Vita da Nomade Digitale: Una Questione di Scelte

A cosa devi rinunciare quando decidi di esplorare una vita da nomade digitale? Forse a niente. Ma alcune scelte potrebbero non essere così facili.

Jonathan Pochini

Jonathan Pochini: Sono diventato Nomade Digitale gradualmente, passando per un paio di agenzie a Firenze, la rinuncia a un contratto a tempo indeterminato e un lavoro freelance a Sydney. Oggi la mia rete di clienti online mi permette di lavorare ovunque, viaggiare, esplorare diversi stili di vita e avere più tempo da dedicare ai miei progetti personali. Mi occupo di SEO, Marketing e contenuti per il Web.

Pubblicato il: 18 Settembre 2013 | Categoria:

Le parole chiave di questo articolo sono “vita”, “aspirazioni”, “espressione di sé”, ma soprattutto “scelta”, “decisione”, che dalla radice etimologica della parola stessa (“tagliare”, “toglier via”) sembra quasi concentrarsi più su quello a cui rinunciamo che su quello a cui decidiamo di aderire.


Scenetta: torno al paese e incontro vecchi amici e conoscenze; trovo chi sembra stare bene e chi invece non sembra stare bene affatto.

La seconda categoria muove un po’ la mia indignazione: “Se non stai bene in un posto che ti limita, piglia baracca e burattini e spostati ad esplorare nuove realtà!

Ma interpreto questa mia indignazione come un mio limite, il risultato di una mia qualche proiezione inconscia che dovrò prima o poi elaborare.

Chi sembra aver trovato un suo equilibrio invece mi crea lo stesso qualche difficoltà:

– Come stai?

– Bene!

– Sei ancora in Australia?

– No, ho mollato l’Australia più di 6 mesi fa.

– E dove sei adesso?

Non so bene come rispondere a questa domanda… Sono in Italia da 4 mesi, ho una casa base (che non è nel paese di cui sopra), ma mi sento sempre un po’ in partenza.

– E dove vai adesso?

– Sto pensando alle Canarie…

Vedo lo sguardo del mio interlocutore muoversi verso scenari esotici, magari un pizzico di invidia – che comunque non mi interessa provocare – si accende in lui/lei per la mia “fortunata” situazione da location independent.

Magari il mio interlocutore è a passeggio con un compagno/compagna, un passeggino con una nuova creatura da crescere e un cane al guinzaglio.

Magari ha acceso un mutuo per costruirsi una casa e, dati gli impegni presi, ha scelto una situazione lavorativa più stabile, un contratto a tempo indeterminato, orari fissi e fisse entrate mensili.

Date le giuste premesse, la sua mi sembra una scelta altrettanto onorevole, fortunata e invidiabile della mia.

Il che mi porta a tutta una serie di riflessioni e domande la cui più importante forse è…


A Cosa Devi Rinunciare Quando Decidi di Esplorare la Vita da Nomade Digitale?

Alla fine forse a un bel niente (di essenziale), ma in questo percorso ci si trova più volte di fronte a delle scelte che potrebbero essere non affatto facili.

Partiamo dalle cose semplici…


Rinuncia all’Accumulo di Oggetti Materiali.

In teoria, avendo la giusta disponibilità economica non occorre rinunciare proprio a niente.

Altrimenti una delle scelte più importanti in termini economici sarà quella di comprarsi o meno una bella macchina (una “bella” macchina, una che vada ben oltre il valore funzionale della stessa) e rinunciare magari a diversi mesi/anni di viaggi a giro per il mondo.

Se il viaggio è la tua priorità sai già che bisogna imparare a viaggiare leggeri, ma anche se il tuo essere nomade/migrante/location independent comporta un limitato numero di spostamenti l’anno, l’accumulo di oggetti materiali – oggetti di arredamento, impianti stereo, un ricco guardaroba o quant’altro – avrebbe comunque un suo uso molto limitato.

Sull’accumulo di oggetti materiali ci sono senz’altro diversi articoli, libri e trattati di psicologia (dalle proiezioni mentali sulla propria macchina al bisogno di acquisto compulsivo), quindi a meno che uno non abbia qualche mania, a me questo sembra l’aspetto più facile a cui rinunciare.

Il titolo originale di “I Love Shopping” (libro e film) è “Confessions of a Shopaholic”; “Shopaholic” è il maniaco dello shopping, una persona affetta da Sindrome da acquisto compulsivo.


La tecnologia ci viene in aiuto: ad esempio interi scaffali di libri possono stare in un ebook reader, mentre per tutta una serie di altre funzioni abbiamo il nostro laptop e vari altri gadget.

Abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno, meglio investire i nostri soldi per arricchirci non di oggetti ma in una dimensione più…esistenziale.


Rinuncia ad Una Casa (o a Un Mutuo)

“Home is where the heart is” è un proverbio inglese che sta a significare che “casa” è il posto che ami o è al fianco della persona che ami.


Rinunciare ad una casa potrebbe essere forse più difficile: casa non è solo il luogo che ci protegge ma ha anche un suo carico emozionale. Ma per fortuna può essere anche il nostro paese, città o l’Italia. E’ sempre bello sapere che c’è un posto che chiamiamo “casa” anche quando siamo diversi mesi all’anno e a diversi chilometri lontani da casa.

E se siamo fortunati casa è anche un luogo fisico racchiuso tra quattro mura che ci attende al ritorno da ogni nostro viaggio o migrazione.

Ma casa può essere anche un progetto di vita e se la nostra aspirazione è quella di costruirne una, ben vengano la casa, il mutuo (ammesso si riesca ad accedervi) e gli impegni a cui ci obbliga.

Ma se si desidera spostarsi e la casa, per tutta una serie di motivi, viene percepita come un limite (mi è capitato di parlare con persone che usano la casa come una giustificazione per non fare il viaggio o il trasferimento che invece vorrebbero fare) allora forse è il momento di prendere una decisione, magari anche semplicemente, quella di affittare la propria casa e godere di una rendita passiva.


Rinuncia ad Un Cane (Gatto o Altro Animale Domestico)

Ogni tanto penso che mi piacerebbe avere un cane. E sono sicuro che nella letteratura nomade digitale su Internet c’è sicuramente più di qualcuno che spiega come muoversi con cani, gatti e altri animali. Ma la verità è che un animale ti limita e ti impegna.

Non so se farei affrontare al mio amico lo stress di un viaggio in aereo (sta con me in cabina? viene messo nella stiva?). Se poi decidessi di farmi un viaggio e dovessi lasciare il mio cane anche al più premuroso dei parenti o vicini di casa… non riuscirei comunque a farlo a cuor leggero, non per come mi piace viaggiare (lentamente e con diversi mesi a disposizione).

Un cane secondo me ti impone di mettere radici. E’ il segnale che nella tua vita stai passando da una situazione nomade ad una magari più “location independent”, dove magari ti sposti in macchina e ti fai delle belle girate con il tuo cane ma non fai grandi viaggi in aereo.


Rinuncia ad Una Famiglia… anzi, No!

La buona notizia è che essere nomade digitale non significa rinunciare ad avere una famiglia: alla propria oppure a costruirne una nuova.

Molti adducono il fatto di avere figli per giustificare il non poter esplorare una diversa soluzione di vita…

Ma a quanto pare nel mondo ci sono tante famiglie che vivono come nomadi digitali e dai loro blog puoi imparare molto.

Ecco una bella foto di una famiglia nomade digitale che ci ricorda che siamo solo noi a mettere dei limiti a quello che possiamo fare. La famiglia King ha anche un blog (in inglese), dove condivide le proprie esperienze di vita in viaggio.


Ecco un paio di belle frasi della mamma nomade della foto qua sopra (mia libera traduzione e parafrasi):

“Fare i genitori è difficile tanto a casa quanto in viaggio.”
“I bambini sono degli eccellenti viaggiatori. Sono curiosi. Esplorano i nuovi posti con entusiasmo e aiutano sempre a rompere il ghiaccio quando si tratta di conoscere altre persone o gli abitanti del posto. Accolgono i nuovi stimoli senza le sovrastrutture mentali che condizionano la percezione di noi adulti. I ‘grandi’ potrebbero imparare un bel po’ di cose da loro.”

http://www.neverendingvoyage.com/digital-nomad-family-interview-a-kings-life/


Anche nel caso si abbiano figli in età scolare si può sempre decidere di spostarsi in quei 3 mesi all’anno in cui i propri figli non devono andare a scuola. E’ pur sempre un bella vita da location independent!

Oppure per i più intraprendenti si pensare di fare intraprendere ai propri figli un percorso formativo tramite l’Homescooling

Ci saranno delle limitazioni ovviamente, ma uno dei vantaggi del non aver legami per quanto riguarda la propria postazione di lavoro sarà anche quello di poter scegliere il miglior ambiente per educare e far vivere i propri figli: un posto, sicuro, ottimo clima, ottime scuole!


Rinuncia ad Un Progetto “Stanziale”

Una bella spiaggia nell’isola di Koh Phanghan, Thailandia: sono molti gli expats che hanno investito in un resort o in un’altra attività nell’isola.


Magari la tua aspirazione è aprire un agriturismo, un resort in un’isoletta tropicale oppure il famoso baretto sulla spiaggia; o comunque una qualche azienda (o progetto) che rimanga necessariamente legata a un territorio.

Sulla possibilità di lanciare un’impresa di successo e delegare il lavoro, Timothy Ferriss ha scritto un famoso Best Seller. Ma potrebbe essere più facile a dirsi che a farsi e la tua impresa potrebbe aver bisogno di te più di quanto vorresti.

Dipende un po’ dal tipo di impresa, dai soci, da un sacco di altri fattori. Ma è una questione di scelte e aspirazioni… appunto.


Rinuncia ad Un Lavoro/Carriera

A livello teorico è tutto molto chiaro:

  • meglio una vita lavorativa nomade che una vita stanziale con quelle 40 ore alla settimana nello stesso ufficio;
  • meglio lavorare facendo qualcosa che ci appassiona piuttosto che prestare la propria forza lavoro (senza alcun entusiasmo) in cambio di uno stipendio.

A parità di trattamento economico però!

Le “sfide” con cui la vita ci mette alla prova potrebbero non essere così semplici: mettiamo tu ti sia costruito con il tempo e l’impegno una bella competenza richiesta dal mercato, una competenza “digitale”, che possa trasformarsi in lavoro grazie a un computer e a una connessione internet; una scelta che ti potrebbe capitare potrebbe essere:

  • venire assunto da una rinomata azienda con un ottimo trattamento economico;
  • libera professione con alti e bassi nelle proprie entrate.

Cosa farai a quel punto?

Fra 5 o 10 anni ti vedi meglio…

  • in una posizione da manager con un ottimo stipendio e diverse decine di persone sotto la tua responsabilità…
  • o a parlare di progetti web e business online con i nomadi di Chiang Mai (o in qualche altra ambientazione esotica che stimoli la tua fantasia)?

E’ una scelta. E magari poi potresti anche razionalizzare la tua scelta pensando alla pensione che una situazione lavorativa stabile dovrebbe prometterti.

Oppure potresti trovare una gratificazione migliore del “fare carriera” nel diventare un punto di riferimento per la tua community e sapere che ogni giorno migliaia di persone accedono ai tuoi progetti web e vi trovano qualcosa di utile che può migliorare la loro vita.


Rinuncia alla Pensione

E’ ovvio che non rinunciamo alla pensione ed è ovvio che possiamo pagarci anche una pensione integrativa se ce lo possiamo permettere.

In Italia non credo sia previsto lavorare senza pagare l’INPS, in altri Paesi è invece possibile scegliere se dedicare parte delle proprie entrate ad un piano pensionistico o meno (nei miei 4 anni in Australia non ho messo da parte un bel niente per la mia pensione).

Qualche guru del business si spinge a dire di non mettere da parte i soldi della pensione ma tenerli pronti per investirli nel proprio settore quando è il momento giusto.

Chi abbia ragione o meno ci vorrà troppo tempo per dirlo e io stesso potrei trovarmi un giorno vecchio, senza voglia di lavorare e con ancora troppi anni davanti prima di poter godermi la pensione.

Oppure potrei ritrovarmi “giovane” e con il lavoro che mi piace fare.

“Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua” Confucio.


O ancora, qualche mio ambizioso progetto potrebbe essere andato splendidamente bene e potrei ritrovarmi un giorno “emancipato dalla necessità di dover lavorare per campare” e dedicarmi a progetti mossi esclusivamente dalla mia passione o magari per far di questo un web/mondo migliore.

La pensione non è stato mai un argomento particolarmente convincente per me e la domanda che mi viene da fare a riguardo è “cosa c’è dopo la pensione?”. La risposta non è entusiasmante e ci impone di riflettere su quel che vogliamo realmente dalla nostra vita.

Non è una riflessione facile e – come molti – ho avuto amici, parenti e persone vicine, giovani e meno giovani, che oggi non ci sono più.

Se rimanere senza una pensione mi fa paura, non voglio nemmeno ritrovarmi mai con il rimpianto di non aver fatto quello che avrei voluto fare della mia vita.


Rinuncia alle Tue Paure

“La paura è inevitabile, devo accettarlo, ma non posso permettere che mi paralizzi.” Isabel Allende


La più difficile delle scelte secondo me è la scelta tra il fare quello che vogliamo e l’evitare le situazioni che non vogliamo, tra stabilità e libertà, tra il seguire le proprie passioni o le vie tracciate delle proprie condizioni ambientali e sociali.

Da una parte ci potrebbero essere tutte le nostre aspirazioni, dall’altra – secondo me – le nostre paure.

Presumo che se hai letto questo articolo e sei arrivato fino a qui, la tua sia una aspirazione ad essere libero professionista o imprenditore di te stesso attraverso un progetto che ti permetta di viaggiare, lavorare a ciò che ti appassiona o esplorare nuovi stili di vita.

Se la tua aspirazione è quella di fare carriera in una grande azienda o quella di portare avanti un qualche progetto esistenziale che richieda di stabilirti (che sia una casa, una famiglia o un’impresa locale) allora questo articolo avrà magari avuto la sola utilità di aver soddisfatto una qualche tua curiosità (chi sono questi nomadi digitali? questi vagabondi che girano il mondo? come la pensano? come vivono?)

Se invece la tua aspirazione è come la mia, allora questo articolo ha anche un po’ lo scopo di condividere ulteriori riflessioni, dubbi e sensazioni che magari è utile chiarire, mettere a fuoco.

Io li condivido, poi chiariamoli e mettiamoli a fuoco assieme… nei commenti…

Perché credo che il diventare nomade digitale sia un percorso ma anche, appunto, una questione di scelte. Ma ogni tanto mi chiedo se non siano presenti paure e condizionamenti a limitarci nelle nostre scelte.

A volte la pressione sociale è palese e si manifesta nella disapprovazione delle nostre aspirazioni da parte di parenti e amici (fortunamente non è il mio caso).

Il più delle volte la pressione sociale è subdola e si manifesta sottilmente nell’esempio dei propri pari, nel vedere come si comportano, nelle scelte che fanno ogni giorno e rafforzano con il proprio agire quotidiano.

Mi chiedo quindi se anch’io non subisca queste pressioni sottili e se non ci sia da qualche parte una qualche paura inconscia a limitarmi e rallentarmi.

Mi chiedo se non avessi potuto fare prima quegli spostamenti che ora so avermi arricchito incredibilmente: c’ho messo 3 anni prima di trasferirmi in Australia (da quando mi è venuta per la prima volta la voglia di andarci) e una considerevole quantità di tempo prima di esplorare la Thailandia e la vita nomade digitale.

So inoltre di aver ceduto certe volte all’esca di un lavoro più convenzionale (quelle 40 ore di ufficio alla settimana) e magari ben remunerato.

Il dubbio per fortuna non mi ha fatto “performare” al meglio durante alcuni colloqui di lavoro che magari avrebbero cambiato parecchio il corso della mia vita. In meglio? In peggio? Non lo posso sapere. Ma al momento sono felice di dove sono e questa è pur sempre una bella sensazione!


Una Questione di Scelte

Alla fine è sempre una questione di scelte: seguire le proprie aspirazioni e vedere dove ci portano o lasciarci condizionare dalle nostre paure e dalla pressione sociale a non esplorare alternative.

Non è sempre chiaro quando ci muove l’una o l’altra di queste pulsioni e qualcuno potrebbe addirittura accusarci che il nostro spostarci con una certa frequenza sia più un fuggire che un seguire una propria aspirazione.

Ma ecco di sicuro a cosa dobbiamo rinunciare per esplorare uno stile di vita alternativo: alle nostre paure.

Sulle pagine di questo sito e sul manifesto dei nomadi digitali si afferma la necessità di seguire le proprie passioni. Penso che sia una necessità e una presa di posizione importante: a fare il contrario potrebbe pensarci tutto il resto del nostro ambiente.

Ma penso che il tempo a nostra disposizione sia un po’ troppo limitato per permetterci di non fare ciò che vogliamo fare veramente!


E Ora Tocca a Te!

Se hai letto tutto l’articolo – che tu sia già un nomade digitale o meno – secondo me fai già parte di questa comunità di pensiero che condivide la necessità di aderire ad una nuova filosofia di vita. Una filosofia che ridefinisca la scala delle priorità sulla base delle quali vivere la vita o, se non altro, offra un’alternativa.

In questo senso, più siamo e meglio è!

E più siamo e più la nostra filosofia si rafforza e diventa magari movimento.

In questo articolo ho condiviso con te alcune delle riflessioni e dei dubbi sul percorso che mi porta ogni giorno a fare le mie scelte. Ed è stata una faticaccia: perché molte sono magari sensazioni che vivo ogni giorno ma che fatico a definire, perché credo che ci siano dei meccanismi sottili che vadano portati a consapevolezza: sono sempre troppe le scuse che solleviamo per non fare quei cambiamenti che ci avvicinano a quello che vogliamo veramente.


Ora ti chiedo quindi di aiutarmi!

Se il primo passo per il cambiamento è il prendere una decisione e, se per prendere una decisione consapevole, dobbiamo rinunciare alle nostre paure e portare alla luce i nostri condizionamenti allora questo potrebbe essere un buon momento per farlo.

Lo scambio di diversi punti di vista può aiutarci l’un l’altro a chiarirci, ad ispirarci e a trovare una consapevolezza preziosa per fare scelte sempre più importanti per la realizzazione delle nostre aspirazioni!

Che tu abbia dei dubbi, delle riflessioni o delle sensazioni che fatichi a mettere a fuoco… condividili con me qui nei commenti!

Fammi sapere come la pensi! Per me è importante…