Lavorare da Remoto: Come Convincere il Tuo Datore di Lavoro

Lavorare in remoto come dipendente o con un contratto a lungo termine è a tutt'oggi una delle opzioni più vagliate da chi desidera diventare Nomade Digitale. Ma come fare per convincere la tua azienda o il tuo datore di lavoro a darti questa opportunità?

Eleonora Malacarne: Ho vissuto in Spagna per sei anni, al termine dei quali sono partita per un viaggio in solitario in India. Se prima sognavo solo di ripetere questa esperienza, ora spero di farlo un giorno da nomade digitale. Mi piacerebbe trasformare la mia passione per i viaggi, le danze indiane e la scrittura in una professione online che mi permetta di vivere e lavorare viaggiando.

Pubblicato il: 6 dicembre 2016 | Categoria:

Chi come me si è trovato davanti al bivio tra proseguire una carriera lavorativa “tradizionale” e intraprendere un percorso da nomade digitale, prima di fare quello che in molti definiscono il “salto” , ha sicuramente vagliato diverse opzioni.

Tra le più comuni rimangono sicuramente, non in ordine di importanza:

  • intraprendere una carriera da freelance (penso soprattutto a traduttori, designer, sviluppatori, consulenti SEO ecc.)
  • la creazione di un proprio business online indipendente
  • avviare una startup con un team di persone
  • oppure il cosiddetto smart working, ovvero la possibilità di lavorare in remoto con un contratto da dipendente (o comunque a medio lungo termine), svolgendo la propria professione non più all’interno dei locali aziendali, ma ovunque si desideri sfruttando Internet e le nuove tecnologie digitali per superare i limiti di tempo e di spazio.

Quest’ultima possibilità rende probabilmente il “salto” di cui parlavo prima meno spaventoso, permette di equipaggiarsi di un paracadute e, se prospettata nel giusto modo, non esclude a priori la possibilità di continuare a modificare e migliorare il proprio percorso professionale da nomade digitale.

In pratica, è la possibilità di lavorare in remoto avendo un contratto con un’azienda, sfruttando il resto del proprio tempo per costruirsi delle competenze parallele da poter rivendere online – probabilmente con una motivazione maggiore potendo già essere in grado di lavorare da dove si desidera.

Ma come si arriva a lavorare in remoto per l’azienda in cui si è già dipendenti?

Se stai pensando a questa opportunità ti invito a leggere le prossime righe. Recentemente infatti io stessa ho iniziato a lavorare in remoto “in prova” e ho deciso di condividere con te come sono arrivata a questo risultato.

Cosa significa lavorare in remoto?

Per la maggior parte delle persone lavorare in remoto è sinonimo di “lavorare da casa”, cosa che molti dipendenti oggi hanno già l’opportunità di sperimentare anche in Italia, in alcuni momenti o circostanze particolari.

Il Consiglio dei Ministri nel 2016 ha approvato infatti il disegno di legge che regola lo smart working (detto “lavoro agile”), ovvero la modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, allo scopo di incrementare la produttività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Per me lavorare in remoto, e credo non solo per me, significa poter avere la possibilità di lavorare ovunque ci sia una connessione a Internet che permetta di farlo, non necessariamente da casa o da un luogo vicino al proprio ufficio.

Lavorare da casa insomma non avrebbe fatto al caso mio, non per molto almeno, anche se forse sarebbe stato un primo passo verso il nomadismo digitale.

Pensando quindi a come raggiungere questo traguardo di poter lavorare da qualsiasi luogo, ho iniziato a pormi alcune domande.

– Quali argomenti posso apportare per convincere il mio datore di lavoro?

– In che forma posso esporli e a quali tempistiche devo pensare per realizzare questo sogno?

Di questo ti parlerò nei prossimi paragrafi.

Mettiti nei panni del tuo datore di lavoro

Certo, al giorno d’oggi si sa che il modo di lavorare sta cambiando e che sempre più persone possono accedere a questa nuova modalità di lavoro, ma questo è un discorso piuttosto generale, in realtà è piuttosto difficile prospettare l’idea di “cambio nel modo di lavorare” oppure motivandolo con “la semplice riduzione delle spese per l’azienda se non si è in ufficio”.

A mio modo di vedere, per ottenere questa opportunità dal datore di lavoro bisogna prospettare dei benefici reali e tangibili e mettersi nei suoi panni, avendo dei presupposti di base.

I presupposti per me sono:

  • sto lavorando per l’azienda da un tempo ragionevole (non da pochi mesi, anche se può essere soggettivo)
  • ho aiutato l’azienda a raggiungere dei risultati che prima del mio arrivo non aveva raggiunto
  • ritengo di essere stimato per l’attività che svolgo oppure ho ricevuto più di un feedback positivo
  • posso dire di avere una relazione di fiducia reciproca (a livello di superiore-dipendente)

Oltre a questi presupposti, sarà necessario quindi focalizzarsi sui punti forti, cioè su quanto puoi offrire al tuo datore di lavoro come apporto positivo all’azienda, ma anche sui punti deboli, e cioè quali potrebbero essere le riserve del tuo interlocutore sulla possibilità del lavorare in remoto.

Per quanto riguarda i punti forti, pensa a ciò che puoi offrire alla luce non solo dei risultati raggiunti, ma anche delle tue capacità, ricorda magari qualche occasione in cui ti sei distinto o sono stati stupiti in modo positivo dalla tua attitudine.

Per quanto riguarda i punti deboli, qui devi stare molto attento a calcolare tutto. Lavorare in remoto, infatti, per molti datori di lavoro può voler dire:

  • avere un minor controllo su di te e su quanto fai
  • essere costretti a darti meno responsabilità per via del lavoro a distanza
  • pensare che otterrai risultati inferiori a quelli precedenti.

In pratica devi dimostrare che sei perfettamente consapevole della situazione e che la tua presenza, distanza a parte, non cambierà di molto, anzi…. per nulla!

Dovrai essere costante nella tua presenza (anche virtuale) alle riunioni, magari introdurre la tecnologia necessaria che intendi utilizzare, dimostrare di saper collaborare con i tuoi colleghi o di fare dei training a distanza se questo fa parte delle tue mansioni giornaliere, essere disponibile ad usare degli strumenti di conteggio del tuo tempo se necessario.

Insomma, la chiave per avere un buon esito consiste nell’analizzare le fasi del tuo lavoro, nel pensare a come renderle fattibili da qualsiasi posto attraverso una connessione a Internet e gli strumenti digitali e nel valutare qualsiasi dubbio il tuo datore di lavoro possa avere, per aggirarlo e trovarvi soluzione.

Non è facile dimostrare di poter essere più produttivi lavorando fuori dall’ufficio… ma non è impossibile.

Quando avrai ben chiari i punti forti e i punti deboli… non resterà che l’azione!

Come strutturare una proposta di lavoro in remoto per la tua azienda

Se hai fatto questo piccolo percorso di valutazione delle tue capacità, dei vantaggi che puoi apportare all’azienda per cui lavori e hai già pensato a come trasferire il lavoro online, oltre al come chiarire eventuali dubbi… ci sei quasi.

Dopo aver fatto questo brainstorming infatti potrai passare all’azione, che potrebbe dividersi in due parti:

  • preparare una proposta di lavoro in remoto per il tuo datore di lavoro
  • pensare a una “prova” per permettere al tuo datore di lavoro di abituarsi all’idea e constatare – e qui ti devi impegnare tantissimo, ma ne vedrai i risultati – che nonostante la distanza non cambia nulla.
Che cosa deve comprendere la tua proposta di lavoro in remoto?

Ovviamente dovrai mettere il focus sui tuoi pregi e il tuo lavoro personale, oltre che sulla esistenza di strumenti tecnologici che possano agevolare la tua comunicazione con l’ufficio. Detto questo, credo che sia indispensabile che nella tua proposta esistano questi punti:

1. Come hai iniziato in azienda, quali vantaggi hai apportato, quale è stato il tuo percorso (positivo ovviamente).

2. Perché vorresti lavorare in remoto e perché credi potrebbe essere un vantaggio per la tua azienda (più motivazione, meno spese per loro, a esempio)

3. Quali sono nel dettaglio le mansioni che svolgi e come pensi potresti continuare a svolgerle in remoto (ad esempio, se hai persone alle tue dipendenze, come gestirle, come potresti utilizzare sistemi online in cui definisci i loro compiti e le tempistiche senza usare l’email, come eventualmente creare dei nuovi processi per svolgere le stesse attività remotamente, come sarebbe la tua partecipazione a riunioni e così via)

4. Che cosa proponi in termini contrattuali: cioè se desideri continuare ad essere un dipendente adeguandoti alla normativa esistente sul lavoro da remoto, oppure se la tua idea è quella di diventare un libero professionista e prestare i tuoi servizi per loro ma attraverso una diversa modalità contrattuale. (Nei paesi anglosassoni ad esempio è largamente diffusa la pratica di assumere consulenti indipendenti, chiamati contractor). Inoltre se nell’accordo sono previste visite occasionali in azienda o con i clienti, definisci prima quali sono le scadenze, come funzioneranno e chi pagherà le spese di soggiorno in questi casi… insomma devi pensare proprio a tutto!

5. Pensa ad alcune condizioni che dovresti in ogni caso rispettare, ad esempio se l’azienda ha una particolare certificazione sulla sicurezza dei suoi dati potrebbe darsi tu debba utilizzare VPN per collegarti o avere un contatore delle tue ore.

6. Pensa alle tempistiche: offriti per una simulazione di questa nuova modalità lavorativa per poter poi discuterne alla fine e vedere se è possibile attualmente realmente.

Quando sei arrivato alla fine di questa scrittura, vai all’attacco e parlane, ma solo quando avrai la sicurezza necessaria e sarai certo di avere le risposte a tutte le possibili domande che il tuo datore di lavoro ti potrebbe fare.

Che cosa sto facendo

Dopo numerosi giorni, notti, pomeriggi di incessante pioggia irlandese – probabilmente è stata quella che mi ha spinto a questa ricerca del lavoro in remoto, oltre al forte desiderio di poter tornare a viaggiare liberamente e di vedere il sole – l’insonnia mi ha aiutato ad elaborare una proposta di questo tipo ed ora mi ritrovo, pensa un po’, a raccoglierne i frutti.

Attualmente sono alle Isole Canarie e da qualche mese sto lavorando in remoto per un’azienda irlandese: già solo il fatto di aver avuto questa opportunità rappresenta una delle mie più grandi soddisfazioni.

Oltre a questo, quasi contemporaneamente al mio periodo di decisione ed elaborazione dei punti forti e di quelli deboli… mi è arrivata un’altra proposta di collaborazione che sto portando avanti, quasi per caso, anche se voglio pensare che “la fortuna aiuta gli audaci”.

Molte persone hanno apprezzato la mia prontezza, anche se devo dirti la verità: non mi sento “arrivata” da nessuna parte, ma solo all’inizio di qualcosa per cui dovrò lavorare ancora sodo, ma avrò un ritorno maggiore in quanto si tratta di lavorare davvero per me stessa.

Quando ho avuto questo feedback positivo ho spesso pensato a come ho iniziato a scrivere per Nomadi Digitali e a quante idee ho avuto, tutte abbandonate, poi ai miei viaggi e in particolare al mio ultimo lungo viaggio in India, così difficile per via di un infortunio a cui non avrei mai pensato, ma che forse, se non fosse avvenuto, non mi avrebbe portato dove sono adesso.

Ho pensato anche a chi mi è stato vicino e mi ha sempre consigliato nel più totale disinteresse, come mia madre e i miei amici più cari, che si sono sciroppati ore di paranoie e mi hanno mandato i loro feedback, più eterogenei che mai, ma anche la persona che ha avuto un giorno l’idea di mettere in piedi questo sito – a proposito Alberto, credo di non averti mai detto grazie tutte le volte che avrei dovuto, lo faccio ora!

Spero che questo articolo ti abbia dato fiducia e spinto a continuare a pensare in che modo potresti diventare nomade digitale, sia esso lavorando in remoto come dipendente o meno.

Credo non ci sia nulla di semplice nella vita, ma la volontà e il coraggio di continuare a provarci sempre fanno tutta la differenza del mondo.

Non ci sono ricette valide per tutti e non ci sono strade facili – io almeno non ci credo. Ci vuole sempre impegno e credo anche professionalità. In bocca al lupo e se vuoi condividere la tua esperienza, fallo nei commenti qui sotto!


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Lo Voglio
  • Nel 2006 ho lavorato a distanza per una società polacca, abitavo già in Italia e devo dire che era un accordo che abbiamo preso in comune, semplicemente non era possibile farmi lavorare in modo diverso se non a distanza. Loro erano però una società giovane e abbastanza innovativa e quello che chiedevano erano i risultati e non la presenza fisica. Lavoravo per loro a 100% e spesso viaggiavo anche. In Italia non ho mai avuto l’opportunità di sperimentare questo tipo di lavoro, anche quando c’erano le possibilità oggettive per il tipo di lavoro che svolgevo.

    • Eleonora Malacarne

      Ciao Agnieszka, grazie per aver condiviso la tua esperienza. Mi sembra di capire che la tua esperienza di lavoro in remoto con la Polonia sia stata positiva e sembra che i risultati da te ottenuti e la fiducia riposta in te da parte del tuo datore di lavoro abbiano contato molto. Spero tu abbia presto l’opportunità di farlo in Italia, dove sembra tu non abbia per ora potuto proporlo o non ti sia sentita a tuo agio come con il tuo precedente datore di lavoro. Buon proseguimento!

  • Sara

    grazie Eleonora per questo articolo interessante. Quello che racconti è uno dei miei obiettivi. Da sempre sono freelance ma sempre e solo in Italia, mentre vorrei poter lavorare da “ovunque” nel mondo come dici tu.
    Ad oggi, le mie perplessità sono 2, magari puoi darmi qualche spunto:
    – da più di sei mesi ho iniziato una collaborazione molto bella con un’azienda dove lavoro prevalentemente da casa per gestire i clienti e questo significa fare moltissime telefonate…come si può gestire dall’estero il fatto di non essere reperibili o in che altro modo potrei esserlo?
    – il secondo punto, su cui sto lavorando da più di due anno…è che lavorando da casa mi sembra sempre di dover “giustificare” il non essere in ufficio, quindi tendo a rendermi sempre disponibile e reperibile, anche ben oltre gli orari di lavoro. Mi piacerebbe invece riuscire ad avere più separazione tra lavoro e vita privata, mettere dei paletti senza sentirmi in colpa…
    quest’anno c’è la possibilità di partire per un progetto bellissimo per un paio di mesi e vorrei essere pronta a gestire il lavoro nel modo migliore!
    grazie
    Sara

    • Eleonora Malacarne

      Ciao Sara, grazie mille per il tuo commento e sono contenta che l’articolo ti sia sembrato interessante. Se ben ho capito stai lavorando da casa ma vorresti viaggiare o comunque passare dei periodi all’estero restando reperibile per clienti e ufficio – e questa è la tua prima domanda.

      Non so per che tipo di azienda tu stia lavorando e come avvenga la tua gestione clienti, credo potrebbe dipendere dal tipo di servizio o prodotto che offrite. Quando lavoro con l’azienda irlandese, per esempio, utilizzo skype o google hangouts per la messaggistica e le chiamate con le mie colleghe, sono tutte applicazioni che ci permettono, ad esempio, di condividere lo schermo se dobbiamo mostrare delle cose o spiegarci oppure far vedere una presentazione in powerpoint preparata in precedenza (ad esempio). Ci sono però degli altri servizi a pagamento che hanno ad esempio una versione “light” come gotomeeting, webex o join.me e consentono di fare delle audio/videoconferenze più professionali con dei clienti. Attraverso questi software puoi inviare un invito a un cliente, che attraverso un semplice clic potrà seguire la chiamata dal pc, può essere una chiamata voce, con webcam oppure potresti condividere una presentazione, puoi invitare più persone (ad esempio il cliente ed altri suoi colleghi) e la chiamata parte quando tu per prima sei disponibile, mentre all’altro capo viene detto di restare in attesa. Ti consiglio magari di scaricare qualcuno di questi strumenti e provare. Se invece vuoi avere un numero di telefono “fisso” a cui essere disponibile, credo sia possibile averne uno attraverso skype a pagamento, per esempio potresti avere un numero italiano ma lo utilizzeresti sfruttando la tua connessione. Spero che già questi suggerimenti ti siano utili, ti invito a consultare questa sezione di Nomadi Digitali http://www.nomadidigitali.it/risorse/fare-videoconferenze-online/ o a farmi sapere se posso aiutarti in altro modo.

      Per quanto riguarda la tua seconda domanda, immagino si tratti di far capire ai tuoi familiari o alle persone con cui condividi l’alloggio che stai lavorando. Per quanto mi riguarda non è sempre facile quando sono a casa mia, a mio parere sarebbe meglio avere un ambiente separato (come una stanza in cui lavori, a porta chiusa) e non lavorare ad esempio in soggiorno o cucina, che sono ambienti comuni in cui c’è passaggio. Magari renditi “disponibile” facendo sapere quando fai le tue pause ma non in altri momenti.

      Spero di aver risposto ai tuoi dubbi… anche per me è un’esperienza nuova e spero di averti dato qualche idea. Buon 2017!