Cambiare Vita: dal Lavoro di Ingegnere al Mio Primo Spiraglio di Luce

Cambiare vita abbandonando un lavoro sicuro per gettarsi nell'incertezza non è certo un passo semplice da compiere, ma quando il tuo cuore inizia a battere in ogni istante verso il tuo sogno, questa diventa l'unica possibilità per essere felice. In questo post ti racconto la mia storia.

Elvio Rocchi: Da tre anni vivo sei mesi in Italia e sei in sud America. Sono un (“ex”) ingegnere che ha rinunciato al suo lavoro per fare il musicista. Per sette anni ho girato Italia e l'Europa grazie a questa grande passione, poi ho sentito il desiderio di andare oltre. La scoperta della meditazione ha guidato il cambiamento, grazie al web organizzo seminari e concerti ovunque io vado.

Pubblicato il: 20 dicembre 2016 | Categoria:

Ci tengo a dire, innanzitutto, che sono veramente contento dell’opportunità di scrivere questo mio primo articolo come nomade digitale.

Vorrei partire presentandomi e raccontando come, seguendo un percorso non esattamente lineare lavorativamente parlando, sono arrivato a far parte di questa meravigliosa community.

Sono un ingegnere che ha deciso di mollare tutto per dedicarsi alla sua più grande passione: la musica.

Tutto questo è avvenuto in anni in cui non c’era ancora il fermento che c’è adesso, non giravano informazioni su come cambiare vita e la Rete non pullulava, come adesso, di “storie di successo” di persone che ce l’avevano fatta.

Per intenderci, era il 2006 e… solo due anno dopo sarei venuto a conoscenza dell’esistenza di Facebook! Il Web era un mondo a me pressoché sconosciuto e nota bene, non mi sto dando delle arie, anzi!

Il fatto di non avere informazioni e riscontri mi gettò in una vera e propria crisi esistenziale…lasciare un lavoro sicuro per gettarmi nell’incertezza non era certo un passo da compiere a cuor leggero, ma nonostante tutto, la passione prevalse.


La Decisione

Presi la decisione la notte in cui morì Vittorio Gassman. È una nota di colore che va forse off topic rispetto al tema del nomadismo digitale ma credo che, se ci troviamo qui, è forse perché stiamo pensando di cambiare vita ed ogni ingrediente che inseriamo nella ricetta del cambiamento, potrà risultare utile a qualcuno.

Durante un’intervista l’attore disse una frase che sembrava pronunciata apposta per me: “bisognerebbe vivere due volte: la prima è una prova e serve per imparare, nella seconda invece vivi davvero”.

Sembrerà una storia romanzata, ma è proprio in questo modo che andò.

Capii che questa era l’unica vita in cui potevo realizzarmi. Il giorno dopo annunciai in ufficio che mi sarei licenziato. La musica mi aspettava.


I Primi Anni del Cambiamento

Nella musica ho avuto grandi soddisfazioni. Ho suonato in tutta Italia grazie soprattutto ad un mio progetto, i Mille papaveri rossi, tributo a De André.

Anche se il nomadismo digitale all’epoca era ancora un termine sconosciuto per me, in realtà, già da allora iniziavo a intravedere le potenzialità del Web.

Grazie alla Rete, infatti, trovai gran parte dei concerti e grazie ad essa il mio gruppo fece la sua prima tournée in Spagna.

E non solo. Anche nel lavoro del musicista intravedevo ogni tanto “l’ombra dell’ufficio”, cioè il dover sottostare a regole, luoghi fissi ed orari. La mia dimensione sarebbe stata orientata sempre più verso il mondo del freelance e della creatività: creare progetti, “ritagliare” idee su misura per me, creare laboratori di musica gestiti in prima persona senza attendere l’avallo delle scuole e poi promuoversi, anche grazie al Web.


Il Sud America ed Un Nuovo Nomadismo

Da allora le cose sono cambiate. Da tre anni vivo sei mesi in Italia e sei mesi in Colombia.

Come mai? Perché ad un certo punto per il mio spirito nomade e libero persino la musica iniziava ad andarmi stretta.

Tanti lavori li facevo per “arrivare a fine mese” (ad esempio il trascrittore di spartiti per la SIAE) e non perché mi interessassero veramente. Ero libero, ma non al 100%. A breve ti parlerò dei tre gradi di cui, secondo me, è composta la libertà.

E così andai in Colombia per stare un mese e rimasi un anno.

In particolare, rifiutai di tornare alla mia routine di musicista trapiantato a Bologna che si sveglia la mattina, prende il caffè, studia, fa lezioni, fa prove, va ai concerti. Era bello. Ma sentivo aria e voglia di cambiamento.

La Colombia ed il sud America, in generale, sono molto più vergini della nostra cara e vecchia Europa a livello artistico e creativo.

Ogni idea nuova, in un continente relativamente “nuovo”, viene accolta con entusiasmo.

E così per un anno mi sono mantenuto facendo di tutto. Ho utilizzato il sito work away per lavorare come volontario ed avere alloggio e pasti gratuiti, ho poi fatto il barista, il receptionist, l’insegnante di yoga e meditazione, il musicista e persino l’attore in una telenovela (dove interpretavo un poliziotto “gringo”).

Tra tutte queste cose, però, ciò che mi ha reso più contento è stato portare all’estero la mia esperienza di musicista ed i miei corsi di meditazione .

Ci sono riuscito sfruttando il Web in modo “laterale” (conobbi i primi musicisti su Couchsurfing, ottima piattaforma per chi volesse allacciare primi contatti umani ma anche professionali all’estero) e senza sfruttare a pieno le sue potenzialità. Infatti, da quando arrivi a quando la tua attività in giro per il mondo inizia a funzionare, può intercorrere un lasso di tempo non breve.

Fu a quel punto che presi la decisione di aprire il mio blog, che si chiama Spiragli di Luce.


I Tre Gradi di Libertà

Per me la libertà, soprattutto in ambito professionale, ma anche a livello di realizzazione personale è fatta di tre gradi.

  • Il primo riguarda il lavoro in sé: svolgere un lavoro che amiamo e che ci faccia sentire realizzati. Ancora prima della Colombia, sentivo questa parte pienamente realizzata.
  • Il secondo riguarda il tempo. Si può fare un lavoro che ci piace, ma essere comunque imbrigliati da orari e giorni fissi. Posso dire che anche per quanto riguarda questo aspetto, mi sentivo bene; organizzare workshop, concerti, lezioni in modo autonomo mi dava una certa libertà di scegliere quando lavorare e quando no.
  • Mancava ancora la terza libertà, quella dallo spazio. Essere liberi nello spazio è l’essenza stessa del nomade digitale: il tuo lavoro passa attraverso il Web e lo puoi eseguire in qualsiasi posto del mondo, purché ci sia una connessione a Internet.

Nel momento in cui scrivo questo terzo grado di libertà non lo posseggo ancora a pieno. Posso dire però che ci sto lavorando e che vedo questo obiettivo ed, anzi, condizione del vivere, sempre più raggiungibile.

Sono stato in Colombia da febbraio a luglio di quest’anno e devo dire che il blog mi ha aiutato non poco, a volte in modo più diretto, altre in modo più indiretto.

Il blog (che scrivo in due lingue, italiano e spagnolo) mi ha infatti aperto varie porte, quella dei concerti che ho fatto in Colombia e quella dei workshop di meditazione.

Le persone che frequentavano gli incontri diventavano poi follower del mio blog e alcuni lettori che già lo seguivano hanno poi partecipato ai corsi.

E anche se su Spiragli di Luce non sto ancora vendendo info-prodotti (ma sono in preparazione) mi ha aiutato a conquistare un certo grado di libertà, appunto, quello di muovermi nello spazio e portare agilmente le mie attività oltreoceano.


Ambientarsi all’Estero

Dato che negli ultimi quattro anni ne ho passati due fuori dall’Italia, uno dei miei primi post riguarderà questo punto. Come ambientarsi all’estero.

Uscire dall’Italia può sembrare un sogno, ma quando poi ci troviamo fuori (soprattutto se il “fuori” è un luogo che si trova a 10 mila km di distanza…) non sempre è così immediato ambientarsi. A parte la lingua, cambia il fuso orario, il cibo (una delle note dolenti per il 99% degli abitanti del bel Paese) la musica, i libri, il cinema, i divertimenti e persino la forma di pensare. Insomma, non sempre è una passeggiata.

Andare all’estero e stare bene, a mio avviso, significa in buona parte immergersi nella cultura di quel Paese e almeno un po’ mettere da parte l’italianità. Di connazionali che vivono lontani e insoddisfatti ne ho conosciuti tanti… meglio non ripetere questo errore!


E per Concludere… Idee e Prospettive per il Futuro!

Prima di salutarci, voglio toccare, “last but not least”, un punto che può essere di fondamentale importanza per muoversi liberamente, ed è quello di affittare la propria casa a qualcuno mentre non ci siamo. Se il proprietario è d’accordo lo possiamo fare anche se siamo in affitto. Nel caso di una casa di proprietà avremo un vero e proprio introito, nel secondo caso, semplicemente, ritroveremo la casa al nostro ritorno senza doverne cercare un’altra. E non solo!

Infatti, chi cerca casa per pochi mesi, generalmente è disposto a spendere di più rispetto a chi ha un contratto pluriennale. Ecco arrivare il tanto agognato introito e tieni conto che in alcuni paesi del mondo (ad esempio un sud America) con 100 euro al mese è possibile affittare una stanza.

Ultimissimo punto, e poi concludo, l’estate scorsa ho effettuato, grazie al mio blog, il mio primo viaggio finanziato.

L’ho chiamato viaggio-spiraglio, ed è stato un viaggio in moto da Marina di Carrara, la mia cittadina sulla costa toscana, fino in Sicila e Sardegna. Sono stati 64 giorni di bellissimo viaggio con circa 30 hotel e B&B che mi hanno messo a disposizione due notti nelle loro strutture ricettive.

Ho parlato di loro nel mio blog, ovviamente, ma più ancora della struttura sono risultate incredibili le storie personali dei miei anfitrioni.

Per citare due esempi tra tutti:


Il viaggio è stata anche l’occasione
(importante per la direzione che sta prendendo il mio lavoro…) per organizzare 8 incontri di meditazione nelle varie città in cui sono stato.

Ad ogni incontro è arrivata almeno una persona che già mi conosceva attraverso “Spiragli di Luce”, il che mi ha confermato che, quando lavori con passione, naturalmente si forma un pubblico che ti segue e, prima o poi, sarà proprio tale pubblico a garantire il “terzo grado di libertà” e permetterti di lavorare ovunque andrai.

Ti ringrazio per essere stato qui e ti do appuntamento al prossimo articolo!

p.s. un’ultima nota di colore… nel viaggio di cui ti parlavo poco fa, ho realizzato ad un certo punto che praticamente tutti i miei sponsor erano persone che avevano (proprio come me!) cambiato vita. Fabrizio e Millo sono solo due dei tanti esempi.

Questa storie di vita raccolte viaggio diventeranno un libro che sto attualmente scrivendo su come cambiare lavoro e cambiare vita.

Una meravigliosa opportunità nata grazie al blog, grazie alla vita da nomade digitale che sto piano piano costruendo…su tutti e tre i gradi di cui, a mio parere, si compone la libertà.


Foto Credit:
Anteprima: Silhouette of young man standing at the bridge: Shutterstock.com
Altre immagini: Elvio Rocchi



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  • Claudio Giovenzana

    Ciao Elvio! Anche io ho mollato in quegli anni, nel 2008. Senza sapere cosa era l’HTML e il mio voler fare l’artista era più con la scrittura che con la musica. Avrei voluto intercettarti in colombia.. dove ho lasciato un pezzo di cuore. Adesso sto continuando a sud, e sono in bolivia!

    • Caro Claudio,
      grazie mille per il commento… la cosa meravigliosa è scoprire che ognuno di noi ha già pronta di fronte a sé una strada, ed è proprio quella perfetta, tutto sta nel trovarla. Tu, a quanto mi dici, sembri averla trovata 🙂 un abbraccio e saluta la bella Bolivia!

  • Roberto Villa

    Ciao, Elvio. Scrivo a te, dato che la tua personale vicenda presenta molti punti in comune con la mia (tranne che nel finale, cioè: il punto di svolta della propria vita). Sono figlio di due ex dipendenti della Pubblica Amministrazionene; educato (negli anni ’70-’80) con i valori di: laurea & posto fisso. Laureato in Ingegneria, ho lavorato in una grande ICT Corporate per dieci anni; poi però sono stato messo in mobilità. Oggi, sopravvivo come docente (precario) in una scuola pubblica, assistendo al progressivo declino di questo Paese, mal sopportando corruzione, disorganizzazione, maleducazione, pressapochismo e numerosi altri aspetti, che spingono tanti ad andarsene. Ho perfettamente capito che tutto il contesto socio-economico sta cambiando, che i vecchi schemi mentali di ieri, oggi non sono più funzionali… insomma, più che sognare di cambiare il mondo, penso che sia più conveniente e fattibile cambiare (in meglio) me stesso, il mio modo di pensare, di essere e di agire.
    Quindi, urge riprogettarsi: “Digitale” senz’altro, “Nomade” magari… un po’ meno.
    Internet ha delle potenzialità impensabili: a parte la crociata da parte dei media tradizionali su tutto il “male che viene dalla rete” (cyberbullismo, pirateria, phishing, pornopedofilia e truffe di ogni sorta), è proprio nella rete che invece vedo il mio prossimo futuro: basta col pendolarismo ferroviario da/verso Roma, basta con timbrature di badge, fogli firma, cambio di sedi di ufficio… rimanendo qui, oltretutto mi ritroverò con una pensione miserabile. E poi non voglio aspettare di sentirmi veramente male per voler andar via.
    Mi piacciono molto le lingue straniere: anche se non ho prestigiose certificazioni, né fatto studi accademici, me ne sto imparando alcune, grazie alle risorse della rete.
    I miei Paesi target ? Europa occidentale: molto probabilmente Olanda o Portogallo, ovviamente per motivi differenti (anche se in molti dicono che in certi Paesi fuori dall’Euro si sta molto meglio…). Mi sono iscritto a questa comunità e spero di trovare contatti interessanti e determinanti per la fase operativa delle mia prossima identità professionale, che dovrà passare da una scala regionale ad una a livello globale.
    Intanto, mi sono scaricato i PDF, giusto per cominciare a capire il ‘da farsi’… Ciao !

    • Ciao caro Roberto,
      ovviamente mi ritrovo in tutto quello che dici, anche perché ormai da anni mi dedico al cambiamento e storie come la mia, come la tua, sono all’ordine del giorno.
      Le strade da interessarsi per cambiare vita sono veramente tantissime, e ormai i professionisti, i blogger, gli scrittori che si stanno occupando della tematica del cambiamento sono tanti e sono validi.
      A mio parere bisogna lavorare essenzialmente su tre punti:
      – il primo: leggere e informarsi il più possibile, studiarsi le esperienze personali e trarre da esse ispirazione, senza “copiare”, perché ogni esperienza è, appunto, personale e ciò che funziona per una persona può non funzionare per altre, ma lasciandosi ispirare, prendere spunti per poi trasformarli
      – il secondo: formazione. È importantissimo studiare ed approfondire tutti gli aspetti della vita e del business che vogliamo creare. Un formatore molto in gamba con cui ho avuto a che fare diceva che lui legge e studia almeno 4 o 5 libri al mese sugli argomenti che insegna.
      Non ci si può improvvisare, bisogna approfondire con calma e cura, in questo credo che essendo ingegnere sarai sicuramente agevolato, dato che il nostro tipo di formazione ci prepara bene per affrontare, oserei dire, quasi qualsiasi tipo di formazione successiva…
      – il terzo: ripensare il nostro sistema di vita/produzione/interazione con gli altri/consumo.
      Questo è un punto per me molto importante. Io ad esempio ho un orto e mi coltivo da solo (con un amico, in realtà) una parte dei prodotti che consumo. Sono all’interno di una cooperativa in cui ognuno ha una parcella di terreno, il che significa nuove conoscenze ed amicizie, all’interno di un ambiente ricco di novità, entusiasmo e voglia di cambiare.
      Riguardo ogni singolo oggetto della nostra vita, dagli indumenti agli elettrodomestici, possiamo porci la domanda di quanto siano indispensabili e, se lo sono, se possono essere reperiti attraverso circuiti di riutilizzo e scambio, ormai sempre più diffusi.
      Suggerisco anche i libri di Simone Perotti, che su queste tematiche ha investito tanto e può dare numerosi suggerimenti in merito.
      Ovviamente, suggerisco anche di guardarti approfonditamente tutti gli articoli che trovi qui su Nomadi Digitali, perché tra essi troverai alcuni tra i consigli più preziosi reperibili sul web.
      Grazie per il tuo commento e in bocca al lupo
      Elvio

      • Roberto Villa

        Ciao Elvio,

        sono io a ringraziarti, per la tua rapida risposta. A 56 anni, i colpi di testa non me li posso più permettere. E, in tutta franchezza, non mi ci vedo a dormire per settimane dentro un camper o in un bungalow di legno in riva al mare.
        Dopo la messa in mobilità, ho revisionato tutta la mia vita, ma senza bisogno di andare in analisi, per carità, anche se sono stati tre anni critici. Dopo un contratto a tempo indeterminato (che non si è rivelato tale), deluse le aspettative mie e altrui, non realizzati quei “modelli vincenti” proposti/imposti nel mondo occidentale (quelli di gente con tre appartamenti e il SUV, per capirci), mi sono chiesto dove avessi sbagliato finora e sopratutto… cosa potessi fare nell’immediato futuro.

        La mia identità professionale era andata in crisi, tutta da ridefinire… come ripropormi ? Mi dicevano:”Fai tanti curriculum, metti in risalto le tue ultime mansioni, anzi no, meglio quelle di durata maggiore, anche se non sono le più recenti”.
        In definitiva, il messaggio trasmesso era semplicemente:”Cercati un nuovo padrone. E, con l’età che ti ritrovi, accontentati di quello che trovi, che oggi sono tempi duri !”.
        Tuttavia, non volevo più essere un numero, un nome in fondo ad un lungo elenco…

        Ho capito che potevo e volevo diventare ALTRO… io non sono semplicemente il mio titolo di studio, il mio conto in banca e, a questo punto, nemmeno la mia precedente storia professionale, non del tutto lineare.
        Ho ritrovato il tempo per conoscere e approfondire vari approcci di auto promozione (‘Storytelling’ e ‘Personal Branding’, che ovviamente ho ritrovato anche in questo sito).
        Mi sono interessato alle lingue; ho fatto un primo corso di base al Centre Culturel Français a Roma, vicino al Pantheon; quindi ho scoperto sul web due o tre storie di ex-ingegneri diventati poliglotti e, dopo la morte di un familiare lo scorso giugno, ho cominciato a valutare più seriamente l’opzione espatrio. Con biglietto di sola andata.
        Crepi il lupo… e grazie ancora per il tuo feedback
        Ciao
        Roberto