Lavorare da Nomade Digitale: in Viaggio o Anche da Casa?

Vorrei raccontarti la mia esperienza da nomade digitale in viaggio, per scoprire quelle che sono state le maggiori difficoltà e quello che penso della mobilità costante per un professionista che lavora in remoto.

Ilaria Cazziol: Da sempre al posto fisso preferisco l’idea di un lavoro che mi permetta di viaggiare e di godere della mia libertà. Amo la comunicazione digital e dopo qualche intenso anno in un’agenzia ho deciso che volevo realizzare i miei sogni: così mi sono messa in viaggio, scrivendone su viaggiosoloandata.it e facendo copywriting, SEO e traduzioni come freelance.

Pubblicato il: 9 gennaio 2018 | Categoria:

Un anno fa, come ti ho già raccontato, mi stavo preparando a partire per un viaggio, anzi, il viaggio, il mio viaggio solo andata.

Oltre a sognare mete lontane ed esotiche, il motivo principale che spingeva i miei passi era più sottile: sognavo la libertà, la possibilità di vivere con le mie passioni, di auto-determinare il mio tempo.

Sognavo il nomadismo digitale, quello un po’ romanzato, un po’ folle, quello in cui si lavora su una spiaggia assolata da un’amaca, per quanto possa essere scomodo e buono solo per scattarsi una foto di rito. In fondo, lo ammetto, lo sognavo.

Adesso che siamo tornati (almeno per un po’!) e che ho provato le gioie e i dolori del nomadismo digitale in viaggio, vorrei raccontarti la mia esperienza e cosa penso di aver capito su questo stile di vita.


Viaggiare Velocemente

Il nostro piano era articolato ma semplice: volevamo viaggiare e lavorare quanto possibile durante questo periodo, spostandoci attraverso l’Asia lentamente per raggiungere il sud-est asiatico, e lì fermarci più a lungo a lavorare.

E ci siamo riusciti, devo dire: negli ultimi 5 mesi abbiamo viaggiato dalla Russia alla Tailandia, spostandoci principalmente via terra e mare, e abbiamo lavorato online sfruttando le nostre competenze digitali, per riuscire non tanto a guadagnare uno stipendio pieno, ma quantomeno a contenere le spese.

Io non ero nemmeno sicura che il lavoro che sognavo di fare, esistesse e venisse pagato: sognavo di scrivere, di scrivere di qualunque cosa, e quasi per gioco ci sono riuscita, sono diventata copywriter freelance.

Ho scritto da camere di albergo, da treni, da navi, da aerei, da letti a castello in ostello, da dentro una tenda, e ok sì, anche da una spiaggia (ma non da un’amaca, è davvero troppo scomodo!).

Ma guardando indietro capisco che questo viaggio è stato lento dal punto di vista degli spostamenti, ma velocissimo sotto ogni altro. Troppo per mettersi comodi, per sentirsi a proprio agio in una stanza, per prendersi il proprio tempo, per lavorare. Abbastanza per potersi considerare “nomadi”, ma decisamente troppo poco per essere nomadi digitali.

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Il Nomadismo Digitale in Viaggio

In fondo lo sapevamo anche prima di partire, ma ci siamo presto resi conto che il nomadismo digitale in viaggio ha bisogno di essere davvero lento, anzi, direi quasi statico. Non facevamo in tempo ad arrivare in un ostello con una buona connessione a Internet, che già dovevamo partire.

Cercavamo un buon bar da dove lavorare e, dopo averne girati 10, lo trovavamo il giorno prima del treno successivo. E puntualmente, nei posti in cui ci eravamo prefissi di fermarci a lavorare, scoprivamo che la connessione Internet era pessima o che c’era qualche altro problema a cui non avevamo pensato. Con il risultato di frustrarci e stancarci il doppio!

Certo, abbiamo visitato tantissime cose, dal punto di vista turistico non avremmo potuto chiedere di meglio. Ma probabilmente avremmo dovuto metterci in testa fin da subito che un turista non è un nomade digitale, e un nomade digitale può essere un turista quando non sta lavorando.

Solo alla fine del viaggio abbiamo trovato la nostra dimensione: in un bungalow in Tailandia abbiamo finalmente rinunciato a vedere l’intero Paese, e ci siamo concessi il lusso di viaggiare local, di concentrarci su ciò che avevamo vicino per rilassarci dopo una mezza giornata di lavoro, o di farci un “weekend” (magari nel bel mezzo della settimana) staccando completamente dal computer.

Certo, potremmo aver perso un sacco di attrazioni turistiche di quello splendido Paese, ma non ci siamo mai sentiti così bene nel lavorare in viaggio!


E Una Volta Tornati a Casa?

A quel punto però, eravamo già troppo stanchi per continuare e volevamo ritrovare ciò che avevamo lasciato a casa: una routine.

Siamo tornati a casa e ci siamo concentrati su quello che avevamo trascurato in questi mesi: affetti, buon cibo italiano…docce calde! E lavorare.

Ma la domanda implicita non ci è sfuggita: ora che siamo tornati a casa, smettiamo di essere nomadi digitali finché non ripartiamo?

Sai già cosa penso del concetto più ampio del nomadismo digitale, quindi potrai immaginare la risposta: assolutamente no.

Ci sentiamo più nomadi digitali che mai, perché abbiamo conquistato la nostra libertà, la libertà di scegliere come gestire il nostro tempo e il nostro lavoro, e di non lasciare che il secondo decida il primo. E di partire per un weekend in settimana, o per un mese di lavoro da remoto. E probabilmente è questo il modo migliore!

Tu che nomade digitale sei o sogni di essere? Hai dovuto affrontare un’esperienza simile prima di capirlo?


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