Vita da Nomade Digitale: Una Questione di Scelte

A cosa devi rinunciare quando decidi di esplorare una vita da nomade digitale? Forse a niente. Ma alcune scelte potrebbero non essere così facili.

Jonathan Pochini

Jonathan Pochini: Sono diventato Nomade Digitale gradualmente, passando per un paio di agenzie a Firenze, la rinuncia a un contratto a tempo indeterminato e un lavoro freelance a Sydney. Oggi la mia rete di clienti online mi permette di lavorare ovunque, viaggiare, esplorare diversi stili di vita e avere più tempo da dedicare ai miei progetti personali. Mi occupo di SEO, Marketing e contenuti per il Web.

Pubblicato il: 18 Settembre 2013 | Categoria:

Le parole chiave di questo articolo sono “vita”, “aspirazioni”, “espressione di sé”, ma soprattutto “scelta”, “decisione”, che dalla radice etimologica della parola stessa (“tagliare”, “toglier via”) sembra quasi concentrarsi più su quello a cui rinunciamo che su quello a cui decidiamo di aderire.


Scenetta: torno al paese e incontro vecchi amici e conoscenze; trovo chi sembra stare bene e chi invece non sembra stare bene affatto.

La seconda categoria muove un po’ la mia indignazione: “Se non stai bene in un posto che ti limita, piglia baracca e burattini e spostati ad esplorare nuove realtà!

Ma interpreto questa mia indignazione come un mio limite, il risultato di una mia qualche proiezione inconscia che dovrò prima o poi elaborare.

Chi sembra aver trovato un suo equilibrio invece mi crea lo stesso qualche difficoltà:

– Come stai?

– Bene!

– Sei ancora in Australia?

– No, ho mollato l’Australia più di 6 mesi fa.

– E dove sei adesso?

Non so bene come rispondere a questa domanda… Sono in Italia da 4 mesi, ho una casa base (che non è nel paese di cui sopra), ma mi sento sempre un po’ in partenza.

– E dove vai adesso?

– Sto pensando alle Canarie…

Vedo lo sguardo del mio interlocutore muoversi verso scenari esotici, magari un pizzico di invidia – che comunque non mi interessa provocare – si accende in lui/lei per la mia “fortunata” situazione da location independent.

Magari il mio interlocutore è a passeggio con un compagno/compagna, un passeggino con una nuova creatura da crescere e un cane al guinzaglio.

Magari ha acceso un mutuo per costruirsi una casa e, dati gli impegni presi, ha scelto una situazione lavorativa più stabile, un contratto a tempo indeterminato, orari fissi e fisse entrate mensili.

Date le giuste premesse, la sua mi sembra una scelta altrettanto onorevole, fortunata e invidiabile della mia.

Il che mi porta a tutta una serie di riflessioni e domande la cui più importante forse è…


A Cosa Devi Rinunciare Quando Decidi di Esplorare la Vita da Nomade Digitale?

Alla fine forse a un bel niente (di essenziale), ma in questo percorso ci si trova più volte di fronte a delle scelte che potrebbero essere non affatto facili.

Partiamo dalle cose semplici…


Rinuncia all’Accumulo di Oggetti Materiali.

In teoria, avendo la giusta disponibilità economica non occorre rinunciare proprio a niente.

Altrimenti una delle scelte più importanti in termini economici sarà quella di comprarsi o meno una bella macchina (una “bella” macchina, una che vada ben oltre il valore funzionale della stessa) e rinunciare magari a diversi mesi/anni di viaggi a giro per il mondo.

Se il viaggio è la tua priorità sai già che bisogna imparare a viaggiare leggeri, ma anche se il tuo essere nomade/migrante/location independent comporta un limitato numero di spostamenti l’anno, l’accumulo di oggetti materiali – oggetti di arredamento, impianti stereo, un ricco guardaroba o quant’altro – avrebbe comunque un suo uso molto limitato.

Sull’accumulo di oggetti materiali ci sono senz’altro diversi articoli, libri e trattati di psicologia (dalle proiezioni mentali sulla propria macchina al bisogno di acquisto compulsivo), quindi a meno che uno non abbia qualche mania, a me questo sembra l’aspetto più facile a cui rinunciare.

Il titolo originale di “I Love Shopping” (libro e film) è “Confessions of a Shopaholic”; “Shopaholic” è il maniaco dello shopping, una persona affetta da Sindrome da acquisto compulsivo.


La tecnologia ci viene in aiuto: ad esempio interi scaffali di libri possono stare in un ebook reader, mentre per tutta una serie di altre funzioni abbiamo il nostro laptop e vari altri gadget.

Abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno, meglio investire i nostri soldi per arricchirci non di oggetti ma in una dimensione più…esistenziale.


Rinuncia ad Una Casa (o a Un Mutuo)

“Home is where the heart is” è un proverbio inglese che sta a significare che “casa” è il posto che ami o è al fianco della persona che ami.


Rinunciare ad una casa potrebbe essere forse più difficile: casa non è solo il luogo che ci protegge ma ha anche un suo carico emozionale. Ma per fortuna può essere anche il nostro paese, città o l’Italia. E’ sempre bello sapere che c’è un posto che chiamiamo “casa” anche quando siamo diversi mesi all’anno e a diversi chilometri lontani da casa.

E se siamo fortunati casa è anche un luogo fisico racchiuso tra quattro mura che ci attende al ritorno da ogni nostro viaggio o migrazione.

Ma casa può essere anche un progetto di vita e se la nostra aspirazione è quella di costruirne una, ben vengano la casa, il mutuo (ammesso si riesca ad accedervi) e gli impegni a cui ci obbliga.

Ma se si desidera spostarsi e la casa, per tutta una serie di motivi, viene percepita come un limite (mi è capitato di parlare con persone che usano la casa come una giustificazione per non fare il viaggio o il trasferimento che invece vorrebbero fare) allora forse è il momento di prendere una decisione, magari anche semplicemente, quella di affittare la propria casa e godere di una rendita passiva.


Rinuncia ad Un Cane (Gatto o Altro Animale Domestico)

Ogni tanto penso che mi piacerebbe avere un cane. E sono sicuro che nella letteratura nomade digitale su Internet c’è sicuramente più di qualcuno che spiega come muoversi con cani, gatti e altri animali. Ma la verità è che un animale ti limita e ti impegna.

Non so se farei affrontare al mio amico lo stress di un viaggio in aereo (sta con me in cabina? viene messo nella stiva?). Se poi decidessi di farmi un viaggio e dovessi lasciare il mio cane anche al più premuroso dei parenti o vicini di casa… non riuscirei comunque a farlo a cuor leggero, non per come mi piace viaggiare (lentamente e con diversi mesi a disposizione).

Un cane secondo me ti impone di mettere radici. E’ il segnale che nella tua vita stai passando da una situazione nomade ad una magari più “location independent”, dove magari ti sposti in macchina e ti fai delle belle girate con il tuo cane ma non fai grandi viaggi in aereo.


Rinuncia ad Una Famiglia… anzi, No!

La buona notizia è che essere nomade digitale non significa rinunciare ad avere una famiglia: alla propria oppure a costruirne una nuova.

Molti adducono il fatto di avere figli per giustificare il non poter esplorare una diversa soluzione di vita…

Ma a quanto pare nel mondo ci sono tante famiglie che vivono come nomadi digitali e dai loro blog puoi imparare molto.

Ecco una bella foto di una famiglia nomade digitale che ci ricorda che siamo solo noi a mettere dei limiti a quello che possiamo fare. La famiglia King ha anche un blog (in inglese), dove condivide le proprie esperienze di vita in viaggio.


Ecco un paio di belle frasi della mamma nomade della foto qua sopra (mia libera traduzione e parafrasi):

“Fare i genitori è difficile tanto a casa quanto in viaggio.”
“I bambini sono degli eccellenti viaggiatori. Sono curiosi. Esplorano i nuovi posti con entusiasmo e aiutano sempre a rompere il ghiaccio quando si tratta di conoscere altre persone o gli abitanti del posto. Accolgono i nuovi stimoli senza le sovrastrutture mentali che condizionano la percezione di noi adulti. I ‘grandi’ potrebbero imparare un bel po’ di cose da loro.”

http://www.neverendingvoyage.com/digital-nomad-family-interview-a-kings-life/


Anche nel caso si abbiano figli in età scolare si può sempre decidere di spostarsi in quei 3 mesi all’anno in cui i propri figli non devono andare a scuola. E’ pur sempre un bella vita da location independent!

Oppure per i più intraprendenti si pensare di fare intraprendere ai propri figli un percorso formativo tramite l’Homescooling

Ci saranno delle limitazioni ovviamente, ma uno dei vantaggi del non aver legami per quanto riguarda la propria postazione di lavoro sarà anche quello di poter scegliere il miglior ambiente per educare e far vivere i propri figli: un posto, sicuro, ottimo clima, ottime scuole!


Rinuncia ad Un Progetto “Stanziale”

Una bella spiaggia nell’isola di Koh Phanghan, Thailandia: sono molti gli expats che hanno investito in un resort o in un’altra attività nell’isola.


Magari la tua aspirazione è aprire un agriturismo, un resort in un’isoletta tropicale oppure il famoso baretto sulla spiaggia; o comunque una qualche azienda (o progetto) che rimanga necessariamente legata a un territorio.

Sulla possibilità di lanciare un’impresa di successo e delegare il lavoro, Timothy Ferriss ha scritto un famoso Best Seller. Ma potrebbe essere più facile a dirsi che a farsi e la tua impresa potrebbe aver bisogno di te più di quanto vorresti.

Dipende un po’ dal tipo di impresa, dai soci, da un sacco di altri fattori. Ma è una questione di scelte e aspirazioni… appunto.


Rinuncia ad Un Lavoro/Carriera

A livello teorico è tutto molto chiaro:

  • meglio una vita lavorativa nomade che una vita stanziale con quelle 40 ore alla settimana nello stesso ufficio;
  • meglio lavorare facendo qualcosa che ci appassiona piuttosto che prestare la propria forza lavoro (senza alcun entusiasmo) in cambio di uno stipendio.

A parità di trattamento economico però!

Le “sfide” con cui la vita ci mette alla prova potrebbero non essere così semplici: mettiamo tu ti sia costruito con il tempo e l’impegno una bella competenza richiesta dal mercato, una competenza “digitale”, che possa trasformarsi in lavoro grazie a un computer e a una connessione internet; una scelta che ti potrebbe capitare potrebbe essere:

  • venire assunto da una rinomata azienda con un ottimo trattamento economico;
  • libera professione con alti e bassi nelle proprie entrate.

Cosa farai a quel punto?

Fra 5 o 10 anni ti vedi meglio…

  • in una posizione da manager con un ottimo stipendio e diverse decine di persone sotto la tua responsabilità…
  • o a parlare di progetti web e business online con i nomadi di Chiang Mai (o in qualche altra ambientazione esotica che stimoli la tua fantasia)?

E’ una scelta. E magari poi potresti anche razionalizzare la tua scelta pensando alla pensione che una situazione lavorativa stabile dovrebbe prometterti.

Oppure potresti trovare una gratificazione migliore del “fare carriera” nel diventare un punto di riferimento per la tua community e sapere che ogni giorno migliaia di persone accedono ai tuoi progetti web e vi trovano qualcosa di utile che può migliorare la loro vita.


Rinuncia alla Pensione

E’ ovvio che non rinunciamo alla pensione ed è ovvio che possiamo pagarci anche una pensione integrativa se ce lo possiamo permettere.

In Italia non credo sia previsto lavorare senza pagare l’INPS, in altri Paesi è invece possibile scegliere se dedicare parte delle proprie entrate ad un piano pensionistico o meno (nei miei 4 anni in Australia non ho messo da parte un bel niente per la mia pensione).

Qualche guru del business si spinge a dire di non mettere da parte i soldi della pensione ma tenerli pronti per investirli nel proprio settore quando è il momento giusto.

Chi abbia ragione o meno ci vorrà troppo tempo per dirlo e io stesso potrei trovarmi un giorno vecchio, senza voglia di lavorare e con ancora troppi anni davanti prima di poter godermi la pensione.

Oppure potrei ritrovarmi “giovane” e con il lavoro che mi piace fare.

“Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua” Confucio.


O ancora, qualche mio ambizioso progetto potrebbe essere andato splendidamente bene e potrei ritrovarmi un giorno “emancipato dalla necessità di dover lavorare per campare” e dedicarmi a progetti mossi esclusivamente dalla mia passione o magari per far di questo un web/mondo migliore.

La pensione non è stato mai un argomento particolarmente convincente per me e la domanda che mi viene da fare a riguardo è “cosa c’è dopo la pensione?”. La risposta non è entusiasmante e ci impone di riflettere su quel che vogliamo realmente dalla nostra vita.

Non è una riflessione facile e – come molti – ho avuto amici, parenti e persone vicine, giovani e meno giovani, che oggi non ci sono più.

Se rimanere senza una pensione mi fa paura, non voglio nemmeno ritrovarmi mai con il rimpianto di non aver fatto quello che avrei voluto fare della mia vita.


Rinuncia alle Tue Paure

“La paura è inevitabile, devo accettarlo, ma non posso permettere che mi paralizzi.” Isabel Allende


La più difficile delle scelte secondo me è la scelta tra il fare quello che vogliamo e l’evitare le situazioni che non vogliamo, tra stabilità e libertà, tra il seguire le proprie passioni o le vie tracciate delle proprie condizioni ambientali e sociali.

Da una parte ci potrebbero essere tutte le nostre aspirazioni, dall’altra – secondo me – le nostre paure.

Presumo che se hai letto questo articolo e sei arrivato fino a qui, la tua sia una aspirazione ad essere libero professionista o imprenditore di te stesso attraverso un progetto che ti permetta di viaggiare, lavorare a ciò che ti appassiona o esplorare nuovi stili di vita.

Se la tua aspirazione è quella di fare carriera in una grande azienda o quella di portare avanti un qualche progetto esistenziale che richieda di stabilirti (che sia una casa, una famiglia o un’impresa locale) allora questo articolo avrà magari avuto la sola utilità di aver soddisfatto una qualche tua curiosità (chi sono questi nomadi digitali? questi vagabondi che girano il mondo? come la pensano? come vivono?)

Se invece la tua aspirazione è come la mia, allora questo articolo ha anche un po’ lo scopo di condividere ulteriori riflessioni, dubbi e sensazioni che magari è utile chiarire, mettere a fuoco.

Io li condivido, poi chiariamoli e mettiamoli a fuoco assieme… nei commenti…

Perché credo che il diventare nomade digitale sia un percorso ma anche, appunto, una questione di scelte. Ma ogni tanto mi chiedo se non siano presenti paure e condizionamenti a limitarci nelle nostre scelte.

A volte la pressione sociale è palese e si manifesta nella disapprovazione delle nostre aspirazioni da parte di parenti e amici (fortunamente non è il mio caso).

Il più delle volte la pressione sociale è subdola e si manifesta sottilmente nell’esempio dei propri pari, nel vedere come si comportano, nelle scelte che fanno ogni giorno e rafforzano con il proprio agire quotidiano.

Mi chiedo quindi se anch’io non subisca queste pressioni sottili e se non ci sia da qualche parte una qualche paura inconscia a limitarmi e rallentarmi.

Mi chiedo se non avessi potuto fare prima quegli spostamenti che ora so avermi arricchito incredibilmente: c’ho messo 3 anni prima di trasferirmi in Australia (da quando mi è venuta per la prima volta la voglia di andarci) e una considerevole quantità di tempo prima di esplorare la Thailandia e la vita nomade digitale.

So inoltre di aver ceduto certe volte all’esca di un lavoro più convenzionale (quelle 40 ore di ufficio alla settimana) e magari ben remunerato.

Il dubbio per fortuna non mi ha fatto “performare” al meglio durante alcuni colloqui di lavoro che magari avrebbero cambiato parecchio il corso della mia vita. In meglio? In peggio? Non lo posso sapere. Ma al momento sono felice di dove sono e questa è pur sempre una bella sensazione!


Una Questione di Scelte

Alla fine è sempre una questione di scelte: seguire le proprie aspirazioni e vedere dove ci portano o lasciarci condizionare dalle nostre paure e dalla pressione sociale a non esplorare alternative.

Non è sempre chiaro quando ci muove l’una o l’altra di queste pulsioni e qualcuno potrebbe addirittura accusarci che il nostro spostarci con una certa frequenza sia più un fuggire che un seguire una propria aspirazione.

Ma ecco di sicuro a cosa dobbiamo rinunciare per esplorare uno stile di vita alternativo: alle nostre paure.

Sulle pagine di questo sito e sul manifesto dei nomadi digitali si afferma la necessità di seguire le proprie passioni. Penso che sia una necessità e una presa di posizione importante: a fare il contrario potrebbe pensarci tutto il resto del nostro ambiente.

Ma penso che il tempo a nostra disposizione sia un po’ troppo limitato per permetterci di non fare ciò che vogliamo fare veramente!


E Ora Tocca a Te!

Se hai letto tutto l’articolo – che tu sia già un nomade digitale o meno – secondo me fai già parte di questa comunità di pensiero che condivide la necessità di aderire ad una nuova filosofia di vita. Una filosofia che ridefinisca la scala delle priorità sulla base delle quali vivere la vita o, se non altro, offra un’alternativa.

In questo senso, più siamo e meglio è!

E più siamo e più la nostra filosofia si rafforza e diventa magari movimento.

In questo articolo ho condiviso con te alcune delle riflessioni e dei dubbi sul percorso che mi porta ogni giorno a fare le mie scelte. Ed è stata una faticaccia: perché molte sono magari sensazioni che vivo ogni giorno ma che fatico a definire, perché credo che ci siano dei meccanismi sottili che vadano portati a consapevolezza: sono sempre troppe le scuse che solleviamo per non fare quei cambiamenti che ci avvicinano a quello che vogliamo veramente.


Ora ti chiedo quindi di aiutarmi!

Se il primo passo per il cambiamento è il prendere una decisione e, se per prendere una decisione consapevole, dobbiamo rinunciare alle nostre paure e portare alla luce i nostri condizionamenti allora questo potrebbe essere un buon momento per farlo.

Lo scambio di diversi punti di vista può aiutarci l’un l’altro a chiarirci, ad ispirarci e a trovare una consapevolezza preziosa per fare scelte sempre più importanti per la realizzazione delle nostre aspirazioni!

Che tu abbia dei dubbi, delle riflessioni o delle sensazioni che fatichi a mettere a fuoco… condividili con me qui nei commenti!

Fammi sapere come la pensi! Per me è importante…




  • Ruzin Ruz

    Eh, dici bene caro Jonathan, come sai noi siamo li li per togliere le ancore. Siamo tutti precari a questa vita, almeno facciamo che alla “scadenza del contratto” ci si trovi con un curriculum di esperienze valide.. a continuare ad errare (nel senso di girovagare) anche all’aldilá.. 🙂

    • Non potevo metterlo nell’articolo ma lo metto qui nei commenti: il paragrafo “Rinuncia ad Una Famiglia” e’ dedicato a voi!

      Dai, che vi porto tutti alle Canarie! Ho fatto un po’ di ricerche e c’e’ qualcuno che si spinge a dire che ci sono ottime scuole! 🙂

  • Luca Zaccomer

    Ciao Jo,
    tanto che non ci vediamo.
    Io non sono un nomade.. e non sono nemmeno digitale..
    Posso dire che sono un migratore? Di sicuro mi sono spostato sempre, ma tutto è stato molto graduale. Ma come si misura la distanza da casa? In Km? In frequenza delle visite?
    Diciamo che non ho più “la cameretta” da quasi 20 anni.
    Devo dirti che l’ultima mia grande conquista è stata insegnare a mia mamma a usare Skype. Prima le ho insegnato a usare il mio PC per mandarmi delle mail. Qualche anno dopo le ho regalato un PC. Adesso ha l’ADSL, la webcam, e il problema principale del mio stare lontano – la preoccupazione dei miei genitori – se non è sparito è dimezzato!

    • Ciao Luca

      Piacere di risentirti!

      Mi fai venire in mente il mio ultimo Natale, passato a Sydney.

      Forse nessuno sente la nostalgia dei festoni, delle abbuffate esagerate e di tutto l’aspetto commerciale del Natale…

      E magari suona anche “cool” l’idea di passare il Natale a fare un barbecue sulla spiaggia invece che rimanere rintanati in casa nell’inverno dell’emisfero boreale.

      Ma questo Natale pioveva e l’opzione barbecue sulla spiaggia non era fattibile.

      Alla fine ci siamo ritrovati tra italiani, forse perché tra italiani ci si sente sempre un po’ a casa quando si è migranti.

      Ma vien da sé che a Natale si pensa alla famiglia e forse per tutti i migranti del mondo è un momento un po’ nostalgico.

      Magari anche per questo mi sono allontanato da una situazione tipo “migrante in Australia” e mi sono avvicinato ad una più “nomade digitale”.

      E magari neanche questo Natale lo passerò a casa ma stavolta sarò almeno un po’ più vicino e non a 2 giorni ed almeno 1000 euro di distanza (ecco un altro modo con qui possiamo misurare la distanza da casa!).

      Grazie per il tuo contributo!

      Hai sollevato un punto importante secondo me: per qualcuno la distanza “emozionale” da casa potrebbe essere una sfida da mettere in conto prima di prendere una decisione importante.

      Thanks!

  • Bell’articolo Jonathan,
    posso permettermi di dire solo due parole? “Troppa mente!”
    Il nostro problema è pensare troppo e farci più domande del necessario, nel senso che a volte basta poco, basta decidere e partire. Con i se e con i ma, la vita diventa impossibile.
    Viviamo una “Vita liquida”, per dirla con Bauman, tutto muta, tutto evolve, ciò che ieri era sicuro oggi non lo è. Quando vivevo in barca e navigavo, ho incontrato famiglie con figli al seguito, felici contenti delle nuove esperienze, famiglie che stavano facendo il giro del mondo in barca a vela, famiglie olandesi, americane, norvegesi. Certo, avevano problemi da risolvere come tutti noi, ma non preoccupandosi più di tanto.
    Il fatto è che noi italiani siamo troppo legati alle tradizioni – almeno quelli di una certa età -, siamo legati alla famiglia, agli amici, al paese, al posto di lavoro fisso: quante volte gli americani, per fare un solo esempio, cambiano lavoro e casa? La loro mobilità è dieci volte superiore alla nostra.
    Se si sceglie di esser nomadi e internet ci dà possibilità di fare qualche spicciolo, perché non saltare? Paura della novità, dello sconosciuto? Sfruttiamo l’interessante periodo storico che stiamo vivendo e, prima di tutto, cerchiamo di esser coscienti delle “nostre” enormi personali possibilità. L’uomo ha la grande fortuna di adattarsi facilmente e apprendere: basta volerlo, basta rompere con il passato e trarne esperienza.

    Grazie per i tuoi spunti.
    A presto.

    • Due parole ben accolte Gaspare! 🙂

      “Troppa mente” mi sembra una deformazione del nostro sistema educativo, se ricordo certe letture che non approfondisco da un po’.

      E fai bene a sottolineare quanto noi Italiani siamo legati a certe cose e rimaniamo sempre un po’ stupiti quando vediamo gli inglesi (americani o australiani nel mio caso) prendere certe decisioni radicali che magari comportano anche il rimettersi a studiare a 40 anni (e magari un intero corso di laurea di 5 anni).

      Per il mito del posto fisso… sembra che sia sgretolato più per questioni contingenti che per un cambio culturale.

      Trovo interessante anche il fatto che evidenzi, da bravo storico, il nostro momento storico: effetticamente quello che possiamo fare oggi grazie a internet non potevamo certo farlo prima. E quindi vale proprio la pena di sfruttarle queste possibilità!

      Sono d’accordo con te e ti rigrazio per le tue parole!

  • Erica

    ciao Jo,

    noi ci siamo spostati dalla NZ all’UK con un cane e una bimba di 7 settimane. Tutto si puo’ fare. La casa? La casa si vende…

    • Ciao Erika
      Piacere di sentirti!
      Come mai avete mollato la Nuova Zelanda? Dove siete in UK?

      • Erica

        Siamo a Manchester. In NZ stavamo bene, ma essere cosi’ distanti da tutto e tutti cominciava a pesarci. Ho avuto un’offerta di lavoro da un’universita’ qui e ci siamo spostati.

  • tristan

    E’ solo questione di scelte!…. Verissimo
    ma spesso mi pare che alcuni dei così detti nomadi digitali, si sentano di essere onnipotenti!
    finchè sei giovane puo anche andare questa mentalità, ma con l’andare dell’età arrivano anche i primi acciacchi fisici più o meno gravi, e quando non hai nulla o poco da parte, non hai un minimo di pensione da parte, tutte le citazioni zen di questo mondo si vanno a farsi benedire, si e costretti come ha visto purtroppo fare, chiedere soldi online per poter tornare in italia e potersi curare ( e questo mi pare un grande fallimento di vita);
    Altri che alla domanda in caso la tua famiglia abbia bisogno di te (es. genitori anziani) che fai?, parte di quelli che ho conosciuto durante i miei viaggi, hanno semplicemente risposto di fregarsene e ….. (provocandomi un grande prurito alle mani se devo essere sincero);

    sono questioni di scelte, in molti casi mai realmente ponderate, fregarsene di tutto pensare solo a se stessi (e ci può anche stare), la vita è breve ognuno fa quello che gli pare.
    Io sono digitale ma non nomade, mi occupo di marketing e molto altro, viaggio abbastanza anche per lavoro, ma non ho ma sentito il bisogno di una vita nomade… almeno fino a questo momento un domani con meno obiettivi aspirazioni e responsabilità, chissà! ma non credo..

    • Ciao Tristan

      Ti avevo scritto un bella risposta molta lunga ma non si capisce come mai disqus me la modera e il commento non compare nel pannello di moderazione (non e’ questione di link, non ce ne era).

      In attesa che si risolvi il problema (casomai non si risolva il problema contattami tramite uno dei social network segnalati nel mio profilo), ecco la mia risposta piu’ stringata…

      La prima cosa che mi viene da chiederti è: “Ma che razza di nomadi digitali hai incontrato, che si credono onnipotenti, non rispondono quando la famiglia chiama, pensano solo a se stessi, non si assumono responsabilità e non hanno obiettivi e aspirazioni?”

      Mi dispiace ma questi non sono i nomadi digitali che ho incontrano io: persone brillanti, con un forte spirito imprenditoriale e con una certa autodisciplina (la devi avere, in generale quando sei freelance, ma soprattutto quando ti trovi in paradisi tropicali e devi comunque lavorare), piuttosto disponibili a condividere e ad aiutare e molto aperte nei confronti dell’altro. Alcuni hanno avuto fortuna nel web e si possono perfino permettere di dedicarsi a progetti di “volontariato” (sempre sfruttando le proprie competenze digitali), quindi direi che no, non sono persone che pensano solo a se stesse.

      Quelli che sembri descrivere tu a me sembrano più ragazzetti che si fanno le loro esperienze a giro per il mondo, magari passando da un party a quell’altro ma senza un reale progetto di vita. Gente che incontri a giro per il mondo ma che forse non battono gli stessi sentieri dei nomadi digitali, i quali, siccome devono anche lavorare, si cercano magari situazioni più tranquille e meno turistiche.

      Grazie ancora per il tuo commento e per avermi dato l’opportunità di chiarire alcuni concetti che magari potrebbero venire fraintesi.

  • simona

    ciao Jonathan,
    ho appena deciso che alla bella età di 38 anni era ora di provare a fare ciò che desideravo da sempre..la nomade digitale!
    La prima cosa che ho pensato uscendo dall’ufficio del mio capo, dopo avergli comunicato che a gennaio avrei lasciato la casa editrice e sarei partita alla volta (forse) della Thailandia, è stata “Ho fatto la cazzata più grossa della mia vita!”.
    Ma ora so che non è così. Anche se i dubbi sono tantissimi, e sto per affacciarmi a un’esperienza davvero, davvero molto incerta, la pancia mi dice che ho preso la decisione migliore della mia vita, o forse la sola che potevo prendere, che molte volte finisce per essere la stessa cosa..
    Meno male che ci siete voi: leggendovi mi sento meno “mosca bianca”! 😉

    • Ciao Simona
      Grazie per il tuo commento! L’ho ricevuto e letto con molto piacere!
      Tra l’altro condividiamo anche la stessa età. 🙂
      Magari ci incontreremo un giorno in Thailandia, nei sentieri battuti dai nomadi digitali, a parlare di business online negli internet café di Chiang Mai (se non mi piaceranno le Canarie, l’idea e’ quella di tornare li’… Come si lavorava bene a Chiang Mai… Non c’è paragone!)
      La tua scelta fa sentire meno “Mosca bianca” anche me! 🙂

      Hai tutto il mio supporto e la mia approvazione! 🙂

      • simona

        mi sa che allora ti chiederò qualche dritta 😉

  • Giulia Ferrazzi

    Buonasera, volevo aggiungere anchio un piccolo pensiero.
    Innanzitutto leggendo questo articolo mi sono venute le vertigini allo stomaco 🙂 ma in senso positivo!
    Per quanto riguarda tra il lavoro in ufficio e lavorare come “nomadi digitali” io preferirei, senza dubbio alla scelta di viaggiare e lasciare gli “ingombri”.
    E’ vero che ci son molte differenze ma comunque lo trovato molto stimolante e con punti di chiarezza.
    Grazie

    • Grazie a te Giulia per il tuo contributo e per il tuo feedback!

  • Franca

    E chi lavora come terapista come potrebbe fare? Non riesco ad immaginare una vita da nomade,,,,purtroppo!

    • Ciao Franca, io credo che chiunque attraverso il web sia in grado di fornire prodotti/servizi di valore che aiutino altre persona a risolvere i loro problemi, può potenzialmente lavorare in remoto e diventare così un nomade digitale. L’etichette professionali non contano molto, conta il valore che tu potresti offrire ad altri, attraverso quelle che sono le tue conoscenze, le tue competenze, ma sopratutto quello che ami fare. (Ad esempio…dai un’occhiata a questo sito http://www.online-therapy.com/ )

  • Davide

    Premettendo che non sono uno di voi e che ho sentito parlare di voi in radio stamattina…va bene, rispetto la vostra scelta di vita-pensando che con ciò che dico non potrei, anzi non dovrei entrare nella discussione-, ma a proposito della casa per me sarei sull’opinione che sì, ognuno dovrebbe avere però un punto fisso dove rilassarsi veramente e dove sa di sentirsi più a casa, ognuno dovrebbe comunque percepire dove sente di avere più le sue radici…non per pensare di essere retrogrado, ma starebbe il fatto che anche spostarsi costerebbe comunque fatica, dipende dalla rapidità con cui lo fai e appunto dal posto che ti senti…pertanto per me basta solo uscire ogni tanto e ritrovarmi, sia fuori che tornato a casa, le stesse persone con cui socializzo, non me ne stanco mai…riguardo al materialismo, beh, certo, qualcosa ogni tanto lo acquisto, ma nel possedere qualcosa lo faccio in modo ultimamente almeno un pò più oculato e coerente (che poi lo farei un pò pure per conservazione, mi è stato già detto da qualcuno che sarei adatto a lavori sulla conservazione beni culturali…)…a parte tutto questo discorso trovo che per me il metodo migliore tra quelli che proponete sia lo scambio di casa, ma non disdegnerei di sapere come diventare fra chi ospiterebbe qualcuno di voi…

    • Ciao Davide, piacere di conoscerti e grazie per il tuo contributo. Ci tengo però a precisare che io non parlo di nomadismo digitale come “il modello unico di sviluppo alternativo a quello tradizionale”. Tutt’altro, Il nomadismo digitale è una possibile alternativa. Sicuramente non è la soluzione migliore per chi come te ama la stanzialità e non soffre minimamente la routine quotidiana. Il discorso delle proprie radici non c’entra nulla però con la possibilità di poter lavorare ovunque nel mondo vi sia una connessione alla rete. E’ soprattutto vivendo esperienze di vita all’estero più o meno lunghe, che ti rendi conto di quanto le tue radici siano importanti e vadano conservate. Il nomadismo digitale è infatti un’alternativa al modello stanziale di vita e di lavoro, ma anche all’espatrio, a cui ultimamente nel nostro Paese sembra essere legata l’unica forma di ‘salvezza’. Noi sappiamo che non è così, le convenzioni possono essere abbattute e noi vogliamo provarci.

      • …certo, certo, pur se non si fosse fatto un torto a qualcuno, mi sono solo lasciato un pò prendere dall’apprensione (più che apprensione dovrei dire…), qualsiasi possa essere la mia opinione almeno ho letto con più calma possibile, quanto con più calma uno può scegiere, e poi in fondo mai rigettare quanto può essere anche proficuo… beh, il confronto con persone particolari e interessanti, se adesso non starò a voler snocciolare in un tale confronto come la pensi bene o male su certi argomenti, instaurando qualche discussione, così…
        Grazie.