Ecco Come Vivo da Nomade Digitale in Colombia

Sono un nomade digitale e ti racconto come mi guadagno da vivere, oggi da Bogotà, domani da qualunque altra parte del mondo!

Gaspare Armato

Gaspare Armato: Ho 51 anni. Metà della vita trascorsa da nomade e da sette sono anche digitale. La scrittura e la Storia sono le passioni che mi hanno sempre accompagnato. Nel mio girovagare, mi piace entrare in contatto con la memoria storica del luogo in cui vivo. In viaggio per il Sud America.

Pubblicato il: 4 Giugno 2013 | Categoria:

Mi chiamo Gaspare Armato, ho 51 anni, sposato, nomade da oltre 20 anni, nomade digitale da circa 7-8 anni, da quando il Web mi ha dato e mi dà la possibilità di guadagnare per vivere. Un percorso che mi ha portato a essere, fra le tante attività, paesaggista, falegname, marinaio e tanto altro ancora, e per ultimo – ma non per finire – blogger oramai da 8-9 anni.

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Scrittura e storia sono le passioni che mi hanno sempre accompagnato, in particolare la Storia moderna, quegli avvenimenti che hanno caratterizzato il mondo dalla fine del XV secolo ai primi del XIX, avvenimenti decisivi che impregnano fortemente ancora oggi il presente.

Per tal motivo nel mio girovagare ho cercato, per quanto possibile, di entrare nella memoria storica del luogo in cui ho vissuto, grazie ai musei, ai teatri, alle pinacoteche e alle biblioteche, grazie al contatto quotidiano con le persone locali, grazie insomma al mio immedesimarmi nella loro vita quotidiana per carpirne dolori, problemi, felicità, mentalità…

Dicevo che è grazie a Internet che vivo, sfruttando e godendo la mia passione, e viaggiando nello stesso tempo .

Come, in che modo? Bene, entriamo nei dettagli pratici.

Partiamo da un punto, anzi da due, il primo, un nomade digitale necessita poco per vivere, quel poco che gli permette di mangiare, dormire, soddisfare i bisogni primari e, di tanto in tanto, qualche “sfizio”; il secondo, un nomade digitale è sempre pronto al cambiamento, riuscendo ad adattarsi alle varie situazioni che la vita il luogo le persone offrono, in poche parole, non ha paura di rimboccarsi le maniche e di iniziare una nuova attività, imparare una nuova lingua, affrontare nuove avventure, giacché al nomade piace conoscere, apprendere, sapere.

Nel mio lungo girovagare, ho compreso che bisogna sfruttare al meglio le opportunità che un dato Paese presenta, mettersi nella mischia e farsi spazio. In questi ultimi anni, ho fatto uso del Web, e non solo nei tanti lavori che questo propone, come web designer, web editor, web marketing manager, community manager, SEO, e via dicendo, ma cercando di andare oltre, usufruendo delle sue potenzialità secondarie e correlate, perché non tutti sono portati alla programmazione o al disegno di pagine Web o cose del genere.

Ebbene, di seguito alcuni “stratagemmi” con cui mi guadagno da vivere, in questo caso, a Bogotà, Colombia, dove mi trovo mentre scrivo questo post.

– Parto dalla mia passione per la Storia moderna, di cui il mio blog, oramai in linea da sei anni, è punto di riferimento. Sito dove offro i miei libri e le monografie da scaricare in formato pdf, studi dedicati a particolari aspetti degli eventi di quei secoli e che potrebbero essere d’aiuto a insegnanti, alunni, appassionati, interessati.

Inoltre concedo, sulla spalla destra, spazi banner per pubblicizzare siti, blog, attività culturali, mostre, un modo per racimolare qualche ulteriore prezioso euro.

Un altro ricavo mi viene dall’affiliazione Amazon che, sebbene agli inizi stentò a decollare, adesso dà qualche buon risultato, nel senso che i miei “suggerimenti di lettura”, che di solito inserisco alla fine di alcuni miei articoli, sono ben accettati (es.: Libri storia moderna, Storia moderna, ebook).

Il blog mi ha dato perfino la possibilità di correggere qualche tesina, preparare articoli per riviste italiane ed estere, qualche “charla” (chiacchierata) informale in Colombia, collaborazioni varie, sporadiche, ma sempre benvenute. Sottolineo che il mio tempo ha un costo, per cui gratis, a parte gli articoli del mio blog, compio poco, ben poco.

Tutto ciò è un risultato che si ottiene lentamente e nel medio-lungo periodo: è necessaria per prima cosa avere una reputazione in Rete, una credibilità, una serietà, una professionalità che bisogna perseguire nel tempo, senza scoraggiarsi mai, avendo obiettivi chiari, precisi e dettagliati.

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– La compilazione, con il trascorso degli anni, di una buona mailing list mi ha permesso e mi permette sottoporre all’attenzione dei miei contatti locali – e non solo – corsi di scrittura creativa, corsi che usualmente avvengono in casa di uno degli interessati e che durano non più di 4 quattro lezioni, uno a settimana per circa 2 ore consecutive, che hanno avuto buona accoglienza, corsi impartiti in lingua spagnola.

Sottolineo ed evidenzio l’importanza di conoscere una o più lingue in modo agevole!

Curiosità:
qualche mese fa, ero a pranzo in un ristorantino, nel vecchio quartiere della Candelaria, vicino una delle tante università bogotane, caso volle – destino? – conobbi un professore di letteratura spagnola e parlando e discutendo cercava qualcuno per aiutarlo in una serie di lezioni su come scrivere un saggio storico grazie all’aiuto del Web (pane per i miei denti) ed… eccomi con un contratto!

– Ok, andiamo avanti. Altra alternativa sono le lezioni di italiano che sto dando qua a Bogotà.

Come ho fatto? Da dove ho iniziato, come si agisce in una città di 10 milioni di abitanti in cui nessuno ti conosce?

Di solito inizio frequentando biblioteche, luoghi culturali, case di poesia, di lettura, associazioni, librerie, e lì lascio, presentandomi – a mio avviso i rapporti fisici umani sono essenziali -, un mio bigliettino da visita con ben in vista la mail: in verità è un piccolo volantino cartonato ben fatto, colorato, vistoso, attraente, in cui propongo lezioni a domicilio. Mi muovo pure negli edifici in cui ho vissuto e vivo, nelle cui bacheche attacco il mio annuncio raccomandandolo al portiere, così come nel quartiere in generale e in quelli adiacenti al mio. I risultati non si fanno aspettare e, sorpresa, solitamente non sono giovani, bensì persone adulte che, desiderando viaggiare in Italia o per curiosità o per cultura personale, approfittano delle mie classi per infarinarsi con il nostro idioma.

I primi approcci solitamente avvengono tramite mail – certo, anche via cellulare -, mail che conservo gelosamente in quanto mi servono per restare in contatto, proponendo sconti, attività, (es.: a volte si girovaga per la città visitando musei e parlando esclusivamente in italiano), consigliando libri in italiano che loro comprano grazie alla mia affiliazione Amazon.

E… si potrebbe altresì offrire i corsi d’italiano nelle varie scuole! L’ho fatto poche volte, anche perché il tempo a mia disposizione è limitato e nei momenti liberi mi piace far flanella. In ogni caso, è un’opzione da non sottovalutare.

Al momento, ho 3 ragazzi, 2 adulti e 2 “meno giovani” che seguo già da diversi mesi, oltre a due spagnoli, con cui proseguo lezioni iniziate da quando vivevo, anni addietro, ad Alicante, grazie a Skype e Paypal. E… sissignori, ho perfino un “chico” argentino conosciuto in Facebook: le potenzialità dei social network!

In poche parole: il blog è oltretutto una vetrina per convincere le persone delle mie capacità, della mia esperienza!

Social dining

– Bene, andiamo oltre la mia passione, altro mezzo per guadagnarmi il pane quotidiano, è quello del Social dining, oramai da oltre 8-9 anni, da quando, mia moglie ed io, vivevamo in barca a vela e navigavamo per il Mediterraneo. Offriamo, insomma, cene sociali a “luce di candela” con ricette tipicamente italiane, il tutto solo per poche persone, massimo 4-5, magari non conoscendosi fra loro, magari di diverse culture, ché lo scopo è inoltre condividere esperienze, meglio ancora con giovani provenienti dalle più disparate parti del mondo.

In uno degli ultimi incontri, partecipavano una ragazza di origine spagnola, una colombiana vissuta fin da piccola negli Stati Uniti, un californiano, un’altra colombiana e il sottoscritto italiano.


Social dining, dunque, che presentiamo, oltre tramite volantino affisso nella bacheca del nostro edificio, anche alle persone che man mano conosciamo nel nostro cammino e ai nostri contatti internettiani locali, Facebook, Twitter, Google+. Più o meno due volte al mese lanciamo l’evento, prepariamo le ricette culinarie, decidiamo il giorno e invitiamo…

Ribadisco la rilevanza che ha per me la mailing list, contatti selezionati uno a uno, la maggior parte conoscenti, altri amici di amici, altri ancora aggiunti per suggerimento.

Il mio motto è stato sempre quello di diversificare le entrate monetarie, non appoggiarmi su una sola attività, né on-line né off-line, non far affidamento unicamente su un settore, ma su più alternative, alternative in cui, certamente, si hanno buone conoscenze e professionalità, il tutto condito dalla passione e dall’attitudine positiva. Ti assicuro i risultati verranno, con perseveranza, con serietà, con disponibilità, i frutti verranno a maturazione.

E tu, futuro nomade digitale, sei pronto a partire? Ti sei già organizzato? Hai idee, proposte, suggerimenti?

  • koalalondinese

    bello l’articolo ed é profondamente vero quello che dici, in particolare “Il mio motto è stato sempre quello di diversificare le entrate monetarie” mai e poi mai dipendere da una sola entrata, il mondo é enorme e vario perché dipendere da una sola entrata di denaro quando possiamo impegnandoci fare e avere molto di piú? Grazie dell’articolo e degli spunti mai pensato ad Amazon! 😉

    • babilonia61

      Ciao Koalina,
      grazie per le tue belle parole.
      Diversificare è parte del nomadismo, mio nonno diceva: è meglio vendere un prodotto a un centesimo a mille persone, che vendere mille lire a una sola persona!
      Da lui ho appreso.
      Un abbraccio

  • cinquenove

    Bellissimo Gaspare! Hai fatto venire qualche idea nuova anche a me 🙂

    • babilonia61

      Son contento, a volte bastan poche righe per potersi spingere oltre e mettersi in nuove idee.
      Buon viaggio anche a te, Ernesto.

  • Marta Coccoluto

    Un post d’esordio davvero pieno di buone ispirazioni e di consigli. Dimostri che con perseveranza, umiltà e creatività si possono fare molte cose interessanti e aprirsi al mondo con occhi sempre nuovi. Complimenti!

    • babilonia61

      Grazie Marta,
      la perseveranza è tutto nella vita, così come avere le idee chiare e gli obiettivi sempre davanti gli occhi, magari esser pronti a cambiare qualcosa, modificare un passaggio, in poche parole mai essere rigidi.

  • Patricia

    creativi, fantasiosi, volenterosi. Bravi!! 🙂

  • Bello! Ma soprattutto interessante. Per chi come me sta per partire (non so ancora se a tempo indeterminato e quanto “indeterminato”) il presente articolo è sia conferma che micro-scrigno di spunti. I tre mesi che mi separano dalla partenza saranno carichi di ipotesi e preparativi, dal sito/link già approntato al disegno di più possibili itinerari, geografici e ideali. Non sarò neppure così lontatno da dove sei ora, Gaspare. E un passaggio in Colombia è possibile che avvenga…
    Grazie ancora della condivisione delle tue esperienze!

    • Ciao Cristiano,

      che bello sapere della tua decisione, a volte è proprio “decidere” il passo più difficile e importante, giacché siamo legati ad atavici stereotipi, il resto, se ben organizzato, vien da sé. Ricordo, sebbene in modo sfuocato, il mio primo andare per mesi fuori da casa e i preparativi annessi e connessi, fra cui l’aver qualche piccolo risparmio per le prime spese, il portarmi dietro solo l’indispensabile, i vari numeri di telefono per l’occasione, le possibili informazioni che mi sarebbero servite a giostrare meglio la mia avventura. Bisogna pur ricordare che era metà degli anni ’80 e ancora non c’era internet.

      Oggi è, relativamente, molto più facile. Pensa che ho comprato in rete il biglietto aereo per trasferirmi a Medellin con meno di 50 €. per due persone, così come affittato un appartamentino, sempre tramite la rete, avendone visto in “anteprima” ogni angolo, ché la proprietaria mi ha mandato via mail decine di foto!!! Lo so, sembra strano, però mi piace sapere dove andrò a dormire 🙂
      Oltre al fatto che avevo già scritto a qualche università per poter dare corsi di italiano (alla fine ho preso altre strade).

      Son contento della tua decisione, son sicuro riuscirai a vivere benissimo del tuo lavoro in rete… se posso esserti utile, per favore, fammi sapere.

      … e se capiti da queste parti, fammi un fischio!

      • Grazie Gaspare per la risposta molto affettuosa e per l’incoraggiamento! Sicuramente se passerò da quelle parti mi farò vivo. Essendo fotografo e occupandomi di scrittura e di fotografia mi piacerebbe (fra le decine d’altre cose…!) fare un reportage, non so ancora se solo visuale o anche narrato, di Cartagena de Indias e del suo centro coloniale. Ma ci sono anche altre cose che in Colombia mi piacerebbe scoprire! In ogni caso, ti farò sapere.

        Hai ragione, il primo passo, il distacco è la parte sempre più complicata. In tutto, non solo in questa questione. Fa parte del resto del nostro essere umani, no?
        Grazie ancora e a presto!

      • Lucia

        ciao Gaspare, hai ragione è proprio decidere il passo più difficile specie se si hanno 51 anni e nonostante la voglia di libertà è complicato “scucirsi” l’abito che ti hanno “cucito” addosso…faccio l’impiegata a t.i. ma totalmente insoddisfatta, i tuoi commenti mi stanno aiutando a non arrendermi e a coltivare il progetto di vivere all’estero tra l’altro son cresciuta in svizzera e in italia non mi sono mai sentita a casa come là…ora ho ripreso il mio francese e sto sistemando alcune cose burocratiche personali in modo che possa trasferirmi là dove la mia Anima mi porterà…nel mentre mi “servirò” delle tue testimonianze e di quelle di altri per non lasciarmi andare, saluti.

        • Grazie Lucia per palesare i tuoi pensieri. Certo, è vero, non è facile “scucirsi” un abito vecchio di decenni, eppure bisogna tentare, tagliando filo dopo filo, poco a poco, con attenzione, giacché di mezzo ci sono anche i sentimenti e bisogna assecondarli con discrezione, ed è necessario inoltre partire forniti inizialmente di qualche risparmio. Purtroppo la società ci martella con formule idee concetti pregiudizi che hanno ben poco, oramai, a che vedere con la Realtà quotidiana. Tutto cambia velocemente, Italia non è il centro del Mondo, neanche l’Europa lo è più, esistono espressioni della vita che sarebbe bene conoscere per ampliare ancor più le nostre vedute, la nostra visione della stessa vita.
          Ai miei 52 anni, guardando indietro, ti confesso non rimpiango nulla, pur avendo passato problemi non indifferenti nei primi anni di nomadismo, non è stato facile in quel periodo di fine anni ’80 inizi ’90, ma ho avuto sempre le idee chiare e gli obiettivi da raggiungere sempre davanti i miei occhi.
          Cosa altro dire?
          Vai, vivi la tua vita, organizzati al meglio, solo tu puoi farlo, e sono sicuro che ben presto sarai nella strada che hai sempre voluto percorrere.
          Un caro saluto, fammi sapere, facci sapere.

  • Lucia

    Storia e scrittura… le mie stesse passioni. La differenza è che tu sei nomade vero, io mi definisco ” apolide dell’anima” ( non è mia, l’ ho rubata al fotografo Roiter però mi definisce benissimo). Io mi divido tra giornate pienissime, nonostante l’età, nonostante il pensionamento, che pensavo mi desse una libertà maggiore per dedicarmi alle mie cose, finalmente.
    Invece , anziani da curare, figli ancora da seguire anche se già grandi, nipotine adorate con cui ricominciare a giocare, e poi… marito esigente, e casa grande , e.. e.. e.
    Così è molto bello per me leggerti, conoscere come ti muovi in altri percorsi, vedere nelle tue foto mondi nuovi e, appunto , espandermi in altri spazi.
    E pensare a ritroso, pensare che avrebbero potuto esistere cammini diversi, non convenzionali. Ma non è rammarico il mio, anzi è gioiosa scoperta. Grazie Gaspare.

    • Grazie Lucia, grazie delle tue parole.
      A mio avviso, l’importante nella vita è l’essere soddisfatto di ciò che si è fatto, di come si trascorrono le giornate, insomma di come si vive: e nelle tue parole noto serenità e felicità, non c’è rammarico.
      Ognuno ha un cammino da percorre, ognuno decide cosa fare e come agire, quel libero arbitrio che spesso sottovalutiamo. E da tutti c’è da apprendere.

      Mi permetto condividere un’esperienza, quella di un anziano che incontro spesso:

      José ha più di settant’anni, lustrascarpe da sempre, da quando aveva 6-7 anni, corpo fine e delicato, statura media, dita lunghe affusolate leggermente brunastre, volto segnato dalle rughe del tempo…
      con il suo lavoro ha fatto studiare tre figli, due adesso vivono negli Stati Uniti, uno ingegnere edile in Colombia…
      José è orgoglioso di loro, loro lo adorano…
      José lavora ancora in un centro commerciale lustrando scarpe per 8.000 pesos col., non è ricco, non ha auto, non ha casa di proprietà…
      José scherza e ride come fosse un bambino, non si lamenta e ringrazia Iddio per quello che gli ha dato…

      per dirti che ci sono storie, incontrate nel mio cammino, che mi fanno capire quanto sia importante esser appagati… con poco!

      Grazie ancora, cara Lucia.
      A presto

  • ruben casagrande

    Ciao. Fantastica esperienza. Innanzitutto grazie per condividere la tua storia. Vorrei chiederti una cosa. Sono un blogger e viaggiatore e sono stato molte volte in sud America come volontario per una onlus. Non ho mai passato più di 5 o 6 mesi nei vari paesi. Ora, invece, ho deciso di trasferirmi in Colombia con mia moglie definitivamente. Il mio dubbio ė su come estendere il visto e rimanere li. Lavorando con i blog, non credo sia possibile ottenere visti per lavoro. Non possiamo nemmeno stare come turisti più di 180 giorni. La mia onlus non può aiutarmi, ed il sito del governo non è molto chiaro. Tu come ovvi il problema? Se trovi un secondo per rispondermi, te ne sarò grato. Se vuoi contattami per email.
    ruben-82@hotmail.it
    Grazie mille

    • Ciao Ruben, grazie per leggerci.

      In questi ultimi anni, Colombia è diventata meta non solo di turisti, ma anche di gente che desidera investire, una tale quantità di persone che ha costretto il governo a intervenire per cambiare le regole per la residenza. Io ho la “cedula de extranjeria” dal 1993, quando tutto era immensamente più facile e semplice e gli stranieri erano davvero pochi.

      Bene, detto ciò andiamo ai fatti. Due sono le vie da seguire, una è quella di andare al consolato colombiano a te più vicino, Firenze Milano Roma (non ricordo se in Italia ne esiste qualche altro) e lì, tramite appuntamento, chiedere del tuo caso. La seconda è quella di cercare sul sito del Ministerio de Relaciones Exteriores – ti lascio link a piè di pagina – e leggere caso per caso quello che più si avvicina al tuo.
      Ti dico solo che lo stesso Ministerio consiglia, anche se vai di persona nei suoi uffici qua, a Bogotà o in una qualunque altra città colombiana, di leggere sul loro sito, nel senso che le informazioni, dicono loro, sono tutte là, in rete.
      In poche parole, Colombia, ma quasi tutto il sud America in generale sta

      Fammi sapere.
      Grazie ancora

      http://www.cancilleria.gov.co/tramites_servicios/visas/clases