Nomade Digitale: Una Vita a Sognare al Contrario

Non tutti i cambiamenti avvengono all’improvviso e non tutti i nomadi sono subito digitali. Ti racconto la mia storia

Ilaria Cazziol: Da sempre al posto fisso preferisco l’idea di un lavoro che mi permetta di viaggiare e di godere della mia libertà. Amo la comunicazione digital e dopo qualche intenso anno in un’agenzia ho deciso che volevo realizzare i miei sogni: così mi sono messa in viaggio, scrivendone su viaggiosoloandata.it e facendo copywriting, SEO e traduzioni come freelance.

Pubblicato il: 18 luglio 2017 | Categoria:

Potrei iniziare questo mio primo articolo per Nomadi Digitali, praticamente un sogno che si realizza e un simbolo di quello che sto provando a realizzare ancor prima di esserci riuscita, scrivendo la storia toccante e strappalacrime di come io mi sia svegliata una mattina e, grazie ad un’illuminazione folgorante, abbia deciso di cambiare vita. Potrei scrivere di come per anni mi sia sentita inconsapevolmente in gabbia, frustrata dal mio ruolo nella società, infelice e inadeguata.

Potrei – ma non lo farò perché, nel mio caso, sarebbe una bugia. Certe persone sanno semplicemente da sempre di voler essere nomadi, per un periodo o per una vita. Per qualche strano caso, poi, si ritrovano ad essere anche digitali.

E infatti eccomi qua, insieme ad un compagno più pazzo di me, con il quale ho fatto per molti anni un percorso parallelo, che ci ha portati ad influenzarci a vicenda e a condividere questo sogno di vita, in procinto di partire per un viaggio “verso est” via terra e “verso il nomadismo digitale” via computer!


Una Ragazza con la Valigia

La prima volta che mi hanno chiamata “ragazza con la valigia” avevo 15 anni, e quel soprannome mi è rimasto addosso come un marchio: una vita ad innamorarmi di ragazzi lontani, a studiare da fuorisede, a cercare la mia affermazione e felicità in viaggi e periodi più o meno lunghi all’estero. Una vita da nomade, insomma, l’ho sempre avuta a mio modo, l’ho sempre involontariamente cercata, o forse lei ha sempre trovato me.

Mi sono sempre sentita a casa il più lontano possibile da essa. Ho sempre trovato me stessa, come persona e come donna, lontano dalla me stessa di ogni giorno, nei momenti di difficoltà in cui, da sola e lontano dalla mia comfort zone, scoprivo di essere più forte di qualsiasi cosa mi venisse incontro.

Ma mai avrei pensato che potesse esistere un nomadismo “strutturato”, che questa cosa potesse per me essere un’opportunità di vita. Mai, finché non ho avuto la mia personale (e lenta) forma di illuminazione: conoscere Workaway, e tutti gli altri siti di sharing economy, mi ha permesso di scoprire una modalità di viaggio completamente diversa e totalmente “immersiva”.


Viaggiare Slow…

In un’estate particolarmente lunga e solitaria, alla ricerca di un modo di fare volontariato che non mi costasse più di una vacanza alle Maldive, ho scoperto questo sito che permetteva di scambiare vitto e alloggio con poche ore di lavoro al giorno. Lavori incredibili con persone straordinarie, come una coppia di inglesi che si era trasferita nel sud del Portogallo per salvare cavalli abbandonati, una donna disabile che aiutava persone in difficoltà grazie all’ippoterapia, una famiglia sudafricana che aveva aperto un centro olistico per il tempo libero in Spagna. E molto, molto altro!

Mi si è aperto davanti un mondo di viaggi slow, di contatto intimo con le persone del luogo, di gesti condivisi e aiuti concreti alla comunità locale. E soprattutto, un mondo di viaggi lunghissimi! Ho iniziato a conoscere persone che viaggiavano da mesi, a volte da anni, spendendo pochissimo e arricchendosi tantissimo (soprattutto culturalmente). Un mondo di nomadi, come me.


…e Lavorare Nomade

Da lì il passo è stato breve, almeno nei termini di un’intera vita.

Mentre una parte di me sognava la fuga, l’altra studiava per avere una carriera delle più classiche: laurea in economia, master in marketing, lavoro in un’agenzia di comunicazione, specializzandomi nella comunicazione digitale. Il mio sogno di fuga veniva continuamente rimandato, fino a quando, il giorno della consegna dei diplomi di master, davanti ad una serie interminabile di testimonianze di ex studenti che raccontavano della loro vita in azienda, mi sono detta: “un giorno salirò io su quel palco, e racconterò alla futura me che esiste un modo alternativo di vivere e di lavorare, un modo diverso di cercare la felicità”.

Il seme del percorso era stato piantato, mancava solo una data. Che è arrivata quando, assunta nell’agenzia in cui avevo fatto lo stage, mi è stato fatto un contratto di 17 mesi. E ho deciso, anzi abbiamo deciso, che quella era la scadenza: non avremmo rimandato oltre i nostri sogni.

Conoscevo il sito Nomadi Digitali già da anni, interessata e stimolata dalle gesta di queste persone coraggiose che abbandonavano lo stile di vita tradizionale per cercare la propria realizzazione personale e professionale altrove, armati solo del proprio computer e di tanta grinta. Ma quando, lavorando nella mia agenzia, mi sono trovata a collaborare proprio con Alberto Mattei, ho capito che la vita mi stava dicendo qualcosa. O meglio mi stava confermano ciò che già sapevo.


Unire i Puntini

Ed eccomi qui, a scrivere proprio su questo sito…una delle mie frasi preferite in assoluto, quella che riassume meglio il mio pensiero e la mia logica, è stata pronunciata da Steve Jobs in uno dei suoi più famosi discorsi. Dai, lo so che è scontato, ma almeno non si tratta di “stay hungry, stay foolish” 😉

La frase in questione è:

“You can’t connect the dots looking forward; you can only connect them looking backward. So you have to trust that the dots will somehow connect in your future. You have to trust in something — your gut, destiny, life, karma, whatever”.

È la forma più strutturata e meglio espressa che io sia riuscita a trovare di quello che penso: quando mi guardo indietro e cerco nella mia vita i motivi che mi hanno portata qui, oggi, a scrivere questo articolo, vedo chiaramente una serie di passi che sembrava totalmente casuale ma che, in qualche modo straordinario e assurdo, hanno giocato in maniera perfettamente concatenata al raggiungimento di questo punto.

E ora che mi trovo a guardare, con non poca ansia e timore, al percorso che ho deciso di intraprendere, un viaggio solo andata (come dal nome del blog) via terra verso l’Asia, dopo aver messo via i soldi per farlo per quasi due anni, senza un lavoro sicuro davanti ma con solo tanta passione per la scrittura, ho dei momenti di sconforto.

Vorrei fermare tutto, rimangiarmi quello che ho deciso, rinnegare il mio sogno, scendere dalla giostra e vivere la vita più classica possibile, mutuo compreso! Ma poi ripenso a quelle parole, a come abbiano funzionato perfettamente fin qui. E allora faccio un respiro profondo, chiudo gli occhi e mi dico: “si parte!”.

Chi vuole seguire i puntini con noi?



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