12 Strani Consigli per Chi Vuole Diventare Nomade Digitale

Se anche tu vuoi diventare un nomade digitale, ho alcuni consigli non convenzionali che voglio condividere con te! Sono sicuro che ti saranno di aiuto.

Jonathan Pochini

Jonathan Pochini: Sono diventato Nomade Digitale gradualmente, passando per un paio di agenzie a Firenze, la rinuncia a un contratto a tempo indeterminato e un lavoro freelance a Sydney. Oggi la mia rete di clienti online mi permette di lavorare ovunque, viaggiare, esplorare diversi stili di vita e avere più tempo da dedicare ai miei progetti personali. Mi occupo di SEO, Marketing e contenuti per il Web.

Pubblicato il: 23 Dicembre 2014 | Categoria:

Questo post è ispirato a molte discussioni, riflessioni e osservazioni che mi è capitato di fare con persone che in qualche modo erano interessate o incuriosite dallo stile di vita nomade digitale. Vediamo cosa ne viene fuori…

Innanzitutto ecco una sintesi aggiornata sulle 4 modalità attraverso le quali, secondo me, è possibile lavorare da nomade digitale:


FREELANCER

Acquisci una o più competenze rivendibili su internet e sviluppi una tua rete di clienti online (è il mio caso di Consulente Online Marketing, ma è anche il caso di sviluppatori web, copywriter, assistenti virtuali, etc… o di qualsiasi altra professionalità rivendibile online).


(MICRO)IMPRESA ONLINE

Crei un’attività di business online che ti permetta di essere economicamente indipendente (startup, ecommerce, vendita ebook, prodotti digitali, prodotti fisici, servizi di consulenza…)


MANAGER REMOTO

Crei un’attività locale, ti tieni solo i compiti che possono essere gestiti in remoto e deleghi tutto il resto (è il caso di Tim Ferriss, descritto nel suo famoso libro 4 ore alla settimana)


CONTRACTOR

Trovi un’azienda disposta a farti lavorare in remoto; per quanto lavorare in remoto fosse in teoria possibile sin da quando esiste internet solo ultimamente emergono i segnali che le aziende (soprattutto americane) si stanno aprendo in maniera significativa a questa possibilità.


Qualsiasi sia il caso che ti sembra il più fattibile per te, ecco i miei strani consigli per farti raggiungere al più presto il tuo obiettivo.


1) Ciò che Vuoi Veramente.

Se stai leggendo questo articolo sarai in qualche modo attratto dallo stile di vita nomade digitale. Magari senti un po’ di ammirazione per questi personaggi che sfruttano la possibilità di poter lavorare da dove gli pare… magari senti un po’ di invidia.

Riguardo ad ammirazione e invidia io uso tutt’oggi queste 2 “bussole”:

  • ammiriamo negli altri le qualità che abbiamo in noi stessi… ma di cui non siamo ancora consapevoli.
  • invidia… come sopra… solo che per attingere a queste qualità dobbiamo superare alcuni traumi, ferite o convinzioni a cui siamo particolarmente attaccati*.

*Mi suggerisce Vitiana Paola Montana (che ringrazio per la revisione di questo articolo) che il concetto di invidia è collegato a quello di autostima: con costanza e determinazione possiamo superare il sentimento frustrante dell’invidia impegnandoci a scoprire e a mettere a frutto i nostri talenti, qualità e passioni in una propria dimensione personale.

bussola2

Ma soprattutto essere consapevole di ciò che vuoi veramente ti darà la forza di impegnarti per creare la tua attività online, per acquisire le competenze che ti mancano, per superare ostacoli e paure e per accettare rinunce e sacrifici se sarà necessario.

A dirla tutta per me non c’è stata una grande presa di consapevolezza delle mie reali volontà. Ma le mie attitudini naturali si sono espresse nelle scelte che ho preso e nelle azioni compiute seguendo l’istinto e le passioni del momento.

Se anche tu – come molti – non sai come rispondere alla domanda “cosa voglio veramente” prova a sentire cosa ti dicono le tue passioni e il tuo istinto.

Ma anche la domanda “qual’è la tua passione” potrebbe essere un po’ fuorviante: magari credi di dover rispondere con qualcosa tipo: “surf”, “yoga”, “fiori di bach”, “crescita personale”, “storia”, “politica” o il web in una delle sue articolazioni (“web design”, “facebook”, “blogging”…)

Se ti senti in difficoltà a rispondere in maniera così precisa ti invito a valutare cosa ti piace fare in termini di competenze generali: scrivere, macinare codice, fare ricerche, interagire con le persone, organizzare risorse, pianificare strategie, insegnare… sono tutte competenze rivendibili online!


2) E Ciò che Non Vuoi.

Spesso quello che vogliamo veramente è nascosto in quello che non vogliamo. Qualcuno sostiene addirittura che per trovare le nostre passioni dobbiamo prestare attenzione a quello che ci genera emozioni negative. Ecco che magari si può trovare la propria vocazione nell’aiutare gli altri o nel creare un prodotto o un servizio che risolva i problemi di un determinato gruppo di persone.

albero1

Per me quello che non volevo era abbastanza evidente dal fatto che un contratto a tempo indeterminato mi genera(va) più il terrore di una vita sterile e senza stimoli che un senso di stabilità e sicurezza.

A volte, se non ci sono troppe sovrastrutture mentali e troppe emozioni coinvolte, è possibile utilizzare questo trucchetto prima di prendere una decisione importante:

  • immagina di scegliere l’opzione A e visualizza come sarebbe la tua vita prendendo questa decisione.
  • poi immagina di scegliere l’opzione B e…
  • Valutare e scegliere la soluzione che ci rende più felici… Non necessariamente quella che ci vede più ricchi, sicuri o di successo (di fatto sospetto che il successo inteso in termini di approvazione sociale sia un concetto un po’ “egoico”, un modo per compensare un’insicurezza di fondo… non è detto quindi che sia ciò che sarà in grado di farci sentire “realizzati”).


3) Ci Vuole Un Piano.

Uno dei miei interlocutori mi dice un giorno: “voglio anch’io diventare nomade digitale ma ho paura, sono un vigliacco“.

Gli rispondo di cuore: “se hai una tua rete di clienti online è questione di paura, se non ce l’hai è questione di strategia“.

Ci vorrà del tempo per sviluppare la tua rete di clienti o la tua attività online. Casomai tu abbia pagato e seguito un corso con un titolo fantasioso e promettente del tipo: “Diventa [quello-che-ti-pare] in X Giorni” e non ci sei diventato… non ti scoraggiare.

Ci vuole tempo per acquisire competenza e sicurezza, ci vuole tempo per individuare una propria nicchia, ci vuole tempo per creare una fonte di reddito più o meno stabile nel tempo.

Ci vuole tempo e ci vuole un piano, una strategia che contempli azioni mirate all’acquisizione di determinati requisiti che ci permetteranno di affrontare ulteriori azioni in vista del raggiungimento del nostro obiettivo.

Sempre seguire i propri sogni! Ma con un piano (o un business plan) e dopo una bella analisi di mercato!

write-that-down12

.


4) Il Piano è Nessun Piano.

Prima ti ho detto che ci vuole un piano e ora ti invito ad essere pronto a farlo saltare per aria. Ma il piano ti serviva solo per individuare la tua meta.

Se scopri che la tua idea è stata troppo irrealistica (o prematura) o se le condizioni di mercato o dell’ambiente sono cambiate… Sii pronto a gettare al vento ore e ore di lavoro. Avrai comunque guadagnato esperienza e competenza. Avrai instaurato nuovi contatti. Le tue azioni (online e offline) avranno magari messo in moto una catena di eventi dagli esiti imprevedibili attraverso i quali nuove e più entusiasmanti opportunità potrebbero essere emerse.

piani7

Ma soprattutto un buon piano è un piano flessibile, che deve adattarsi alle risposte dell’ambiente. Come per gli scacchi – che viene definito un gioco di “strategia” – le tue mosse dovranno per forza essere considerate come risposte alle mosse dell’avversario.

Nella mia vita lavorativa ho ricevuto qualche volta delle frecciatine perché davo l’impressione di non seguire nessuna strategia. Le strategie si comunicano e si vendono bene al cliente finale. Ma la realtà – secondo me – è un’altra cosa.


5) Azione!

Ho passato anni ad aspettare un’ispirazione che sentivo sempre a portata di mano ma che non riuscivo mai ad afferrare. Il sentimento dell’ispirazione mi era familiare ed è bellissimo sentirsi mossi da una forza che ci indica con fiduciosa certezza la via da seguire.

Ma in realtà i migliori progressi nella qualità della mia vita li ho ottenuti compiendo azioni, spesso incerte, che spesso contemplavano un rischio, un salto nel vuoto, un incontro con l’ignoto (ovvero ogni viaggio, ogni spostamento, ogni cambiamento!)

disraeli3

Questo probabilmente perché a volte per capire quello che vogliamo c’è richiesta un’esplor-azione, che ovviamente è un determinato tipo di azione.

Nel caso dello sviluppo di un’attività online l’azione potrebbe semplicemente essere quella di realizzare un sito web, una landing page, un’operazione promozionale di un qualche tipo per esplorare ad esempio nuove nicchie di mercato. E’ lavoro, ma nessuno ti pagherà per questo e i risultati potrebbero essere incerti. Ma è sempre meglio che non fare niente.


6) Ispir-Azione!

L’ho fatto di nuovo: prima ti ho detto di agire e non aspettare un’ispirazione che potrebbe non arrivare mai e ora ti parlo di ispirazione!

Ma se l’ispirazione fosse sempre lì a sussurrarci solo che siamo noi che non abbiamo orecchie per intendere perché foderate di paure e pensieri limitanti?

Ecco che l’ispirazione potrebbe manifestarsi per altre vie, attraverso quello che scatena le nostre emozioni, che accende le nostre passioni e il nostro entusiasmo, attraverso quello che in inglese si chiama “gut feeling” e che spesso noi traduciamo con “istinto” o “intuito” (ma “gut feeling” ci invita a portare l’attenzione alle sensazioni… “viscerali”).

Oppure attraverso delle domeniche tristi e piovose passate a cercare informazioni sull’Australia o un irresistibile desiderio di mettersi a piangere tornando a casa in macchina dal lavoro.

einstein4

.


7) Anima e Corpo in un Unico Progetto

Una volta mi sono trovato a consigliare una strategia di questo tipo: metti da parte i soldi per campare almeno 6 mesi e buttati anima e corpo nello sviluppo della tua attività online.

Se non ce la farai in 6 mesi (o un anno), avrai visto almeno dove sarai riuscito ad arrivare: forse sarai riuscito almeno a gettare le fondamenta del tuo prossimo tentativo.

Forse avrai capito quali competenze ti mancavano e ora potrai lavorare per acquisirle. Troverai un altro lavoro, metterai da parte i soldi e ci riproverai di nuovo con più consapevolezza, competenza ed esperienza.

treni9

Che certi treni passino una volta sola nella vita… Non ci credo.
Non è nella natura dei treni.

Personalmente – se si esclude il primo fallimentare tentativo di mettermi in proprio – per me è andata un po’ diversamente: ho sviluppato la mia rete di clienti online mentre lavoravo come contractor in un’agenzia di Sydney. Anche questa è una soluzione (ma è più lenta).

L’essenza di un nobile spirito imprenditoriale è secondo me questa: si ha in mente un obiettivo chiaro e si investe e si lavora per raggiungerlo, attraverso azioni che potrebbero avere esito incerto e che richiedono l’assunzione di un rischio calcolato in maniera il meno approssimativa possibile.

Se penso a certi lavori che ho fatto e li considero da un punto di vista di un lavoratore stipendiato… c’è da mettersi le mani nei capelli: ore e ore di lavoro senza ottenere nessun risultato significativo; è come se un eventuale datore di lavoro non mi avesse pagato per mesi.

Dall’altra parte i risultati arrivano spesso in tempi dilatati, quando meno te lo aspetti, o magari il progetto intrapreso mi apre la strada a nuove opportunità che non avrei mai considerato.


8) Un Tentativo è Fortuna, Numerosi Tentativi sono Statistica.

Un po’ come a poker: una mano è fortuna; ma in 100 mani il giocatore professionista sa come ottimizzare le vincite e limitare le perdite (in realtà non gioco quindi potrei dire cose non so).

E se prima ti ho detto di gettarti anima e corpo in un unico progetto di nuovo mi esibisco in un altro paradosso e ora ti consiglio di diversificare le tue opportunità: un progetto potrebbe essere fallimentare, ma su 100 progetti diversi potresti trovare la tua miniera d’oro.

scelta8

Personalmente mi è capitato spesso che uno dei vari progetti intrapresi mi ripagasse inaspettatamente di altri 9 progetti deludenti.

Come capire quando focalizzarsi su un unico progetto e quando mantenersi flessibili e aperti a nuove opportunità? Di nuovo torna il tema della passione, dell’ispirazione, del gut feeling. Ma anche dell’azione. E’ una questione di equilibrio, come nel surf. E come nel surf c’è poco da spiegare e molto da praticare.


9) Sei l’Unico Responsabile del Successo della Tua Impresa

Hai mollato il tuo contratto a tempo indeterminato, sei partito, hai un tuo piccolo network di clienti con cui tirare avanti e tanti progetti per promuoverti.

Adesso tutto è nelle tue mani: le scadenze da rispettare, lasciare i clienti soddisfatti dopo il tuo passaggio, continuare ad aggiornarti, imparare competenze nuove, promuoverti ed esplorare nuove opportunità di sviluppo imprenditoriale e di acquisizione di nuovi clienti.

Senza orari è facile perdersi in attività improduttive o prendersela comoda quando il fisico sembra richiederlo.

Non credo di essere un grande esempio di autodisciplina e capacità organizzative ma sento molto forte la responsabilità di sostenere la mia scelta di vita nomade digitale e quindi di freelance.

E quindi la responsabilità di fare un buon lavoro nei confronti dei miei clienti e di prendere le decisioni giuste per la mia vita e la mia attività imprenditoriale. Per certi versi lavoro poco, per altri lavoro anche troppo. In ogni caso la responsabilità di eventuali errori nei confronti dei miei clienti o nei miei confronti sarà solo e soltanto mia (sembra un concetto banale e invece l’abitudine a dar la colpa agli altri è molto diffusa, soprattutto l’abitudine a dare la colpa ai clienti… “che non capiscono”).

winners11

.


10) Gli Altri Sono Importanti. Siamo Tutti Interdipendenti

Ecco un altro apparente paradosso: prima ti dico che sei solo tu a determinare il successo e la sostenibilità della tua impresa e ora ti porto a prestare attenzione al tuo rapporto con gli altri. Ma anche in certe teorie delle relazioni interpersonali tra un estremo di dipendenza e un estremo di indipendenza c’è un buddista giusto mezzo di interdipendenza.

Gli “altri” sono importanti non solo nel senso dei tuoi clienti che ovviamente ti pagano e hanno bisogno di te per dare valore aggiunto alle loro attività. Ma anche i tuoi colleghi, eventuali partner, allied professional che hanno magari delle competenze che tu non hai o che sanno svolgere certi compiti meglio di te.

Una mano lava l’altra, siamo tutti autonomi e indipendenti ma se certe cose le facciamo assieme forse ci vengono meglio… e il nostro reciproco successo potrebbe elevarsi alla potenza. Senza dimenticarsi mai che l’unione fa la forza!

immagininimoy6

.


11) Mettersi in Discussione. Non-ti-Fidar-di-te!

La nostra mente è strana, quando è convinta di una cosa mette in moto questi 3 meccanismi*…

  • attenzione selettiva: la nostra attenzione viene naturalmente attirata verso le informazioni che confermano le nostre convinzioni.
  • percezione selettiva: tendiamo a notare le informazioni che confermano le nostre convinzioni e a non notare le altre.
  • memoria selettiva: tendiamo a ricordare le informazioni che confermano le nostre convinzioni e a dimenticare le altre.

Questo deriva da vecchi studi fatti negli anni 40-50 per capire i comportamenti elettorali delle persone (vedi ad esempio: http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_della_persuasione)

Ci potrebbero essere convinzioni che ci limitano, di cui non siamo pienamente consapevoli e che quindi non abbiamo mai avuto l’opportunità di mettere in discussione.

Io ne avevo soprattutto 2:

  • “i clienti vogliono vederti in faccia prima di lavorare con te”
  • “per diventare freelance devo diventare un bravo venditore”

L’evidenza mi ha fatto superare queste convinzioni. O forse le ho solo aggirate:

  • qualcuno magari vuole proprio vedermi in faccia, ma per questo skype funziona alla grande (ma mai in ogni caso la mia presenza fisica è stata richiesta dai miei clienti online).
  • più che essere diventato un bravo venditore, ho cambiato un po’ prospettiva: non mi vedo tanto come un venditore dei miei servizi, quanto come un eventuale partner dell’impresa del mio cliente. I partner devono andare d’accordo, essere in sintonia, lavorare bene assieme. Io potrei non essere la persona giusta per il mio interlocutore così come il mio interlocutore potrebbe non essere un cliente giusto per me. Non sono io che devo essere un venditore per forza (con tutta l’ansia del riuscire a vendere) ma sono io che decido se assumermi i rischi di imbarcarmi in una nuova avventura con un nuovo cliente… oppure no.

genio5

In ogni caso quando ti autoracconti un qualcosa che ha una qualche connotazione limitante ricorda che spesso…

E’ sempre tutto più facile di quanto alla nostra mente piace pensare.


12) Abbi Fiducia in Te. Sii Te Stesso.

E se ti ho detto prima di metterti in discussione e di non fidarti di te, della tua mente e delle tue convinzioni, eccoci giunti all’ultimo più importante ed apparente paradosso: Abbi fiducia in te.

wilde10

Su internet troverai un sacco di consigli di gente che sembra saperne più di te. E spesso è pure vero che ne sa più di te. Così come è normale che per imparare una nuova arte si vada da qualcuno che quell’arte la padroneggia non c’è niente di male ad imparare qualcosa da qualcuno. Ma il punto di riferimento sei sempre… te stesso!

Su internet troverai anche un sacco di consigli su come fare le cose, come ottenere successo, forse addirittura ricette pronte per attività online dai quadagni irragionevoli, ricette che vengono prese e copiate pari pari, senza nessuna innovazione, senza nessun valore aggiunto, senza nessuna creatività (e che quindi – giustamente – non hanno successo).

La cosa più importante da capire secondo me è questa: se copi il modello di qualcun’altro potresti essere solo uno dei tanti che stanno facendo la stessa cosa. Potresti ritrovarti in un ambiente con centinaia o migliaia di competitor.

Se ti sforzi invece di seguire te stesso nel rispetto delle tue aspirazioni e delle tue uniche e personali doti e sensibilità… potresti invece riuscire a creare un modello diversificato, un punto di attrazione per una determinata audience, un servizio migliore o un prodotto innovativo.

Ci saranno secondo me maggiori probabilità di successo. Ma soprattutto avrai fatto un tuo tentativo, non un tentativo di qualcun altro.

Da un nostro errore possiamo sempre imparare qualcosa di prezioso. Dai fallimenti subiti seguendo i consigli degli altri possiamo imparare solo – con una certa amarezza – che era meglio seguire il nostro gut feeling.


Per Concludere:

Forse avrei dovuto dirti quanto è importante sapersi organizzare, darsi una disciplina, essere sicuri del proprio valore, acquisire le competenze giuste, sviluppare capacità di comunicazione e di vendita, avere un’attitudine alla formazione continua, imparare una lingua straniera (quest’ultima ero proprio tentato di aggiungerla a questa lista)…

Ma era più appassionante per me tentare di indicarti una via alternativa, un po’ meno didascalica e più misteriosa e ispirativa: una tua via.

Ecco quindi che mi sembrava opportuno procedere per metafore, aneddoti, esperienze ed apparenti paradossi che, una volta risolti e metabolizzati, possano fare spazio a un qualcosa di essenziale, autentico, potente e vitale a cui attingere per procedere in direzione di una vita più gratificante.

Quella che forse in qualche modo, sotto sotto, ti senti destinato a fare (semplicemente perché ti calza bene) ma che magari ha bisogno di alcune scelte consapevoli e coraggiose per realizzarsi (o per rinnovarsi, quotidianamente).

Che ci sia riuscito o meno… Spero che tu abbia apprezzato questo mio tentativo!

Se ti fa piacere fammelo sapere!



Potrebbero Interessarti Anche:




  • Bell’articolo. Pur non essendo un nomade digitale, mi rendo conto che i tuoi consigli sono adatti anche ai comuni lavoratori autonomi e a chi cerca di fare della propria passione una professione. Una bella ventata d’ispirazione! Complimenti!

    • Grazie per il tuo commento irbaonecci.
      Lo apprezzo molto! 🙂

  • “Jonathan, ma sei matto?
    Dare 12 consigli così preziosi GRATIS?”

    Complimenti sinceri, Jonathan, per questo dodecalogo.
    Così si fa.
    Grazie…

  • toni

    Bravo Jonathan!!!!
    Un po lunga stavolta però vedo che stai cercando di definire i dettagli della tua scelta.
    Bravo ancora!!!

    • Grazie Toni!
      E’ vero, è un articolo un po’ troppo lungo… è che mi sembra sempre che ci siano un sacco di cose da dire. 🙂

  • alessandro disco

    Ciao Jonathan. Ma guarda un po’ il tuo nome rispecchia proprio ciò che fai!!
    Ho divorato questi tuoi consigli e sinceramente mi complimento con te perché ho letto tanti ma taaanti falsi blogger che ti portano poi a pubblicizzare qualcosa che non ti serve. Tu mi sembra invece abbia parlato proprio col cuore oltre che con la testa…. Grazie davvero!
    Solo un’incertezza ancora da parte mia prima di lasciar finalmente libero il mio “gut feeling”: quali strumenti tecnologici oltre ai,soliti smartphone last generation e phablet da usare in movimento? E secondo te, alla base di tutti quei concetti basati sulle proprie ispirazioni da seguire comunque poiché sono e saranno sempre le più giuste anche se non avranno successo, ma che importanza dai all’aspetto economico? Si ok, hai,parlato anche di quello, ma io sono un padre di famiglia di 48 anni, lavoro in un hotel a tempo indeterminato e amo le mie due figlie, vita sociale pari a zero e separato in casa con la “felice consorte”, ma, forse, non sono mai cresciuto per via di certe cose incarnate in me, sogni ed ispirazioni dettati dalle passioni e , non ultimo, dalla voglia di fuggire che porto sempre dentro…. Ecco, il punto centra la domanda: che affidabilità daresti tu ad un tipo come me con la sindrome da Peter Pan?? No perché un tipo così viene sempre lapidato dalla società e dagli amici sai?? Capisco l’imbarazzo per tale domanda forse “over topic” ma credo proprio di essere portavoce di moltissimi che magari non la pongono affatto girandoci intorno o, peggio ancora, rassegnandosi alla vita…
    Ne approfitto per augurarti un felicissimo nuovo anno e chissà ci incontreremo un giorno…..
    Ciao ciao

    • Grande Alessandro!

      Ho avuto i miei dubbi a pubblicare questo articolo e il tuo commento mi rincuora: si potrebbe dire che l’abbia scritto proprio per te.

      Sicuramente parti da una situazione più difficile di quelle che ho dovuto superare io quando ho preso certe scelte.

      Ma vediamo se mi riesce rispondere alle tue domande…

      Di cose da dire ce ne sarebbero (segui anche i vari link sparsi nell’articolo), per esigenze di sintesi dovrò essere diretto, ma mettici molti condizionali, molti “secondo me” e molta umiltà nelle frasi che leggerai…

      Strumenti tecnologici.

      Ho un approccio minimalista, a parte esigenze specifiche legate a determinate professioni, sono essenziali un laptop, skype, validi sistemi di backup e di pagamento (paypal, carte e conti vari).

      Tutto il resto è utile, comodo, produttivo… ma non essenziale.

      Aspetto Economico.

      Di solito si sottovaluta che le spese si possono controllare: personalmente non ho una macchina (succhiasangue), spendo poco per cose materiali, vivo spesso in appartamenti in condivisione e mi trovo (almeno per adesso) in posti dove il costo della vita è decisamente inferiore a qualsiasi città italiana (Canarie, Thailandia…)

      Sindrome di Peter Pan.

      Se si applica al non volersi prendere le proprie responsabilità ok, ma se sottintende il rinunciare ai propri sogni… non siamo noi ad aver sbagliato strada!

      Ci può stare che ci siano sogni adolescenziali ma li vedrei piuttosto come quelle bussole che ti indicano la via da seguire ma non necessariamente la meta. Lungo la strada il tuo sogno potrebbe cambiare o definirsi meglio… ma se non ti incammini perché li ritieni solo sogni adolescenziali…

      Oppure si fa un lavoro su se stessi per capire quei sogni cosa vogliono veramente dirci, ma mai rinnegarli: se ci sono un motivo c’è!

      Che poi uno che prende la decisione di seguire i propri sogni venga lapidato dalla società ci sta tutta: come osi tu ricordare loro che nella vita ci sono sogni! Loro ci hanno rinunciato e mostrargli con il proprio esempio “che hanno sbagliato tutto” è troppo doloroso.

      E’ un po’ forte come citazione ma Guccini ci ricorda forse che siamo in buona compagnia:

      “Io sono solo un povero cadetto di Guascogna
      però non la sopporto la gente che non sogna”
      (Cyrano)

      Sull’età…

      L’unico limite che posso contemplare è che alla soglia dei 40 anni (io) non si hanno quelle capacità di recupero da una sbronza di quando se ne aveva 20 (e visto che ti scrivo dopo capodanno mi sembra proprio pertinente). Tutto il resto è culturale, comprese prestanza fisica e intellettuale: è questione di allenamento.
      Oppure di disintossicarsi da veleni accumulati e condizionamenti.

      Infine, se posso permettermi io di dire la mia, io che non ho ancora vissuto le sfide e le gioie di essere padre… mi piacerebbe pensare che oltre all’amore, il supporto e la presenza, la cosa più preziosa che possiamo dare ai nostri figli è la promessa che un giorno saranno – nei limiti dell’umano – delle persone realizzate. Ed è una promessa che si può fare solo con il proprio esempio.

      E siccome sentirci realizzati è qualcosa che ci genera sensi di colpe e ci fa paura (vedi sopra lo scenario della lapidazione)… se non riusciamo a impegnarci per noi stessi… facciamolo per i nostri figli! Sicuramente se lo meritano!

      Che dire Alessandro! Ti ringrazio di questo tuo commento! Riflettere sulle tue domande mi ricorda che ho la mia bella dose di sogni da realizzare e di paure da superare.

      Senza ansia e possibilmente godendosi il viaggio, ché infatti si dice “la vita [o il successo o la realizzazione dei propri sogni] è un viaggio e non una destinazione”.

      E quindi per questo 2015 ti auguro proprio di cuore… un Buon Viaggio!

      • AlessandroD.

        Caro Jonathan, ho letto e riletto quanto mi hai gentilmente risposto e non puoi capire quanto l’ho apprezzato (…e ti assicuro che la sbronza di fine anno non si nota affatto!!).
        Ho realizzato che è proprio alle “grandi persone” come te che oggi l’umanità ha ancora speranza… sei una persona davvero profonda che sa usare le parole giuste per toccare le giuste corde dell’anima; questo lo si impara solo se hai fatto esperienze di vita importanti e, soprattutto, se le hai fatte solo sulle tue spalle!
        Ti ringrazio e sono davvero ma davvero felice di averti conosciuto e spero di incontrarti un giorno nei lunghi sentieri della nostra vita, magari riuscirò a darti qualche perla di saggezza come hai fatto tu oggi.
        Un affettuosissimo abbraccio e ti auguro tutte le soddisfazioni per le quali combatti.
        Ciao Jonathan…
        ALESSANDRO

        • Ti ringrazio molto delle belle parole che mi scrivi Alessandro!
          Ti assicuro che ho la mia bella dose di mancanze e difetti e che sicuramente quello che ho scritto in un certo senso non è farina del mio sacco. 🙂
          Ma la scelta che possiamo fare è quella di discutere consapevolmente di queste cose e sono io che ringrazio te per aver colto e incoraggiato una discussione più difficile e ad un livello un po’ più profondo di quello che di solito su internet ha più successo.

          Farà senz’altro piacere anche a me incontrarti!
          Per adesso ti posso dire che mi prenderò una pausetta dalle Canarie e me ne ritorno per qualche mese in SE Asia: in poco più di 2 settimane sarò di nuovo a Chiang Mai!

          • AlessandroD.

            …e.io ti aspetterò ok?? Hugs & take care! Ciao fratello

  • Rosy Cantarino

    Ciao jonathan complimenti per l’articolo, sono nuova da queste parti, ma mi riconosco molto in quello che scrivi. Il sito e’ un esplosione di informaxioni che divoro con piacere. L’articolo mi e’ stato d’aiuto perche’ ho intensione di aprire un blog di viaggi ma il timore di non essere all’altezza, nel vedere gli ha gia’ un blog affermato mi stavano spaventando un po’, ma grazie hai tuoi consigli ho trovato nuovamente le forza di portare avanti le mie passioni e condividerle, quindi presto portero avanti il prigetto del blog. Grazie e buona vita.

    • Grazie Rosy per il tuo commento!

      Ma sì, porta avanti il tuo progetto!

      Il blog di viaggi potrebbe essere uno di quei casi in cui applicare i concetti espressi in questo articolo: il settore è competitivo ma…
      – potresti trovare una tua micronicchia,

      – o un tuo modo di presentare le cose diversamente…

      – o un tuo specifico target di riferimento…

      E da cosa nascerà sicuramente cosa…

      Mi viene in mente ad esempio che qui alle Canarie avevo conosciuto una persona che lavorava come tour operator… in perù! Ma lavorava online, dalle Canarie , il suo lavoro era progettare tour personalizzati in perù e lavorava con un agente in loco.

      Era interessato a quello che faccio (promuovere siti web) ma viene fuori che aveva tanto di quel lavoro che non era proprio il caso di fare una campagna di online marketing.

      E non era neanche in grado di “assumere” dei collaboratori perché questi avrebbero dovuto avere una conoscenza delle cose almeno simile alla sua.

      Insomma: anche se il settore dei blog di viaggi è competitivo la formula blog + tour operator è una formula che funziona (visto anche con un altro cliente tour operator).

      E questo è solo un esempio che traggo dalla mia esperienza, tu potresti trovarne degli altri…

  • Lucia Ricciuti

    Grazie mille. Un articolo stupendo e ispiratore.

  • Roberto Colavita

    Ciao Jon, articolo molto diverso dagli standard..
    mi è piaciuto molto, hai avuto un approccio più profondo per coinvolgere l’interesse di persone verso la tendenza dei nomadi digitali.
    Personalmente mi sto avvicinando ai nomadi digitali perchè condivido a pieno il modo di percepire la vita, i sogni e le priorità dell’essere umano.
    Credo che un problema che dovrebbe essere affrontato magari con un tuo nuovo articolo è l’orientamento a ciò che ognuno di noi può rivendere nel web, tutti abbiamo talenti conoscenze e competenze, ma molti non riescono a vederle e riordinarle per crearei un buisness o una professione freelance..
    Faccio il mio esempio,
    gestisco una logistica di una multinazionale con diverse persone da gestire, tutto perfetto va tutto a gonfievele ma non è quello che voglio..non riesco a stare chiuso nei capannoni… mi sono esaminato per mesi e so di essere molto strategico e organizzatore con un approccio puramente creativo usando il cuore e la testa dei sottoposti per raggiungere obiettivi molto difficili,
    non ho fatto università eppure sono diventato responsabile a 24 anni ora ne ho 28 e sono sicuro di ciò che so fare perchè nessuno darebbe in mano tutto questo ad un ragazzino se non si è sicuri delle competenze,
    dopo questi mesi che ho riordinato le idee e realizzato ciò che voglio e ciò che non voglio non riesco a trovare la formula giusta per rivendere nel web le mie conoscenze e competenze per avviarmi in un avventura nomade,
    si parla nell’articolo di parlare con gli altri per avere più informazioni e aiuto ma mi rendo conto che gli esponenti freelance a cui chiedere consigli siete voi che scrivete articoli, colpa anche della poca conoscenza che abbiamo in merito,
    hai qualche idea per aiutare chi non è webdesigner o programmatori che non hanno bisogno di ridisegnare la propria figura professionale? faccio questa domanda perchè sto rischiando di buttarmi in una professione freelance per necessità di libertà e non capendo come indirizzare ciò che so fare ad un progetto che mi permetta di realizzarmi come nomade.. so che tutto cambia ma il primo passo ci vuole.
    grazie in anticipo per l’aiuto
    Roberto

    • Ciao Roberto,
      piacere di conoscerti e grazie per il tuo il tuo intervento e per l’interessantissimo feedback che ci hai fornito….Sei stato d’avvero utile, ti giuro!

      Mentre aspettiamo i consigli di Jonathan mi permetto di condividerti il mio personale punto di vista.

      A mio modo di vedere nel momento in cui tu decidi di cambiare radicalmente il tuo stile di vita e di lavoro, è fondamentale ascoltare quella parte di te che ha maggiormente bisogno di esprimersi. Questo vale sia dal punto di vista personale, ma oggi più che mai, anche e sopratutto dal punto di vista professionale.

      Tu scrivi: gestisco una logistica di una multinazionale con diverse persone da gestire, tutto perfetto va tutto a gonfie vele ma non è quello che voglio..non riesco a stare chiuso nei capannoni… mi sono esaminato per mesi e so di essere molto strategico e organizzatore con un approccio puramente creativo usando il cuore e la testa dei sottoposti per raggiungere obiettivi molto difficili…

      A mio modo di vedere qui ci sono degli spunti importantissimi che fanno trasparire grandi potenzialità ma, a mio modo di vedere, manca una cosa fondamentale, manca la tua unicità…. Cosa vuoi? Cosa ti piacere fare più di ogni altra cosa al mondo? Cosa sogni per te? Cosa ti farebbe davvero sentire realizzato?

      Manca insomma quella parte importante che ti fa dire “si ca…. è proprio questo quello che io voglio fare!”….li si trova tutto il tuo potenziale!

      E’ questo che ti serve per gettare una volta per tutte il cuore oltre e iniziare poi ad inseguirlo. Chiamala visione, scopo, missione o come altro ti pare, ma trovala e parti da quella e nessuno potrà fermarti!

      Non chiederti cosa puoi fare, ma chiediti: che cosa voglio davvero fare, cosa mi appassiona tanto da potermici dedicare anima e corpo!

      Datti un obiettivo, ma esprimilo in termini positivi, non via da qualcosa, ma verso qualcosa…

      Qualsiasi progetto, idea, stratup o professione tu deciderai di avviare sul web, fai in modo che sia qualcosa in cui tu possa metterci tutto te stesso, tutta la tua passione, le tue conoscenze, il tuo amore e la tua ambizione e vedrai che il mondo si accorgerà di te, è l’aspetto umano che fa la differenza.

      Noi continuiamo a ragionare nell’ottica del “fare, per avere, per essere”, ma se invertiamo queste priorità e mettiamo prima di tutto ciò che vogliamo essere, capiremo cosa ci serve e cosa possiamo fare per ottenerlo.

      Non guardare al web come ad un ufficio di collocamento, vedilo unicamente come ad un mezzo di comunicazione che ti permette di entrare in contatto con milioni di persone in tutto il mondo, persone che hanno problemi ed esigenze specifiche da risolvere…

      Tu che contributo puoi dare a queste persone, in che modo ti piacere aiutare altre persone, in particolare chi sono le persone che ti piacerebbe, vorresti e potresti aiutare? Qual è nel tuo piccolo il cambiamento che vorresti vedere avvenire nel mondo.

      I parametri che devi prendere in considerazione sono 4: quello che tu ami fare, quello che sai fare e che ti riesce meglio, quello di cui le persone hanno bisogno, quello per cui le persone sono disposte a spendere.
      Trova il punto di intersezione tra i quattro parametri e avrai trovato la tua strada, quella che ti permetterà di sentirti realizzato, vivere come tu desideri.

      Il resto è solo una legge di mercato: tu fai una domanda e lui risponde “si” o “no”!

      PS** fortunatamente sul web non esistono solo web designer o programmatori. Sul web operano milioni di professionisti che hanno sfruttato le grandi opportunità che questo strumento ci offre.

    • Ciao Roberto

      Grazie per il tuo commento!

      Oltre ad essere d’accordo con i consigli che ti ha dato Alberto posso aggiungere…

      1) Rivedi un po’ quelle 4 modalità che ho delineato all’inizio: visto che hai dimostrato delle doti strategiche e organizzative credo che ti manchi poco a questo punto per sviluppare doti imprenditoriali. Una volta trovata l’idea giusta potrei quindi mettere a frutto le tue doti per sviluppare la tua idea di impresa online.

      2) Vorrei darti un paio di esempi di vita vissuta che probabilmente inserirò nei prossimi articoli:

      – Alex, incontrato 2 anni fa a Chiang Mai, senz’arte né parte, era venuto a Chiang Mai per diventare nomade digitale. Dopo 2 anni lo incontro di nuovo (Gennaio 2015) con un suo bel progetto autonomo, remunerativo ed invidiabile.

      – Coppia di Italiani incontrati oggi a Ubud (Bali), arrivati qui a Ubud, bazzicando nel famoso coworking space Hubud hanno seguito i diversi seminari gratuiti per i membri e sono riusciti a rifarsi una vita (e un’agenzia di comnunicazione) in meno di un anno.

      Ma la morale in questi casi non vuole essere banalmente “se vuoi ce la fai” ma “se non pensi di essere nel posto giusto… cambia posto!”

      Sia Chiang Mai che Ubud in questo momento possono essere delle vere e proprie scuole di imprenditorialità online… a basso costo della vita!

      Ma uno dei requisiti richiesti in questo caso è la conoscenza dell’inglese ovviamente…

      Se non lo sai… beh, quasi quasi sai qual’è il primo passo!

      Comunque ti servirà per il tuo stile di vita nomade digitale.

      Sei ancora giovane, io ho iniziato ufficialmente a 37 anni suonati.

      Anche se ci vorrà tempo per realizzare quello che vuoi… non ti spaventare se per esempio senti che hai bisogno di apprendere competenze che richiederanno tempo. Se senti che è la cosa giusta… lo è.

  • Pingback: SEI SALITA SU QUEL TRENO? – Unadonnaalcontrario()

  • Pingback: SEI SALITA SU QUEL TRENO? - Unadonnaalcontrario()