Vivere da Nomade Digitale tra la Spagna e l’India

Ecco come un'artista e grafica spagnola, riesce a vivere da nomade digitale tra l'Europa e il Subcontinente indiano

Eleonora Malacarne

Eleonora Malacarne: Ho vissuto in Spagna per sei anni, al termine dei quali sono partita per un viaggio in solitario in India. Se prima sognavo solo di ripetere questa esperienza, ora spero di farlo un giorno da nomade digitale. Mi piacerebbe trasformare la mia passione per i viaggi, le danze indiane e la scrittura in una professione online che mi permetta di vivere e lavorare viaggiando.

Pubblicato il: 9 Settembre 2013 | Categoria:

Sei mai stato in India e in particolare, sei mai stato a Varanasi?

Varanasi, nota anche come Benares, Banaras o Kashi, è una città emblematica per gli induisti ed è meta di pellegrinaggio costante, dove la spiritualità è sotto gli occhi di tutti, 24 ore su 24 e la vita scorre incessantemente sul fiume Gange. Ma non solo, delle città indiane in cui sono stata, escluse le grandi metropoli come Delhi, Chennai e Kochi, è probabilmente la città in cui ho incontrato più stranieri e in cui ho avuto modo di conoscere anche i loro stili di vita.

A Varanasi infatti è facile imbattersi in turisti che si vanno a fare un giro in barca sul fiume, come in aspiranti musicisti o ballerini che imparano a suonare la tabla o a danzare Kathak dai loro maestri locali. Varanasi è infatti la culla della musica Hindustani dell’India del Nord e dà il nome a uno stile di musica e danza, il Benares Gharana. Puoi anche incrociare facilmente backpackers che passeggiano per i ghat – le scalinate che costeggiano il Gange – in cerca di un alloggio nelle numerose Guest House, o ancora studenti che da tutta l’Asia e anche dall’Europa vengono a studiare sanscrito, yoga o musica alla BHU – la Banaras Hindu University.

Durante il mio viaggio in India sono stata a Varanasi per circa un mese per prendere lezioni di danza Kathak e, come avrai già intuito, in questa città mi sono sentita un po’ “a casa”: ho potuto dedicarmi alle mie passioni ed ho anche avuto modo di conoscere persone che vi si recano spesso o addirittura da anni vi trascorrono gli inverni o una buona parte dell’anno.

Tra queste persone c’è Francina Ruana, una ragazza catalana che qualche anno fa ha deciso di vivere tra Barcellona e Varanasi e lo fa grazie al suo “ufficio mobile”: il suo computer portatile, indispensabile strumento di lavoro.

Da qualche anno Francina è una vera e propria nomade digitale e svolge la sua attività principale di grafica per una parte dell’anno da Varanasi e per il resto del tempo da Barcellona.

La sua storia penso possa interessarti se come me sei a caccia di spunti per diventare nomade digitale e quindi qualche giorno fa ho pensato di farle una piccola intervista.

Ciao Francina, noi ci conosciamo già, ma presentati agli amici di Nomadi Digitali!

Certamente, con molto piacere! Mi chiamo Francina Ruana e sono nata in Spagna, a Girona, il primo settembre del 1977. Adoro l’arte in ogni sua forma e mi sento creativa al massimo.

Mi piace dipingere, disegnare, ho una passione per la fotografia. Oltre a questo mi piace creare abiti semplici e borse con le mie mani e, ovviamente, amo viaggiare.

Come sei arrivata in India?

Ho iniziato a viaggiare in India in modo regolare nel 2009, ma questo Paese è sempre stato speciale per me.

A 18 anni ho vissuto a Birmingham con una famiglia indiana mentre studiavo grafica all’Università e da lì ho iniziato ad appassionarmi alla cultura indiana, ho intrapreso alcuni viaggi nel subcontinente indiano e sono poi giunta alla decisione di stabilirmi per periodi lunghi a Varanasi.

Oltre a lavorare come grafica da Varanasi ho anche frequentato alcuni corsi universitari annuali della Banaras Hindu University, come quello di pittura, durante il quale ho imparato la tecnica della miniatura, e quello di yoga.

Che lavoro svolgi, di che cosa ti occupi esattamente?

Sono grafica e illustratrice freelance. Ho studiato grafica alla scuola Elisava di Barcellona ed ho passato un anno tra Edimburgo e Londra prima di iniziare a lavorare per diversi studi a Barcellona.

Sono iscritta all’Apic (Asociació Profesional d’Il.lustradors de Catalunya – associazione di grafici professionisti della zona della Catalogna) e ho lavorato per diversi studi di grafica e per varie agenzie a Barcellona.

Oltre alla rete di contatti ottenuta lavorando ho iniziato a promuovere la mia attività su alcuni siti del settore come Ediciona , Issuu, Domestika ed Envelop.

Dal 2003, inoltre, ho un sito mio ( www.laxisca.com ) che, unito al mio blog, costituisce un’altra fonte importantissima di contatti e clienti.

Quella della grafica è senza dubbio la mia attività principale, ma ho delle altre attività collaterali a cui mi dedico e che sono, seppur in misura minore, delle fonti di guadagno, in cui posso anche unire l’utile al dilettevole.

Assieme a un gruppo di amici anche loro freelance abbiamo iniziato a dedicarci alla produzione di video con il nome di “The Flysens”: pubblichiamo ogni mese sul nostro profilo in youtube  dei video che giravamo inizialmente per puro divertimento, ma che ci hanno portato ora a produrre un video professionale per una cantante newyorkese, Natalia Clavier.

Quello della creazione di video, musicali e non, è un settore in crescita e a cui ci stiamo dedicando sempre più creando video ad hoc per chi ce lo richieda.

Un’altra delle mie attività è costituita dai tatuaggi all’henné, un’arte che ho imparato in India e che adoro e che promuovo in Internet grazie al mio sito-blog ad essa dedicato, Meri Mehandi.

Con questo tipo di attività lavoro soprattutto a Barcellona in estate, ma mi capita di farlo anche a Varanasi con i turisti.

Sia a Barcellona sia a Varanasi ho organizzato delle mostre in cui espongo le mie creazioni “su carta” e non, a Varanasi ho esposto ad Assi Ghat alcuni vasetti in argilla da me decorati (si tratta dei vasetti in cui viene venduto il lassi e che ho deciso di riciclare e riutilizzare così), a Barcellona ho organizzato una piccola esposizione dei miei dipinti e miniature, “Mandala”.

Un altro progetto a cui sto partecipando, inoltre, è “Streaming DJs” . Mi occupo del design della pagina, ma la vera novità è rappresentata dal progetto in sé, si tratta di un sito che mette in contatto utenti che vogliono organizzare una festa con un DJ che offre la sua performance in diretta streaming!

Il sito permette al DJ di svolgere il proprio lavoro in qualsiasi parte del mondo sia, senza doversi spostare, e agli utenti di non dover pagare eccessivamente per questo servizio, dato che viene erogato in streaming. E’ anche possibile interagire con i DJ via webcam, ad esempio per richieste musicali. Più che mai un progetto da Nomadi Digitali, quindi!

Parlami un po’ di come lavori in India. Sfrutti delle connessioni Internet pubbliche, ad esempio?

All’inizio andavo in bar o ristoranti con il servizio wifi portando con me il mio pc. Ora in India sono in moltissimi ad avere Internet gratis, anche se la connessione non sempre è buona.

In generale, Lo svantaggio principale del posto sono i blackout, che possono capitare continuamente in questa zona. A volte si tratta di tagli alla corrente che riguardano solo un quartiere e non tutta la città e alcuni bar sono dotati di generatori di corrente, ma capita che a volte, quando meno te lo aspetti, non c’è corrente e non si sa quando torna… bisogna essere pazienti e pianificare con anticipo il lavoro.

All’inizio questi blackout improvvisi mi sorprendevano sempre ma ho imparato a convivere con questo tipo di imprevisti.

Da quasi un paio d’anni ho una connessione Internet a casa e questo aspetto mi ha molto facilitata nella vita di tutti i giorni. Il prezzo medio per un abbonamento mensile a Internet è di circa 12 euro.

Oltre a questi blackout, quali sono gli svantaggi e i vantaggi del lavorare dall’India?

Lo svantaggio più grande sono proprio i blackout, ma spesso ci sono altri aspetti del mio lavorare dall’Asia che mi aiutano: il fatto di avere diverse ore di “vantaggio”, ossia il poter sfruttare la differenza di fuso orario per consegnare o inviare lavori ed essere sempre puntuale.

Il fuso mi dà un margine di tempo utile in casi in cui appunto ci siano tagli all’elettricità. Lavorando prevalentemente con la mia email riesco in ogni caso a raggiungere i miei clienti, spesso non serve sentirsi per telefono. Con la maggior parte dei clienti riesco comunque a concordare degli appuntamenti su Skype in modo da poterci sentire in un orario favorevole a entrambi.

Che cosa puoi raccontarmi del tuo stile di vita?

Sia in India che in Spagna conduco una vita molto semplice. In India vivo davvero con poco, lavorando per una somma pari a circa 400 euro mensili riesco ad andare avanti senza grossi lussi a Varanasi.

La mia spesa più grande è costituita dai viaggi in aereo tra la Spagna e l’India. So che molte persone non sarebbero però disposte a fare una vita così semplice, senza lussi, senza tanti oggetti e comodità.

Devo dire che però per anni ho lavorato in agenzie e studi grafici e non ho mai sopportato la routine 9-18.

Ad un certo punto ho scelto di lavorare part-time e anche in questo modo sono sempre riuscita a risparmiare, ho sempre preferito avere del tempo libero da dedicare alle cose che amo fare, come dipingere, disegnare, anche se molte delle persone che conosco preferiscono avere più denaro ed acquistare vestiti, oppure uscire spesso.

Per me invece l’oggetto più importante è il mio pc, mi serve per lavorare ed è fondamentale, tutto il resto passa in secondo piano.

Mi piace questo stile di vita, anche se a volte i guadagni non sono sempre gli stessi, ci sono mesi buoni in cui però ho molto lavoro e poco tempo, e mesi meno buoni in cui il lavoro scarseggia un po’, come per molti freelancer.

Ho imparato con il tempo a far fronte agli imprevisti e a programmare il tempo in modo da far quadrare tutto.

“Grazie mille Francina, anzi, dhanyaavad, salutami la bellissima Varanasi e a presto!”

Trovo che il concetto del minimalismo che ha espresso Francina sia davvero interessante, soprattutto nella società di oggi.

Durante i miei viaggi in India ho imparato anch’io a vivere con poco e in modo più semplice e noto spesso come, tornando in Europa, per effetto del mondo che mi circonda la lista delle mie priorità a volte aumenti, comprendendo anche cose di cui forse non ho tutto questo bisogno…

Tu che cosa ne pensi? Ci sono delle cose a cui potresti rinunciare per poter vivere da nomade digitale? Ritieni che ciò che possiedi sia sempre davvero così indispensabile?