Trasferirsi in Un Paradiso Fiscale: E’ Davvero Possibile?

Ecco tutto quello che devi sapere se stai pensando di trasferirti a vivere in un paradiso fiscale!

Luca Taglialatela

Luca Taglialatela: Ho trovato l’indipendenza nella rete costruendo online il mio business di assistenza e consulenza fiscale al servizio di chi ha voglia di farcela mettendosi in proprio. Sostengo da sempre che il mondo sia troppo piccolo per non riuscire a visitarlo tutto. La mia prossima scrivania? Una tavola da surf!

Pubblicato il: 10 Giugno 2014 | Categoria:

“Una volta che ho perso la residenza fiscale in Italia e me ne sono andato via posso star tranquillo? Ho chiuso definitivamente con il Fisco italiano?

Se hai seguito i miei consigli (Come Rinunciare alla Residenza Fiscale Italiana e Andarsene all’Estero) a quest’ora mi starai leggendo da chi sa dove, ti sarai iscritto felicemente all’AIRE e starai sorseggiando una caipirinha sul lungomare di Bahia … almeno è quello che farei io.

Oppure sei già emigrato in un Paradiso Fiscale? Ormai terrorizzato dagli anni trascorsi in Italia…

Oggi si fa presto a parlare di Paradisi (di nome e di fatto) fiscali … ma cosa sono esattamente? È davvero impossibile trasferirvisi ? Il Fisco si arrabbierebbe parecchio?

Vediamo un po’ di capirci qualcosa.

Cos’è un Paradiso Fiscale?

A tal proposito torna utile la definizione che ne dà Wikipedia:

“Paradiso fiscale o rifugio fiscale viene comunemente detto uno Stato che garantisce un prelievo in termini di tasse basso o addirittura nullo sui depositi bancari. La ragione di una scelta del genere è più che altro politica: attirare molto capitale proveniente dai paesi esteri, fornendo in cambio una tassazione estremamente ridotta. Dal punto di vista del contribuente (…) il cosiddetto paradiso fiscale è in effetti un rifugio dalla tassazione sui redditi (…)”.

Cosa Succede se mi Trasferisco in un Paradiso Fiscale?

Per il fisco italiano, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente ed emigrati in un paradiso fiscale continuano, udite udite, a considerarsi residenti in Italia, salvo prova contraria. Proprio così, non basta l’iscrizione all’AIRE stavolta.

Questo è perlomeno quanto stabilisce l’art. 2, co. 2-bis del TUIR (DPR n. 917/86) ai sensi del quale “la presunzione di residenza in Italia si applica ai cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in Stati o territori diversi da quelli individuati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale”.

L’onere probatorio del trasferimento della residenza è dunque ribaltato sul contribuente.

La Circolare Ministeriale n. 140/E/1999 ha precisato che la residenza fiscale è ritenuta, in via presuntiva, sussistente per i soggetti emigrati negli Stati o territori a fiscalità privilegiata “senza dimostrare la effettività della nuova residenza”.

Ma cosa vuol dire esattamente?

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Vuol dire che se parti e te ne vai ad esempio a Panama, in caso di accertamento nei tuoi confronti da parte degli Agenti del Fisco, sarai tu a dover dimostrare che risiedi effettivamente in quel Paradiso Fiscale dimostrando, ad esempio, che dimori in un’abitazione panamense per gran parte dell’anno, collezionando bollette di utenze locali, ecc.

Normalmente, infatti, il cosiddetto onere probatorio è a carico dell’Agenzia Entrate.

Ciò vuol dire, generalmente, nel caso in cui l’Amministrazione finanziaria intenda contestare la residenza all’estero di un contribuente, sostenendone la fittizietà, è tenuta a fornire la prova di tale assunto, dimostrando la sussistenza, in Italia, della residenza o del domicilio.

È dunque il Fisco, che, una volta avviato un accertamento nei confronti di un contribuente, deve dimostrare di avere ragione e non viceversa.

Così non è, invece, come appena detto, nel caso in cui tu trasferisca la residenza in un paradiso fiscale.

Quali Sono i Paesi Considerati Paradisi Fiscali?

A seguito delle modifiche apportate dall’art. 1, co. 83 della L. 244/2007 (legge Finanziaria 2008), la presunzione di residenza in Italia si realizza per i cittadini italiani trasferiti in Paesi non inclusi nella nuova white list , da emanarsi con apposito decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze.

Ad oggi, tale cosiddetta “white list” (che dovrebbe annoverare i Paesi che NON rappresentano paradisi fiscali) ancora manca.

Di fatto, dunque, fa ancora fede la cosiddetta “black list” approvata con Decreto Ministeriale del 4 maggio 1999 la quale riporta pedissequamente l’elenco dei Paesi considerati Paradisi dal Fisco.

Eccoli qui:

  • Alderney
  • Andorra
  • Anguilla
  • Antigua e Barbuda
  • Antille Olandesi
  • Aruba
  • Bahama
  • Bahrein
  • Barbados
  • Belize
  • Bermuda
  • Brunei
  • Costa Rica
  • Dominica
  • Emirati Arabi Uniti
  • Ecuador
  • Filippine
  • Gibilterra
  • Grenada
  • Guernsey
  • Hong Kong
  • Isola di Man
  • Isole Cayman
  • Isole Cook
  • Isole Marshall
  • Isole Vergini Brit.
  • Jersey
  • Libano
  • Liberia
  • Liechtenstein
  • Macao
  • Malaysia
  • Maldive
  • Mauritius
  • Monaco
  • Monserrat
  • Nauru
  • Niue
  • Oman
  • Panama
  • Polinesia Francese
  • Sarik
  • Seicelle
  • Singapore
  • Saint Kitts e Nevis
  • Saint Lucia
  • Saint Vincent
  • Svizzera
  • Taiwan
  • Tonga
  • Turks e Caicos
  • Tuvalu
  • Uruguay
  • Vanuatu
  • Samoa

Per chi nutrisse dubbi sulla bontà di Cipro e, soprattutto, di Malta, valga sapere che l’art. 2 del DM 27.7.2010 li ha eliminati dalla black list in argomento; stessa sorte è toccata alla Repubblica di San Marino in seguito ad un apposito decreto del Ministero dell’economia e delle finanze proprio di quest’anno (2014).

Quali sono gli elementi di prova da far valere contro il Fisco per dimostrare la propria buona fede e la non fittizietà del trasferimento?

Con riferimento all’attività di controllo nei confronti dei cittadini italiani “fittiziamente” emigrati all’estero, la C.M. 2.12.97 n. 304/E ha individuato una serie di elementi di prova utili al Fisco per contrastare le risultanze anagrafiche e assoggettare così i redditi dei soggetti emigrati in un paradiso fiscale a tassazione nel nostro Paese.

In soldoni, una volta avviato un accertamento nei confronti di un contribuente trasferitosi in un altro Paese, il Fisco verificherà se detto contribuente mantenga legami con il territorio italiano.

In particolare, il Fisco verificherà, o meglio chiederà al contribuente di dimostrare l’effettività di tutte quante quelle condizioni che già ti ho indicato ad apertura del mio precedente articolo “Come Rinunciare alla Residenza Fiscale Italiana e Andarsene all’Estero”, al paragrafo “Trasferire La Propria Residenza Fiscale all’Estero”, ovvero controllerà se il contribuente disponga in Italia di un’abitazione permanente, se mantenga una famiglia, accrediti proventi ovunque conseguiti, possegga beni anche mobiliari, partecipi a riunioni d’affari o rivesta cariche sociali, etc.

Inoltre, ai fini della prova contraria, il contribuente potrà utilizzare, anche nella fase extra-processuale, “qualsiasi mezzo di prova di natura documentale” atto a dimostrare:

  • la “perdita di ogni significativo collegamento con lo Stato italiano”;
  • e la “reale e duratura localizzazione” nel paradiso fiscale (C.M. 140/99, § 4).

Dunque, trasferirsi all’estero e, più precisamente, in un Paradiso Fiscale, è assolutamente possibile, ma, ancora una volta, bisogna farlo per davvero, senza mezzi termini e prendendo le giuste precauzioni nei confronti del Fisco le quali, se veritiere, dimostreranno senz’altro la vostra buona fede.

PS: Mi fa sempre piacere ricevere i tuoi feedback per capire se le informazioni che ti ho condiviso ti sono state di aiuto, purtroppo però, come potrai capire, per motivi di tempo non posso materialmente rispondere a tutte le eventuali domande che mi porrai qui nei commenti.



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  • francesco

    CHIUNQUE riesca a sfuggire a questi delinquenti del fisco italiano merita una statua o busto al pincio o a piazza del popolo…pagare le tasse in italia significa alimentare la rete di strozzini autorizzati che in nome della legalità e di non sò più che cosa depreda e saccheggia giornalmente i risparmi di persone oneste……

    • Francesco, personalmente non sono assolutamente d’accordo con te, ma rispetto il tuo punto di vista!

    • Paolo

      io li ammazzerei tutti quelli che si siedono su quelle poltrone e abbiamo già capito di chi stiamo parlando. hai il mio + totale appoggio! imprese costrette a pagare il 60% in imposte e affini con in cambio servizi al cittadino che fanno schifo.. questa è la situazione italiana.. poi ti parlano di luce in fondo al tunnel.. ma x piacere.

  • Mah…la mia situazione è complessa. iscritta all’Aire in UK dal 2007, e versato contributi in UK per 6 anni. Ora non ho una dimora fissa. Viaggio di continuo e torno di tanto in tanto in Italia dai miei, dove peraltro non risulto più parte del nucleo familiare.
    Non ho alcuna intenzione di aprire una partita Iva in Italia ma non avendo una dimora fissa e’ difficile capire cosa fare. In Italia non ho nulla di mio. No casa, no macchina, no bollette. Ho solo una debit card prepagata ma posso chiuderla quando voglio. Insomma sitiazone complicata per chi viaggia costantemente e non vuole farsi derubare dal fisco Italiano.

  • ricordo infatti che personaggi noti come Valentino Rossi, Tiziano Ferro o altri sono stati contattati dall’Agenzia delle Entrate per dimostrare la loro effettiva residenza all’estero, e non potendola dimostrare per almeno 6 mesi continuativi hanno dovuto esborsare pure delle belle multe. sempre bene saperle ste cose, grazie!

  • Eli

    La mia situazione è identica a quella di Clelia Mattana, e anch’io non intendo aprire partita Iva. Avrei la possibilità di trasferirmi (e iscrivermi all’AIRE) in un Paese che, ho appena scoperto, fa parte dei paradisi fiscali! Il problema è che non so se vi starei per 6 mesi continuativi. Vedremo. Intanto grazie per questi articolo di Luca Taglialatela, che ha risolto alcuni miei dubbi fiscali.

  • Paolo

    vanno di moda ultimamente le soluzioni offshore.. ovvero apertura attività in paradiso fiscale (spesso blacklist). volevo un parere per un pò di chiarezza su una situazione tipo in quanto diffido sempre da soluzioni rapide e indolori come loro propongono (consulenti per aprire attività offshore).

    Cittadinanza italiana
    Sede attività: PAESE B: (paese black list ipoteticamente Belize)
    conto bancario: PAESE B: (paese black list ipoteticamente sempre belize )
    residenza: Paese A (non italia e non belize e non per forza paradiso fiscale)
    domicilio: Paese A (quindi non italia e non belize e non per forza paradiso fiscale)

    nessun possedimento in italia di nulla di nulla se non genitori e fratelli con casa qui, utenze luce/gas, conti bancari e solite cose anche se io non faccio più parte del nucleo familiare.

    da quanto mi pare di aver capito il fisco italiano vuole sempre la sua fetta in quanto i miei familiari ci sono ancora e quindi ci saranno delle successioni.. anche se si spera il più tardi possibile.

    ho fatto questo esempio perchè mi sembra diverso dal topic del blog in quanto qui si la sede dell’attività è diversa dalla residenza..
    Ma penso ci sarà quindi da includere la fiscalità del paese dove si ha la residenza per il massimo dell’elusione fiscale che è 100% legale se fatta ammodo.

    PS: non voglio essere + furbo degli altri pagando il meno possibile ma solo riuscire a vivere grazie al mio lavoro online e quindi se ci sono metodi + sicuri sono ben accetti anche tali consigli.

    • Ciao Paolo, purtroppo come sai la materia fiscale è molto complessa ed eterogenea. Luca, come scrive anche nell’articolo, non ha materialmente la possibilità di rispondere a tutte le specifiche domande che gli vengono poste qui nei commenti. Se ti interessa però puoi contattarlo privatamente e richiedere una su consulenza da questa pagina:
      http://www.fiscosulweb.it/servizi/

      • Paolo

        grazie della pronta risposta.. ho già inviato tutto anche a Luca però sapendo appunto della probabile attesa ho voluto postare qui per vedere se intanto ricevevo qualche delucidazione lampo.
        Veramente un bel blog complimenti..
        PS: io sono uno che si sta digitalizzando ma + che essere nomade mi interessa avere info su come poter vivere lavorando solo online e senza possedere capitali immensi.. mi sembra che in italia la cosa sia impossibile per persone che partono da zero e vogliono cimentarsi nel domain investing ed è brutto che lo scalino + grande sia il fisco e non l’imparare quell’arte..

        • Ciao Paolo, io penso invece che di opportunità ce ne siano tante e non conta il fatto di essere in Italia o meno. Riguardo il domain investing per me è più una modalità di investimento, come potrebbe essere quella nel settore immobiliare o azionario, piuttosto che un modo per crearsi un lavoro sfruttando le opportunità del web.

          • Paolo

            io non sono ferratissimo su tutti i lavori online quindi tu sarai sicuramente + informato e se ci sono + opportunità meglio, mi fa solo piacere.

            il domaining sicuramente è più da investimento ma lavorandoci su ti puoi creare delle rendite che sarebbero lo stipendio e quindi c’è la possibilità di viverci e questo è quello che sto cercando di fare da 4 anni..
            come del resto fanno trader e borsisti vari..
            ho letto anche il tuo articolo su come capire il proprio lavoro online e io anni fa risposi alle domande trovando il domaning come soluzione.. quello che però è sicuro che trattandosi di investimenti, se non hai un capitale da investire non puoi fare nulla.

          • Mademan

            Ciao Paolo. Possiamo parlare in privato e posso aiutarti

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  • Mattia Settimelli

    I 6 mesi fino a poco tempo fa non dovevano essere continuativi, se non sbaglio

  • Luca

    Per risolvere ogni possibile contestazione, non è sufficiente rununciare alla cittandanza italiana, ovviamente se si ha la cittadinanza della Nazione considerata Paradiso fiscale?

  • Roberto

    Ma state zitti che dopo tutti votate per PD o PDL

  • Armando Costantino

    Ciao Luca, ti ho scritto in privato su FB visto che la mia situazione e’ abbastanza particolare e manda di solito in tilt commercialisti e consulenti fiscali!

  • Elisa

    Ciao! A breve mi trasferisco per un breve periodo in un’isola considerata paradiso fiscale. Si tratta di un lavoro stagionale quindi non cambierò la mia residenza. La mia domanda è mi consigliate di aprire un conto bancario in quest’isola oppure no? Non voglio avere problemi con il Fisco italiano al mio ritorno.

    • Ciao Elisa, ti consiglio di chiedere la consulenza di uno specialista fiscale. Quella del fisco è una materia molto delicata e deve essere approfondita con uno specialista. Se non sai a chi rivolgerti puoi chiedere una consulenza alla Dott.sa Angela Amato. http://www.ilcommercialistasulweb.it/inizia-da-qui/