Vuoi Cambiare il Tuo Stile di Vita? Lascia da Parte i “Vorrei, Ma Non Posso”

Ti racconto come nel corso del tempo ho cambiato il mio approccio alla vita e ho bandito per sempre dal mio vocabolario la frase "vorrei ma non posso"

Eleonora Malacarne: Ho vissuto in Spagna per sei anni, al termine dei quali sono partita per un viaggio in solitario in India. Se prima sognavo solo di ripetere questa esperienza, ora spero di farlo un giorno da nomade digitale. Mi piacerebbe trasformare la mia passione per i viaggi, le danze indiane e la scrittura in una professione online che mi permetta di vivere e lavorare viaggiando.

Pubblicato il: 9 luglio 2013 | Categoria:

Ciao, mi presento: mi chiamo Eleonora e non sono ancora una Nomade Digitale, ma ho iniziato il mio percorso per poterlo diventare.

Adoro viaggiare, la cucina etnica, la danza e le lingue straniere. Sono nata tra le verdi montagne del Trentino, ho vissuto a Trieste i miei anni universitari, per poi approdare in Spagna, a Barcellona, dove ho vissuto per sei anni, al termine dei quali sono tornata in Italia e ho deciso di viaggiare per 3 mesi in India in solitario.

Quando per la prima volta sono capitata su questo sito ho pensato: “Sfruttare le opportunità che Internet mi offre per crearmi una professione che mi permetta di lavorare viaggiando o comunque di poter vivere e lavorare in qualsiasi luogo sarebbe magnifico”.

Ma non è stata la sola cosa che ho pensato, me ne sono venute in mente mille altre. A un certo punto ho pensato anche: “Certo, vorrei, sarebbe fantastico, ma non posso”. Un po’ come mi è successo con altre cose nella vita. Poi ho pensato che in realtà non è che io non possa, è che devo pensare bene a come cambiare la mia vita, le mie abitudini, il mio modo di lavorare e la mia professione per poterla svolgere in qualsiasi posto sfruttando le opportunità offerte oggi da Internet.

Certo, non sono cose da poco, ma forse potrei iniziare con il cambiare il mio approccio al voler cambiare vita, a voler fare quel primo passo che mi permetta di non dire più “Vorrei, ma non posso”. E così potresti fare anche tu!

Se stai leggendo queste righe forse anche tu sarai uno dei dieci, cento, mille che come me tante volte hanno pensato “Vorrei ma non posso”. Sappi che ti capisco, perfettamente. Se hai voglia di continuare a leggere, ti racconto un po’ come nel corso del tempo questa affermazione ho cercato di bandirla. Forse ti riconoscerai in quanto ti sto per raccontare o forse ti basta la mia piccola spinta per cancellare questa frase dal tuo dizionario personale.

Non ho ricette infallibili o cure per nessuno, non ho la presunzione di essere un’esperta, ma trovo che spesso possa servire ritrovarsi nella storia di qualcun altro per scoprire perché (tra le altre cose) adottare uno stile di vita non convenzionale non debba per forza essere una pazzia.

Nei miei anni universitari, che ho affrontato in una scuola abbastanza dura, la Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori di Trieste, sono sempre stata perfezionista e una buona studentessa, mi dedicavo forse eccessivamente allo studio e meno al divertimento, tendenza che si è un po’ invertita negli ultimi anni di corso, con pochi esami ancora da dare e la tesi da preparare.

Proprio verso la fine degli studi ho infatti pensato: “Perché non me la sono goduta un po’ anche prima, questa vita da studente?”. La fine dei miei studi ormai era imminente. La risposta che mi diedi non fu “Avrei voluto, ma non ho potuto”, ma “Non ho voluto”. Magari inconsciamente, ma fui io stessa a decidere così.

Dopo la laurea mi sono spostata in Spagna, a Barcellona. Il mio desiderio più grande all’inizio del mio periodo all’estero era ottenere un’indipendenza economica totale dai miei genitori.

Forse agli inizi della nostra vita lavorativa sottovalutiamo alcune scelte e accettiamo di fare un po’ di tutto, finché non troviamo la nostra strada. Ancora non so dirti se per me è stato così. Quello che so è che in poco tempo sono entrata nel mondo del lavoro e nella routine dell’ufficio, per poi sprofondarvici e diventare quasi lavoro-dipendente.

Lavoravo per una grande multinazionale e mi occupavo di grosse campagne pubblicitarie in diverse lingue. Il lavoro era scandito da una forte tensione ed ero costantemente sotto pressione. Ho imparato moltissimo dal punto di vista lavorativo e del curriculum, ma non riuscivo a dare la giusta importanza al fatto che quello era un lavoro e non avrebbe dovuto occuparmi la testa anche nei momenti liberi.

Questa esperienza ha iniziato ad aprirmi gli occhi su quanto tempo passiamo lavorando nella nostra vita e sui motivi per cui lo facciamo. Paura di fallire, senso del dovere e di dover “mettere qualcosa da parte perché non si sa mai”, desiderio di tranquillità (dove la tranquillità implica sempre la presenza di denaro)… quante volte ti sei sentito anche tu così?

In quel periodo in cui il lavoro era praticamente la mia vita pensavo: “Vorrei lavorare meno ore, ma non posso”. Quello era il ritornello che recitava la mia testa. Ma ora posso dirti che non è così, non è stato così. Più esattamente, forse non pensavo che ci potesse essere un’alternativa. Forse pensavo che sarei stata felice con tanti risparmi, una casa che non sapevo dove avrei voluto, che non sapevo come avrei comprato e quando avrei finito di pagare.

Mi assaliva la paura di perdere il mio impiego se non continuavo ad essere così presente nel lavoro e quindi di non poter mantenere la mia indipendenza e di non avere abbastanza denaro per potermi sostentare, anche se si trattava di una visione assai distorta della realtà.

Qualcosa mi diceva che non potevo continuare a lungo così. La mia salute iniziava a risentirne e la mia mente non riusciva a staccare dall’ansia e dallo stress. Mi sono resa conto che tanta “sicurezza” non mi stava facendo bene ed ho finito per cambiare lavoro.

In questo nuovo impiego potevo sfruttare le mie conoscenze linguistiche e mi si sarebbero aperte le porte del web: avevo iniziato a lavorare nella redazione di una famosa agenzia di viaggi online e quindi si trattava comunque di un ottimo impiego. Inoltre, pur avendo scadenze e campagne in ballo, riuscivo a gestire il tutto in un modo diverso, più sereno, probabilmente memore di quanto avevo provato in precedenza.

Sono rinata ed in questo periodo ho iniziato a dedicarmi alle cose che mi appassionavano, quelle cose che finalmente avevo scoperto che mi piacevano. Certo, se pensi sempre al lavoro, come fai a sapere cosa ti piace fare?

La mia vita iniziava ad essere fatta di doveri ma anche di piaceri: uscire, prendermi più cura di me stessa, scoprire nuove passioni. Così, quasi per scherzo, ho iniziato a praticare danze indiane, un “hobby” che mi occupava almeno 3 volte alla settimana, che mi ha permesso di conoscere tantissime persone che oggi fanno parte della mia vita e che mi ha portata a progettare un futuro viaggio nel subcontinente indiano.

Gradualmente stavo arrivando a mettere da parte quel “Vorrei, ma non posso” e a trasformarlo in un “Volere è potere”.

Il mio ultimo periodo in Spagna è stato pieno di inquietudini. Vedevo in me e fuori di me una continua ripetizione a rotazione ciclica delle stesse cose. Per quanto tempo avrei continuato ancora a fare ogni giorno quelle stesse identiche cose, perché le facevo, perché avrei dovuto farle? A che cosa mi portava tutto questo? Che cosa volevo veramente?

Nel contempo, a questa “rotazione ciclica”, si contrapponevano alcuni avvenimenti che mi hanno colpita personalmente. Una persona a me vicina stava avendo dei gravi problemi di salute, non era mai salita su un aereo e probabilmente non lo potrà mai fare.

Allo stesso tempo conoscevo persone che riuscivano a viaggiare per lunghi periodi e lavorare solo una parte dell’anno, e c’era chi progettava un lungo viaggio zaino in spalla: in Spagna la reazione di molti alla crisi economica fu quella di dire “non ho nulla da perdere e quindi parto”. Insomma ero in un ambiente piuttosto diverso da quello italiano in cui mi trovo ora, a mio parere, dove l’anno sabbatico, l’aspettativa, la partenza per un viaggio in stile backpacker sembrano ancora argomenti per romanzi d’avventure.

In quel periodo conobbi una delle mie insegnanti di danza, una persona che aveva cambiato completamente vita passando da un lavoro “sicuro”, se così lo posso definire, da insegnante di fisica e chimica, a un lavoro da artista e danzatrice con un futuro piuttosto incerto. Un lavoro che però la faceva sentire viva e che era quello che aveva sempre sognato. Una persona che stava per salire su un volo di sola andata per andare a frequentare l’università della danza in India.

Mi ricordo perfettamente di una conversazione che ebbi con lei un giorno e che finiva così: “la decisione spetta a te, ma quello che ti impedisce di prenderla, i limiti che tu vedi alla realizzazione di questo tuo sogno, sono solo nella tua testa”.

Ricordo perfettamente quando pensai per la prima volta di fare un viaggio da sola in India. Mi sembrava una pazzia. Una pazzia che gradualmente non solo è diventata qualcosa di fattibile, ma che ha costituito una delle più belle esperienze della mia vita, un’esperienza che spero di ripetere presto.

Ho lasciato Barcellona, una casa in affitto, un contratto a tempo indeterminato, insomma una vita apparentemente allettante per tornare in Italia ed ora svolgo lavori stagionali e appena posso parto. Dopo il mio ritorno sono stata per tre mesi in India in cui ho visto luoghi nuovi, modi di vivere diversi dal mio e in cui ho imparato a conoscermi di più e a vedere molte cose con occhi diversi. E in cui mi sono dedicata anche alla danza!

Ho deciso di “ascoltare più spesso la mia pancia” e se sono qui a dirtelo è in parte per spronare anche te a farlo, in parte per spronare me stessa. In quell’occasione cambiare il mio modo di vedere le cose è stato per me la chiave per riuscire a realizzare questo sogno. Il primo di tanti. Forse questo può essere un primo passo verso ciò che desideri davvero fare.

A me, per esempio, piacerebbe sfruttare la mia passione per la scrittura unendola a quella per i viaggi e per le danze indiane e l’India per crearmi una mia professione o per avviare un mio progetto sul web. Per questo motivo ho iniziato a scrivere per alcuni blog nei miei momenti liberi, sto contribuendo a un progetto online di alcuni amici e a un blog in inglese sull’India parlando di viaggi e anche di danza e cucina etnica.

Anche scrivere per Nomadi Digitali per me rappresenta una splendida opportunità, è un’esperienza che penso potrà dare molto a me come spero a te che mi leggi, e che mi aiuterà a capire un po’ di più come funziona il magico mondo della Rete.

E tu, questa frase che non voglio nemmeno riscrivere, quante volte te la sei detta, e perché?

E’ davvero tutto sempre così impossibile oppure a volte basta cambiare prospettiva ed ascoltare un po’ di più i propri desideri, abbandonando i limiti che noi stessi ci prefissiamo?

Ti è mai successo di prendere decisioni un po’ fuori dagli schemi oppure abbandonare percorsi sicuri per scoprirne altri più avventurosi e forse più appaganti?


Ecco Alcune Letture che Potrebbero Interessarti

Art of Non-Conformity (In Inglese)

Chris Guillebeau:'Non devi vivere la tua vita come gli altri si aspettano da te. Puoi fare nello stesso tempo cose buone per te stesso e rendere il mondo un posto migliore. Ecco come fare.'

Lo Voglio

Scopri i Tuoi Talenti. Giochi, Esercizi e Schede per Mappare il Tesoro che c'è in Te

Ci sono momenti nella vita in cui sentiamo il bisogno di puntare l'attenzione su noi stessi e sui nostri progetti.

Lo Voglio
  • Evviva l’intraprendenza, la forza delle decisioni, evviva il coraggio, l’audacia: complimenti Eleonora, mi affascina leggere articoli come il tuo, articoli che condividono la “propria esperienza” affinché possa essere d’aiuto anche ad altri e magari spronarli a fare il salto.
    Buon viaggio…

    • Eleonora Malacarne

      Ciao Gaspare, ti ringrazio moltissimo, faccio innanzitutto i complimenti anche a te, seguo sempre i tuoi racconti di Bogotà, Centro e Sudamerica sono mete che mi affascinano e spero di arrivare anche lì!

      A volte nella vita per cambiare le cose bisogna “solo” prendere una decisione. Inizia tutto con il rendersi conto di qualcosa che sembrava non essere importante, con una “vocina” che inizia a farti pensare e si arriva a intraprendere un cammino. Almeno così è stato per me, in modo magari non immediato ma alla fine molto naturale.

      Non so se parlare di coraggio, sento che molte delle decisioni che ho preso mi sono sembrate “l’unica via” e sempre più con il passare del tempo mi sento di preferire il rischio o l’azione all’aspettare non si sa bene cosa. A volte non si perde niente facendo dei tentativi, si impara sempre qualcosa di cui poi fare
      tesoro!

      Buon viaggio anche a te!

      • Samanta Hernandez

        E la mia frase cucita addosso vorrei studiare ma non posso vorrei cambiare lavoro ma non ho competenze vorrei vorrei ma ho
        Due figli un marito un cane e così mi trovo insoddisfatta e depressa x la mia vita. Un lav a tempo indeterm che non mi piace e in orario che mi blocca la giornata perché è un orario centrale .lavoro figli marito lava stira qualcuno dice che ho troppa fretta e troppa ambizione che dovrei accontentarmi . Ci ho provato e non riesco . Auguri a chi è riuscito a liberarsi dei non posso. Saluti

        • Eleonora Malacarne

          Ciao Samanta,
          quante volte ho sentito anch’io, svolgendo diversi lavori, questa frase o “raccomandazione”: “Bisogna accontentarsi”.
          Perché bisogna? Perché accontentarsi? Io trovo che sia giusto seguire le proprie ambizioni o sogni, o almeno provarci!
          Capisco quando dici che hai una famiglia e forse “dalla mia” sta il fatto di non avere figli, marito e mutui da pagare, ma se vedi anche alcuni dei nostri contributors o persone che raccontano la propria storia hanno figli e famiglia… ed io stessa in viaggio ho incontrato, anche in India, coppie con uno o più bambini anche piccoli.
          Non si tratta di mollare tutto immediatamente e scappare col primo volo, ma di pensare bene a come poterlo fare. Anch’io non mi sono certo buttata in una piscina, per così dire, ma ho pensato a un modo per poter viaggiare frequentemente e per ora l’ho trovato.
          So che non è semplice, nel mio caso ci sono dietro pensieri, riflessioni, notti insonni, scontri con persone che non approvano le mie scelte. Ma cerca di focalizzare il tuo obiettivo finale, più dell’impossibilità di poter portare a termine un tuo progetto. Ti auguro di realizzare i tuoi sogni!

  • JonathanPochini

    Bello! Il fatto che anche tu abbia mollato un lavoro a tempo indeterminato per seguire i tuoi sogni… ci rafforza un po’ tutti, se posso esprimermi cosi’. Il vedere che sempre piu’ gente veda un contratto a tempo indeterminato piu’ come una limitazione che un vantaggio potrebbe creare una tendenza interessante nell’economia. Non so di preciso in che termini ma secondo me sarebbe un’economia migliore… 🙂
    Considerando i tuoi interessi mi verrebbe da consigliarti di darti agli ebook. E’ un settore che interessa anche a me…

    • Eleonora Malacarne

      Ciao Jonathan, ho scritto questo post anche per dire che spesso non sono le famose “sicurezze” a renderci felici o a farci sentire realizzati. Credo anche che siano in molti a sentirsi bloccati dal fatto di avere un posto fisso e a rinunciare in partenza a una vita diversa per via del lavoro.

      Abbandonare una routine conosciuta per intraprendere strade non battute fa paura, sicuramente, ma spesso noi stessi siamo esageratamente catastrofici nei nostri giudizi e immaginiamo chissà quali scenari negativi, invece di pensare che abbiamo tutti gli strumenti per riuscire a fare quanto ci prefissiamo.

      Per quanto riguarda gli ebook, sì, è una delle strade a cui ho pensato… e va senz’altro sperimentata!

  • Bella esperienza. Che, come altre ascoltate, lette, raccolte negli anni dimostra (se mai ce ne fosse bisogno, ma pare ce ne sia!…) che la vita, la nostra intendo, la dovremmo fare noi, non farcela cucire addosso! Brava Eleonora. Anche a me è capitato di pensare “Vorrei, ma non posso”, credo sia abbastanza naturale, almeno per chi è nato e cresciuto in un ambiente di un certo tipo. Poi l’ho messa da parte la prima volta circa 8 anni fa quando da un contratto a tempo indeterminato (part-time) mi sono staccato e lanciato a fare il fotografo in assoluta autonomia. Tirando tutte le critiche del caso (mai cessate…). E ora mi appresto a farlo nuovamente partendo per il Sudamerica dove andrò a fotografare e a raccontare (le due cose che amo fare di più) per un sito/blog appena messo in piedi. A questo affiancherò tante altre piccole/grandi attività. So cosa voglio fare e al tempo stesso so che ci sono risvolti di questo nuovo passaggio che riempirò di contenuti ancora sconosciuti. Però è importante ascoltare storie come questa, Eleonora, come la tua. Perché bisognerebbe far passare sempre più il concetto di “vita da vivere”, e abbandonare lo status quo di “vita da farsi vivere addosso”.

    • Eleonora Malacarne

      Ciao Cristiano, e grazie per il “brava” anche se in fondo non ho fatto altro che condividere una mia storia e un mio pensiero. Per me è importante condividere la mia storia per far capire, come dici tu, che spesso non vogliamo o non cerchiamo quella vita “perfetta” scandita dai ritmi del lavoro, dalla ricerca del posto fisso, della casa, della macchina, quella vita che sempre come dici ci viene cucita addosso. E’ però ancora più importante vedere che siamo in molti a condividere questo pensiero e chi legge quello che scrivo come te mi convince ancora di più a pensarla così!

      Ci facciamo forza gli uni con gli altri e questo ci aiuta a pensare positivamente a quanto di sconosciuto ci aspetta. Sudamerica, che dire, altre terre da esplorare, che bello questo progetto, fotografare e raccontare (cose che amo fare anch’io)… parlacene un po’ di più se ti va, in ogni caso in bocca al lupo e buon viaggio!

      • Sì Eleonora, più facciamo sentire anche questa voce, quella che dice che non c’è un solo modo di stare al mondo e lavorare e tentare d’essere felici, più forse col tempo le persone presteranno attenzione. La vita “perfetta” a priori non mi convince molto..
        Per quanto riguarda il mio progetto, è partito da un insieme di cose, fattori casuali e non. Un paio d’anni fa feci un reportage in Spagna sulla Ruta de Don Quijote, che doveva essere solo fotografico. Due di giorni prima della partenza mi venne l’idea di aprire un blog per scriverci, se ci fossi riuscito, una sorta di diario di viaggio. Così feci. E mi divertii. E al ritorno scoprii che fu anche seguito (in proporzione alla mia fama intendo, che era pressoché nulla 😉 ). Poi un editore di e-book mi contattò dicendomi che gli era piaciuto quello che aveva letto e mi propose di riprendere in mano il diario e realizzarne un libro, se ne fossi stato interessato. Siccome a me scrivere fa impazzire, dissi subito sì. Il libro venne pubblicato e vendette anche discretamente. Ho fatto un sunto ristrettissimo!…
        Questa volta parto con un sito/blog un poco più strutturato, dove ci saranno anche gallerie fotografiche di altri viaggi, e alcune immagini in vendita in HD a prezzi bassi, e altre cosette. E naturalmente ci sarà il diario/racconto di quello che vivrò e mi accadrà. Cercherò insomma di tessere un filo che unisca le anime diverse del viaggio e del viaggiare. Per quello che so fare, s’intende.
        Vi ho tediati abbastanza.

        A prestissimo!!!

        • Eleonora Malacarne

          Tediati direi proprio di no, almeno per quanto mi riguarda, anzi, direi che mi sento piuttosto ispirata dalle tue gesta di scrittore-fotografo-viaggiatore! Tienici aggiornati Cristiano e buon viaggio!

  • Denise

    Ciao Eleonora, non so come ringraziarti per aver condiviso la tua avventura…mi da molta speranza. Io ho 21 anni, studio per prendere una laurea che non mi piace, ma che nell’ ottica di chi mi circonda è la più conveniente. Mi hanno insegnato che nella vita esiste un circolo: studio-lavoro per tranquillità economica-famiglia-morte. Mi è stata cucita addosso una vita che non voglio: il mio sogno fin da bambina è girare il mondo e scrivere. Ma da sempre questo sogno è stato distrutto e sciupato, accantonato come fantasia infantile, fantasticheria adolescenziale, pazzia da nomade. Ho passato la vita sposata con “vorrei ma non posso” e spesso mi sento vecchia (!!!) per cambiare le cose. Tu sei una delle persone che mi provano che non è vero, e non sei uscita da un romanzo, è una storia vera. Grazie di cuore.

    • Eleonora Malacarne

      Denise, sono io a doverti ringraziare per questo commento!

      Io non ho fatto altro che condividere una mia esperienza, sperando che a qualcuno serva, non può che farmi piacere vedere che c’è chi condivide il mio punto di vista!

      Riguardo al “vecchia” ho visto gente in giro per l’India (e non) reinventatasi ad età ben più venerande, con alle spalle varie vicissitudini familiari, lavorative e non, figli della tua età o più grandi…

      Pensa che proprio oggi ho letto in un social network questa frase: “non sarai mai troppo vecchio per fare del resto della tua vita il meglio della tua vita”… insomma la questione forse non è tanto quando ma farlo, cercare di dare una svolta e di affrontare un cambiamento. Scucire la famosa vita che ci cucisce addosso qualcuno (o che ci cuciamo addosso noi stessi influenzati dalla cosiddetta “normalità”). Secondo me meglio tardi che mai e meglio provare che restare con il dubbio!

      I cambiamenti non avvengono repentinamente dall’oggi al domani, ma con pazienza e passo dopo passo, il primo di questi forse è proprio cambiare il nostro modo di vedere le cose!

      Buon viaggio e buon proseguimento!

  • chiara valenti

    Ciao Eleonora,
    ho letto la tua storia, quello che hai fatto è per molti aspetti considerato dalla società “anomalo”. Si studia, ci si laurea e si deve trovare un lavoro che ti dia sicurezza economica, casa, indipendenza e tutta una serie di passi prestabiliti. Ecco la verità è che ho 24 anni, sono laureata in geografia, ho tanti interessi, parlo 3 lingue discretamente ma manca la forza e il coraggio per dire basta ai lavori precari sottopagati, a elemosinare contratti. oltretutto non so quale sia la mia strada poiché ho tante risorse dentro di me ma non so in che modo utilizzarle. Amo l’india è una terra meravigliosa ma la spinta per lasciare veramente tutto e partire non so dove trovarla. Anche se non ti conosco ti auguro una buona vita.
    Chiara

    • Eleonora Malacarne

      Ciao Chiara,
      sì, è vero, come molto spesso è accaduto e accade nella mia vita ho fatto delle scelte spesso non condivise da molte persone. Non è stato facile ma non avrei scelto delle altre cose solo per adeguarmi a quello che dice “la norma”. Per quanto riguarda il lavoro, so perfettamente a cosa ti riferisci e più che mai ora che da qualche tempo sono tornata in Italia, se parli 3 lingue però ti consiglierei di cercare all’estero, è un momento difficile ovunque ma sicuramente scoprire nuovi posti e nuove abitudini, al di là dell’esperienza di lavoro che tu possa fare, è importante e ti servirà parecchio per cose anche al di là della professione. Per quanto riguarda il “lasciare tutto”, è vero che magari ho lasciato un lavoro e tutta una serie di cose in Spagna, ma non ho fatto un “salto nel vuoto”, ho pensato molto a cosa lasciavo e a cosa potevo trovare e ho trovato un modo per tornare a casa e viaggiare, non deve per forza essere qualcosa di radicale da subito. Sono cose che hanno un loro percorso. Certo è che non sai mai come può andare, se ti può piacere davvero passare da uno stile di vita ad un altro, si dice che chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quello che lascia ma non quello che trova. Io credo che valga sempre la pena provarci e mi sono sempre adattata facilmente a tutto, penso sempre che in qualsiasi momento mi si presenti una difficoltà, troverò il modo di affrontarla. Buona vita anche a te!

  • Bi Zeta

    Ciao Eleonora,
    anzitutto grazie per aver condiviso la tua bellissima storia…che mi ha molto molto colpita: anche io trentina, anche io per anni lontana dai monti (ora rientrata), anche io 3 mesi in India (ho vissuto in una famiglia a Jodhpur, dove facevo volontariato in una ong locale). Fra pochi mesi mi scade il contratto e la tentazione di partire di nuovo è fortissima. Mettiamo su un progetto da nomadi digitali con l’India? Dico davvero!!

    Aspetto tue notizie, puoi contattarmi all’indirizzo mail associato qui al mio profilo G+

    • Eleonora Malacarne

      Carissima BiZeta,

      Che piacere, finalmente conosco un’altra trentina che si e’spinta in India come me!

      Io sono ancora in viaggio ma con piacere attendo tue notizie. Dico attendo perche’non riesco a trovare la tua mail, dallo smartphone non ho molta agilita’ e non ho una connessione molto affidabile…

      Se vuoi trovi la mia nel mio profilo contributor oppure qui, e’ eleonoramalacarne chiocciola gmail punto com.

      Attendo tue nuove e a presto!

    • Rossella

      Ciao BiZeta, mi daresti altre info sulla tua esperienza di volontariato in India? Contatti di la e anche il tuo così ti scrivo in privato.
      Grazie
      A presto
      Rossella

  • Rik

    Ciao Eleonora avrei bisogno di un parere…..dopo averne gia’ avuti diversi mi piacerebbe sentire il tuo…… dopo aver letto della tua esperienza mi sono sentito coinvolto. 🙂
    Io sono impiegato da diversi anni, ho 34 anni e un contratto a tempo indeterminato, sicuro con diversi giorni di ferie e una discreta possibilita’ di fare qualche viaggetto durante l’anno….. Ma sono stufo di pagare il mutuo, di fare l’impiegato e di fare “cio’ che la gente si aspetterebbe sia giusto fare”. Vorrei, con la complicita’ della mia ragazza che sta cercando lavoro, intraprendere un salto di qualita’ interiore senza dover piu’ sentirmi “in una gabbia dorata” diciamo cosi’…………. Ho pensato ad un lavoro completamente diverso anche piu’ umile……sempre nella stessa citta’, ovviamente non facendo proprio un salto nel buio, un minimo di calcolo per sopravvivere con un affitto lo sto facendo….. Secondo te sarebbe una sciocchezza? Riuscirei comunque a godermi qualche gita fuori porta anche con lavori piu’ umili tipo commesso, call center o portinaio di condominio……diciamo una vita non “fissa” chiusa in un contesto obbligato ma……(visto il periodo direi rischiosamente) improntata sul “variabile” mento stressante e improntata di piu’ sulla felicita’ personale rispetto alla sicurezza? I miei genitori so che non mi lascerebbero mai totalmente solo (anche se io ho sempre fatto di tutto, riuscendoci, per essere indipendente da loro) ma vorrei comunque capire cosa in fondo mi eccita ma non mi fa essere completamente convinto di questa scelta……… Complimenti per il sito! Buona notte!

    • Eleonora Malacarne

      Ciao Rik,

      scusa per il ritardo con cui ti rispondo… tu parli del cosiddetto downshifting, vivere con meno magari ma più felice e con più tempo per te stesso… a me non sembra affatto una sciocchezza… ma tutto dipende da come ti senti tu. Secondo me finché non si hanno grossi impegni o limiti si può provare tutto, almeno per poi non avere il rimpianto di non averlo fatto… ma è pur sempre la mia visione, visione che come la tua, spesso si discosta da ciò che dice/pensa la maggior parte della gente…

      Fammi sapere come va!!!

      A presto!!!

      • Rik

        Grazie mille! Si in effetti con un mutuo in ballo (peso morto per la nostra societa’) non è il caso di fare cose avventate, ma come hai scritto tu dopo potrei pentirmene. Con due stipendi e qualche sacrificio in piu’ pero’ potrei farcela non essendo solo. Sicuramente come lavoro (in teoria avrei la possibilita’ di lavorare in un bellissimo posto, artisticamente parlando, anche se pur sempre una portineria del centro citta’) è meno sicuro di quello che ho ora ma sono certo meno stressante. Devo ammettere che in realta’ sono molto condizionato dal giudizio degli altri…….un’assurda paura di essere giudicato “finito a fare un qualcosa di piu’ degradante”…….anche se personalmente mi sento fuori da questi concetti standard e fuori massa…….
        Un saluto!!!

        • Rik

          Dimenticavo……io non sono in carriera ma lavoro come impiegato (so che il cosiddetto downshifting è praticato piu’ dai manager)…..diciamo che di tempo libero ne ho e nel fine settimana cerco di godermela il possibile…….eppure…nonostante abbia tempo libero e sia fortunato il lavoro che ho mi pare inutile e svilente. Pur lavorando da privilegiato ho il desiderio di cambiare anche se so che andrei quasi sicuramente a peggiorare…. (oltretutto cercando di riuscire a godermi il fine settimana anche se sarebbe piu’ corto….)
          Nulla avevo dimenticato un pezzo 😉 a presto!!

          • Eleonora Malacarne

            Rik, secondo me vale la pena provare. E valutare quanto spago dare al giudizio degli altri… se ne avessi tenuto conto non avrei mai fatto molte scelte che invece ho deciso di fare. Se temi di cadere prova a valutare delle alternative, l’aspettativa, il chiedere una pausa di qualche mese… non so, potrebbe essere un’idea. Il fatto di fare qualcosa di “degradante” dipende solo da come la vedi tu: il lavoro è un mezzo per pagarsi le cose… magari a te non interessa che sia un lavoro meno impegnativo, magari potrebbe pesarti se non lo hai già fatto (io ho fatto la cameriera per qualche mese e posso dirti che non mi piace. Preferisco cucinare! Ma se mi servirà lo farò ancora, nella necessità intendo)… pensa a cosa vuoi TU e ascolta la tua pancia, non dare retta agli stomaci altrui 😉 a presto

  • Improvised Traveller

    Ciao Eleonora, ho cercato proprio questo articolo perchè mi aveva acceso una luce dentro quando l’avevo letto. Il mio desiderio è di essere indipendente, felice e di conoscere nuovi luoghi. Ho iniziato il mio piccolo blog nella speranza di avverare questi miei desideri… e poi ormai ho una bucket list, non posso più tornare indietro!!!
    Spero un giorno di incontrare tutte le persone/blogger nei miei viaggi.
    Ciao! 🙂

  • Melissa Nutricato

    Ciao Eleonora! ti ho aggiunto su fb perche’ vorrei scriverti in privato… 🙂

  • cipo pietracipo

    Tutto molto bello ….per chi ha visto tutte e due le faccie della medaglia !