Espatriare con Bambini: Imparare Una Nuova Lingua

Se hai intenzione di espatriare con i tuoi bambini non preoccuparti, loro impareranno velocemente una nuova lingua. Ecco come tu puoi aiutarli.

Claudia Landini: Vivo all’estero da 30 anni, ho lasciato un po’ di cuore in Africa, in America Latina, a Gerusalemme e molto poco a Giacarta. Ora vivo e lavoro da Ginevra come coach e formatrice interculturale. Adoro scoprire nuovi paesi, culture sconosciute e comunicare con chi vuole ampliare la sua esperienza di vita. Il mio progetto più riuscito: due splendidi figli cittadini del mondo.

Pubblicato il: 28 Febbraio 2014 | Categoria:

Imparare nuova lingua lingua: altro sacro terrore dei genitori, cioè la convinzione che immergere all’improvviso i figli in un ambiente sociale in cui si parla una lingua diversa crei loro dei traumi insanabili e delle difficoltà insormontabili.

Non mi dilungo sulla questione perché posso assicurarti, per averlo vissuto e testimoniato per venticinque anni, che i bambini non hanno nessun problema ad imparare le lingue, anche complesse, in un lasso di tempo breve e questo senza che la cosa provochi in loro nessun tipo di trauma.

La mente dei bambini è estremamente elastica (e lo resta anche quando diventano più grandicelli), assorbe il nuovo in maniera invidiabile.

La lingua che usano per socializzare, poi, è qualcosa di vivo, vibrante e diretto.

Passato il primo momento di inevitabile disorientamento nell’arrivare in un Paese nuovo (non è facile per nessuno rapportarsi a cose e persone se non si capisce verbalmente il significato di ciò che ci sta intorno), i tuoi figli impareranno perfettamente a esprimersi, giocare, studiare e relazionarsi in una o addirittura più lingue straniere.

Come Puoi Aiutare il Processo di Apprendimento

Innanzitutto se conosci in anticipo quale sarà il luogo in cui tu e la tua famiglia vi sposterete, puoi cominciare a esporre dolcemente i tuoi figli alla nuova lingua – libri, programmi tv, contatti con comunità che la parlano in Italia, brevi viaggi in Paesi limitrofi dove la si parla e così via.

Una volta arrivati, cerca di buttarti nell’avventura insieme a loro: se anche voi genitori non parlate la lingua, imparatela in tandem, magari scherzando un po’ su quanto loro sono più bravi di voi e chiedendo loro aiuto, per cose semplici ovviamente!

Se invece la parlate già, non insistete a imporgliela, anzi: lasciate che una volta rientrati da scuola parlino in italiano con voi tutto il tempo che vogliono.

Imparare una lingua nuova deve essere un processo naturale e non imposto. Se i bambini intuiscono l’ansia che i genitori hanno di vederli parlare velocemente e correttamente nella lingua del posto, possono bloccarsi o reagire alla situazione chiudendosi.

Siate rilassati e vedrete che nel giro di tre mesi ci saranno stati progressi che neanche immaginavate.

Non preoccuparti eccessivamente se vedi il bambino parlare meno durante il primo periodo del soggiorno: è normalissimo, sta immagazzinando nuove parole e nuovi modi di funzionamento e li userà nel momento in cui si sentirà pronto.

E’ anche importante non preoccuparti per gli “strafalcioni” linguistici e per gli errori che i tuoi figli inevitabilmente commetteranno nel momento in cui devono imparare una o più lingue straniere.

Più i genitori sono scandalizzati e preoccupati dalle imprecisioni linguistiche, più i bambini lo sentiranno e reagiranno magari chiudendosi o rifiutando i contatti con la/le nuova/e lingue.

Ben vengano gli strafalcioni e le frasi con parole prese da più lingue: significa che il bambino sta immagazzinando ma soprattutto che non smette di comunicare anche di fronte a una scelta più vasta di proposte di vocaboli. Anzi, queste frasi miste e questi “francesismi”, “inglesismi”, “spagnolismi”, etc., sarebbero da scrivere e incorniciare per l’anima multiculturale che contengono.

I Vantaggi di Imparare Lingue Diverse

Imparare più lingue apporta vantaggi incredibili e le difficoltà che i bambini incontrano all’inizio sono ampiamente ripagate dagli aspetti positivi che ne ricavano.

Tra questi, una maggiore e spontanea consapevolezza e comprensione di culture diverse e quindi, un processo di adattamento più rapido e indolore, un’accresciuta flessibilità e adattabilità che applicheranno poi a svariate situazioni nella vita, relazioni interpersonali più semplici, un arricchimento cognitivo che si traduce in aumentata creatività, padronanza di se stessi e autostima.

Quando espatriamo e i nostri figli imparano a studiare, giocare e relazionarsi in lingue diverse dall’italiano, la nostra paura è quella di privarli di solide basi nella nostra lingua.

Al di là del terrore che questa idea incute in noi stessi (perché ci sembra di “tradire” così le nostre radici), quelle che si presentano sono anche questioni pratiche: come faranno i nostri figli a lavorare in Italia se non hanno delle solide basi linguistiche? Come si sentiranno negli scambi con nonni, cugini e amici se non domineranno completamente la lingua? Si sentiranno beffeggiati, diminuiti, intimiditi se non sono all’altezza dei loro coetanei italiani, linguisticamente parlando?

Ci sono poi i casi di famiglie che espatriano per un periodo determinato e sanno che al rientro in Italia i figli riprenderanno gli studi nella loro lingua madre.

Qualunque sia la situazione, aiutare i tuoi figli a mantenere l’italiano non è importante solo per calmare le nostre angosce genitoriali, altri validi motivi includono: il contribuire a dar loro un’identità culturale e un senso di radicamento, aumentare le loro abilità cognitive, sociali e culturali, fornir loro strumenti per comunicare efficacemente con la famiglia d’origine, e anche, naturalmente, offrir loro possibilità di potere, in un futuro, lavorare e vivere in italiano.

Quando si vive in un Paese straniero e i figli frequentano una scuola locale o internazionale e l’italiano rimane relegato a lingua che si parla solo in famiglia, diventa difficile far sì che i nostri figli lo mantengano fluido e oliato.

Se la loro lingua di socializzazione è un’altra, vi si immergeranno completamente (quasi sempre anche i fratelli e sorelle, seppur italiani, giocano tra loro nella lingua del Paese d’accoglienza), a discapito dell’italiano.

Come Aiutare i Tuoi Figli a Mantenere un Buon Livello d’Italiano Parlato e Scritto?

  • Innanzitutto, se sei in coppia e siete entrambi italiani, continuate a parlarlo in famiglia. Anche quando i vostri figli si rivolgono a voi nella lingua del posto, continuate a rispondere loro in italiano. Parlare un italiano chiaro e corretto, quando sbagliano, correggili senza umiliarli e senza caricare l’errore di inutili pesantezze. Magari ripetigli serenamente la frase corretta.

  • Falli leggere il più possibile in italiano. Questo vale per tutte le lingue: non c’è nulla come la lettura per impostare un parlato corretto.Per stimolarli a leggere puoi scegliere libri invitanti, oppure sederti a leggere a voce alta con loro.

  • Stessa cosa con i film: scegli dvd invitanti, interessanti, che magari hanno voglia di guardare più di una volta.

  • Parla con loro il più possibile. Anche se in famiglia non siete persone ‘chiacchierone’ di natura, ricordati che la famiglia è la loro fonte privilegiata di contatto con l’italiano. Per i figli ascoltare i genitori avrà un valore aggiunto, quello affettivo.

  • Raccontagli storie, condividi i tuoi ricordi, falli giocare (a indovina un animale, ad esempio), o anche cantare.

  • Spingili a mantenere i contatti con la famiglia in Italia – parlando su Skype, chattando, scrivendo lettere, cartoline, parlando al telefono anche solo per un attimo quando chiama la nonna – fai sentire loro sentire che c’è un altro mondo che funziona in italiano, al di fuori di quello che vivono in famiglia.

  • Se possibile, portali e/o mandali spesso in Italia – il contatto con persone in carne ed ossa alle quali si sentono legati, li motiverà a sforzarsi nel parlare.

Soprattutto non dimenticare che se un bambino impara una lingua bene, la domina e la approfondisce – qualunque questa sia – non avrà difficoltà a impararne altre, ma anche a riprendere lingue dimenticate e riportarle rapidamente a un livello soddisfacente per vivere una vita piena.

E tu? Hai già avuto esperienze in tal senso? Oppure, quali sono i dubbi che ti assalgono sull’espatrio con bambini dal punto di vista dell’apprendimento delle lingue?



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  • Paola

    Ciao Claudia ti ringrazio per i preziosi consigli! La mia bimba avrà circa 18 mesi quando andremo in Germania inizia ora a parlare italiano pensi che sarà comunque facile per lei? grazie Paola

    • Claudia Landini

      Ma non avevo risposto a questo messaggio…sono un disastro…non so se vi siete già trasferiti, Paola, in ogni caso 18 mesi è un momento perfetto per integrare una nuova lingua. Non credo affatto che avrà problemi, statele vicini affettuosamente ed esponetela alla nuova lingua in maniera gioiosa e con entusiasmo. Se vedete che si ritrae non insistete – lei immagazzina, e al momento giusto tirerà fuori un Hoch Deutsch che vi farà impallidire ! 🙂 Auguroni, Claudia

      • Paola

        Grazie Claudia! Ci siamo trasferiti inizio gennaio lei ha 21 mesi e tra un mese circa andrà al nido! Incrociamo le dita ma credo andrà bene! A presto!

  • Rita

    Salve ho un bambino di 9 anni e l’anno prossimo frequenterà la quinta elementare…dovremmo trasferirci in Germania ma ho molta paura perché lui è molto bravo a scuola e non vorrei che con il trasferimento perdesse degli anni scolastici a causa della lingua….e poi non so se è meglio fargli finire le elementari qui in Italia. Li il sistema scolastico è diverso ci sono solo quattro anni di elementari !! Cosa faccio? Cos’è meglio per lui?? Spero che mi aiutate a trovare una giusta soluzione .grazie

    • Claudia Landini

      Ciao Rita, il tuo bambino avrà comunque bisogno di un periodo “cuscinetto” per imparare il tedesco, immagino, a meno che lo parli già. Se non lo parla, quello che la scuola probabilmente farà è di inserirlo nell’anno a lui più consono, e di fargli fare un periodo con appoggio (magari garantito da voi genitori, non necessariamente dalla scuola), durante il quale si dedicherà al tedesco in maniera più approfondita dei suoi compagni che già lo parlano. Io non mi preoccuperei se anche retrocede di un anno, cosa può mai succedere? Del resto in questo tipo di vita, bisogna essere preparati a perdere o guadagnare anni, l’importante è che lui non si senta sotto pressione per avanzare a un ritmo che ancora non può garantire. Abituarsi a un nuovo sistema scolastico è solo una parte dell’adattamento: dovrà farsi nuovi amici, familiarizzare col nuovo ambiente, far sue le strade, le stanze e tutte quelle piccole routine che compongono la vita di un bambino. Vai tranquilla e affidati a quello che ti dice la scuola che lo accoglie. Se è un bravo alunno e gli piace studiare, tornerà a eccellere anche in Germania, se gli date il tempo necessario per mettersi in pari. Ti faccio i miei migliori auguri, Claudia

  • Antonella Lippolis

    Salve, viviamo in Germania da quasi un anno e da sette mesi mio figlio va al kindergarten dove ha imparato una base di tedesco (parla anche italiano ed inglese). Il punto é che a Settembre compira’ sei anni e lui vorrebbe gia’ imparare a leggere in quanto riconosce e scrive lettere e numeri. Per noi dunque é pronto per la scuola mentre altri ci giudicano come irresponsabili. Ora mi sorgono molti dubbi a tal proposito. Stiamo facendo la cosa giusta o sarebbe meglio lasciarlo per un altro anno al kindergarten dove non parlano continuamente con i bambini e spesso ognuno gioca per conto proprio? Grazie

    • Claudia Landini

      Ciao Antonella!
      Chi vi giudica irresponsabili, se posso permettermi? A me sembra più irresponsabile chi non fornisce al proprio figlio lo spazio adeguato al suo sviluppo, e lo sviluppo di ogni bambino può variare, a seconda di tanti fattori. Se, come mi dici, il tuo parla già tre lingue, è normale che sia avanti nello sviluppo, e quindi non capisco proprio perchè tenerlo al kindergarten. Entrando a scuola a settembre si ritroverebbe con bambini più grandi di lui? A che età iniziano le elementari in Germania? L’unico rischio (ma molto relativo) è che sia in una classe in cui tutti gli altri bambini sono più grandi di lui, sia fisicamente che come maturità, anche se ripeto, a giudicare da quel poco che mi dici su di lui, mi sembra che si inserirebbe perfettamente. Io ho inserito in miei due figli in una classe superiore a quella assegnata alla loro età, quando li ho portati dall’Honduras al Perù, perchè c’era un cambio di calendario scolastico. Alessandro, che aveva appena finito la prima media, è entrato in seconda media quando mancavano tre mesi alla fine della scuola, e Mattia, finita la prima elementare, è entrato in seconda nello stesso momento. Non ci sono stati assolutamente problemi. Anzi, i miei, come molti bambini che crescono con degli stimoli extra (come il tuo) avevano voglia di imparare e di andare avanti. Io trovo che sia giusto fornire ai nostri figli gli strumenti adeguati al loro sviluppo personale. Io non mi farei influenzare da chi ti dà dell’irresponsabile e lo manderei in prima, dove impara e assimila esattamente al suo livello. Ma cosa dicono i professori? Di solito loro hanno il polso della situazione più chiaro…auguroni !!!

  • Luisa Giordo

    Ciao,
    viviamo in Germania da novembre 2016 e nostra figlia ha iniziato quasi subito a frequentare il kindergarten. Siamo un po’ preoccupati perchè a tutt’oggi dice solo pochissime parole in tedesco e non capisce quasi niente quando le viene detto qualcosa. Le maestre all’asilo ci hanno detto che partecipa a tutte le attività, gioca con tutti e ha le sue amichette del cuore. Non capiamo come sia possibile che ancora non abbia imparato ad esprimersi in tedesco, anche perché è una bambina molto sveglia e intelligente, sa contare fino a 100, riconosce e sa scrivere tutte le lettere e i numeri (questo solo per precisare che è molto curiosa e vuole imparare sempre cose nuove). Io purtroppo ancora non parlo in tedesco ma il mio compagno si rivolge spesso a lei in tedesco, e cerchiamo anche di farle guardare cartoni animati in tedesco. Rimangono tutti un po’ sconvolti quando diciamo che ancora non parla in tedesco, e soprattutto io sto iniziando ad essere un po’ angosciata.
    Tu cosa ne pensi?Ti ringrazio per l’interesse

    • Claudia Landini

      Ciao Luisa!
      io credo che il fatto che la tua bimba abbia padronanza dell’italiano, e addirittura sappia contare e risconoscere le lettere sia di per sè una chiara indicazione del fatto che non sussiste nessun tipo di ritardo. Mi sentirei anche di escludere qualsiasi tipo di disagio perchè se mi dici che a scuola gioca e partecipa alle attività, significa che si sente a suo agio, quindi probabilmente il fatto che non si esprima in tedesco è un problema più per voi che non per lei. Può darsi che lei abbia trovato il suo “modus esprimendi” senza necessità di parlare il tedesco e che sia felice così. Ogni bambino/a ha il suo personale ritmo e approccio alla lingua straniera. Può darsi che la tua abbia semplicemente bisogno di più tempo. E comunque se partecipa alle attività scolastiche sicuramente un minimo di tedesco lo capisce. Può darsi che non senta la necessità di tirarlo fuori perchè riesce comunque a giocare bene con le amiche, le maestre danno segno di capirla, e con voi comunica in italiano. Perchè non vi date una scadenza entro la quale decidere di agire in qualche senso? Una scadenza con la quale vi sentiate a vostro agio, ad esempio un anno dal vostro arrivo, e a quel punto, se ancora non tira fuori un guten Tag, potete pensare di farla seguire da qualcuno da vicino, o magari vedere qualche esperto. L’importante è non forzarla, ma farle capire con dolcezza e fermezza che il tedesco è la lingua che si parla a scuola e nel suo paese, e che per interagire lo deve usare. Continua a stupirmi un po’ il fatto che riesca a cavarsela senza proferire verbo. Di solito i bimbi così piccoli imparano la lingua nuova per necessità – proprio perchè devono chiedere delle cose, o capire come funzionano i giochi per parteciparci, o giocare coi coetanei. Mi interesserebbe sapere che ruolo esattamente hanno le maestre, e se hanno fatto il possibile per mettere la piccola in condizioni di esprimersi. Non sto giudicando nè criticando, sia ben chiaro! Ma a volte, soprattutto se la bimba non dà segni di disagio, e se si ha un grande gruppo da gestire, viene più semplice non concentrarsi sul singolo caso, togliendo però così un appoggio o uno sprone che magari è proprio quello di cui la vostra bimba ha bisogno. Fammi sapere, buona fortuna e non angosciarti, che prima o poi la situazione si sblocca sempre!

      • Luisa Giordo

        ciao Claudia, ti ringrazio tantissimo per la risposta. L’asilo che frequenta Camilla ha la particolarità di essere composto completamente da bambini tedeschi (è qui è davvero una cosa insolita visto il gran numero di immigrati italiani), e in particolare non hanno mai avuto a che fare con bambini italiani. Anche secondo me un po’ lo capisce, però lei dal primo giorno era contenta, tanto è vero che le maestre ci hanno fatto fare solo un giorno di affiancamento. Dopo nemmeno due settimane stava cantando in tedesco, poi però più nulla.
        Anch’io avevo pensato di farle terminare l’anno e poi a Settembre, se la situazione non cambia, farla vedere da uno specialista.
        Hai ragione quando dici che non dobbiamo trasmetterle angoscia, ma quando sento che tutti i bambini hanno imparato in brevissimo tempo, mi viene un po’ il magone e mi preoccupo.
        Ti ringrazio di nuovo, e speriamo bene