Chi Sono i Nomadi Digitali: Facciamo Chiarezza

Tra nuovi ‘guru’ e definizioni bizzarre che girano nella blogsfera, capire cosa sia davvero il nomadismo digitale è diventato difficile. Ho deciso di scrivere questo post per fare un po’ di chiarezza e spiegarti chi sono davvero i Nomadi Digitali.

Alberto Mattei

Alberto Mattei: Col mio spirito giramondo e anticonformista sto capitanando Nomadi Digitali, un'emozionante avventura umana e lavorativa che ho fondato per il desiderio di realizzare il sogno di una vita e dopo un caldo, sorprendente e indimenticabile viaggio in Messico. Voglio dare grandi ali a questo progetto e fargli raggiungere inaspettati traguardi.

Pubblicato il: 9 febbraio 2016 | Categoria:

Voglio Iniziare Raccontandoti Una Storia

Un giorno un professore di filosofia iniziò la propria lezione posando sulla cattedra alcuni oggetti. Prese un vaso vuoto e lo riempì con sassi di 5/6 centimetri di diametro, poi chiese agli studenti se il vaso fosse pieno e loro risposero ‘sì’.

Allora prese una scatola di sassolini e li versò nel vaso. I sassolini rotolarono negli spazi vuoti fra i sassi più grandi. Il professore chiese ancora ai suoi studenti se il vaso fosse pieno e gli studenti risposero ancora ‘sì’.

Il professore prese allora una scatola di sabbia e la versò nel vaso. La sabbia riempì ogni interstizio.

Il professore disse: “Ora voglio che voi riconosciate che questa è la vostra vita. I sassi sono le cose più importanti: anche se ogni altra cosa dovesse mancare, la vostra vita sarebbe comunque piena. I sassolini sono le cose che contano e la sabbia rappresenta le piccole cose.

Se riempite il vaso prima con la sabbia, non ci sarà spazio per rocce e sassolini. Lo stesso è per la vita; se voi spenderete tutto il tuo vostro tempo ed energie per le piccole cose, non avrete più spazio per le cose importanti.

Fissate le vostre priorità, il resto è solo sabbia.

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Perché ti ho raccontato questa storia? Sono un po’ suonato o c’è qualcosa che la lega al concetto di nomadismo digitale?

Mmmhhh… forse un po’ suonato lo sono, ma che vuoi farci? Tra arrivi e partenze, fusi orari e jet lag, sabbia, mare e vento nelle orecchie, dopo tanti anni può darsi che qualche rotella abbia smesso di funzionare a dovere!

Battute a parte, secondo me fissare le proprie priorità e metterle davanti al resto è la vera essenza del nomadismo digitale.

Prima del Paese dove vive, del numero di viaggi che fa in un anno, della professione che svolge, il Nomade Digitale è una persona che ha scelto di darsi nuove priorità nella vita.

E’ una persone che ha ridisegnato la propria vita in base a queste priorità, andando oltre ciò che già conosciamo per esplorare nuovi modi di essere, di fare, di pensare, di lavorare e di vivere. Nuovi modi che molto hanno a che fare con la realizzazione personale, la libertà e la felicità.


Come Vuoi Vivere?

Fino ad ora abbiamo seguito stili di vita basati su valori convenzionali, identificando la sicurezza nel posto fisso di lavoro, la stabilità nell’avere una casa di proprietà e associando il benessere e la felicità con il possesso di beni materiali.

Ma questo modello di benessere per molti si sta trasformando in una nuova schiavitù: è difficile da raggiungere e ancor più da mantenere. Spesso non ci rende felici, ma al contrario crea ansia e frustrazione.

È un modello convenzionale che fa sì che nel 2015 in Italia il 58,9% dei pazienti sia risultato aderente a trattamenti antipertensivi (rapporto OsMed sul consumo dei farmaci).

Sentiamo continuamente ripetere che solo i consumi faranno ripartire l’economia e con essa il benessere: dovremmo quindi comprare più cose e consumare di più.

E per spingerci in questa direzione, sono creati e veicolati di continuo nuovi bisogni, che non fanno altro che farci correre più forte su questa ‘ruota del criceto’.

Guai a fermarsi! Ma siamo davvero così sicuri che questi bisogni siano i nostri? Che siano davvero allineati ai nostri valori personali, ai nostri obiettivi e a quello che realmente ci rende felici?


Il Vero Segreto dell’Essere Un Nomade Digitale

La verità è che moltissime persone aspirano a una vita più leggera, alla leggerezza del non possedere. Sognano di liberarsi del peso dei vincoli, delle responsabilità e delle preoccupazioni che inevitabilmente l’acquisto, il possesso e il mantenimento dei beni materiali comportano.

Proprio qui sta il vero segreto dell’essere un Nomade Digitale.

  • Avere la libertà di poterti spostare altrove se e quando ne senti il bisogno.

  • Avere la libertà di vivere e lavorare ovunque invece di fuggire mollando tutto con il peso di dover ricominciare da capo altrove.

  • Avere la libertà di utilizzare, affittare, scambiare e condividere, portandoti dietro l’essenziale che ti rende felice, piuttosto che la schiavitù del possedere, comprare e mantenere.

Siamo ‘NOMADI’ contemporanei, aspiriamo al cambiamento, alla scoperta, al movimento. Il ‘DIGITALE’ è ciò che rende tutto questo possibile.

Grazie a Internet e alle nuove tecnologie mobili, possiamo portare in poco spazio e ovunque con noi il nostro lavoro, slegandolo da un luogo, da una città, da un ufficio, da un qualsiasi spazio fisico che concepivamo come “il nostro posto di lavoro”… perché come dico spesso, il lavoro è un qualcosa da fare, non una cosa da cercare o un posto dove andare!


Cosa Significa Essere Nomade Digitale

A giudicare da quante fantasiose, personali e limitate definizioni compaiono ogni giorno in Rete – vuoi per l’egocentrismo di alcuni, vuoi per desiderio di appartenere a un élite di persone o forse, citando quel ‘cattivello’ di Umberto Eco, perché il Web dà a tutti il diritto di manifestare la propria irrilevanza – sembra proprio che ognuno voglia confezionarsi a propria misura una definizione di ‘Nomade Digitale’.

Ti riporto alcune definizioni che ho letto di recente:

  • I Nomadi Digitali sono individui che sfruttano le tecnologie digitali per svolgere il loro lavoro e conducono il loro stile di vita in modo nomade.

  • Chi vive uno stile di vita da Nomade Digitale, è semplicemente una persona che ha deciso di lasciare un posto di lavoro fisso e un ufficio, per lavorare viaggiando per il mondo.

  • Essere Nomade Digitale è semplicemente uno stile di vita, che presuppone unicamente due cose, lavorare online e viaggiare spostandosi periodicamente da paese a paese, una vita nomade appunto.

  • Nomadi Digitali sono un numero crescente di giovani e meno giovani che hanno dato le dimissioni, fatto lo zaino e sono partiti in cerca di una maggiore libertà.

  • Espatriati itineranti. Nomadi Digitali. Freelance liquidi

  • I cosiddetti “Nomadi Digitali”, persone che hanno abbandonato la propria casa, un reddito sicuro e la vita familiare per viaggiare in giro per il mondo e lavorare mentre si spostano da un luogo all’altro.

Se la si guarda solo dal punto di vista dello ‘spostarsi’, la verità è che oggi più di 500 milioni di persone possono essere considerate nomadi: gli immigrati, i rifugiati, gli espatriati, i senza fissa dimora e i migranti di ogni sorta.

A mio modo di vedere è profondamente sbagliato creare sillogismi tra il nomadismo inteso come una forma di esistenza sociale che implica spostamenti periodici per la sopravvivenza e la riproduzione del gruppo e il nomadismo digitale.

Il termine ‘Nomadi Digitali’ è un neologismo, che dunque indica qualcosa di completamente nuovo e di ben diverso rispetto al nomadismo antropologico.

Allo stesso modo non è assolutamente vero che per essere nomadi digitali bisogna essere costantemente in viaggio, spostandosi frequentemente da paese a paese, trasferirsi all’estero, non avere una casa, una famiglia, essere giovani e spensierati, vivere alla giornata e con pochi soldi in tasca, lavorando con un laptop in luoghi esotici.

Queste sono solo definizioni e immagini stereotipate che vengono condivise nei social e nella blogsfera, da chi vuole trasmettere l’immagine di sé come di un viaggiatore, che parte all’avventura cercando la propria dimensione, per apparire diverso a tutti i costi e sentirsi in questo modo speciale e migliore degli altri.

In questi otto anni – tanto è passato da quando ho iniziato a studiare e monitorare il fenomeno del nomadismo digitale – mi sono confrontato quotidianamente con tante persone, di ogni età e a ogni latitudine, comprese quelle italiane, che stanno sperimentando, ognuna a proprio modo, questo nuovo stile di vita.

Ti assicuro che non vivono tutti girando per il mondo con una zaino sulle spalle, viaggiando in paesi tropicali o isole deserte e non sono tutti giovani under 40 senza famiglia o altri legami stabili!

Questo è solo uno dei tanti ‘falsi miti’ che stanno circolando con sempre più frequenza: ecco perché, ora più che mai, sento forte il bisogno di fare po’ di chiarezza e dire cosa ho imparato sui Nomadi Digitali fino a qui.

Mi piacerebbe darti gli elementi per scegliere di vivere a tuo modo questa condizione, senza pregiudizi e condizionamenti esterni.


Chi Sono Veramente i Nomadi Digitali

Personalmente ritengo che:
i Nomadi Digitali siano una nuova generazione di professionisti, che facendo leva sul proprio desiderio di indipendenza e di mobilità, utilizzano le tecnologie digitali per conquistarsi la libertà di poter vivere e lavorare da luoghi diversi nel mondo, ognuno seguendo le proprie motivazioni, ambizioni ed esigenze personali.

Diventare Nomade Digitale significa quindi conquistarsi (non solo economicamente), la libertà di poter vivere e lavorare ovunque, di non doversi spostarsi per lavorare ma di poter lavorare spostandosi.

Essere libero significa non avere condizionamenti e non essere inquadrato, significa non dover seguire modelli precostituiti – il viaggiatore solitario, il backpacker con lo zaino, l’anticonformista a ogni costo e così via – che altri vogliono costruire per te.

Fai attenzione però… essere libero significa anche sapersi adattarsi all’incertezza e questo richiede responsabilità. La responsabilità deve radicarsi nella coscienza del tuo essere libero!

  • Vuoi viaggiare? OK, puoi farlo!

  • Vuoi fermarti in un determinato luogo e spostarti quando e se ne senti il bisogno? OK, puoi farlo!

  • Vuoi spostarti per stare vicino ai tuoi affetti? OK, puoi farlo!

  • Vuoi lavorare da una casa al mare o in montagna fuori città? OK, puoi farlo!

  • Vuoi essere libero di seguire il tuo partner o la tua famiglia? OK, puoi farlo!

  • Vuoi scegliere di cambiare città e paese di continuo? OK, puoi farlo!

  • Vuoi mantenere una base e spostarti di tanto in tanto? OK, puoi farlo!

  • Vuoi passare un periodo di tempo in un luogo tranquillo dove sviluppare i tuoi progetti? OK, puoi farlo!

Sei tu che devi scegliere il tuo modo di essere Nomade Digitale, non lasciare che gli altri lo facciano per te, che diano per te delle definizioni. Non lasciare che qualcuno ti dica “o così, o non sei un nomade digitale”!

Ricorda la storia da cui siamo partiti: stabilisci delle priorità, le tue priorità. Il resto, è solo sabbia.

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Mi farebbe enormemente piacere sapere tu cosa ne pensi, conoscere la tua opinione e scoprire come tu vivi o come ti piacerebbe vivere la tua condizione da Nomade Digitale. Usa i commenti qui sotto.

Grazie! Il tuo contributo a questa discussione sarà molto utile per tutti noi! 🙂


Photo Credit – Shutterstock.com


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  • rita

    Caro Alberto,
    hai ragione essere nomade digitale non significa necessariamente viaggiare ma è sapere di poterlo fare in qualsiasi momento, perché l’unico a cui dovrai chiedere se puoi partire sei solo tu.
    Questa libertà è impagabile ed è questa che ho fissato come priorità quando ho scelto di diventare una nomad worker. Ti dico di più, grazie a questa scelta ho potuto senza problemi essere accanto alla mia famiglia in un momento di reale bisogno, nessuna azienda mi avrebbe concesso 40 giorni di ferie. Probabilmente mi sarei sentita in colpa e impotente, mi sarei trovata di fronte ad una scelta penosa: lavoro o famiglia? Grazie al nomad working rispondere a questa domanda non è stato necessario, e ne sono davvero felice!

    • Grazie Rita, per il tuo contributo!

  • Vitiana

    Ottimo articolo Alberto, offre altri spunti di riflessione su questo tema che, come sai, mi è molto caro. Concordo specialmente con l’ultima parte che affida alla propria responsabilità le scelte. Essere un Nomade Digitale significa utilizzare la propria libertà nel migliore dei modi.

    • Ciao Viviana, bentrovata e grazie di cuore per il tuo feedback!

      • Vitiana

        :), sai che siamo d’accordo su molte cose in merito a questo argomento! Penso che ci vedremo presto…Un caro saluto e buon lavoro! 🙂

  • Bello, grande articolo Alberto.
    Son contento abbia tu messo qualche punto fermo. Sì, è vero, c’è tanta confusione sul tema, qualcuno addirittura afferma che nomadi digitali devono solo essere giovani… e io allora che ho superato da un bel pezzo i 50? In questi ultimi anni ho incontrato varie persone ben avanti con l’età che vivono grazie alla rete e la cosa che mi ha colpito è che rimangono in un dato luogo anche per diversi mesi o anni, muovendosi poi per conoscere altri paesi o finanche ritornando sui propri passi.
    D’altra parte, anche a noi, mia moglie ed io, piace sostare mesi e mesi in una data regione per meglio entrare e comprendere la mentalità dei locali. È bello, per me è gratificante conoscere nuove realtà, intavolare rapporti anche di amicizia e… sai che talvolta ci scappa anche qualche lavoretto.
    Bene, mi si perdoni l’intromissione!
    Grazie sempre, Alberto.
    Gaspare

    • Grazie di cuore Gaspare, ricevere la tua testimonianza e i tuoi contributi è un grande piacere e sono sempre di grande utilità!

  • Francesca Michetti

    Grazie Alberto, nelle tue parole trovo tante note che risuonano perfettamente 🙂 A volte le etichette e le definizioni ci portano lontano da ciò che conta davvero e più cercano di essere specifiche e più creano separazioni. Siamo decisamente tutti co-creatori di un cambio di paradigma di portata immensa..focalizzarsi sulla definizione rischia di farci perdere la vera opportunità di tutto questo.

    • Grazie Francesca!

      • Francesca Michetti

        🙂

    • Eleonora Malacarne

      Totalmente d’accordo con te!

      • Francesca Michetti

        Grazie 🙂

  • Elisa

    “Más claro echale agua”, diciamo qui in Argentina.
    Chiarissimo il post, leggetelo fino al fondo!
    Personalmente concordo sul fatto che la parola “nomade” porti automaticamente all’associazione con il nomadismo antropologico, ed è quindi utilissimo che inizino a girare chiarimenti e discussioni in merito. D’altra parte “nomade” fuori dal neologismo “nomadi digitali” è una parola talmente radicata che è impossibile non associarla allo spostamento continuo. Anche vere “nomadi digitali” intervistate su http://www.nomadidigitali.it (ricordo in particolare le videointerviste di Mary Tomasso e Sara Bigatti) iniziano la loro presentazione specificando di non essere esattamente “nomadi”, riferendosi al fatto che vivono a lungo nello stesso posto.
    Credo quindi che ci voglia sicuramente molto tempo perché il concetto di nomade digitale inizi ad essere percepito per lo stile di vita che rappresenta, forse più interiore che on-the-road.
    Grazie Alberto!

    • Ciao Elisa, grazie mille per il tuo feedback!

  • Ottimo e ‘doveroso’ pezzo, Alberto! Lo stereotipo del Nomade Digitale ‘fricchettone’ o ‘fighetto’ minaccia di snaturare il valore di fondo di una scelta basata sul ridimensionamento dei valori (imposti e ‘veri’), andando ad alimentare iniziative e ‘business’ che rischiano di inglobare anche questa importante e coraggiosa scelta di vita in un modello di marketing da cui emergono scelte da spot pubblicitario invece che esperienze e testimonianze tali da trasmettere il messaggio più importante, ovvero quello che hai perfetamente delineato tu stesso in questo articolo. Non credo di dover aggiungere altro, se non ribadire ancora il mio apprezzamento per una precisazione che in questo sito non poteva mancare.

    • Bonaventura, condivido al 100% le tue parole! Grazie di cuore per la tua testimonianza e per il tuo feedback

  • Vitiana

    🙂 A presto!

  • Armando Costantino

    Mi piace il pezzo, grazie Alberto. Come da ultime mail ti avevo parlato del mio allontanamento dal mondo del nomadismo digitale, pur facendone parte essendo un nomade digitale, per via del troppo fumo su uno stile di vita che e’ diventato “cool” e “trendy”. Sono contento che si possa fare un po’ di chiarezza in mezzo alla nebbia! 🙂

    • Ciao Armando, grazie a te per il tuo prezioso feedback.
      La penso esattamente come te. Il rischio è quello di trasformare un’alternativa valida in qualcosa (o qualcuno) di tendenza, alla moda, “figo”. Purtroppo anche nel contesto del nomadismo digitale sta prevalendo la cultura dell’apparire su quella su quella dell’essere, della forma sulla sostanza. Io credo però che siano sempre e solo le persone a fare la differenza e non le cose.

  • Grazie Alberto, articolo interessante e ispirante. Credo anche io che l’essenziale sia avere la libertà di scegliere e questa definizione di nomadismo digitale rispecchia proprio questa essenza.
    Io ricado nella categoria degli “under 40” (anche se ancora per poco) ma con famiglia e figlio piccolo. Ho un lavoro da nomade digitale però non giro il mondo, passo “solo” ogni anno circa 4 mesi in montagna e scelgo dove vivere in funzione di vari aspetti per me importanti, non il lavoro.
    Se fino a ieri (anche in un post qui su ND) mi definivo “nomade digitale in potenza” o “semi-nomade digitale”, dopo questo articolo posso dire di ricadere nella categoria dei ND a tutti gli effetti :).

    • Ciao Lara, grazie di cuore per il tuo feedback e per aver condiviso con noi il tuo modo di essere Nomade Digitale.

  • Eleonora Malacarne

    Ciao Alberto,

    mi piace molto l’idea espressa da questo articolo di non limitare tutto a un’etichetta, una definizione, una classificazione. Sul web si legge un po’ di tutto e a volte si ha l’impressione che i nomadi digitali siano una specie di “setta elitaria” o moda oppure c’e chi li vede come eterni viaggiatori a basso budget. Credo sia giusto che ognuno sia libero di scegliere come vivere la propria esperienza a modo suo.

    Per me essere nomade digitale significa che non sei tu ad andare al lavoro, ma te lo porti appresso. Ed il bello di questo è che se poi uno vuole stare a casa propria, su una barca, in montagna o perché no su una spiaggia (come tutti immaginano) lo può decidere liberamente, così come se vuole muoversi e cambiare posto spesso oppure no.

    Il web e le professioni ad esso legato offrono questa grande opportunità, anche se credo che in futuro ci sarà sempre più spazio anche per altri lavori, che ora magari non si svolgono usando un computer o la tecnologia.

    Buon nomadismo digitale a tutti 🙂

    • Ciao Eleonora, grazie di cuore per il tuo contributo e per aver condiviso la tua visione dell’essere Nomade Digitale.

  • Premesso che la gente ha paura dell’ignoto o del “non ben definito” e quindi, deve etichettare per forza, il mondo intero, per non stare in ansia, sono assolutamente d’accordo con quello che ho appena letto: categoria di professionisti che usano le nuove tecnologie per crearsi una indipendenza economica e psicologica da modelli pre-costituiti che ti obbligano consciamente o meno a fare quello che vuole il sistema e non quello che vuoi tu.

    Ultimamente ho notato anche io che qualcuno ha deciso di decidere chi, quando e se, meriti il titolo di “Nomade Digitale”.

    Personalmente me ne frego, ignoro totalmente alla grande e consiglio di fare altrettanto a tutti quelli che vogliono “entrare in questo mondo piu libero e piu’ giusto”. Informatevi e procedete x il vostro cammino.

    Io ho 47 anni, non viaggio tutti i giorni e non vivo da Hippy, semplicemente, quando posso, mi creo progetti che gestisco con un computer ovunque ci sia un wifi ovvero uso le nuove tecnologie a mio piacimento. Mi sposto per tempi lunghi, mi affitto una casa o una stanza dove voglio vivere e “progetto”. Quando i soldi finiscono, torno a fare il dipendente e poi riprendo il mio cammino ergo faccio un po’ come mi pare a me visto che parliamo della mia vita.

    Il titolo di Nomade Digitale me lo sono auto-conferito, non mi faccio certificare da “altri guru” e visto che faccio Informatica e mi occupo di Tecnologia da quando avevo 13 anni, vediamo un po’ chi mi viene a dire se sono o no un Nomade Digitale o se ho le “caratteristiche e le competenze” per esser ufficialmente “etichettato” come nomade digitale da questi ultimi “geni della label 2.0”.

    Buon Nomadismo Digitale a tutti e, come dice Alberto, non fatevi dire da nessuno, mai, chi siete e cosa dovete fare.

    La vita e’ una sola e, sopratutto, e’ vostra !

    Awakele e anke Aloha !

    • Ciao Fabbrizio, grazie di cuore per la tua testimonianza e per aver condiviso la tua visone e il tuo modo di essere nomade digitale.

  • Cristian Barbarino

    Come in tutte le cose, ognuno si crea una “maschera” per apparire o essere quello che in realtà non è… e allora che tu sia “nomade” come da definizione o “imprenditore”, la cosa importante è che prima del FARE venga L’ESSERE.
    Bravo Alberto, come sempre, i tuoi articoli fanno riflettere e rispecchiano il “qui e ora” 😉

    • Grazie Cristian per il tuo contributo alla discussione e per il tuo feedback, molto apprezzato.

      • Ciao Alberto, grazie a te per quello che fai e scusa per aver sbagliato nome! Presa dalla risposta ho riportato quello della persona che ha commentato prima! Buona continuazione. Vi seguo online.

  • Lucia Merico

    Caro Alberto, grazie per il tuo articolo che ho letto con molto interesse. Per me Nomadi si nasce, con quella voglia di esplorare e conoscere, partendo da dove poco importa. Certo, prima dell’avvento di una tecnologia che ti mette in contatto col mondo intero stando comodamente seduto dove più ti piace, essere nomadi era certamente un po’ più elaborato, a volte faticoso. Digitalmente parlando, ora potrebbe sembrare un po’ più semplice, anche se io credo non sia proprio così. Ciò che accomuna i due aspetti è sicuramente la voglia di essere artefici della propria esistenza, quella spinta a lasciare una traccia del proprio passaggio. Ma, soprattutto, la meravigliosa opportunità di essere liberi, non tanto di scorrazzare per il mondo (anche se trovo che sia meraviglioso) quanto di scegliere in ogni momento chi essere e cosa fare per avere. E’ come scrivi tu: questione di priorità. La tua definizione di Nomadi Digitali suona come una missione, e mi piace molto 🙂 Lucia

    • Ciao Lucia, grazie di cuore per il tuo contributo e per il tuo feedback. Condivido la tua visione, sopratutto quando dici che “nomadi si nasce”, ma personalmente ritengo che è proprio grazie ad Internet e alle nuove tecnologie mobili che l’uomo stia pian piano riavvicinandosi ad una delle sue più ataviche condizioni, il “nomadismo” , intesa come aspirazione al cambiamento, alla scoperta, al movimento. Già Herbert Marshall McLuhan, negli anni ’70, nella sua interpretazione degli effetti prodotti dalla comunicazione sia sulla società, sia sul singolo, aveva già immaginato nomadi che si spostavano da una parte all’altra a grande velocità, trovando le strutture indispensabili alla sopravvivenza in ogni luogo.

  • Grazie Alberto! è davvero interessante quanto davvero questo fenomeno stia prendendo sempre più forme assolute ed oggettive.
    “Definire significa rinchiudere la sconfinata foresta dell’idea in un muro di parole.” diceva Samuel Butler che è anche colui che disse che “A parte l’uomo, tutti gli animali sanno che lo scopo principale della vita è godersela.”… 🙂
    Io ero un’aspirante nomade digitale un anno fa 😉 e oggi mi definisco tale anche se mi sento effettivamente una nomade un po’ anomala.
    Anomala perché sono, e credo che lo sarò sempre, affettivamente molto legata ad alcune persone, luoghi, amici, alla mia città, che pur non essendo Chiang Mai, o Bali, continua a mancarmi dopo ogni viaggio.
    Continuo a sentire la voglia di farmi coccolare da quelle splendide abitudini che per me non sono catene da dover spezzare per forza, non sono consuetudini da cui dover scappare.
    Non sono comodità, ma sono semplicemente il contorno della vita che ho scelto e che continuo a scegliere giorno per giorno.
    Per cui, visto che penso questo, non posso essere considerata una nomade digitale?
    Io non credo. Ma questo è il mio pensiero.
    La mia visione dell’essere nomade digitale quando ancora sognavo e bramavo di diventarlo era solamente poter essere libera di andarmene quando volevo, farlo e potermelo permettere, sia dal punto di vista economico e sia temporale.
    Poter essere libera di viaggiare, di conoscere altre culture, di perdermi in qualche città sconosciuta, di affacciarmi al mondo ed esplorare tutto quello che avevo la possibilità di vedere con i miei occhi e percepire con tutti i miei sensi.
    E poi, non credo che ci possa essere un limite di età, o di istruzione, per potersi definire tali, ma credo che purtroppo con il tempo si cade spesso nell’errore di voler definire una condizione perché purtroppo siamo spinti a farlo da sempre su tutto.
    Dalle relazioni ai sentimenti, dalle nostre capacità ai nostri ruoli, siamo continuamente spinti a doverci definire in qualche modo, e questo è un limite che ci imponiamo da soli!
    I limiti ce li poniamo sempre da soli su tutto.
    Non credo che nessuno possa dire chi può stare dentro e chi può stare fuori.
    Anche perché, è curioso ma, i nomadi digitali esistevano già quando non si conosceva ancora la parola che oggi li definisce appunto: Nomadi Digitali. 😉
    Per cui io credo che non sia giusta nessuna definizione, se non la definizione personale che spesso è veramente molto soggettiva.
    C’è chi vuole viaggiare e trovarsi ogni giorno in un posto diverso e chi per esempio, come me, ama poterlo fare quando vuole, in compagnia oppure solamente con sé stessa, per sentirsi libera di decidere di vivere tra la nebbia e la pioggia di una città del nord Italia, per scelta, perché poi ad ogni scelta corrisponde sempre una rinuncia, e quindi credo sia davvero troppo categorico voler dettare agli altri quali rinunce dover essere in grado di compiere per poter divenire ND. no? Un saluto a tutti i lettori di ND!

    • Ciao Carlotta, grazie di cuore per il tuo feedback e per aver condiviso la tua visione e la tua condizione di Nomade Digitale. Personalmente non confonderei il il nomadismo digitale con l’essere nomade, quindi io non vedo nessuna atipicità in questo tuo modo di interpretarlo. Sono perfettamente d’accordo su quello che tu affermi, ovvero sulla libertà di poter vivere questa condizione in base alle proprie esigenze personali. Io non credo però che il problema non sia nel dare o meno delle definizioni. Io penso sia giusto provare a definire e comunicare delle tendenze che possono avere risvolti importanti nella vita del persone, ma proprio per questo la cosa più importante è farsi guidare dal buon senso, non dalla ragione.

    • Ciao Carlotta, grazie di cuore per il tuo feedback e per aver condiviso la tua visione e la tua condizione di Nomade Digitale. Personalmente non confonderei il nomadismo digitale con l’essere nomade, quindi io non vedo nessuna atipicità in questo tuo modo di interpretarlo (atipico rispetto a chi?). Sono perfettamente d’accordo su quello che tu affermi, ovvero sulla libertà di poter vivere questa condizione in base alle proprie esigenze personali. Io non credo però che il problema sia nel dare o meno delle definizioni. Io penso sia giusto provare a definire e comunicare delle tendenze che possono avere risvolti importanti nella vita delle persone, ma proprio per questo la cosa più importante è farsi guidare dal buon senso, non dalla ragione.

  • Giuseppe Cocco

    AD OGNI EPOCA LA SUA ARTE, ALL’ARTE LA SUA LIBERTA’.

    Filosofo, preferisco considerarmi un ASCETA DIGITALE, Come artista sono sempre stato fuori dal coro, libero dal peso dell’omologazione sociale; amo vivere lento, consapevole, padrone del mio tempo da dedicare all’arricchimento culturale e alle persone che lungo la strada della vita hanno bisogno di me.

    Libero da schiavitù consumistiche, e del tempo, grazie al digitale, continuo ad essere me stesso con una marcia in più.
    Osservo, contemplo, medito, racconto con immagini artistiche, viaggi in Italia, la mia Penisolabella, luoghi e territori di cui un artista non può fare a meno, come i pesci dell’acqua.

    La mia bottega è l’Italia minore con la M maiuscola con le sue identità territoriali materiali ed immateriali, il genius loci, più grande giardino emozionale diffuso.

    Opero alternativamente, scattando foto anche di prossimità, e lunghe sedute chiuso nel silenzio del mio studio, ad elaborare, pubblicare e condividere online, aggiornandomi e confrontandomi con la rete.

    • Ciao Giuseppe, grazie mille per il tuo contributo!

      • Giuseppe Cocco

        Ho dimenticato di ringraziare te Alberto, per ciò che hai scritto che condivido e sottoscrivo appieno, e non sarei riuscito ad esprimere con altrettanta sintetica chiarezza

        • Grazie a te Giuseppe per il tempo che hai dedicato a leggerlo e commentarlo.

  • Giampiero

    Fondamentalmente , dal 2007 , ero già un nomade digitale inconsapevole , mi spiego , hò un agenzia turistica , che per 10 anni hà avuto sede fissa a Roma , con l’arrivo della crisi (vera o supposta che sia) pian piano hò dovuto lasciare l’ufficio ( fortuna di cui non subito mi sono accorto) e appartamento in affitto a Roma ( sono Calabrese) e rientrare nella Mia Terra natia , seppure tra alti e bassi , lavorando in giro per l’Italia in Hotel-Villaggi Turistici , hò iniziato a lavorare appunto in qualunque posto mi trovassi , semplicemente portando con Me un laptop e un telefono , bene , hò preso coscienza di questo Mio essere “Nomade” solo da poco tempo , infatti mi sono “sorpreso” a lavorare in una baita a 2000 metri di altezza con una bufera di neve in corso , oppure innanzi al mare ,sotto un “tucul” , o a casa dei Miei genitori , piuttosto che in un Cafè …. hò 48 anni e hò preso coscienza di questo Mio “status” da poco tempo….mi rammarico per il tempo perso ma…spero questo mi dia la forza di continuare nell’essere un “nomade digitale”

    • Ciao Giampiero, grazie mille per il tuo contributo! Secondo me tu hai centrato in piano un aspetto del nomadismo digitale su cui pochi riflettono. Molto spesso noi viviamo di abitudini e ci sentiamo sicuri in un determinato contesto solo perchè lo conosciamo, ci è familiare e anche se non ci piace continuiamo a viverlo perchè il cambiamento ci spaventa. Ma quando veniamo gettati fuori, a volte in maniera improvvisa da questa zona di comfort, spesso scopriamo di avere molte più capacità, talento, spirito di adattamento di quello che pensavamo di possedere e ci troviamo a vivere situazioni inaspettate che ci avvicinano a quello che in fondo abbiamo sempre desiderato essere…più liberi e più leggeri.

      • Giampiero

        Esattamente Alberto , inoltre, la famosa e dannata (scusa per il termine)”Zona di comfort” altro non è , a differenza del nome una prigione mentale che ci creiamo (e ci creano ad arte le sovrastrutture della moderna società) e dalla quale è molto difficile sfuggire

        • Si Giampiero, è difficile ma non impossibile!

  • Sara

    Grazie Alberto per il tuo articolo, fa sempre bene fermarsi un po’ a pensare, definizioni o meno… Condivido in pieno la tua enfasi sulle priorità, sui valori, sul modo in cui scegliamo di vivere: è quello che ci definisce come persone, e probabilmente l’essere nomadi digitali è lo strumento che abbiamo per realizzare quello che abbiamo scelto di essere…

    • Ciao Sara, grazie mille per il tuo contributo! Sono pienamente d’accordo con te, il vero obietto è diventare quello che abbiamo scelto di essere!

  • Pingback: Nomadi digitali: questi sconosciuti - Simona Camporesi()

  • Articolo davvero motivante; mi sono posto l’obiettivo di diventare un Nomade Digitale e non desisterò fino a quando non l’avrò raggiunto!! 🙂 Vincenzo

  • Simone Spagnolo

    Sono assolutamente d’accordo e mi considero un aspirante nomade digitale.
    Ho una famiglia e bambini che crescono non mi interessa lavorare su una spiaggia tropicale, ma concedere più tempo agli affetti e alle cose che mi piacciono e un po meno al lavoro. ..

    • Grazie Simone per il tuo contributo alla discussione! In grande in bocca al lupo per tutto e a presto.

  • Vero, eppure. Il tema mi appassiona e condivido il 98% dell’articolo soprattutto quando parli di un nomadismo che non è per forza quello di chi vive per strada e ne sono così convinto che penso che il nomadismo digitale dovrà, prima o poi, colpire anche chi oggi non lo è, non lo vuole e non pensa di esserlo. Penso agli immensi spazi delle capitali che sono occupati da uffici, schedari e persone che praticano un lavoro di servizio. Penso all’abbandono della carta che comporta anche l’abbandono de posto dove la si custodisce e che per i miei figli di 9 e 12 anni non è assolutamente una cosa che non succederà mai.
    Dunque oggi nomade digitale è chi questa cosa la fa già o vorrebbe farla.
    Definizioni: sono le cose che spesso creano discussioni per dirsi fondamentalmente cose simili o l’esatto contrario però ne abbiamo bisogno. Però poi non ci arrabbiamo se non corrispondono a quelle che pensiamo noi!
    Il nomade digitale all’inizio dell’articolo beve caffè e lavora dalla giungla, una signorina va in spiaggia al tramonto con il suo laptop ( che non teme ne l’acqua ne la sabbia ) . Queste sono definizioni che disegnano un immagine romantica e poco vera ma quella che i vecchi media amano replicare. Certo illustrare questo post con la foto di un tizio che lavora col suo laptop in cucina non sarebbe stata la stessa cosa. ( leggici ironia non critica )
    Comunque per quando i “nomadi digitali” saranno milioni e la definizione non starà più a chi lo è ma legge un accezione negativa nel termine nomade… dovrai aver trovato un altro nome dominio.
    Grazie per il bell’articolo.

    • Ciao Giordano, grazie mille per il tuo contributo a questa discussione!

  • Ciao Cristian e grazie per questo articolo.Vi seguo da molto e un passo dopo l’altro mi sto avvicinando alla realizzazione del mio nomadismo digitale nel pensiero oltre che nella professione. Sono perfettamente d’accordo con ciò che dici sul fatto che si tratta di scelte, responsabilità e priorità. Nella nostra epoca abbiamo la fortuna/sfortuna di vivere nell’incertezza lavorativa e nel sovraccarico di stimoli e informazioni. Un corto circuito che però ispira molti di noi a scegliere di tornare all’essenza del vivere. Così stiamo ritrovando i valori che appartengono all’umanità e vanno al di là dei limiti geografici e culturali. Talento, creatività, passione, qualità di vita fatta di relazioni, collaborazioni e arricchimento reciproco. Ben oltre e più del mero scambio di denaro online. Persone nella loro bellezza e unicità che scelgono di scendere in campo e portare il loro contributo.

    • Ciao Barbara, grazie a te per questo tuo feedback, per il tuo contributo e per aver espresso la tua visione personale che mi sento di condividere pienamente.
      PS** in realtà io mi Alberto non Cristian.

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  • Natalie Maida

    Mi piacerebbe essere una nomade digitale e tu con il tuo articolo mi hai aperto gli occhi e rassicurato moltissimo. Ma io sto studiando per Scienze del turismo, come potrei conciliare lavoro e viaggio? Sono una persona molto libertina che ogni tanto sente il bisogno di allontanarsi da tutto e tutti indipendentemente dalla persona che ho accanto e dall’affetto che provo per lei, quindi questo sarebbe il mio paradiso. Ma io rientro nella categoria? Hai qualche consiglio da darmi?

    • Ciao Natalie, comprendo le tue esigenze e penso che il lavoro in remoto sia una grande opportunità per slegarsi dai tradizionali schemi di vita e di lavoro e conquistarsi la libertà di vivere e lavorare ovunque. Avere la possibilità di lavorare ovunque significa potersi spostare altrove se e quando ne senti il bisogno senza dover chiedere il permesso a nessuno per poterlo fare. Non vedo quale sia il motivo per il quale tu non debba rientrare nella categoria”. Nessuno di noi nasce imparato, tutto si può fare nella vita, basta volerlo! L’importante è porsi degli obiettivi chiari ed essere fortemente motivati a realizzarli.

      Un consiglio che voglio darti è quello di uscire prima possibile dalla logica del: “ho questo titolo di studio, come posso sfruttarlo per conciliare lavoro e viaggio”. Purtroppo è finita l’era del lavoro sicuro e garantito, oggi quello che conta veramente è diventare eccellente in qualcosa. La tendenza attuale è sempre di più quella di essere pagati perchè siamo in grado di risolvere problemi o soddisfare bisogni reali e specifici, e non per il tempo che passiamo in dietro una scrivania, o per il titolo di studio che abbiamo acquisito.

      Quello devi fare è abbracciare il cambiamento e capire come sfruttare quelle che sono le tue competenze ( quello che tu sai fare perchè lo hai appreso ) , le tue passioni ( quello che ti piace e ami fare veramente) i tuoi talenti e abilità naturali ( quello che ti riesce spontaneo fare) per creare valore, ovvero qualcosa che sia realmente utile per soddisfare le esigenze e i problemi specifici ad un gruppo di persone che hanno quel bisogno da soddisfare.

      Ti consiglio di leggere anche questi articoli che possono aiutarti a ragionare nel modo giusto:

      http://www.nomadidigitali.it/motivazione-e-cambiamento/abbracciare-il-cambiamento-dal-capitalismo-al-talentismo/

      http://www.nomadidigitali.it/motivazione-e-cambiamento/diventare-nomade-digitale-da-dove-iniziare/

      http://www.nomadidigitali.it/motivazione-e-cambiamento/vuoi-diventare-nomade-digitale-smetti-di-cercare-e-agisci/

      Spero di esserti stato minimamente di aiuto e ti auguro una buonissimo week end.

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