della tua vita da quello che invece ti spaventa fare. Ora, l’unico “sì” necessario a inseguire i tuoi sogni è il tuo…. Prima di decidere la strada da percorrere pensa sempre che tra 20 anni non sarai deluso per le cose che avrai fatto, ma per quelle che non avrai fatto. Qualunque scelta tu faccia, scegli sempre la strada che secondo te ha più cuore! Ti lascio con una frase di Nazim Hikmet che cita: Non rinunciare ad un sogno solo perché pensi ti ci vorrà troppo tempo per realizzarlo…il tempo passerà comunque!

  • AlexandraS

    Buongiorno a tutti.
    Ho 25 anni e da circa 2 anni sono entrata nel mondo del lavoro. Ho sempre avuto la sensazione di aver fatto la scelta sbagliata..per mancanza di coraggio e anche per un pò di pigrizia. Quasi due anni fa ho avuto l’opportunità di effettuare uno stage a Milano presso una realtà finanziaria importante e che mi ha insegnato tanto, quando non mi hanno confermato l’assunzione si è aperto un periodo nerissimo: non sapevo dove vivere (Milano o Roma, città dove ho studiato e vicina a casa), non sapevo cosa fare (ero stanca di fare stage), così quando davanti a me avevo due opportunità, una grande banca d’affari italiana a Milano con contratto di stage di 6 mesi a fare il lavoro dei miei sogni e una società di consulenza con contratto di assunzione a Roma, a fare un lavoro vicino al mio lavoro dei sogni, ho scelto la seconda. Credo che non ci sia mai stato giorno in cui non mi sia pentita: il lavoro si è rivelato diverso da quello che mi aspettavo, l’ambiente di lavoro patriarcale e antico, non ho mai sentito di appartenere alla società e Roma non era più la mia città dei sogni. E’ passato un anno e mezzo, sono arrivata ad un tale punto di rottura da decidere di dimettermi,quali sono le opzioni? Accettare il lavoro che inseguo da circa 2 anni in una piccola realtà finanziaria, che potrebbe essere estremamente motivante ma con orari duri e nuovamente a Milano, o rischiare, prendere tempo per capire: cosa fare, dove voglio davvero vivere e che direzione dare alla mia vita, anche senza lavoro (so che tutti mi dicono non lasciare un lavoro senza averne un altro, ma vorrei solo che questa volta fosse una scelta consapevole e soprattutto che non dipenda dalla voglia di scappare da questa società). Il problema è che il lavoro che voglio fare è a Milano, la mia vita, la mia famiglia e la mia quotidianità sono a Roma o vicino, e io non so davvero quale parte debba e soprattutto voglio far vincere.
    Si accetta qualunque tipo di consiglio 🙂

    • Ciao Alessandra,
      in realtà io non ho la risposta alla tua domanda. Purtroppo solo tu puoi scegliere cosa fare, nessuno può farlo al tuo posto. Quello che io posso consigliarti prima di scegliere è di valutare tutte le possibilità che oggi ci sono per crearsi la vita che hai sempre desiderato.

      Purtroppo noi vediamo il lavoro unicamente come qualcosa da cercare, un impiego oppure una società che dia uno stipendio in cambio del nostro tempo e delle nostre competenze. La realtà in cui viviamo non è più così e i tempi sono cambiati, l’unica stabilità che possiamo trovare è quella di riuscire a fare realmente quello per cui noi siamo nati e non quello che gli altri ci propongono.

      Oggi, come mai prima di ora, esiste una grande opportunità di mettere a frutto che che amiamo fare e sappiamo fare meglio, per crearci un’attività indipendente che ci permetta di vivere e lavorare alle nostre condizioni e non a quelle che gli altri. Non è un percorso facile, ma nulla lo è e non lo sarà mai.

      Più in generale comunque, quando si tratta di decidere quale strada scegliere, il mio consiglio è sempre quello di seguire la strada che per te ha un cuore, non quella più facile o che potenzialmente ci garantisce più sicurezza e stabilità.

      Voglio concludere condividendo con te una citazione di Carlo Castaneda nel suo libro “gli insegnamenti di Don Jan” che cita:

      «Tutto è solo una strada tra tantissime possibili. Devi sempre tenere a mente che una strada è solo una strada; se senti che non dovresti seguirla, non devi restare con essa a nessuna condizione. Per raggiungere una chiarezza del genere devi condurre una vita disciplinata. Solo allora saprai che qualsiasi strada è solo una strada e che non c’è nessun affronto, a se stessi o agli altri, nel lasciarla andare se questo è ciò che il tuo cuore ti dice di fare. Ma il tuo desiderio di insistere sulla strada o di abbandonarla deve essere libero dalla paura o dall’ambizione.»

      Ti faccio un grande in bocca al lupo e spero di averti dato qualche spunto interessante su cui riflettere.