Vivere Viaggiando con i Propri Figli: Un’Alternativa alla Scuola Tradizionale

In questo post foglio farti conoscere un'alternativa alla scuola tradizionale che puoi prendere in considerazione se sogni di vivere, viaggiando con i tuoi figli.

Eleonora Malacarne: Ho vissuto in Spagna per sei anni, al termine dei quali sono partita per un viaggio in solitario in India. Se prima sognavo solo di ripetere questa esperienza, ora spero di farlo un giorno da nomade digitale. Mi piacerebbe trasformare la mia passione per i viaggi, le danze indiane e la scrittura in una professione online che mi permetta di vivere e lavorare viaggiando.

Pubblicato il: 31 marzo 2015 | Categoria:

Quando si riflette sulla reale possibilità di diventare un nomade digitale, un aspetto che in qualche modo “spaventa” le persone che hanno figli è l’educazione scolastica dei bambini.

In molti si domandano se sia possibile garantire un’istruzione di base ai propri figli quando si è in viaggio o se sia necessario “fermarsi” in un Paese che garantisca buone scuole e dunque una buona istruzione. In pochi valutano un’altra possibilità, che già in molte famiglie che hanno deciso di vivere e lavorare come nomadi digitali stanno praticando con successo, ovvero l’homeschooling.

Ancora meno conosciuto è l’unschooling. Di cosa si tratta? Non essendo (ancora) un’esperta del tema, ho deciso di intervistare Erika Di Martino, fondatrice del Network Italiano educazioneparentale.org e “mamma di quattro bambini che non sono mai andati a scuola”.

erika di martino

Erika, laureata in lingue, scrittrice, family&life coach e social community manager, si occupa di Educazione e Homeschooling da anni ed è una nomade digitale. Con la sua famiglia è appena rientrata da un viaggio di 5 settimane a Lanzarote.

Anche grazie all’Homeschooling, può spostarsi sfruttando offerte e tariffe low-cost, scappando dal freddo della pianura padana e trasformando i suoi figli in esploratori del globo.

Utilizza molto il network di Airbnb sia per ospitare che essere ospitati. Quando la loro casa è affittata, partono all’avventura con i soldi guadagnati. La loro casa è aperta e sono felici di aver ospitato persone di diversa nazionalità.

L’anno scorso la sua famiglia è stata quattro mesi in Costa Rica, girando con zaini in spalla e viaggiando solo con bus (e taxi in qualche tratta), un’avventura non da poco. Erika e suo marito lavoravano viaggiando.

Prima di tutto chiedo a Erika:

Qual è la differenza tra l’Homeschooling e l’Unschooling?

Quando parliamo di homeschooling ci riferiamo a quelle famiglie che insegnano utilizzando un curriculum ben preciso (creato da loro o acquistato on-line). Essi in parte ricreano la scuola in casa proponendo determinati argomenti a seconda delle fasce d’età, utilizzando libri di testo simili a quelli scolastici (ma non è detto!) e dedicando un momento specifico della giornata allo studio.

Per essere più esplicativa direi che in questo metodo la nave della conoscenza è pilotata dal genitore (o dal tutor) che indica al bambino la via da seguire. Inoltre a fare homeschooling può essere una famiglia sola o un gruppo di famiglie che segue l’istruzione di diversi bambini allo stesso tempo.

Con unschooling ci riferiamo invece a quelle famiglie che lasciano i propri figli liberi di decidere come, dove, quando e soprattutto cosa imparare. In questo caso la nave è pilotata in toto dal bambino, ma egli non è solo: i genitori sono parte attiva di questo apprendimento offrendo fonti di studio e sostenendolo nei suoi percorsi naturali.

Le famiglie che fanno unschooling fanno un grosso cambiamento perché devono dimenticare tutto quello che è stato loro insegnato sull’apprendimento e imparare a fidarsi dei propri figli a 360°.

I genitori offrono gli strumenti per trovare le informazioni rispettando le scelte e i tempi del bambino.

Nell’unschooling l’apprendimento è incentrato sulle necessità e le passioni del bambino e della sua famiglia e area geografica di appartenenza. In questo caso l’approccio “scolastico” non si considera nemmeno, dato che il genitore è più propriamente una guida, un supporter, un aiuto, mentre il figlio è “in cattedra”.

Questo modus operandi necessita un’apertura mentale ancora più grande e un’immensa fiducia nei propri figli. Quindi, non si tratta proprio di riprodurre la scuola, ma si tratta di una realtà completamente diversa. (per approfondire: http://www.controscuola.it/il-nostro-unschooling/ ).

Secondo la tua esperienza, qual è la difficoltà maggiore di una scelta così diversa dal percorso tradizionale?

Ciò che risulta più difficile da affrontare è il confronto con la società che – purtroppo – è spesso digiuna di homeschooling. Di certo non si può sensibilizzare l’opinione comune chiacchierando in coda al supermercato (magari si, ma quando si è di corsa non è il massimo), oppure sotto casa con il postino che vi domanda perché vostro figlio non sia a scuola. Questo genere di esperienze vanno vissute in prima persona per essere comprese in pieno.

Sono moltissimi infatti i nonni o i mariti che erano inizialmente scettici verso l’educazione parentale, ma che hanno cambiato idea entrando in diretto contatto con i nipoti o i propri figli neo-homeschoolers.

La felicità e la curiosità per il mondo sono atteggiamenti che saltano subito all’occhio. Piuttosto che dare un giudizio ignorando la realtà, essi hanno avuto la voglia e la dedizione di affiancare i propri figli (o nipoti) in questo percorso di crescita e cambiamento per un periodo continuativo, avendo modo così di vederli splendere, imparare e rafforzarsi, anche (e talvolta soprattutto) senza scuola.

Certo, ci sono individui altamente critici verso l’homeschooling: se state leggendo questo articolo magari ne avrete conosciuti alcuni, ma c’è un gruppo altrettanto numeroso di gente che si domanda: “Vorrei sapere come fate? Io non ne sarei mai capace!”.

Ciò che stanno immaginando queste persone è: “Come faranno mai gli homeschoolers a riprodurre la scuola a casa?”. Cioè fare a casa ciò che fa la scuola in classe, concetto che è completamente differente da quello che accade veramente nelle famiglie che studiano a casa. Da qui scaturiscono le tipiche domande del tipo: “Ma il bambino come fa a non confondersi se tu sei sia l’insegnante, che la mamma?”.

Certo, essere un homeschooler in Italia potrebbe essere bellissimo, ma non è un cammino scontato. L’Italia offre infinite possibilità, sia naturali, che storiche, piuttosto che artistiche per imparare senza la scuola, ma il confronto con la società non è sempre roseo.

Quando presento l’educazione parentale ai genitori interessati (sono consulente familiare per l’homeschooling nello specifico), ma talvolta insicuri, che intervengono alle conferenze, li rassicuro immediatamente sui timori che riguardano l’atto di educare, ma allo stesso tempo li metto in guardia rispetto alle dinamiche che potrebbero scaturire dal confronto con la società, trattandosi di una scelta educativa alternativa, che non tutti conoscono.

Queste famiglie sono spesso deluse dal percorso scolastico tradizionale, di cui talvolta trattengono un retaggio pesante e delle ideologie errate, specialmente su cosa significhi “insegnare” e “imparare”.

Fortunatamente questi vincoli si possono cancellare piuttosto facilmente: per farlo è fondamentale ascoltare il proprio istinto e rimanere con la mente aperta al cambiamento. E’ sicuramente consigliabile, per chi ha già alle spalle anni da scolaro, un periodo di disintossicazione dai ritmi e dalle richieste tipiche della scuola (deschooling), un periodo dove riscoprire le proprie necessità e desideri più intimi.”

Per una famiglia, quali sono i vantaggi dell’homeschooling rispetto alla scuola tradizionale?

Per le famiglie che hanno scelto lo stile di vita da nomadi digitali è forse scontato elencare i vantaggi, tutti riassumibili nella libertà di potersi spostare secondo i desideri e le necessità della famiglia, bambini compresi.

Nelle 5 settimane alle Isole Canarie, i bambini hanno, tra le altre cose, imparato anche un po’ di spagnolo, che sicuramente servirà loro nella vita adulta. Anche per chi non sceglie – o non ha ancora scelto – di vivere come nomade digitale, i vantaggi sono notevoli.

Intanto è una scelta più economica, soprattutto se si hanno più figli. Non abbiamo da comprare montagne di libri e materiale, spendere per pasti mensa non consumati, costi trasporto, tasse scuola, vestiti alla moda, ripetizioni e così via.

Noi usiamo molto Internet, i libri della biblioteca, visitiamo i mercatini dell’usato e raccogliamo molto materiale che gli amici del vicinato avrebbero altrimenti buttato via. Sicuramente possiamo studiare anche in pigiama e abbiamo il tempo per curare un orticello, che oltre a essere materia di studio ci fornisce del cibo! Non potete immaginare quanti giocattoli, vestiti e giochi usati abbiamo recuperato a costo zero o quasi.

Poi è una scelta che porta pace e armonia tra noi. Si discute meno quando ognuno può scegliere come vestirsi, a che ora svegliarsi e cosa mangiare. Molti ci potrebbero accusare di anarchia, di sregolatezza, ma posso assicurare che ogni membro della nostra famiglia è rispettoso e compassionevole verso gli altri. Al posto di regole ferree abbiamo dei principi di sana condivisione.

Non dovendo obbligare nessuno a studiare una materia noiosa, ad alzarsi senza aver dormito a sufficienza, a fare i compiti prima di uscire, si è tutti più sereni e felici e quindi si litiga meno. Ognuno di noi impara e studia seguendo i propri ritmi, negli orari e nei modi che gli sono più consoni.

Ovvio che si discute sempre, siamo umani, ma molto meno di quello che vedo fare in certe famiglie. Eliminando la causa dei dissidi, i problemi sono per metà risolti prima di nascere e vi giuro che fa una bella differenza per la qualità della propria vita.

Poi la considero una scelta (quasi) stress-free. Non abbiamo scadenze o tempi stretti. Una delle parti più tristi della scuola tradizionale è vedere insegnanti e ragazzini che corrono dietro al programma scolastico, senza godere del suo contenuto. Al contrario, ogni argomento da noi affrontato può durare mesi! Non dobbiamo timbrare un cartellino, oppure compilare una pagella, quindi possiamo immergerci in una materia o un soggetto come e per quanto vogliamo.

Ciascun membro della famiglia (anche gli amici!) può dare il proprio contributo, l’interesse diventa contagioso e l’argomento può essere analizzato senza scadenze incombenti. Inoltre non necessitiamo di grande organizzazione… Lo so che da fuori sembra che ci sia bisogno di un controllore svizzero per far andare avanti homeschooling, casa e famiglia, ma vi assicuro che non è così.

Credo che serva più preparazione per arrivare in orario a scuola, per organizzare il colloquio con gli insegnanti, per sincronizzare le attività sportive e i compiti. Noi viviamo una vita molto naturale e tranquilla, dove essere organizzati non è fondamentale, dato che cerchiamo di seguire i tempi personali di ciascuno.”

Non hai mai timore che i tuoi figli non apprendano quanto e come dovrebbero?

Mio marito ed io sappiamo che i nostri figli imparano in ogni momento. La vita è apprendimento, così come lo è il gioco e il divertimento. Sappiamo bene che se si è infelici e stressati s’impara molto meno, evitiamo quindi di mettere i nostri figli in queste condizioni che portano anche conseguenze ben peggiori rispetto al semplice “non apprendere”. Matematica, storia, scienze e lingue (per citare alcune materie) non sono elementi staccati dal vivere quotidiano. Anzi, sono parte stessa della nostra vita e non possono essere separati e messi in una scatola-libro, oppure racchiusi in un’ora di attività che termina col suono di una campanella.

I bambini imparano molto di più quando sono coinvolti in prima persona e non passivi, come succede a scuola. Ciò permette loro di decidere i tempi e li porta a vedere risultati diretti.

Purtroppo molte persone credono che i bambini abbiano bisogno di essere direzionati e istruiti, questo concetto crea una marea di problemi che sono sotto gli occhi di tutti, ma che pochi accettano di vedere.

La scuola, nella maggior parte dei casi, insegna che imparare debba essere noioso, o comunque un atto forzato; talvolta è come un lavoro d’ufficio ammorbante che deve essere finito prima di timbrare il cartellino.

Imparare divertendosi ha alleggerito molto la nostra vita, al centro di questa idea vi è la fiducia che l’essere umano voglia sempre migliorarsi e imparare. Da quando seguo i miei figli anch’io ho approfondito tantissimi argomenti fino ad ora sconosciuti o dimenticati, devo ammettere che l’homeschoooling ha fatto bene soprattutto a me!

Il nostro approccio educativo stravolge completamente le linee guida tradizionali, significa fare tabula rasa della propria forma mentale (e quella della maggior parte della gente che ci sta attorno) e provare qualcosa di completamente nuovo.

Noi privilegiamo un percorso da autodidatti da subito, quindi non proponiamo loro alcuna nozione preconfezionata e non li sottoponiamo ad alcun tipo di esame o valutazione. Stiamo imparando accanto ai nostri figli, osservandoli e sostenendoli nelle loro ricerche e scoperte. Il fatto di essere i protagonisti di un cammino la cui direzione è sconosciuta, rende l’avventura ancora più emozionante e imprevedibile. Questo ci permette anche di costruire un percorso assolutamente originale, che non riprende nessuno schema già in uso.”

Secondo la tua esperienza, qual è la marcia in più che questo tipo di educazione può dare a un bambino di oggi?

Le qualità che riteniamo fondamentali per il cittadino del futuro sono di avere una mente curiosa e la capacità di imparare in autonomia. Ogni bambino ha un bagaglio di domande infinito, e il nostro compito è semplicemente quello di mantenere viva la fiamma della conoscenza. Lo facciamo in molte maniere, per esempio facendoci in primis noi tante domande e poi valutando con loro le possibili risposte.

Tutti i bambini hanno questo spirito di ricerca ma, troppo spesso, esso viene soffocato in nome del sistema educativo tradizionale che non incoraggia il pensiero divergente e riempie le teste degli studenti con nozioni già pronte. Le lezioni vengono assimilate temporaneamente per poi essere rigurgitate nel momento del test. Questo tipo di esercitazione sterile uccide il pensiero critico.

Le domande che ci poniamo ci portano a essere sempre più curiosi: ciò conduce a iniziare una serie di progetti sull’argomento prescelto, che portiamo avanti insieme, in famiglia.

Ovviamente, ogni giorno nella nostra vita come in quella di tutti, si presentano una serie di problemi e noi lasciamo che siano i bambini a trovare le opportune soluzioni a quelli alla loro portata, mentre per quelli più complicati chiediamo comunque e sempre la loro opinione.

Più di una volta la loro freschezza ci ha permesso di trovare una soluzione originale, alla quale noi adulti non saremmo arrivati da soli. Li incoraggiamo quindi a procedere per tentativi, suggerendo di riprovare se falliscono e congratulandoci con loro per le conquiste ottenute. Questo processo alimenta la loro autostima e la sicurezza di poter superare qualsiasi ostacolo che la vita gli presenterà. Così saranno esperti di problem solving, una dote impagabile.

Questo continuo esercizio, unito a una grande libertà, li porta inevitabilmente a scoprire le proprie passioni. Noi genitori siamo presenti per stimolarli in svariate maniere, senza mai giudicare il loro percorso, anzi offrendo possibilità sempre differenti e interessanti.

Trovo che il centro della vita di un individuo dovrebbe essere la passione per il lavoro svolto, non c’è nulla di più triste di un essere umano che non possa perseguire la propria vocazione. E’ altrettanto vero che non è facile oggigiorno incontrare persone che abbiano trasformato la loro passione in lavoro, anzi è più facile trovare individui che tristemente avanzano nella vita con un sogno oramai dimenticato nel cassetto”.

Qual è l’insegnamento più importante che trasmetti ai tuoi figli?

La felicità è il motore dell’esistenza, e per vivere bene bisogna saper essere felici indipendentemente da ciò che accade: tra tutte le cose che insegno ai miei figli, questa è di sicuro una di quelle che mi sta più a cuore.

Troppi genitori insegnano ai bambini che la felicità è al di fuori di essi e che dipende dagli oggetti o dal denaro che si possiedono, oppure ancora dalle amicizie che si hanno o dai voti che si prendono a scuola.

Fin da piccolissimi noi lasciamo ai nostri figli la propria privacy, la libertà di intrattenersi da soli: giocando, leggendo, immaginando, costruendo. L’ozio creativo e solitario è da noi largamente valorizzato con risultati positivi.

La felicità si raggiunge da soli. Non ho praticamente mai sentito i miei figli lamentarsi di essere annoiati. Piuttosto che algebra o il nome dei fiumi del centro America, si dovrebbe insegnare a essere felici.

Il bambino che non sperimenta questo grado d’indipendenza rischia, una volta adulto, di attaccarsi in maniera morbosa ad un’altra persona, oppure di colmare il vuoto esistenziale con dei passatempi come i social o lo shopping, oppure peggio ancora, con il cibo”.

Vuoi parlarci di “Educazione Parentale”, il network che hai creato?

educazione parentale

Educazione Parentale è il network italiano per i genitori che decidono di seguire personalmente l’educazione dei propri figli.

Educazione Parentale non segue nessuna ideologia specifica, è aperta a tutti coloro che praticano l’educazione familiare, indipendentemente dalla loro religione, filosofia di vita, paese d’origine, identità etnica, metodo educativo e stato di salute (sia del figlio che del genitore).

Il nostro scopo è di accogliere realtà quanto più diversificate possibile per creare una comunità online multiculturale. Accogliamo anche cittadini italiani che fanno educazione parentale all’estero. Nel Network di Educazione Parentale si trovano eventi per famiglie, pagine dedicate alla didattica con esempi dei programmi scolastici, sezioni dedicate a ciascuna fascia d’età, gruppi divisi per città e regioni (utile per chi cerca contatti nella propria zona) e molto altro.

I membri del sito si potranno tenere aggiornati sulle leggi e sulle reciproche esperienze con le istituzioni. Il Network offre un sostegno concreto alle famiglie che scelgono di non mandare i propri figli a scuola: questo Network è un ambiente protetto e ben organizzato dove interagire con altri genitori che hanno scelto questo cammino. L’Homeschooling può essere una scelta difficile quando ci si sente soli e osteggiati, è quindi fondamentale mettersi in rete e unirsi ad un gruppo organizzato”.

Hai raccolto le tua esperienza in un libro, vuoi parlarcene?

“Il libro “Homeschooling. L’Educazione Parentale in Italia”, uscito a giugno del 2014, si rivolge a tutte le persone che sono incuriosite dal fenomeno Homeschooling e che vogliono saperne di più, con un focus particolare sull’Italia.

Racconto le esperienze delle famiglie che hanno fatto questa scelta, così che, tramite il loro esempio, sia più chiaro quali siano le valide alternative all’organizzazione scolastica standardizzata.

Oltre a fornire tutte le informazioni tecniche necessarie per iniziare un’esperienza di Homeschooling, il libro aiuta i genitori a familiarizzare con l’educazione parentale e a evitare gli ostacoli che inevitabilmente si incontreranno sul cammino”.


Sarebbe interessante sapere tu cosa ne pensi di questa opportunità. Credi che sia una scelta valida o hai delle perplessità?


Foto credit: Shutterstock



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  • Approvo 🙂

  • Mara

    Questo articolo tralascia completamente l’aspetto della socialità. La scuola non è solo libri e insegnamento, ma anche e sopratutto imparare a vivere con gli altri, e più in generale, a vivere. Il rapporto con compagni e insegnanti NON PUO’ essere sostituito dal nucleo familiare, mai. Non è fatta minimamente parola di tutto questo.

    • Erika

      La Scuola offre una socializzazione forzata ed artificiale. I nostri figli hanno la possibilità di confrontarsi con il mondo, non con quelle 20 persone che avrebbero la loro medesima età e stile di vita, che si trovano tra le quattro mura di una classe. Preferiamo che si confrontino su base giornaliera con gente di diverso ceto, lavoro, pensiero ed età, e che abbiano la possibilità di scegliere i loro amici liberamente e per affinità, abbiamo questo 5 o 20 anni in più o in meno di loro. Qui si parla di personalizzazione della vita vs standardizzazione della stessa, a 360′ e posso assicurare i lettori che gli Homeshoolers possono essere altrettanto socievoli e socializzati (che sono cose ben diverse!) dei bambini scolarizzati. Provare per credere 😉 Erika DM

      • Luca

        Lo trovo fantastico, lontano dai condizionamenti della scuola tradizionale!!!

      • Mara

        Che la scuola abbia i suoi problemi è fuori discussione. Ma sai dirmi, fuori dalla scuola, DOVE i vostri figli possono trovare uno scambio quotidiano con COETANEI, e un dialogo che per quanto imperfetto, ha sempre i aiutato i bambini a crescere? Se credi che l’infanzia possa essere sostituita da rapporti con persone adulte, o peggio, con familiari, sei fuori strada. Le prese in giro, le difficoltà, i brutti voti, i flirt, le scarpe alla moda o fuori moda, insomma il confronto col PROPRIO mondo aiutano i bambini a crescere, in prima istanza; tutto il resto che tu citi può essere utile a integrare questo, ma non può sostituirlo. C’è un fondo di snobismo radical chic in tutto questo, stile quanto siamo fighi, siamo diversi dagli altri, e i nostri figli pure devono esserlo, quando magari loro vorrebbero solo un’infanzia normale.

        • Raffaella

          I miei figli, 4 di età molto diverse, dai 17 ai 2, trovano giornalmente un confronto con i coetanei al parco sotto casa, dove loro sono liberi di andare tutti i giorni a qualsiasi ora, mentre gli altri solo dalle 17 in poi per 9 mesi all’anno. Giocano, litigano, intessono alleanze e relazioni, diventano amici lasciando spazio alla loro creatività. Sono fortunati perché esiste questo spazio vicino casa simile ai nostri cortili di una volta e non per tutti gli homeschooler è così. Una cosa che ci accomuna tutti, però, è quella di attivarci perché i nostri figli abbiano occasione di incontrare altre persone grazie a uno stile di vita aperto agli altri, anche a chi la pensa diversamente da noi. Trovo molto più snob radical chic chi giudica gli altri e il loro stile di vita senza conoscerli.
          Raffaella, mamma di 4 homeschooler felici che vivono un’infanzia o adolescenza forse non normale, ma felice e libera.
          Sul concetto di normalità, poi, c’è da discutere a lungo….

          • Mara

            Aspetta, andiamo con ordine. E’ ovvio che una famiglia con un milione di contatti, 4 figli, 10 lingue e moltissime possibilità economiche e di viaggio non abbia problemi a tirar su dei geni che non hanno bisogno della scuola e che possono sopperire facilmente al contatto coi coetanei in altro modo. Ma parliamo di casi isolati, e comunque qui non si prende minimamente in conto tutto il resto, ovvero: di che scuola stiamo parlando? Elementari, medie, liceo? Quali e quante materie possono essere “insegnate” così? Può un genitore, o entrambi, eccellere nell’insegnamento delle equazioni di secondo grado così come nell’analisi logica, nel flauto, nel disegno geometrico? O semplicemente tali materie vengono tagliate via perché i bambini non sono interessati o perché non rientrano nel programma di vita? Per non parlare poi degli istituti professionali: sei davvero in grado di offrire a tuo figlio la formazione di un liceo classico, un ITC, un istituto d’arte? Sei consapevole che se tuo figlio vorrà fare il medico si ritroverà per forza di cose a confrontarsi, e più probabilmente a sfracellarsi, con la cultura nozionistica, semplicemente per poter passare il test d’ingresso? I vostri principi educativi mi sembrano meravigliosi, e potrebbero essere applicati tranquillamente anche in famiglie con bambini che vanno a scuola: perché negar loro questa possibilità? Perché negargli la conoscenza di un sistema che se pur sgangherato, ha tirato su anche voi, in nome di una scelta che è MOLTO più drastica e radicale di quello che questo articolo lascia intendere, e probabilmente chiude più porte di quante ne apra? La scuola italiana è una di quelle con più vacanze e ore libere, non sarebbe sufficiente concentrarsi nell’educazione dei figli in tutte queste orde di tempo libero, invece di privarli della scolarizzazione di base?

          • Cara Mara, io non sono un esperto in materia e quindi non entro nel merito, ma penso che in un post blog non sia materialmente possibile affrontare a 360° un argomento così vasto e complesso. Se ti interessa credo che tu possa sempre approfondire la tua conoscenza ricercando le informazioni che ti servono. Fortunatamente, grazie a Internet, tutti noi oggi abbiamo così tanta informazione disponibile gratuitamente che reperirla è davvero l’ultimo dei problemi. Inoltre non confondere la formazione scolastica obbligatoria con quella superiore, professionale o accademica, che comunque già da diversi anni propone programmi di studio a distanza.
            Grazie per il tuo contributo e ti auguro una buonissima serata.

          • Raffaella

            Ti rispondo anche io andando per gradi. Per prima cosa è inesatto quello che dici riguardo alla scuola italiana che (dati OCSE alla mano) è quella con il maggior numero di lezione in Europa, ma si colloca al 26. posto per risultati nelle prove scientifiche e di lingua, mentre la Finlandia, quella che ha realmente il minor numero di ore di lezione, si è classificata al primo per ben due volte. I bambini in Italia, quasi ovunque, per necessità degli adulti- insegnanti e genitori- restano a scuola fino alle 16.30. Non è semplice, per un bambino che spesso poi deve fare anche i compiti nonostante 40 ore di scuola a settimana ( non parlo per sentito dire ma per esperienza diretta) fare le esperienze di cui parli: non ne ha il tempo e spesso nemmeno la forza.
            Ultimo punto: non ho la capacità di insegnare ai miei figli tutto lo scibile umano: infatti, dato che sono un prodotto della scuola che insegna appunto per permettere il superamento di un test e poi dimenticare, pur essendomi diplomata allo scientifico con il massimo dei voti, ho faticato ad aiutare mia figliafiglia con le equazioni di secondo grado. Se qualcuno di loro desiderasse intraprendere una carriera professionale potrebbero, se volessero, andare a scuola o trovare altre vie per imparare le stesse cose. Se volessero diventare medici, avrebbero le capacità di affrontare – senza sfracellarsi – i test di ammissione, perché sanno imparare (e amano imparare) anche senza bisogno che qualcuno insegni loro, grazie alle infinite possibilità delle tecnologie moderne. Siamo una famiglia normale, senza enormi possibilità economiche, ma ognuno dei miei figli in età di istruzione legge 10 libri al mese presi in prestito dalla biblioteca, perché ne hanno voglia e, soprattutto, il tempo.
            Ringrazio Alberto per l’ospitalità concessa e mi scuso per la lunghezza di questo post.

          • Mara

            Il sito del Ministero dell’Istruzione riporta che: “L’orario settimanale nella scuola primaria può variare in base alla prevalenza delle scelte delle famiglie da 24 a 27 ore,
            estendendosi anche fino a 30 ore. In alternativa a tali orari normali, le famiglie, in base alla disponibilità dei posti e dei servizi attivati, possono chiedere il tempo pieno di 40 ore settimanali”. Per quanto riguarda la scuola media, viene detto che l’orario normale di lezione è di 30 ore settimanali, estendibili a 36 o massimo a 40. Se dove vivete non esiste la possibilità di scegliere, sono d’accordo che 40 ore settimanali siano troppe e non lascino tempo praticamente per nulla, ma la faccenda viene completamente capovolta se si ha la possibilità di scegliere le 24 o 27 ore. Posso chiederti che tipo di studi sta facendo il tuo figlio/a più grande? Quello che voglio dire con l’esempio dei test di ammissione è che non puoi “proteggere” i tuoi figli dal degrado della scuola, e per inciso della società per sempre, perchè per fare determinate cose purtroppo devi passare da lì. E’ risaputa la stupidità dei test universitari, che non hanno niente a che fare con la cultura nè con la conoscenza, ma ciò detto, se vuoi fare il medico, devi passare da lì. La mia perplessità è tutta qui: saranno davvero abituati a interfacciarsi con tutto questo? O saranno, probabilmente, molto più colti dei loro coetanei, ma senza i mezzi pratici per stare al mondo?

          • raffaella

            Io non cerco di proteggere i miei figli dal degrado della scuola, perché la scuola è solo uno specchio della società, nella quale loro sono immersi da quando sono nati senza soluzione di continuità, come accade invece a chi va a scuola.
            Mi spiego meglio: in nessun altro periodo della nostra vita siamo rinchiusi in quattro mura divisi per fasce di età e costretti a chiedere il permesso per mangiare, fare pipì, bere, parlare, quindi la scuola , che è un artificio, non prepara a quella che è la vita vera, fuori da quelle quattro mura.
            I miei figli vivono invece immersi nella società, frequentando luoghi, incontrando persone di varie età, non solo quelli nati il loro stesso anno. Possono essere amici per la pelle di bambini più piccoli o più grandi, ma, come facciamo noi adulti, scelgono le loro amicizie in base alle passioni che hanno in comune, non in base al fatto che si è lì in quella classe e quindi, nei 10 minuti a disposizione della ricreazione dopo aver mangiato, bevuto ed essere andati in bagno, si può fare amicizia.
            Sono inoltre abituati ad affrontare la “stupidità” dei test, perché per legge ogni anno a partire dalla terza media affrontano un esame di idoneità se vogliono prendere il diploma, quindi sono più abituati alla particolare forma di verifica di un test di ammissione dei loro coetanei studenti. L’Università poi, qualora dovessero scegliere di frequentarla, è molto più libera e vicina al mondo reale: si scelgono molti insegnamenti, si può, in molte facoltà, decidere di frequentare o meno, insomma non credo proprio che avranno più difficoltà dei loro colleghi, penso il contrario.
            Proprio per questo ritengo che abbiano più mezzi pratici per stare al mondo: i miei figli ci hanno vissuto costantemente durante i 13 anni in cui i loro coetanei sono stati in un ambiente artificiale a prepararsi per affrontare quel mondo.
            Non sono contro la scuola, sono convinta che la scuola per assolvere ai propri compiti dovrebbe essere riformata completamente, ma è un discorso troppo ampio per affrontarlo qui.
            Spero di averti aiutato a comprendere di più le ragioni di questa scelta, ma rispetto la tua opinione e mi fa piacere di esserci confrontate in modo così civile.
            Raffaella

          • Mara

            Sì Raffaella, mi hai aiutato a comprendere meglio, e buffamente, è esattamente quello che penso anch’io, ma ancora credo che sia una scelta estremamente radicale e che debba essere in qualche modo bilanciata da altre e tante attività sociali, e poi mi fa ha paura l’abuso che se ne fa negli USA, dove si sceglie spesso l’homescooling per proteggere i figli dal bullismo, perché sono disabili, perché si vive lontano dalle scuole e senza una vera cognizione di causa. Ogni volta che si leggono interviste di bambini prodigio, sportivi o la stessa Regina Elisabetta, risulta che tutti volevano semplicemente la routine e la noia dell’andare a scuola, e non gli è stato concesso. Per molti la scuola non è un posto per imparare nozioni, bensì un posto per conoscere una seppur limitata diversità, dalla prof pazza alla maestra che non dimenticherai più. Lanciarsi bigliettini, litigare, fare occupazioni, coalizzarsi contro i prof, fare scherzi, aspettare il fidanzatino fuori o farsi venire a prendere: il bello di tutto questo è proprio la trasgressione, e non riesco a immaginare una gioventù senza un elemento di trasgressione o l’occasione quotidiana di annoiarsi e incontrare difficoltà.
            Poi mi fa ridere la tua frase sul fatto che solo a scuola capiti di stare fra quattro mura a chiedere il permesso di fare qualunque cosa. Mi fa ridere perché è esattamente quello che succede nel 90% dei lavori d’ufficio, e non solo!

          • raffaella

            Come ti dicevo Mara, le attività sociali non ci mancano: i miei figli hanno tanti amici, la maggior parte dei quali va a scuola, sono spessissimo a casa nostra e li invidiano anche un po’.. al contrario dei miei che, con vera tristezza, si dispiacciono che i loro amici siano costretti a scuola con queste belle giornate. Non sai immaginare uno stile di vita diverso da quello che tu hai vissuto e questo è normale, anche a me ci è voluto tempo. Quando non sapevo di questa possibilità anche due dei miei figli per qualche anno sono andati a scuola, ma non mi hanno mai chiesto di tornarci, anche se sanno che rispetterei la loro scelta.
            Mi dispiace che ti faccia sorridere la mia affermazione sulle quattro mura in cui la scuola rinchiude i bambini e i ragazzi, perché traspare la tua rassegnazione ad uno stile di vita un po’ grigio, a cui io non vorrei che i miei figli si rassegnassero.
            D’altro canto, se sei venuta su Nomadi digitali, probabilmente questa realta’ ti sta un po’ stretta, no?
            Io lavoro ma non sono rinchiusa tra quattro mura, mio marito nemmeno e mi auguro che i miei figli possano fare delle loro passioni, che hanno coltivato e coltivano ogni giorno mentre gli altri sono a scuola, il loro lavoro, in modo che non gli pesi farlo. Due di loro, i più grandi, hanno già deciso cosa faranno e sono cose molto lontane dal lavoro di ufficio.
            Tutto ciò di cui parli poi, si può fare anche al di fuori della scuola, litigare, fare scherzi, avere il fidanzatino, che magari ti aspetta da un’altra parte e non fuori da scuola- non cambia molto poi…. 😉

          • Mara

            Naaa, nessuna rassegnazione, io sono già una nomade digitale, e a scuola ci stavo molto stretta, e anzi, quando osservo il mio sprezzo per i lavori d’ufficio, le imposizioni, gli orari e quant’altro, mi rendo conto che è nato proprio a scuola! Ma insieme a questo, è nata anche la capacità di svicolare e cavarsela in qualunque situazione… continuo a pensare che il confronto e la pallosità della scuola facciano crescere. Sono contenta comunque che i tuoi figli vivano bene la loro situazione! 🙂

          • raffaella

            Ti ringrazio per il piacevole e arricchente confronto di opinioni.
            Buona vita 😉
            Raffaella

  • Gianco62

    Quoto quanto detto nell’intervista da Erika, che ringrazio per tutti i consigli ed i link di contatto;)

  • Fabio

    Trovo questo approccio estremamente interessante e mii incuriosisce molto anche se ho un bimbo di soli 14 mesi che ancora è lontano dalla scuola tradizionale, frequenta un nido che fortunatamente ha un’impostazione molto più libera.
    Viaggiando in passato mi è capitato di incontrare famiglie che stavano sperimentando periodi “alternativi” tipo un anno sabbatico di viaggio con i figli, e sempre più mi incuriosiscono percorsi “educativi” alternativi alla scuola tradizionale (che io ho fatto fino all’università).
    Quello che più mi preoccupa o lascia perplesso non è tanto il distacco dalla scuola (forse perché non ci sono ancora dentro), quanto la possibilità del distacco DEI GENITORI dal loro lavoro o stile di vita, perché tanto più con le attuali difficoltà economiche diventa spesso difficile conciliare le necessità lavorative con una maggiore libertà; salvo diventare nomadi o distaccarsi completamente dal modello attuale di “consumo”, cosa che non penso sia così facile.

    • Ciao Fabio, grazie del tuo contributo! …Potresti sempre scegliere di diventare un Nomade Digitale e portarti dietro il tuo lavoro per svolgerlo da qualsiasi parte del mondo ci sia una connessione alla rete… 🙂

  • Laura

    Tema molto interessante. Due cose, però, mi lasciano perplessa: al di là dei programmi scolastici, delle modalità di insegnamento, dello stress da competizione o per l’impegno quotidiano dei compiti (ed altre noie, varie ed eventuali), il bambino a scuola impara a mettersi in gioco con gli altri, ad avere un confronto col gruppo e con gli insegnanti, ad accogliere le sfide (come appunto i tempi di consegna dei compiti) e ad organizzare il proprio tempo di conseguenza; impara la fatica di arrivare a determinati risultati e l’esigenza di perfezionarsi. Tutte cose che si troverà a dover affrontare necessariamente nella vita e nel lavoro e che con l’homeschooling, forse, verrebbero un pò a mancare. In secondo luogo, per quella che è la nostra società, gli sarà facile trovare lavoro? Ci sarà chi è disposto ad assumere/collaborare con chi non ha titoli “tradizionali”? In ogni caso, sognando di poter viaggiare, un giorno, con famiglia al seguito – cosa reputata troppo difficoltosa dalla maggior parte delle persone – leggere un articolo del genere significa capire che i limiti sono solo nella nostra testa a volte. 🙂

  • Federica Balsamo

    grazie per questo bellissimo articolo che ci fa sentire anche meno soli!!!! nostra figlia Sole di quasi due anni viaggia con noi da quando e’ nata. quando famigliari e amici ci pongono domande su cio’ che faremo quando Sole sara’ in eta’ scolastica di solito saltiamo l’argomento per paura di essere criticati…. spesso spiegare diventa difficile. leggero questo articolo la prossima volta!!!!! 🙂

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