Questo Smart Working Non Basta: Dobbiamo Puntare a Qualcosa di Più

Si parla sempre di più di smart working, ma troppe aziende intendono semplicemente orari flessibili o lavoro da remoto, quando il lavoro agile è molto di più.

Ilaria Cazziol: Da sempre al posto fisso preferisco l’idea di un lavoro che mi permetta di viaggiare e di godere della mia libertà. Amo la comunicazione digital e dopo qualche intenso anno in un’agenzia ho deciso che volevo realizzare i miei sogni: così mi sono messa in viaggio, scrivendone su viaggiosoloandata.it e facendo copywriting, SEO e traduzioni come freelance.

Pubblicato il: 5 giugno 2018 | Categoria:

Te ne sarai già accorto, ma c’è un sacco di confusione terminologica in giro. Tra nomadi e nomadi digitali, tra lavoro da remoto e lavoro flessibile, agile e tutte le varianti del caso. E così si usa questo termine generico, “smart working”, un po’ come un grosso ombrello che all’occorrenza viene tirato un po’ più di qua o di là per coprire le varie aree e descrivere come il lavoro stia cambiando. Bene, ma non benissimo.

Iniziative di ogni tipo spuntano come funghi per fare chiarezza e dare delle indicazioni su come muoversi. Basta guardare alla “Settimana del Lavoro Agile”, un’iniziativa promossa dal Comune di Milano che ha visto coinvolte centinaia di aziende e dipendenti in tutta Italia. Una sorta di “test” e stimolo collettivo sulle nuove modalità di lavoro.

Ma troppo spesso trovi titoli di giornali come: “l’azienda X introduce lo smart working: un giorno a settimana di lavoro da casa”. Ed è subito chiaro che qualcosa si è perso nel processo.


Cos’è lo Smart Working di cui Tutti Parlano, e Cosa Dovrebbe Essere

Perché se davvero stessimo facendo tutto questo chiasso per un giorno (o più) alla settimana di lavoro da casa, allora non staremmo cambiando il paradigma del lavoro, no?

Un’azienda che conceda ai suoi dipendenti di svolgere il proprio lavoro da remoto in specifiche occasioni, ma che pretenda che questo venga svolto nello stesso identico modo che in ufficio, e la sua efficacia misurata con le stesse metriche, non sta facendo altro che riesumare il concetto di “telelavoro” e dargli una spolverata. Potrebbe essere un primo passo, ma troppo spesso sembra che sia un punto di arrivo.

Quando ci si concentra sui termini e non sulla sostanza, c’è tutto da perdere. Perché un dipendente che possa lavorare da casa, ma a cui non vengano dati gli strumenti necessari per farlo, sarà probabilmente solo più frustrato.


Questione di Tempi e di Luoghi, ma Soprattutto di Modi

Il modo in cui queste aziende interpretano lo smart working, così, non è altro che “un contentino”. Vai pure, lavora da casa con le stesse regole dell’ufficio. Ma bada bene che se ti chiameranno e non risponderai al telefono, sarà visto male. Che non sarà valutata la qualità del tuo lavoro, ma il tempo che ci hai messo a farlo.

Avrai ottenuto una giornata di lavoro al tuo tavolo da pranzo invece che alla tua scrivania, ma potresti passarla a impazzire perché i file che ti servono non sono stati digitalizzati, o perché i colleghi parlano tra loro in presenza e a te arrivano comunicazioni parziali e poco chiare. E allora penserai che lo smart working sia una moda, un fallimento, e tornerai in ufficio con la coda tra le gambe.

Per fortuna, non è così. Per fortuna ci sono aziende che hanno capito che smart working è molto più che un termine: è una filosofia di lavoro. Che non cambiano solo tempi e luoghi, ma soprattutto le modalità. E qui sta il cambio di paradigma.

Traducendo la bellissima definizione che ne viene data dall’Agile Organisation: “ lavoro agile significa mettere insieme persone, processi, tempi e spazi, per trovare la modalità più appropriata ed efficiente di portare a termine dei compiti. Significa lavorare con delle linee guida (sugli obiettivi da raggiungere), ma senza limiti (su come raggiungerli)”.

Non si tratta di spostare la sede del lavoro, ma di abilitare le persone a lavorare in modo diverso, muovendosi su 4 assi fondamentali: gli spazi, la tecnologia, la gestione delle risorse umane e (soprattutto) la cultura aziendale.

Non si possono cambiare gli spazi (ovvero, consentire il lavoro da casa) senza attrezzarsi di conseguenza tecnologicamente: tutto deve essere disponibile online, abilitato e migliorato dalla tecnologia. O senza che al contempo le risorse umane vengano responsabilizzate e messe in condizione di lavorare per obiettivi, e che la cultura aziendale smetta di fare distinzione tra presenza e assenza.

Solo così si ottiene un lavoro davvero smart, cioè intelligente. Perché spostare le persone da un luogo all’altro non presuppone intelligenza, solo logistica.

Tu cosa ne pensi? Come lavora la tua azienda?



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