E-commerce: Come Commercializzare Un Prodotto Fisico

Se vuoi vendere un prodotto fisico su Internet ecco alcuni consigli pratici per scegliere il prodotto giusto in base alle tue esigenze

Furio Fu

Furio Fu: Ho lasciato l'Italia otto anni fa e da allora non ho smesso di viaggiare. Sono uno scrittore impenitente nonché poliglotta sgrammaticato e gran bevitore di tè verde Long Jing.

Pubblicato il: 4 Ottobre 2013 | Categoria:

Dopo aver introdotto i principi dell’e-commerce e illustrato i pro e contro del dropshipping, oggi chiudo questa serie di articoli dedicata al commercio online come una via possibile per “emanciparsi dall’ufficio” parlando di come realizzare e commercializzare su Internet un prodotto personalizzato.

Perché Vendere un Prodotto Personalizzato?

Se pubblicizzare il prodotto di un’altra azienda e venderlo in dropshipping ha i suoi pro (dovrai occuparti solo del marketing mentre spetterà ad altri gestire la produzione, il controllo qualità, la logistica, la politica dei resi, ecc.), il contro principale è rappresentato dal fatto che non potrai sviluppare un tuo marchio e quindi un vantaggio competitivo rispetto a possibili concorrenti futuri.

Un prodotto personalizzato offre invece, a lungo termine, potenzialità illimitate. Potresti infatti diventare il leader nella tua nicchia di mercato o, volendo, rivendere il tuo marchio a una società molto più grossa della tua che è intenzionata ad espandersi nel tuo settore.

Sono convinto che si debba sempre pensare in grande, ma non voglio neanche spaventarti. Facciamo un po’ di matematica: se offri un prodotto che ti garantisce 50 Euro di margine di profitto e riesci a venderne anche solo venti esemplari al mese, ecco che sei già arrivato a 1,000 Euro.

Quale Prodotto Scegliere per il Tuo E-commerce?

Questo dovrai deciderlo tu in base alle tue competenze, interessi, risorse disponibili (ovvero il tempo e denaro che vorrai o potrai investire nel progetto) e prospettive di profitto.

  • Competenze: perché è inutile porsi l’obiettivo di creare un nuovo smartphone se non si ha nessuna conoscenza nel campo dell’elettronica.
  • Interessi: perché crearsi il lavoro non è mai facile. La mia esperienza è che se l’unica motivazione è rappresentata dal possibile guadagno diventa facile arrendersi alle prime difficoltà. Inoltre la maggior parte delle persone che crea un prodotto che “vende” parte da una necessità personale, come ad esempio Bob Maydonik, il creatore di Square 36.

    Bob aveva bisogno di un materassino da yoga “matrimoniale” per svolgere gli esercizi del programma di fitness P90X e, non trovandolo in commercio, decise di cercarsi un’azienda manifatturiera su Alibaba.com, produrre i materassi, importarli dalla Cina e rivenderli negli Stati Uniti. Dopo un anno e mezzo stava già guadagnando circa 15,000 Euro al mese.

  • Prospettive di profitto: perché se importi fischietti per rivenderli a €1 l’uno ti sarà molto difficile realizzare un profitto decente in quanto un prodotto del genere ha senso solo quando puoi raggiungere un numero immenso di potenziali clienti.

    Io lascerei perdere i beni di consumo di massa e mi butterei invece su un prodotto di nicchia (come per l’esempio del materasso di yoga king size). Un prodotto ideale dovrebbe, secondo me, offrirti un margine di almeno 30-40 Euro, in modo da non doverne vendere troppi esemplari per ricavare un profitto decente, non essere troppo pesante, voluminoso o delicato (in modo da non andare incontro a problemi logistici) e, se hai intenzione di produrlo al di fuori dell’Unione Europea, non essere soggetto a standard di certificazione troppo stringenti in quanto rispettarli potrebbe essere difficile.

    Evita quindi, almeno agli inizi, cosmetici, giocattoli, strumenti medici o apparecchiature elettroniche, uno dei settori più difficili proprio per via dei certificati.

    Se invece, ad esempio, abiti in Indonesia e vuoi commercializzare in Italia gli abiti locali non dovresti avere troppi problemi perché nel caso dell’abbigliamento non si deve rispettare nessuno standard specifico.

Dove e Come Realizzare Il Prodotto da Vendere

Se il prodotto può essere realizzato nel paese dove intendi commercializzarlo allora tanto meglio, perché eviti dazi e spese di trasporto. Però ciò non è sempre possibile.

Perché Bob non ha prodotto i suoi materassi direttamente negli Stati Uniti?

I casi sono due: o non ha trovato nessuno che avesse la capacità per realizzarli, oppure si è fatto due conti e ha concluso che, nonostante i dazi e il trasporto, produrli in Cina sarebbe stato comunque più conveniente per lui.

Inoltre, se sei un lettore abituale di Nomadi Digitali, è possibile che tu viva già al di fuori dell’Italia o comunque stia pensando di fare un’esperienza all’estero. Al contempo, è possibile che tu guardi all’Italia – o comunque a un paese europeo – come al paese dove commercializzare il prodotto.

Nel seguito tratterò quindi il caso più “complicato“, ovvero quello di un prodotto realizzato in un paese diverso da quello dove la merce verrà venduta. Inoltre supporrò che non sia tu a realizzare il prodotto (come ad esempio fa questo ragazzo bulgaro, che vende i suoi gioielli di legno in tutto il mondo tramite diversi portali).

Quello che dirò sarà valido anche per il caso più semplice, ovvero merce prodotta e venduta nello stesso paese (e magari realizzata in proprio).

Come Creare un Negozio Online

Innanzitutto, se commercializzare un prodotto personalizzato ti sembra troppo complicato, puoi anche considerarlo come un punto di arrivo. Ma vediamo un esempio pratico.

Supponiamo che ti trovi vacanza in Cina e abbia quindi accesso agli scialli di seta di Hangzhou – o a quelli di lana dello Yunnan – a prezzi che in Italia sarebbero altamente competitivi.

Acquistarne una cinquantina ed inviarli in Italia tramite un unico pacco – o portandoli con te in valigia – potrebbe rappresentare una buona idea per testare il mercato. Come ho detto per questo tipo di merci non servono certificati quindi è molto improbabile che ti facciano problemi in dogana (non perdere lo scontrino, è importante per i dazi).

A questo punto quello che ti serve è un sito web che accetti i pagamenti (io consiglio di creare un e-commerce con WordPress e WooCommerce) e un po’ di pubblicità (o tanta voglia per generare traffico tramite i motori di ricerca e/o i social network). Nel mio articolo precedente invece ti mostro le linee guida per creare un e-commerce. In alternativa potresti trovare un negoziante italiano che sia interessato a rivendere gli scialli che hai importato in Italia.

Se la cosa funziona potresti pensare di contattare il tuo fornitore iniziale e di farti inviare un secondo pacco. E, se proprio vuoi fare le cose in grande, inserire il tuo marchio – che nel frattempo avrai creato – negli scialli sotto forma di etichetta e stampa sulle confezioni.

Come vedi “personalizzazione non significa per forza creare un prodotto rivoluzionario. In certi casi un’etichetta basta e avanza e di solito i fornitori non si faranno troppi problemi ad accontentarti (il loro obiettivo è quello di vendere la merce).

Posso Fare il Nomade Digitale e Avere un E-Commerce?

Spesso si commette l’errore di pensare che se ci si lega a un prodotto fisico bisogna anche rassegnarsi a vivere nella città dove tale prodotto viene realizzato. Ciò non è assolutamente vero. Una volta creato un rapporto con un dato fornitore non vi è più bisogno di visitare la fabbrica prima di ogni spedizione. Quello che puoi fare, se agli inizi non ti fidi del fornitore e vuoi essere sicuro che le cose vadano per il meglio, è affidarti a una società che si occuperà del controllo qualità in tua vece (Asian Inspection, ad esempio).

Per quanto riguarda il magazzino e la consegna al dettaglio, se inizi con cinquanta scialli non ti serve certo affittare un garage. Anche se non ti trovi in Italia potresti, ma è solo un esempio, inviare il pacco a un amico e spiegargli che deve spedire le sciarpe ai clienti ogni volta che ricevi un ordine via internet.

Non si tratta di niente di trascendentale visto che dovrebbe solo andare alla posta e inviare lo scialle all’indirizzo da te indicato (quello del cliente). Magari potresti offrirgli una commissione sulle vendite per il disturbo.

Vantaggi del Prodotto Personalizzato Rispetto al Dropshipping

Dei vantaggi e svantaggi di dedicarsi a un prodotto fisico piuttosto che a prestazioni freelancing o prodotti digitali ho già parlato nel primo articolo di questa serie, quindi non mi ripeterò. Vediamo però le differenze tra un prodotto personalizzato e il dropshipping.

  • Marchio e vantaggio competitivo: come già evidenziato, un tuo prodotto ti permette, con il tempo, di farti un nome e creare così un vantaggio competitivo rispetto ai possibili concorrenti.
  • Margini di profitto superiori: Se acquisti cento scialli riuscirai a spuntare un prezzo migliore di chi ne acquista uno in dropshipping. Potresti anche riuscire a bypassare il grossista che ti offre il servizio di dropshipping e trattare direttamente con il produttore. Inoltre, nel caso tu stia importando le merci da un altro paese, ridurresti di molto i prezzi di trasporto, dazi e IVA (che si calcolano sul totale del prezzo del valore delle merci, trasporto compreso).
  • Possibilità di vendere, in un secondo momento, il prodotto all’ingrosso: Una volta che avrai creato il tuo marchio e avrai un certo giro potresti anche pensare di offrire il tuo prodotto ad altri commercianti. O, perché no, di diventare a tua volta un fornitore per chi ha scelto una strada più facile della tua (quella del dropshipping, appunto).

Svantaggi del Prodotto Personalizzato Rispetto al Dropshipping

  • Investimento iniziale: Con il dropshipping l’investimento iniziale era pari a zero. Se invece decidi di percorrere la strada tracciata da quest’articolo dovrai mettere in conto almeno qualche centinaia o migliaia di Euro (a seconda del prodotto e del grado di personalizzazione) di investimento iniziale. Si tratta comunque di prezzi ridicoli quando messi a confronto con quelli necessari per avviare un’attività commerciale tradizionale come un bar o anche solo per sviluppare un software degno di nota. L’equazione è sempre quella: o ci metti il tempo o i soldi. Se vuoi avviare un business, da lì non si scappa.
  • Sviluppo del prodotto: Come hai visto, la personalizzazione può andare da una semplice etichetta da apporre a uno scialle di lana alla progettazione di un prodotto rivoluzionario nel suo campo come il materassino da yoga di cui ho parlato in precedenza. Quindi, anche nel caso dello sviluppo del prodotto, si tratta di un qualcosa di molto soggettivo.
  • Logistica: Punto dolente, dirai: bisogna infatti assicurare una certa qualità e distribuire la merce. Per quanto riguarda la qualità, io sono del parere che almeno la prima volta una visita al produttore andrebbe fatta (anche se c’è chi si arrangia benissimo senza aver mai incontrato personalmente il proprio fornitore, grazie anche alle società che si assumono la responsabilità del controllo qualità). Ma questo non significa assolutamente che sia necessario vivere a due passi dalla linea di produzione.

    Considerando invece il lato opposto della filiera, i prodotti bisognerà pur inviarli ai clienti. Nel caso tu ti trovi nel paese in cui il prodotto viene commercializzato te ne puoi occupare in prima persona. Se invece ti trovi in un altro paese potrai sempre ingegnarti e trovare qualcuno che se ne occupi. Non so tu, ma io penso di avere vari amici che sarebbero ben contenti di gestire l’ultima parte del processo – ovvero l’invio della merce al dettaglio, – in cambio di una percentuale sulle vendite.

Per Saperne di Più…

Consiglio The Official Alibaba.com Success Guide, dove oltre a tante informazioni su come scegliere un fornitore ideale, troverai anche diversi casi di studio di gente che ce l’ha fatta (nessuno dei quali ha dovuto trasferirsi in Cina).

Per quanto riguarda i casi di studio, consiglio inoltre la serie di video Small Business Success, cosultabile gratuitamente sul canale Youtube di Alibaba.com. Entrambi le risorse, sia il libro che i video, sono disponibili solo in lingua inglese.

In Conclusione

No, quanto ho appena descritto non è per niente facile da realizzare. Ma nessuno ha mai detto che inventarsi il lavoro sia facile!

Ti sembra possibile realizzare e commercializzare il tuo prodotto personalizzato o pensi che sia impazzito? Mi piacerebbe conoscere la tua opinione ; )




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  • Paolo

    Ciao e complimenti per l’articolo! Per beni di consumo di massa intendi per caso anche le t-shirt? 😀

    • Ciao Paolo, sulle t-shirt secondo me dipende.

      Se hai un tuo marchio potrebbe funzionare. Se invece vuoi solo rivendere t-shirt basso prezzo dovrai competere 1) Con i grandi magazzini 2) Con i cinesi che sono già in Italia. Quindi è una battaglia persa.

      • Paolo

        Ciao Furio, grazie per la risposta. In effetti ho idea di lanciare un mio marchio. La rivendita avrebbe potuto essere interessante per sfruttare marchi più conosciuti, ma visti i troppi sbattimenti (in termini di competizione verso i big) preferisco promuoverle tramite affiliate marketing.

        Per le magliette, sia per ottimizzare i costi sia per evitare staticità, sto pensando ad una soluzione on demand.

        Buona domenica, Paolo.

        • Ciao Paolo, grazie a te e buona fortuna con le magliette : )

          • Paolo

            Ti ringrazio molto 😉

  • Ciao Furio.
    Ottimo post e molto interessante!
    Forse tra i prodotti che non e’ facile commercializzare per via di certificati e varie pratiche burocratiche c’e’ anche il “food” o qualsiasi cosa “ingeribile”. Ne sai qualcosa?
    Infine: il tipo che si e’ inventato il materissimo yoga matrimoniale… un genio! 🙂

    • Ciao caro,

      sì, io eviterei il cibo, non solo per i certificati ma anche perché a livello logistico è un disastro (date di scandenza, sbalzi di temperatura da evitare etc). Quello che consiglio (non so se l’ho scritto nell’articolo) è di scegliere un prodotto un po’ caro (diciamo tra le 50 e le 100 Euro), non troppo ingombrante (e qui forse il materassino non era l’esempio migliore) e che non sia fragile ; )

  • alessio

    Ciao Furio,
    complimenti per i tuoi post.
    Sarebbe interessante trattare anche gli obblighi fiscali e costi riguardo l’e commerce.

    -Iscrizione camera commercio.

    -Partita Iva obbligatoria

    -Iscrizione all’Inps (intorno ai 3000 e l’anno)

    -Spese commercialista (500-1500 e l’anno)

    Considerando tali costi, inamovibili, ritengo che sia una spesa onerosa per chi voglia semplicemente provare..

    Tuttavia la mia domanda è se effettivamente tali costi e modalità siano effettivamente “inamovibili” o ci siano altre possibili strade da percorre per che vuole iniziare con reali spese iniziali ridotte.

    Grazie

    Alessio

    • Ciao,

      a mio parere si tratta di un falso problema. Per iniziare non serve partita IVA, inps o commercialista. Si tratta di un’infrastruttura necessaria solo quando stai già facendo i soldi.
      Le prime tasse le pagherai infatti 12/18 mesi dopo i primi guadagni e, se non sbaglio (ma non sono assolutamente un esperto), sino a i 5,000 euro all’anno puoi semplicemente dichiarare i guadagni come “prestazioni occasionali”

      Il problema vero da risolvere è “Come sviluppare il mio business e iniziare a fare i soldi.”

      Inoltre puoi sempre andare a parlare con un commercialista. Le consulenze di questo tipo sono gratuite. .

      • alessio

        Ciao Furio,

        i 5000 e per “prestazioni occasionali” sono da considerarsi tali in quanto occasionali ed non per vendite di beni tramite un sito e commerce.

        Un negozio sia on line sia off line è ritenuto un’attività continuativa… che si fatturi 5000 o 50000 diviene secondario.

        Il problema vero da risolvere antecedente a “Come sviluppare il mio business e iniziare a fare i soldi.” è: voglio operare in ottemperanza delle leggi vigenti nel nostro paese?

        Qualora la risposta fosse “si” vengono ad implicarsi spese di apertura partita iva, Inps, commercialista ecc..indipendentemente dal futuro fatturato.

        La domanda del primo post resta invariata..ci sono possibili strade da percorre per che vuole iniziare l’ e commerce con reali spese iniziali ridotte e non aprire partita iva ad esempio?

        • alessio

          ps presumo che come a me anche per altri lettori sia fondamentale capire l’aspetto legale e burocratico

          • Ciao Alessio, ho letto lo scambio interessante che hai avuto con Furio.

            Concordo solo in parte con alcune affermazioni che entrambi avete fatto in questa interessante discussione.

            Provo invece a chiarire un concetto che io ritengo molto importante.

            La normativa fiscale per ciò che riguarda i nomadi digitali non è differente da quella che riguarda qualsiasi altro professionista che opera sul web.

            Questa però varia molto a seconda del tipo di attività, dal Paese in cui tu hai la residenza e di conseguenza in base al sistema fiscale a cui tu sei assoggettato.

            Purtroppo questa normativa è estremamente ampia, varia e complicata, e può essere affrontata in maniera esaustiva esclusivamente da chi è addetto ai lavori, ovvero da un commercialista esperto.

            Ritengo per cui azzardato, in questo progetto che affronta tematiche diverse, condividere noi delle informazioni che potrebbero essere errate o poco attendibili per il lettore stesso.

            Io invito chiunque voglia avere precise informazioni in materia fiscale e tributaria a rivolgerti esclusivamente a figure professionali. (Esempio: ci sono possibili strade alternative da percorre per che vuole iniziare l’ e commerce con reali spese iniziali ridotte e non aprire partita iva ?)

            Detto questo ti posso però senz’altro consigliare una risorsa attendibile.

            Questo è il progetto di un mio amico commercialista esperto di e-commerce e di fisco sul web, dove puoi trovare risposte ai tuoi quesiti e a cui puoi rivolgerti per una consulenza specifica: http://www.fiscosulweb.it/

            Ti auguro una buona serata a presto.

          • alessio

            Ciao Alberto,
            farò tesoro della tua “dritta”.

            Reputo questo argomento fondamentale per chiunque voglia avvicinarsi al mondo dell’ e-commerce.

            Non possiamo parlare di prodotti vincenti, pubblicità e marketing senza avere informazioni corrette dell’aspetto legale.

            A presto..su questo o altri post!

          • Concordo con te Alessio, ma ti assicuro che la materia non è semplice e tanto meno scontata….come del resto avviene per molte altre cose nel nostro paese!

            Mi son già attivato per trovare collaborazioni strategiche su questo fronte.

            Considera però che il problema ti si porrà solo nel momento in cui il tuo e-commerce inizierà realmente a vendere e a produrre reddito, quindi nella fase di startup e progettazione non ha bisogno di chiedere nessun permesso per iniziare.

            In bocca al lupo per tutto.

          • alessio

            Alberto, nella vita sono un “gran rompi coglioni” nel senso più sano del termine..se mai possa esistere un’accezione positiva!

            Nella vita le cose si possono fare o non fare..ma se si fanno che ci sia perizia e professionalità.

            La superficialità son ben lieto di cederla a terzi.

          • Sono perfettamente d’accordo con te.

            Fare le cose con perizia e con professionalità sul web significa prima di tutto avere una strategia chiara da perseguire, dove nulla è lasciato al caso.

            Se vuoi che un e-commerce o un qualsiasi altro progetto di micro imprenditoria online abbia successo, pianifica prima di tutto una strategia chiara.

            Analizza tutti gli elementi essenziali (esempio: attività chiave, valore offerto, segmenti di clientela, relazioni con i clienti, canali, partner strategici, struttura dei costi ), solo quando avrai analizzato questi, puoi secondo me a capire quali potranno potenzialmente essere i tuoi flussi di ricavo e, sulla base di questo, stabilire di conseguenza come regolarizzare la tua fiscalità. Come fai a saperlo prima?

            Ecco perchè il mio consiglio è quello di partire dall’ “inizio” (startup) perchè se parti dalla fine, facendoti bloccare da elementi che sono la conseguenza di altri, difficilmente la tua impresa online vedrà mai la luce.

          • Grazie per il link Alberto, a prima vista sembra interessante, vedrò di approfondire… Magari si potrebbe inserire nell’articolo per dargli più visibilità, vedi tu ; )

        • Sì, capisco il tuo problema. Forse mi sono spiegato male.

          1) Nella mia risposta parlavo di lavorare su internet in generale. Se io mi propongo come webdesigner freelancer e faccio un sito per 500 euro o tre siti per 1,500 si tratta, secondo me (occhio, non sono affatto un commercialista) di prestazione occasionale.

          2) Con l’e-commerce è più complesso. Non so effettivamente se sia possibile vendere senza partita IVA, ripeto che in questo caso la cosa migliore è quella di chiedere un colloquio con un commercialista (di solito il colloquio preliminare è gratuito). Inoltre dipende dalla tua situazione (se hai meno di 35 anni ad esempio c’è l’opzione partita IVA ai minimi che offre diversi vantaggi). Potresti anche pensare di aprire una SRL visto che, se non sbaglio, da un anno a questa parte basta un capitale iniziale di 1 Euro. In questo caso se sei uno stakeholder non penso dovresti pagare INPS, almeno non agli inizi. Ad esempio potresti evitare di toccare i soldi (lasciandoli sul conto della tua società) sino a che non ti sembra che, anche pagando l’INPS, sei in attivo. Ripeto, dipende da caso a caso e non sono un esperto di tasse. Anzi, sto cercando un esperto che scriva un articolo sulla partita IVA ai minimi per il mio sito ma non è facile trovarlo.

          3) Per aprire un sito internet e testare se funziona non c’è bisogno di nessuna struttura legale. Noi su Cina Importazioni abbiamo iniziato con un sito che non aveva neppure Paypal (ovvero nessuno poteva acquistare veramente). Avevamo un bottone con su scritto “Sei interessato? Contattaci!” Se cliccavi sul bottone finiva sulla pagina di contatto. Abbiamo risposto a tutti spiegando che il sito non era finito e, il giorno che siamo partiti, ho richiamato tutti i possibili clienti.

          Ripeto, capisco i tuoi dubbi ma non ho tutte le risposte. Non le ha nessuno. Il punto chiave del mio ragionamento è che se si aspetta di avere tutte le risposte prima di iniziare si rischia di non farlo mai. Qualcosa bisogna rischiare (fosse anche solo il tempo necessario per costruire il sito). Pensa a chi apre un bar invece. Non solo ha bisogno di una partita IVA ma anche di 20-30,000 euro di investimento. Ecco, su internet queste spese non ci sono.

          • alessio

            Ciao Furio,
            rileggendo quanto ho postato mi rendo conto che forse ho dato un taglio che può apparire polemico.

            In realtà il mio interesse, quanto il tuo, è di dare e ricevere informazioni utili ai futuri nomadi digitali.

            Ps io da anni sono nomade..digitale..ma non troppo…o meglio..non così digitale da trarne un profitto.

            Una precisazione sull’srl a 1 e: è vero che puoi creare una società con 1 euro ma si perdono tutti i vantaggi degli sgravi fiscali rispetto a libero professionista con partita iva agevolata.

            Cmq concordo con te se si trovasse un esperto che scriva un articolo sul tema fiscale e burocratico penso che sarebbe un contributo importante apprezzato da tutti gli utenti.

            Concludo dicendo che qualsiasi scambio che porti ad arricchimento è sempre ben accetto.

          • : )

            Il link condiviso da Alberto nel commento qui in basso mi sembra un ottimo punto di partenza.

            La tua ultima precisazione sugli sgravi fiscali mi conferma che è estremamente difficile scrivere un articolo realmente utile in materia di tasse perché si tratta sempre di un trade-off che dipende dalla situazione personale e dal lavoro di un ognuno:

            1) SRL a un 1 Euro per partire con zero spese o partita IVA agevolata per risparmiare sul lungo termine?

            2) Sei residente in Italia o no? E’ importante perché magari puoi pagare le tasse nel tuo paese di residenza… Ma chi lo decide se sei residente o meno? La normativa è complicatissima ed aperta a mille interpretazioni.

            3) e-commerce, freelancing o altro?

            Quindi un articolo di 1000-2000 parole rischia di fare più danni che altro. Inoltre sarebbe obsoleto quanto prima.

            Si possono certamente offrire linee generali, ma ripeto, io mi rivolgerei a un commercialista per capire cos’è meglio per me nella mia situazione specifica. E infatti è quello che ho fatto.

  • SILVIA

    CIAO A TUTTI…IO VORREI COMPRARE IN STOCK ON LINE ,DA SITO INGLESE E POI, RIVENDERE AL DETTAGLIO IN ITALIA SEMPRE ON LINE.
    HO CAPITO IL DISCORSO DELLA PARTITA IVA ,MA PER IL RESTO E’ BUIO.
    AVETE CONSIGLI,DRITTE DA DARMI??? GRAZIE A TUTTI

    • Ciao Silvia, se non fai una domanda specifica è difficile darti un consiglio.

  • Dario

    Ciao Fulvio, sono un ingegnere che gode già di un certo margine di
    libertà dall’ufficio. Vorrei aumentare la mia indipendenza economica
    commercializzando un prodotto nel settore fitness. Ho realizzato un
    corso di allenamento casalingo ispirato alle arti marziali cinesi, che
    giudico molto innovativo. Sto cercando di
    rivenderlo ad una agenzia che sia interessata a distribuirlo in cambio di una parte dei profitti. A chi mi consiglieresti di rivolgermi o come mi consiglieresti di muovermi? Dario

    • Letizia

      Ciao Fulvio, ho un’agenzia e sono interessata a distribuire il tuo corso all’interno. Puoi contattarmi per email gruppobenessereolistico@gmail.com.

      Grazie.

    • deborah

      Ciao Fulvio, una domanda relativa al fatto di produrre un prodotto proprio all’estero…mettiamo che faccio produrre delle scarpe particolari da un’azienda cinese…come faccio ad essere sicura che non mi venga copiato e commercializzato direttamente dal fornitore?
      Grazie+
      Deb

      • Ciao,

        intanto una premessa: perché un fornitore sia interessato a rivendere il tuo esatto prodotto, deve trattarsi di un prodotto estremamente innovativo. Detto questo, ci sono vari modi per difendersi.

        1. Il primo è quello di far firmare un accordo di vendita e un NDA (non disclosure agreement) al fornitore. Questa è la soluzione più economica ma anche la più rischiosa, visto che se il fornitore decidesse di ignorare il contratto, per farglielo rispettare dovresti denunciarlo in Cina.

        2. Registrate il tuo trademark o brevettarlo (nel caso si tratti di un’innovazione brevettabile, come ad esempio il sistema di respirazione Geox) nei mercati in cui intendi proteggere il tuo prodotto.