Lavori da Remoto? Ti Candidi per Un Posto all’Estero? Il Solito CV Non Basta

Ho letto spesso suggerimenti su come scrivere un curriculum. Che cosa cambia se si lavora da remoto e si aspira a una carriera internazionale?

Francesca Folda: Per 20 anni giornalista, nel 2014 ho girato il mondo per un anno sabbatico, prima di fermarmi a studiare Social Innovation Management a Nairobi, in Kenya, dove ho vissuto due anni. Oggi sono Direttore Global Communication di Amani Institute che ha sedi in Kenya, India e Brasile e forma professionisti di tutto il mondo per carriere di impatto sociale.

Pubblicato il: 5 Gennaio 2019 | Categoria:

Di recente ho sperimentato quanto sia difficile una selezione del personale globale, da remoto.

Ero dalla parte dei selezionatori e ho visto errori macroscopici in chi si proponeva per il ruolo – e cose ben fatte – che hanno cambiato il destino del candidato. Ecco che cosa ho imparato.

Ci sono sempre le regole base di un buon CV da rispettare:


  • Prima ancora di iniziare a scrivere il CV, leggi tre volte la job description, studia tutto sull’organizzazione che assume cercando di comprenderne la cultura aziendale, familiarizza con il loro linguaggio.

    Come sempre, per comunicare bisogna prima ascoltare.

    Se l’organizzazione è all’estero, sarà più difficile conoscere qualcuno che già ci lavora per saperne di più, ma leggi articoli sull’azienda, segui per qualche giorno i profili social, guarda i profili Linkedin dei manager dell’area che cerca personale.

  • Chiarezza e brevità. Massimo una pagina per chi è all’inizio della carriera, due per chi ha molta esperienza. Se arrivi a tre pagine perché stai ancora usando la struttura del CV fatto 5 anni fa e ogni volta aggiungi una nuova esperienza di lavoro, cancella il file e rifallo da capo! La tua carriera non è una somma di episodi, fai emergere il filo rosso che li lega e togli le cose più insignificanti o ripetute nel tempo. Se hai già un Master non è necessario dirmi che scuola superiore hai frequentato e il voto di maturità.

  • Il cv deve essere leggibile e ben strutturato. Dividi le informazioni per categorie. Non usare un font minuscolo per farci stare più cose e – a meno che non sei un designer – non lanciarti in avventurosi format troppo colorati.

  • Non dire che sei esperto di Microsoft Office, e Word, Power Point ed Excel (se non l’hai capita, non scrivere che sei esperto e basta).
    Non dire che sei esperto di social media perché posti ossessivamente citazioni e foto divertenti o perché hai 500 amici su Facebook.

  • Bilancia sempre formazione ed esperienza professionale: se sei neolaureato, esperienza è anche quel mese di volontariato nel doposcuola di periferia, o il servizio di consegne in bicicletta, o il viaggio da solo attraverso gli Stati Uniti.
    L’equilibro conta anche per te che hai 20 anni di carriera: non è un buon segno se l’ultima lezione che hai frequentato risale agli anni ‘90… Se proprio non hai altro, aggiungi almeno quel corso da sommelier, di decoupage o di arti marziali.

  • Aggiungi sport, hobby e viaggi se servono a completare il tuo profilo, esplicita come quella passione o quell’esperienza hanno contribuito alla tua formazione umana e professionale.

  • Non preparare un cv una volta per sempre, ma creane una nuova versione ogni volta, in base al profilo richiesto e a chi lo stai mandando.

  • Abbi sempre la massima cura dei dettagli. Sì, proprio quelli, i DETTAGLI!


C’è di più. Negli ultimi due mesi ho contribuito a selezionare tra centinaia di candidati due nuovi colleghi di Amani Institute che si occuperanno di Comunicazione e Marketing rispettivamente dal Kenya e dal Brasile. Mi era già capitato di selezionare e assumere collaboratori con diversi profili e per diverse aziende, ma si era sempre trattato di assumere italiani, in Italia, incontrandoli di persona.

Stavolta, sperimentavo che vuol dire global remote working nella fase più delicata di tutte: la selezione del personale e la creazione di un team globale.


Come funziona il global remote recruiting?

Amani Institute – che ha sedi in Kenya, India e Brasile e si occupa di formare professionisti nel settore dell’impatto sociale – dedica molta attenzione ai processi di selezione.

Lo fa per scegliere due volte l’anno i Fellows per il Post-Graduate Certificate in Social Innovation Management: ad oggi 375 Fellows da 52 Paesi del mondo. Fino al 7 gennaio 2019 sono aperte le application per i prossimi 60, se ti interessa, ma puoi sempre iscriverti per il semestre successivo.

La stessa cura mettiamo ovviamente anche per identificare i membri del nostro team composto da persone che vengono da Asia, Africa, Europa, America del Nord e del Sud. Nel caso dei ruoli nella Comunicazione, per esempio, alla job description abbiamo abbinato immediatamente una ricca descrizione di che cosa Amani Institute fa e dei valori su cui l’organizzazione si basa.

Sin dalla raccolta delle candidature – che di solito avviene su piattaforme digitali come Workable – rendiamo chiaro che, per noi, competenze tecniche, soft skills, valori e allineamento con la nostra mission sono altrettanto importanti.

Assieme alle tradizionali informazioni da curriculum chiediamo di rispondere ad alcune domande aperte relative alle competenze tecniche ma anche – soprattutto – alle motivazioni personali.

Ho fatto io lo screening per decidere chi invitare al primo colloquio (circa il 10 per cento dei candidati). L’email di invito chiariva che si sarebbe trattato di una video call di 45 minuti via Skype, in inglese.

Confesso che è stato molto difficile per me, e spesso i 45 minuti sono diventati un’ora perché via Skype è molto più complicato costruire un legame empatico, capire davvero chi hai di fronte, tenere a bada quegli unconscious bias che – proprio perché inconsapevoli – rischiano di colmare le lacune là dove non ci sono informazioni complete che il cervello può elaborare.

Se in italiano colgo immediatamente il livello culturale di una persona, in inglese rischio di farmi condizionare dall’aspetto? So che avere 20 anni in India e in Italia significa due cose molto diverse in termini di esperienza e maturità. E in altri Paesi?

Non è stato facile giungere a una shortlist di 3-4 persone. Per loro c’è stata una seconda intervista (quando possibile di persona) da parte del Country manager (in Kenya o in Brasile) e contestualmente la richiesta di svolgere un compito scritto per il quale i candidati hanno avuto dieci giorni di tempo. Obiettivo: garantire una selezione finale più equa, con più punti di vista, valutare la compatibilità e il valore aggiunto rispetto ai team locale e globale.

Nello step finale, una o due persone hanno avuto un colloquio via Skype con uno dei co-founder di Amani Institute più mirato a verificare l’allineamento con la nostra mission – “Sviluppare talenti che vogliono creare impatto sociale” – o per sciogliere il dilemma tra due candidati comunque eccellenti.

Un processo di selezione molto articolato sarà sempre più frequente per chi cerca un lavoro all’estero o da remoto.


Quale extra attenzione devi mettere se ambisci ad essere preso in considerazione?

  • Se scrivi un cv per una posizione all’estero o per un’organizzazione globale, assicurati di non dare niente per scontato. Se hai studiato nell’università che nel tuo Paese è considerata la più innovativa, o se hai lavorato in una start up che è finita su tutti i giornali (locali) per il suo strepitoso successo, scrivilo. Non è detto che chi legge il tuo CV dall’altra parte del mondo lo sappia. Se vieni da un paesino della provincia e a 18 anni hai avuto il coraggio di prendere il primo aereo per l’Australia, spiegalo bene. Per te non è stato un semplice viaggio all’estero. Se hai lavorato in un bar per pagarti gli studi, dillo. Se leggo Bocconi, o Sky in un curriculum italiano, mi faccio un’idea. Se leggo l’equivalente in un curriculum brasiliano devo andare a cercare online qualche informazione di contesto in più: se aggiungi nel CV due parole e un link per inquadrare meglio le tue esperienze, faciliti il lavoro dei selezionatori.

  • Se è richiesto di allegare il CV, nel questionario per la candidatura non ripetere le stesse identiche informazioni con le stesse parole.

  • Se vuoi personalizzare il tuo CV, fallo con cose coerenti con la posizione. Puoi aggiungere una sezione dedicata ai tuoi fallimenti (e alle lezioni che di conseguenza hai imparato) se cerchi lavoro nel mondo delle start up. Puoi aggiungere una sezione sul volontariato e l’impegno sociale se miri a una carriera in una ONG internazionale. Puoi parlare del tuo gruppo rock o dello sport di squadra praticato a livello agonistico per spiegare che cosa vuol dire per te team building.

  • Se hai massimo 250 o 500 caratteri per una domanda a risposta aperta, non sforare. Ma non limitarti a mezza riga! Aiuta chi ti deve scegliere a conoscerti, a colmare quelle lacune che inevitabilmente nascono se si vive e lavora in due parti diverse del mondo. Approfitta delle domande a risposta aperta per portare il selezionatore nel tuo mondo, per fargli capire chi sei, da dove vieni, dove vuoi andare.

  • Se sono richiesti i tuoi profili social per una posizione nella comunicazione o nel marketing, non indicare i social network dove pubblichi solo gattini, tue foto in bikini sulla spiaggia, o commenti sulle partite della tua squadra del cuore. Io, i tuoi profili social, li trovo comunque da sola e li vado a guardare (qualcuno ha ancora dubbi su questo????) ma tu non includerli nell’application per fare numero. Piuttosto limitati a Linkedin (dove No, i gattini e le tue domeniche allo stadio non dovrebbero esserci).

  • Quando un’azienda italiana sta selezionando per una sede all’estero o una multinazionale assume in Italia e dice che l’application va fatta in inglese… Scrivi in inglese!

  • Se ti invitano a una video intervista via Skype, prova almeno una volta audio e video sul tuo computer, per ricordare come funziona Skype, provare la connessione nel luogo in cui pensi di fare la call, fare in modo che ci sia una luce decente in modo che il selezionatore possa guardarti in faccia… Lo stesso vale per Zoom, Whatsapp, o Google Hangout. Be technologically ready!

  • Se dici che il tuo inglese è perfetto, usa almeno un correttore ortografico (mai sentito parlare di Grammarly, per esempio?) per verificare lo spelling e la grammatica della tua application. E se sei invitato all’intervista su Skype, preparati almeno la risposta in perfetto inglese per le due o tre domande scontate.

  • Capisco che il tuo inglese è arrugginito perché non lo hai praticato da un po’ – nel mondo di oggi è probabile che non sia madrelingua neanche chi ti intervista! – ma dichiaralo in partenza e assicura che se avrai il lavoro farai un corso prima di entrare, o farai conversazione online, o migliorerai la tua comprensione dell’inglese facendo binge watching in lingua originale su Netflix… Insomma, non nascondere le debolezze del tuo cv. Affrontale!

  • Non raccontare la tua esperienza lavorativa ancora una volta per date e aziende. Racconta che cosa hai imparato da ogni esperienza.

  • Spiega perché vuoi cambiare lavoro, perché lo hai cambiato in passato. Chiarisci perché vuoi proprio questo lavoro. Tutti sono felici di assumere qualcuno che ha molte esperienze diverse, nessuno vuole assumere qualcuno che ti mollerà tra un anno.

  • Preparati e fai domande intelligenti, sull’organizzazione, sul lavoro, sul team con cui lavorerai.

  • Non sottovalutare l’assignment: non è un compitino tanto per farti perdere tempo (pensa quanto tempo perde il selezionatore!) e non serve solo a verificare la tua conoscenza della lingua inglese. Ad Amani Institute, così come in molte altre aziende, crediamo nel pilastro dell’esperienza, non come storia professionale, ma come sperimentazione pratica: cerchiamo persone che facciano davvero la differenza e molti candidati con ottimi CV sulla carta hanno fallito l’obiettivo perché alla prova dei fatti si sono dimostrati superficiali o poco motivati a dare il massimo. E questo porta al punto forse più importante…

  • Dimostra che hai il potenziale per il lavoro che si offre e per crescere nell’organizzazione. Si assume sempre meno per le competenze tecniche già acquisite (diventeranno inutili o marginali in fretta e sono le più facili da trasferire, in caso di lacune). Si seleziona sempre di più per le soft skills: Leadership, Comunicazione, Problem solving, la capacità di lavorare in team, di organizzarti da solo e di prenderti delle responsabilità, di imparare nuove cose e di trasferirle ai colleghi.

Sei pronto?…

Se ti interessa approfondire l’argomento leggi la mia intervista: Nuove Opportunità per Una Carriera Internazionale: Purpose Economy e Social Business. Spiego cosa significa social innovation business, che cosa vuol dire carriera internazionale e come si possa davvero essere felici sul lavoro.