Come Ambientarsi all’Estero

Ambientarsi all'estero non è sempre immediato e non farlo in un modo armonioso potrebbe portarti a riconsiderare le tue scelte. In questo post ti esporrò il mio punto di vista per affrontare al meglio questa esperienza

Elvio Rocchi: Da tre anni vivo sei mesi in Italia e sei in sud America. Sono un (“ex”) ingegnere che ha rinunciato al suo lavoro per fare il musicista. Per sette anni ho girato Italia e l'Europa grazie a questa grande passione, poi ho sentito il desiderio di andare oltre. La scoperta della meditazione ha guidato il cambiamento, grazie al web organizzo seminari e concerti ovunque io vado.

Pubblicato il: 27 febbraio 2017 | Categoria:

Ho vissuto all’estero in due momenti della mia vita molto distanti l’uno dall’altro, e pure in due paesi che hanno ben poco in comune l’uno con l’altro: Francia e Colombia.

Andai in Francia poco più che bambino, avevo 12 anni e frequentavo la seconda media. Mio padre lavorava al consolato di Grenoble e pensò che sarebbe stata una buona idea portarmi con sé, per farmi imparare la lingua e conoscere una cultura diversa.

In Colombia, invece, andai molti anni dopo, ed è proprio lì che ho fatto le mie prime esperienze da nomade digitale. Ci ho passato un totale di due anni negli ultimi tre-quattro anni, vivendo sei mesi qui in Italia e i rimanenti sei là.

Un’esperienza splendida che mi sta arricchendo tantissimo, ma riguardo la quale devo ammettere con estrema sincerità, che non sono tutte rose e fiori.

Ho deciso di intitolare questo articolo “come ambientarsi all’estero” proprio per condividere quali sono, a mio avviso, gli accorgimenti psicologici e attitudinali per vivere al meglio un’esperienza fuori dai confini nazionali.


Vivere all’Estero

È una bellissima esperienza, meravigliosa. Se stai leggendo questo articolo su nomadi digitali è perché, probabilmente, anche tu senti questo richiamo a partire.

Quando varchi i confini, non cambia solo la lingua in cui ti esprimerai, ma anche le abitudini, le relazioni e persino il modo di vedere il mondo.

Per me l’esperienza di lavorare in Colombia, di portare la mia musica, i seminari di crescita personale al di là dell’oceano, mi ha permesso di allargare tantissimo la mia visione.

La mia attività professionale, sia come musicista che come operatore olistico, non sarà più la stessa dopo quell’esperienza.

Mi porto in Italia la loro leggerezza e la passionalità e porto in Colombia la creatività e l’intraprendenza tipica di noi italiani.


Andare all’Estero ti Arricchisce: il Vero Motivo per Cui Accade

Tutto ciò che si trova al di là della frontiera mi ha sempre affascinato.

Non importa la destinazione: ogni paese ha qualcosa di differente, affascinante ed unico. Per questo da anni studio le modalità per portare la mia attività lavorativa all’estero.

Ma Perché Viverci?

Al di là del semplice entusiasmo, credo di aver intuito il “vero” perché ascoltando una conferenza di Igor Sibaldi. Diceva: se parli solo italiano, in realtà, non lo parli per davvero. Inizi a conoscere la tua lingua, solo quando ne impari un’altra.

Perché?

Perché ti rendi conto che esistono frasi e concetti intraducibili. Ci sono parole in inglese che in italiano non esistono e viceversa. La mancanza o presenza di un determinato termine, ti fa accorgere che questo condiziona tutto il modo di pensare di una nazione. Solo a quel punto, inizi veramente a parlare italiano. Perché sai che cosa puoi e cosa non puoi dire con la nostra lingua.

Lo stesso vale per la vita all’estero.

Ho capito cosa significa essere italiano dopo aver vissuto tanto tempo fuori. Rientrato dalla prima residenza sud americana, modi di fare e di pensare che qui appaiono ovvi e assolutamente “normali”, a me apparivano astrusi e privi di senso.

Rimasi nove mesi in Italia e ripartii. Una volta tornato là, dopo aver visto il mio paese con occhi diversi…beh…devo dire che anche la Colombia non appariva più la stessa.

Ogni volta che parti e torni scopri qualcosa di nuovo. Qualcosa in più sul paese in cui sei andato, qualcosa in più sul tuo e, ovviamente, qualcosa in più su te stesso.


Nomade Digitale in Sud America

Sicuramente la colombia non sarà una delle mete più battute, ma proprio per questo, io che la conosco bene, voglio promuoverlo come un’alternativa ideale per noi nomadi digitali.

Il costo della vita è assolutamente abbordabile: pagavo circa 120 euro al mese per la mia stanza singola in un bel quartiere residenziale di Bogotà, la capitale, che condividevo con due giornaliste di El Tiempo, importante quotidiano colombiano. C’è da tenere conto che la capitale ha i prezzi più elevati del paese, se cerchi casa altrove, la troverai ancora a meno.

E poi c’è il meraviglioso clima: 365 giorni all’anno di caldo, fatta eccezione per le città di montagna, dove fa più fresco ma non si raggiungono comunque le temperature di un nostro inverno. Medellin, per i suoi 25 gradi costanti, è conosciuta come la città dell’eterna primavera.

I colombiani famosi per la loro gentilezza, motivo che non ti farà rimpiangere di essere lì. Anche il wi-fi sempre disponibile non è una caratteristica da sottovalutare. Bar e caffetterie permettono di rimanere in tranquillità a lavorare al pc anche per ore dopo aver consumato un solo caffè. Molti articoli del mio blog “Spiragli di Luce” li ho scritti proprio bevendomi un bel “tinto”, il famoso caffè colombiano.

Last but not least, e questo vale la pena dirlo, la Colombia è stata nominata “paese più felice del mondo”. Nomadi digitali…partiamo?


Come Ambientarsi all’Estero

Ed eccomi giunto al punto cruciale di questo articolo.

Nella mia esperienza in Colombia, ma anche in Francia, ho conosciuto moltissimi italiani. La domanda cruciale è questa: erano felici all’estero?

Credo che vadano divisi a metà: ho riscontrato un 50% di soddisfatti e un 50% di infelici cronici. Lasciamo da parte i primi e concentriamoci sui secondi. Il mio obiettivo, infatti, è darti alcune informazioni fondamentali, per non “fare quella fine”.

Perché non erano contenti? Come mai io ero così entusiasta della mia vita colombiana e loro così critici su tutto?

La risposta, anche se può apparire un po’ paradossale, è che pur essendo “scappati” dall’Italia (testuali parole) in qualche modo cercavano di ricrearsi una “piccola Italia” all’estero.

Passavano le loro serate in lunghe cene (in cui la pasta non mancava mai!) coi connazionali, stappando costose bottiglie di vino d’importazione e si mostravano poco interessati alla cultura locale.

Ti lascio immaginare le lamentele per il fatto di non trovare al supermercato il gorgonzola o la mozzarella di bufala.

Sembra una considerazione scontata, ma l’Italia si trova in Italia, non all’estero.

Se vai fuori, dovrai rinunciare a una parte di te. Perché tutti noi, credimi, per quanto disillusi o critici possiamo essere, quando siamo lontani da casa, magari per anni di fila, magari in un posto del mondo situato a più di dieci ore d’aereo, iniziamo a sentire nostalgia di casa.

E va bene sentirla, ma non va bene iniziare a vivere con un costante malessere per la mancanza dell’italianità.

Vivere bene in sud America, per me, ha significato, in una certa misura, diventare sud americano. Proprio così: ho rinunciato temporaneamente ad un pezzo della mia identità.

Così facendo, ho evitato di ritrovarmi costantemente arrabbiato (come i connazionali di cui sopra) perché l’autobus non passa, per i servizi non efficienti o perché la persona con cui avevo un appuntamento mi “dava buca”.

Il sud America, che piaccia o meno, è fatto così. Stessa cosa vale per molti paesi dell’Asia. Se scegli come dimora un paese esotico, scordati l’efficienza europea. Già, perché anche se noi ci sentiamo fanalino di coda dell’Europa, ti assicuro che la nostra qualità della vita, paragonata a quella di questi paesi, è Europea DOC.


Felicità all’Estero

Ho parlato della mia esperienza, che è stata in prevalenza in paesi del terzo mondo. Ma i concetti che ho espresso, opportunamente adattati, hanno un carattere universale.

Se sceglierai come tua dimora un paese come la Germania o l’Olanda probabilmente non ti troverai a imprecare contro gli autobus in ritardo o l’inefficienza dei servizi, ma vedrai che qualcosa che ti manca del bel paese, il modo di conversare, di relazionarsi, il cibo, il sole, le spiagge…prima o poi verrà fuori.

Premesso che la formula del segreto della felicità ancora non è stata scoperta, la mia personale formula funziona più o meno così: vivo ogni esperienza come una forma di insegnamento.

Cerco di immergermi totalmente nella cultura del luogo e mi dimentico di essere italiano…ma non del tutto! Quel tanto che basta per non farmi mancare nulla, ma per ricordami che da qualche parte nel globo, esiste un paese dove prima o poi tornerò a mangiarmi la pizza più buona del mondo.

E questo è tutto. Spero che questo post su come ambiarsi all’estero ti abbia fornito qualche spunto in più di riflessione. Se vuoi leggerti qualcosa sulla mia ultima esperienza sud americana, ti suggerisco questo articolo: Perché ho lasciato il cuore in Colombia.

Le foto del post sono tratte proprio da quest’ultima esperienza. Ti ringrazio per essere stato qui e ti do appuntamento al mio prossimo articolo.

Se hai domande o commenti, sono a tua disposizione per rispondere alle tue curiosità. Ciao!



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  • Lenny Blandino

    Hey Elvio, articolo interessante. Ho provato molte delle cose di cui parli dopo anni in USA. Ciao!

    • Ciao Lenny, grazie mille.
      Mi fa piacere quello che dici, perché è la conferma che le cose che ho osservato pian piano negli anni hanno un fondo di verità!
      Credo che farci caso sia un primo ingrediente per il nostro successo e benessere all’estero! Un abbraccio.

      • Lenny Blandino

        Come va il tuo ritorno in Italia e con la musica? Ciao!

  • Mahée Ferlini

    Articolo veramente interessante!!