4 Passi Molto Pratici per Iniziare a Cambiare Vita

Se anche tu stai pensando di cambiare vita, voglio condividere con te il mio percorso. Consideralo come il diario di una cavia nel labirinto verso l’indipendenza.

Sara Gioria

Sara Gioria: Ho fatto molti lavori (art director, project manager, illustratrice...) e visitato molti luoghi, ma nessuno per ora mi rappresenta. Amo molto il viaggio lento: in bicicletta ho pedalato lungo la Loira, in Olanda, seguendo il Danubio, e ho sfidato per anni il traffico milanese. Vorrei trovare l’indipendenza da luoghi e ruoli imposti, trasformando la comunicazione visiva in valore.

Pubblicato il: 1 novembre 2016 | Categoria:

Partiamo da Una Situazione Comune

Per chiunque si senta stretto e infelice la vita del nomade digitale è un miraggio, un sogno, un’utopia… O perlomeno per me è sempre stato così.

Il mio percorso è stato lungo. Non ho mai saputo bene che cosa volessi dalla vita, avevo un’idea vaga di dovere lavorare e di godermi qualche viaggio qui e lì. Insomma, seguivo la corrente. Ti suona familiare? Proseguiamo.

All’inizio, dopo l’università, ho fatto un lavoro dipendente in un’agenzia di grafica pubblicitaria: poco pagata, niente prospettive. Allora ho preso un’altra specializzazione, in fondo studiare mi piace; poi ho cercato di lavorare in un’agenzia di servizi web, facendo per un po’ la grafica in un altro ufficio, quindi un periodo da freelance, infine lo stress è stato troppo e ho cambiato totalmente rotta… sono finita a fare la commessa.

Il cambiamento mi aiutava un po’ ad alleviare il senso di insoddisfazione: nuovi colleghi, nuovi posti, nuove mansioni.

Ho cercato di realizzarmi fuori dal lavoro, di vivere per me stessa la sera e nei weekend. Ma dopo poco il senso di angoscia ritornava inesorabile. E’ una storia comune a tanti, credo, basta sostituire il tipo di lavoro: magari tu fai il web-designer, o il programmatore, o il contabile…Ma sei realmente soddisfatto della tua vita?

Cambiare Vita

Un giorno, circa un anno fa, ho deciso che tutta una vita così, con questa insoddisfazione addosso, sarebbe stata un grande spreco. Da tanto tempo leggevo online di persone coraggiose che mollavano tutto per cambiare vita e finalmente avevo raggiunto il punto in cui decidere di provare anch’io.

Ho cercato tante informazioni online e ho trovato tante “storie di successo”, il tale che diventa un perfetto copywriter e lavora solo 2 ore alla settimana dalle Bahamas, quell’altra che scrive un articolo al mese mentre fa trekking in Nepal… Tutto bello, entusiasmante e stimolante.

Ma all’inizio come si fa? Che cosa si deve provare nella pratica? Non trovavo informazioni semplici, nessuno che condividesse lo sforzo prima del “successo” (metto le virgolette, perchè credo che il successo non sia un criterio di misura oggettivo).

Allora ho deciso di fare io da cavia. Ho deciso di scrivere una specie di diario di tutto quello che sperimento, di quello che mi viene in mente di provare, di come sto piano piano cambiando strada.

Io credo che potrebbe tornarti utile, no? Magari ti ispiro a provarci, ti faccio vedere una persona che comincia da zero e questo potrebbe farti avere meno paura.

Ovviamente la strada che scelgo non è l’unica, ognuno trova la sua, ma voglio condividere qui quali sono stati i miei passi per partire.

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Lasciare il Lavoro:

io ho optato per una via di mezzo, cioè ho chiesto un anno di aspettativa; al datore di lavoro non costa nulla, semplicemente ti garantisce che alla fine del tuo “anno sabbatico” tornerai a lavorare con lui.

Ogni contratto di lavoro ha delle procedure specifiche da seguire (puoi cercare su internet il tuo contratto da leggere, c’è una parte che si occupa dei periodi di aspettativa), ma grosso modo si tratta di mettersi d’accordo con il proprio responsabile e fare una richiesta scritta indirizzata all’ufficio del personale dell’azienda per cui si lavora; il periodo concesso è al massimo di un anno, in genere.

In questo modo ci sono ben 12 mesi di tempo per provare la nuova vita e capire se possa valere la pena; altrimenti si ritorna con la coda tra le gambe (ma un gran bella dose di esperienza!) al lavoro di prima.

Lasciare la Casa:

ero in affitto, perciò ho dato il mio preavviso tramite raccomandata al padrone di casa (ben prima di chiedere l’aspettativa… mi sono buttata!), ho venduto i miei mobili, ho imbiancato i muri e ho riconsegnato le chiavi.

Nota: molti amministratori o proprietari di case sono disposti a comprare i mobili quando si lascia l’appartamento, per loro è più facile affittare di nuovo una casa ammobiliata, quindi così si evita di mettere dieci annunci sui siti di seconda mano.

Se invece sei proprietario potrebbe essere il momento buono per iscriverti come host su Airbnb: ti serve qualcuno (un famigliare o un amico) che ti faccia le pulizie tra un ospite e l’altro e che prenda in consegna le chiavi, per il resto puoi fare tutto da remoto.

Dove Andare:

questo è molto soggettivo, devi capire che cosa vuoi fare. Il mio obiettivo era visitare qualche posto per decidere dove potermi fermare per un po.

Ho iniziato con l’andare un mese in Germania, ad Aachen (cittadina molto bella), perchè una coppia di amici vive lì; così ho passato del tempo con loro, mentre cercavo di schiarirmi le idee sul da farsi.

Ho capito che non mi andava di fermarmi già lì, che avevo bisogno di un periodo di “decompressione”, così ho iniziato a pianificare un viaggio, consultando guide turistiche in libreria e in biblioteca, poi prenotando voli e qualche ostello e appartamento. Destinazione Tailandia, Giappone, Canada e di nuovo in Germania, tre mesi in viaggio.

Per prenotare ho usato Booking, Hostelworld, Airbnb, di sicuro conosci altri siti utili.

Dove Trovare i Soldi:

questo se lo chiedono tutti. Non serve in realtà un budget molto alto; sono sempre stata una persona abituata a spendere poco e a risparmiare. Inoltre alla chiusura del contratto di affitto ti viene restituita la caparra, che se vivi in una città come Milano ammonta magari a 2000 euro.

Credo di potere dire che 4 mesi di viaggio zaino in spalla mi siano costati circa 3500 euro compresi alloggi, voli, spostamenti, cibo. Insomma, ho speso di meno girando il mondo che non restando ferma a Milano (dove già solo l’affitto era di 700 euro al mese).

In viaggio, se sei oculato, spendi più o meno quello che spenderesti a casa tua; certo qui sto parlando di un viaggio spartano, non di vacanza full-inclusive.

Il segreto è avere pazienza, cercare su internet le offerte migliori per gli alloggi, resistere alla tentazione di fare tutte le cose “da turisti” in ogni luogo, ma godersi invece la vita locale.

Se sei convinto e puoi licenziarti, invece che chiedere l’aspettativa, potrai contare anche sul TFR, che se lavori da qualche anno dovrebbe essere una cifra cospicua e aiutarti decisamente (calcola che si accumula più o meno uno stipendio per ogni anno di lavoro).


Eccoci qui, spero tu abbia trovato qualcosa di utile in questa prima parte del mio viaggio. Non sarò un’esperta, però devo dire che in materia di aspettativa, recesso dal contratto di affitto, vendita dei propri averi e prenotazioni, ormai sono molto disinvolta!

Se vuoi un consiglio perciò scrivi pure nei commenti, magari ti posso aiutare.



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