Workation Camp: Quando la Formazione Diventa Trasformazione

Partecipare alla seconda edizione del Workation Camp mi ha mostrato il valore delle esperienze e della condivisione per creare qualcosa di unico e nuovo. Per trasformare, non formare, i Travel Storyteller

Ilaria Cazziol: Da sempre al posto fisso preferisco l’idea di un lavoro che mi permetta di viaggiare e di godere della mia libertà. Amo la comunicazione digital e dopo qualche intenso anno in un’agenzia ho deciso che volevo realizzare i miei sogni: così mi sono messa in viaggio, scrivendone su viaggiosoloandata.it e facendo copywriting, SEO e traduzioni come freelance.

Pubblicato il: 30 Luglio 2019 | Categoria:

Siamo arrivati come degli sconosciuti.

Ci siamo trovati a Montalto Uffugo per la seconda edizione del Workation Camp, un evento nato dalla collaborazione tra Nomadi Digitali, Evermind e Home4Creativity.

Un format di formazione esperienziale, vacanza e lavoro da remoto, che attinge a elementi come la condivisione, la formazione, la scoperta, il networking e la crescita personale, mescolandoli tutti insieme in un cocktail che diventa qualcosa di unico: un viaggio trasformazionale.

Dopo la prima edizione dello scorso anno, indirizzata a nomadi digitali e aspiranti tali, questa edizione è stata incentrata sulla professione del travel storyteller.

Ed è iniziato tutto così, appunto: come un incontro tra sconosciuti in una bellissima villa nella campagna calabrese.

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Con qualcuno, come Alberto Mattei, (fondatore di Nomadi Digitali) ero in contatto da anni, ma non ci eravamo mai visti oltre uno schermo. Il bello e il brutto del nomadismo digitale: le relazioni possono esistere in una dimensione completamente nuova, basate anche sull’assenza e sulla tecnologia…ma siamo pur sempre esseri umani, e nulla batte una relazione in carne ed ossa.

Sei più alto di come ti avevo immaginato!”, gli ho detto ridendo mentre lo abbracciavo per la prima volta in 4 anni!

Altri erano stati poco più che un’icona sul cellulare per alcuni mesi. Con Francesco Biacca, Roberta Caruso, Donata Marrazzo, Enrico Caracciolo, Luca Caputo e gli altri formatori/partecipanti/colleghi del Workation Camp ci eravamo sentiti alcune volte per definire i macro-dettagli del percorso che avremmo affrontato insieme in questa settimana a Montalto Uffugo.

E poi c’erano loro…Gli aspiranti travel storyteller

Quattro persone dai più disparati percorsi di vita, da tutta Italia, con apparentemente nulla in comune, ma con qualcosa di grande da condividere: un sogno. Il desiderio di trasformare le proprie passioni, specie quella per i viaggi, in qualcosa di più. La voglia di scoprire come narrare territori e persone, come reinventare il mestiere più antico del mondo (no, non quello dai: il cantastorie!) in chiave digitale.

Giovanni lo conoscevamo già da qualche mese

Il rapporto con lui è iniziato qualche tempo prima che il Workation camp, dove ci siamo incontrati, fosse anche solo nei miei programmi più vaghi. Un rapporto digitale, una mail a me e Marco su Viaggiosoloandata.it, uno sfogo sulla voglia di cambiare qualcosa, la ricerca di un percorso più profondo.

Lui, ingegnere, programmatore di robot industriali, araldo della razionalità…si ritrova a non sapere più se lo è perché lo vuole o perché deve.

Partecipare alla workation per lui significava probabilmente proprio cercare di scoprire questo, iniziando dal Travel Storytelling che ora mette in pratica sul nostro blog.

Arriva alla Home raccontandosi con la sagace ironia che avevo imparato a conoscere e apprezzare nelle nostre comunicazioni digitali.

Si definisce ridendo un “futuro happy homeless™”: ha annunciato le dimissioni da un lavoro che gli sta ormai troppo stretto, come spesso capita a chi apre gli occhi sulla propria vita e poi non riesce più a chiuderli, e ora si trova in quella meravigliosa ma terrificante fase che precede ogni grande cambiamento.

E proprio in questa fase, tipicamente emergono dall’interno dell’animo forze dirompenti: quella centrifuga che ti spinge verso l’esterno, verso il viaggio, l’ignoto, il nuovo, la voglia di fuggire; e quella centripeta, che invece ti fa apprezzare ciò che hai, ciò che vorresti diverso, ti fa sognare di avere un impatto sul tuo mondo.

Così Giovanni si guarda intorno e nelle colline che circondano Montalto Uffugo vede l’ombra delle sue Langhe; negli abitanti di Vaccarizzo che incontriamo la gentilezza degli anziani del suo paese; negli artigiani di Cosenza vede con sorpresa persone che sono fuggite ma poi hanno deciso di tornare, di mettere a frutto e far collaborare la propria forza centrifuga con quella centripeta.

La sua frase preferita èdai alle persone che ami ali per volare, radici per tornare e motivi per restare“. Forse è questo che sta cercando in questo Workation Camp: la strada da percorrere per realizzare tutti e tre gli aspetti.

Poi c’è Isa

Un vulcano, una carica esplosiva inaspettata. È all’inizio della sua quarta vita, come racconta lei stessa: 30 anni fa è scappata dalla sua Calabria in cerca di un altrove migliore, come tanti, come tutti. Nel caos metropolitano di Roma ha trovato la sua dimensione e la sua prima professione, farmacista.

Ma per i vulcani come lei una vita non basta, e 10 anni fa il vento del Nord ha chiamato di nuovo. Cambio vita, si trasforma in locandiera. Ma non si trova. E così via, di nuovo, questa volta non per fuggire ma per tornare: verso la Calabria, dove riscopre l’amore per una terra che non va abbandonata ma fatta vivere.

Ma come? È qui al Workation Camp per Travel Storyteller, che Isa cerca la risposta, la chiave per la sua quarta vita: vuole parlare di quanto la Calabria sappia stupire, lasciare con quella sensazione che è un misto tra sorpresa, sconvolgimento, esaltazione, scoperta. Come si dice? In italiano manca, ma in inglese sarebbe “astonishing”. Ed è proprio per il suo progetto Astonishing Calabria che cerca le ali qui alla Home4Creativity.

Le idee ci sono, ma gli strumenti per realizzarle le sfuggono tra le dita. Forse è per questo che è stata attirata tanto dalle mani delle persone che abbiamo incontrato in questo viaggio. Mani che fanno cose, mani che concretizzano progetti, mani che salvano la Calabria con l’arte dei padri e con gli insegnamenti del mondo.

Poi c’è Alessandro

Lui di cambi vita già ne sa. Lui che ha mollato la Campania e la sicurezza del posto fisso da tanti anni, che si è reinventato una professione e una vita semi-nomade a Barcellona. E che professione: traduttore di videogiochi.

Ci mettiamo un po’ a credergli e a non pensare che scherzi. E cosa ci fa questa persona qui, in questo paesino calabrese?

Facile, cerca la strada per uscire dal guado. Perché è facile sentirsi in stallo quando ci si è già posti le domande e si sono trovate le risposte, e lui si sente a tratti posseduto dal suo lavoro freelance piuttosto che il contrario. E quel vecchio blog di viaggi che gli ricorda di quando si sentiva davvero libero lo chiama…

Che sia un narratore si vede subito. Quando inizia a parlare ti porta lontano, e quando inizia a scrivere anche di più. Vede storie dove gli altri trovano solo un vecchio poster sbiadito dal tempo e dall’abbandono nel centro storico di Cosenza. Sente musiche silenziose, il rumore delle gocce della pittura, profumi d’altri tempi dalle botteghe artigianali.

Infine c’è Selene, dal Friuli con furore.

Sembra timida e introversa ma riesci a vedere dietro i suoi occhi acuti le idee che ribollono. In lei la forza centrifuga è meno forte. È proprio quella centripeta che la fa scalpitare, però.

Ama il suo paese, il suo lavoro nel turismo, negli hotel, la sua terra. Ma non vuole essere una spettatrice: vuole fare qualcosa, contribuire a migliorare le cose, a portare una nuova ondata di turismo e ricchezza dove invece restano solo le briciole.

È solo poco più di un anno fa che ha avuto la sua personale epiphany: LaLuna. Vuole trasformare la zona della pedemontana pordenonese in una vera destinazione turistica grazie al digitale: una vera sfida che non può gestire da sola, e alla quale deve far appassionare anche i suoi tradizionalisti vicini. Una missione per un vero Travel Storyteller.

E infatti da brava professionista dell’hospitality, a Vaccarizzo trova proprio un esempio di quell’ospitalità che caratterizza anche le sue terre, e quella voglia di non scomparire inglobati dal futuro, ma di fare la differenza nel panorama turistico italiano.

Ecco, parte del percorso mio e di Marco in questa settimana di formazione era proprio aiutarli a comprendere le vie e le tecniche della narrazione digitale.

La sottile arte di scrivere per la gioia delle persone ma con la capacità di farsi capire dalle macchine, dai motori di ricerca.

La potenza di un’immagine, specie di un video, per smuovere qualcosa di più profondo della ragione.

Per questo eravamo lì, in quello strano cast di attori del digitale. Ma alla fine, penso che mi abbiano lasciato qualcosa loro.

Alla fine, raccontando le loro storie e vedendo la loro evoluzione dopo questi mesi, adesso che ancora ci sentiamo e ci mostriamo le rispettive evoluzioni, capisco il vero senso di un Workation Camp.

Una settimana di lezioni è formazione. Una settimana di vita in comune, di condivisione, di esperienze, di convivialità, di progetti, di confronto no, è molto di più. È trasformazione. È ciò che dà vita al cambiamento e alla crescita. È ciò che abbiamo fatto tutti insieme in Calabria alla Home4Creativity.



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