Lavoro Digitale: Riflessioni Generali Sulla Qualità e Sulla Modalità del Lavoro da Remoto

In questo post vorrei rispondere ad alcuni dubbi, perplessità e domande che mi sono state rivolte più volte da quando svolgo un lavoro digitale e ho scelto di vivere da nomade digitale.

Elvio Rocchi: Da tre anni vivo sei mesi in Italia e sei in sud America. Sono un (“ex”) ingegnere che ha rinunciato al suo lavoro per fare il musicista. Per sette anni ho girato Italia e l'Europa grazie a questa grande passione, poi ho sentito il desiderio di andare oltre. La scoperta della meditazione ha guidato il cambiamento, grazie al web organizzo seminari e concerti ovunque io vado.

Pubblicato il: 16 ottobre 2018 | Categoria:

Da quando lavoro da remoto e faccio il nomade digitale ci sono delle domande che mi sento sono state rivolte più volte e che – devo ammetterlo – qualche volta, sono anche “frullate” nella mia testa.

Tali quesiti ruotano intorno ad alcune perplessità e dubbi sulla modalità di svolgimento di questa tipologia di lavoro digitale e di questo stile di vita e, se le dovessi tradurre a parole, estrapolandole da discorsi un po’ più complessi in cui sono sorte, le riassumerei più o meno così:

  • Ma non ci si annoia a passare così tante ore davanti al computer?

  • Non preferiresti passare tempo in mezzo alla natura?

  • Tra lavoro da casa e tempo al pc, non c’è rischio di ritrovarsi a essere soli?

Si tratta dunque di una serie di timori e supposizioni sul lavoro digitale che a mio parere sono piuttosto infondati, ma bisogna riconoscere che, come in tutte le leggende, c’è sempre un fondo di verità.

Ad esempio, è vero che si passa tempo al computer?

In quanto lavoratori digitali sarebbe ben difficile che ciò non accada. Ed è anche vero che, in qualche misura, ci si può ritrovare a lavorare da casa ed anche da soli.

Ma siamo sicuri che si tratti di un vero problema?

E se invece, in tal modo, la qualità della nostra vita migliorasse?

Credo che fare chiarezza su questi punti sia importante, soprattutto per chi è al primo approccio con un lavoro in ambito digitale. C’è bisogno, però, di maggiore chiarezza, pertanto, andiamo ad approfondire questi punti, esaminandoli uno per uno.


Quelle Lunghe Ore di Fronte al PC

Effettivamente, una certa quota di tempo di fronte al computer, lavorando nel digitale, lo passeremo.

Lavorare in questo ambito significa, in genere, avere un proprio sito, gestire pagine social, in certi casi anche curare siti e profili social di clienti e così via.

Dal computer, insomma, non si prescinde.

Non tutte le ore che dedichiamo al nostro lavoro, però, le passiamo di fronte ad un monitor. Se già non l’hai fatto, ti invito a prendere visione della pagina contributors del nostro sito.

Ti salterà all’occhio una cosa: che i nostri profili professionali sono molto diversi, l’uno dall’altro.

Si può lavorare come nomadi digitali svolgendo “tipiche” professioni del web, ad esempio come social media manager, blogger, web designer, copywriter e così via ma, in realtà, lo si può fare anche svolgendo attività “lontane” dal mondo di Internet quali, ad esempio, il personal trainer, il fotografo, il video-maker, l’insegnante di yoga, lo scrittore, il traduttore e persino il commercialista.

Avevo idea, inizialmente, di inserire tutto il ragionamento all’interno di un unico paragrafo, ma credo che la pregnanza di questo concetto meriti un titolo a parte, quindi ci tengo a sottolineare che…

…Qualsiasi lavoro (o quasi) può essere “digitalizzato”

Ecco, questo è un punto di fondamentale importanza, di cui ho già parlato in passato, ma che vorrei, oggi, riprendere ed approfondire. (Leggi anche: “Lavorare come nomade digitale: si, ma come?”)

L’idea è la seguente: il web è una vetrina attraverso cui mostrare le proprie capacità professionali ed è anche un mercato attraverso cui si possono offrire i propri prodotti o servizi. Molte più professioni di quanto si pensi, potrebbero avere uno sbocco sul web.

Se fai il personal trainer potresti decidere di creare un video-corso in cui dai lezioni di fitness e venderlo direttamente a persone che vogliono allenarsi a casa.

Se sei un commercialista e senti lo studio in cui lavori ti va stretto, potresti offrire le tue consulenze tramite un servizio di video-chiamate.

E se fai il musicista potresti scoprire che raccontare la tua storia tramite un blog in cui vendi direttamente le tue canzoni, è più conveniente di tentare di vendere i cd ai tuoi concerti.

E già mi sembra di sentire un’obiezione che si leva dopo aver letto queste ultime parole, che potrebbe suonare più o meno così:

“si, ma vuoi mettere la soddisfazione del contatto diretto col pubblico?”

Obiezione sensata, se non che…

…Una cosa non esclude l’altra!

Proprio così: nessuno ti vieta di affiancare le esperienze “di persona” a quelle che svolgerai sul web.

Lavorare tramite il digitale non significa che non si faranno più esperienze nel “mondo reale”, ma semplicemente che si aggiunge a ciò che già si fa la possibilità di espandere la propria attività raggiungendo persone lontane.

Detta così cambia, la faccenda, non è vero?

Ma non è ancora tutto. Come ti dicevo all’inizio di questo post c’è anche chi è preoccupato dell’aspetto del lavoro da remoto.


“Ma Non ti Annoi a Lavorare da Solo, a Casa”?

In primis, c’è da dire che un nomade digitale non lavora necessariamente da casa; potrebbe farlo, ad esempio, in uno spazio di co-working.

Inoltre, il lavoro da remoto non è una prerogativa dei professionisti digitali.

La mia ex-compagna, ingegnere presso una multinazionale del campo delle telecomunicazioni, ingaggiò un vero e proprio braccio di ferro con la sua azienda, per poter lavorare da casa.

Il suo team si occupava di controlli sulla qualità dei segnali wi-fi e sulle antenne dei cellulari, dunque lei riusciva a seguire il lavoro del suo gruppo a distanza, grazie a un telefono e a un computer.

Il vantaggio, per lei, è che avendo un figlio, quella modalità di lavoro, le permetteva di avere più tempo per stare con lui, senza venire meno ai propri impegni professionali.

Ricordo che tante persone sono pendolari e spendono anche due o tre ore al giorno per recarsi e rientrare da lavoro.

Ciò detto, ci sono nomadi digitali che si dedicano a tenere corsi in aula, seminari o conferenze.
C’è chi si dedica al turismo e accompagna lui stesso i turisti in viaggio; il web (e l’eventuale lavoro da casa), in quel caso, serve per far conoscere la propria attività, ed anche per la promozione stessa degli eventi.

La misura in cui coniugare queste due dimensioni (lavoro vissuto in prima persona e lavoro da remoto) dipenderà essenzialmente dalle scelte professionali di ognuno (e, ovviamente, dagli esiti di queste ultime).

Ci terrei anche a sfatare un mito duro a morire.

Fare il nomade digitale vuol dire stare sdraiato in qualche bella spiaggia tropicale mentre produci renditi automatiche.

Diciamo che in teoria questa situazione sarebbe potenzialmente possibile.

Pensiamo ad un blogger che riesce a scrivere un libro di successo.

Effettivamente, mentre gli utenti ordinano il suo libro su qualche marketplace o scaricano l’ebook dal suo sito, il nostro amico blogger, potrebbe prendere la tintarella e bersi in tutta tranquillità un mojito.

Ma quanto durerà questa situazione?

Anche i migliori libri, le canzoni più famose, i prodotti digitali più innovativi, prima o poi, smetteranno di vendere. E ci sarà bisogno di aggiornarli o creare qualcosa di nuovo.

Inoltre, per la mia piccola esperienza personale, posso dire che il momento in cui un prodotto (corso, ebook, canzone, ecc.) viene venduto, il lavoro si intensifica: ci sono infatti clienti o lettori che mandano e-mail, lasciano commenti, fanno domande al servizio di vendita e così via. Insomma se vuoi che il tuo business online funzioni devi dedicare una buona parte del tuo tempo alle relazioni con i tuoi clienti e con il tuo pubblico.

A costoro bisogna rispondere e condivido volentieri un’informazione di tipo strategico: avere una comunicazione costante, seria e sincera con le persone che ti seguono, è una delle chiavi del proprio successo.

E così, come vedi, l’immagine stereotipata del fortunato nullafacente sulla spiaggia, si allontana sempre di più.

È vero, però, che lavorare in ambito digitale garantisce ampi margini di libertà: di spostamento, di gestione del proprio tempo, di autonomia e indipendenza personale.

Forse non passerai mesi e mesi su una spiaggia senza fare nulla…ma sulla spiaggia, se sarai bravo, ci potrai effettivamente andare e dedicare magari solo mezza giornata al tuo sito e alla tua attività.

Avrai contatti sociali, non sarai solo e non passerai intere giornate davanti al computer.


Lavorare a Contatto con la Natura

C’è, infine, un’obiezione piuttosto curiosa che mi è stata rivolta. Il fatto che mi sia stato detto varie volte, mi ha fatto pensare che potesse essere il caso, di inserire un veloce chiarimento anche su questo punto.

Ci sono persone, infatti, che mi hanno detto che è “alienante” passare tante ore tra 4 mura, di fronte al pc. Meglio un lavoro a contatto con la natura – dicono.

Riflettendoci un attimo, la prima risposta che mi viene è: ma quanti lavori “classici” permettono di lavorare in mezzo alla natura?

Credo di non sbagliarmi se affermo che la maggior parte delle attività professionali si svolgono all’interno di uffici, magazzini, esercizi commerciali, fabbriche, ecc. ecc.

Pertanto, a meno che tu non faccia la guardia forestale, l’agricoltore o il maestro di sci, difficilmente il lavoro non-digitale che svolgi, lo svolgerai all’aria aperta.

È però vero che, in effetti, da nomade digitale, potrai organizzare il tuo lavoro come meglio credi e, dunque, perché no, anche svolgerne una parte in mezzo alla natura.

E se non ci credi ti porto la mia testimonianza: io lo faccio!

Una parte della mia attività, infatti, consiste nello scrivere articoli, editing di foto e video, analisi e organizzazione di informazioni che emergono dai consulti che svolgo.

Ebbene, sai cosa ho deciso?

Ogni qual volta è possibile, prendo sottobraccio il mio mac, salgo sulla moto, e vado a svolgere tutto questo “en plein air”, proprio come i pittori impressionisti.

Non avviene tutti i giorni, certo.

Però, ti posso assicurare che una giornata o due alla settimana, passo almeno un pomeriggio in qualche “ufficio a cielo aperto”.

Complice il clima della regione in cui vivo (la Sicilia), questo è possibile praticamente nove mesi l’anno. Nei periodi in cui sono in Toscana l’arco temporale in cui si può fare si restringe, ma ho trovato comunque i miei spazi di lavoro proprio in mezzo alla natura, precisamente sulle Alpi Apuane, poco sopra la città di Carrara.

In conclusione, possiamo dire che:

  • Lavoro al computer: si, sicuramente non manca, ma a seconda delle scelte che facciamo esso può essere tantissimo oppure relativamente poco.

  • Vita in solitudine vs vita sociale: dipende dal tipo di attività svolta, anche in questo caso si potrebbe avere il caso di un nomade digitale che svolge tantissima vita sociale (ad esempio, un travel blogger o un organizzatore di eventi).

  • Lavoro nel chiuso di un ufficio vs lavoro all’aria aperta: anche in questo ultimo caso, diciamo, ci sono dei margini per fare si che sia possibile passare almeno una fetta del proprio tempo respirando aria pura.

E, in effetti, nessuno vieterebbe ad un maestro di sci o a una guida alpina di promuovere la propria attività online. A quel punto, lavorando bene, potrebbero bastare anche poche ore ogni sera per poter poi lavorare tranquillamente tutti i giorni in mezzo a panorami mozzafiato.


Foto credit: Shutterstock



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