Mollare Tutto e Riprendersi la Vita

Ti racconto perchè ho deciso di mollare un lavoro tanto sicuro quanto avvilente, per iniziare un viaggio alla ricerca della mia felicità.

Francesco Wil Grandis: Vagabondo del mondo e della vita dal 2009. Esperto di domande senza risposta e di balistica dei salti nel buio, molla un lavoro tanto sicuro quanto avvilente per iniziare la ricerca della Felicità, utilizzando il viaggio come strumento di crescita personale. Ex ingegnere, ex programmatore nomade, ora scrittore. Forse.

Pubblicato il: 13 novembre 2013 | Categoria:

Era l’Agosto del 2009, all’inizio della crisi economica, quando ancora ci dicevano che sarebbe durata poco, te lo ricordi?

Io avevo un impiego a tempo indeterminato come ingegnere informatico, qui in Veneto. Un lavoro molto specializzato per uno stipendio troppo comune, con troppi straordinari, troppo stress, poche soddisfazioni, e ferie che non arrivavano mai. Quando mi confidavo con gli amici, confessando loro che stavo pensando di licenziarmi, mi sentivo rispondere che ero pazzo anche solo a pensarci, in quel periodo.

Ti suona familiare, per caso? Indovina un po’ com’è andata.

Mi sono licenziato lo stesso, ecco com’è andata.

Perché quando ti svegli un giorno e sei più vecchio di tre anni e non te ne sei nemmeno accorto; quando tutte le mattine ti alzi sbuffando e l’unica cosa che vorresti fare è tornare a dormire; quando il tempo che passa non ti lascia nient’altro che capelli in meno sulla testa e chili in più sulla pancia; quando ti rendi conto che la vita ti sta sfuggendo dalle mani, come sabbia tra le dita, e tutti attorno a te sembrano ripetere solo una cosa, ossessivamente, continuamente: “E’ così che funziona, la vita è questa, devi avere pazienza, vedrai che le cose si sistemeranno…”

Beh, in quel momento ci sono solo due cose da fare: o ci credi e torni a lavorare, o fai lo zaino e parti.

Io ho fatto lo zaino.

Sono partito nel Novembre dello stesso anno e ho speso tutti i soldi che avevo in un viaggio che mi ha cambiato la vita: il giro del mondo in solitaria, attraverso California, Argentina, Bolivia, Perù, Cile, Isola di Pasqua, Hong Kong, Thailandia, Giappone, Cina, Australia e Nuova Zelanda.

Sei mesi abbondanti, per un viaggio molto veloce, perché volevo vedere il più possibile, volevo imparare.

Sono stati i soldi meglio spesi della mia vita, perché in quel viaggio, in quella libertà, in quella solitudine, io avevo trovato il silenzio. Mi ero finalmente allontanato da tutte quelle voci che da sempre mi avevano urlato nella testa e facevano solamente baccano: le aspettative altrui, le consuetudini, le paure, il passato. In quella quiete riuscii finalmente a sentire la sola e unica voce che aveva il diritto di dirmi cosa fare.

La mia.

E quando parlò, mi disse una cosa che sapevo da sempre: io volevo essere felice, né più, né meno. Il resto erano solo dettagli.

Quando tornai in Italia, avevo un piano. Mi serviva un lavoro, ovviamente, ma un lavoro come dicevo io, che da un lato mi permettesse di mantenermi, ma dall’altro non mi togliesse la libertà di seguire la mia strada, una libertà che ormai mi era diventata necessaria come l’aria che respiravo.

Diventai nomade digitale.

Tornato in Italia, trovai grazie al web un lavoro come programmatore freelancer, e i miei primi clienti statunitensi apprezzarono fin da subito la qualità del mio lavoro, e finalmente fui retribuito in modo onesto per il mio tempo e la mia specializzazione.

Ma io non ero avido di denaro: ero avido di vita! Decisi, anche contro il desiderio dei miei clienti, che mi bastava lavorare solamente quattro ore al giorno, e che avrei dedicato il resto del tempo a me stesso, alla mie passioni e alla mia Ricerca.

Lavorando in questo modo avevo praticamente annullato lo stress. Organizzandomi da solo gli orari mantenevo la mia efficienza ai massimi livelli, e in quelle quattro ore al giorno, seduto alla scrivania di casa, ero più produttivo che in tutta una giornata d’ufficio.

Ripartii.

Le tappe successive furono Isole Canarie, Sud America, Ungheria, India, Nord Europa. Quasi nove mesi di viaggio e di lavoro nomade in meno di tre anni.

Con il mio fedele portatile nello zaino, lavorando da ostelli, alberghi, aerei, autobus, ovunque. E’ facile organizzare venti ore di lavoro a settimana, quando tutto quello di cui hai bisogno è una presa elettrica e una connessione ad internet.

E in quegli anni sono cresciuto, sono maturato, ho imparato innumerevoli cose sul mondo, sulla vita e su di me. Ho marciato a grandi passi lungo il cammino che forse un giorno condurrà alla mia Felicità, ma senza perdermi nessuna occasione di guardare semplicemente il panorama, di gustarmi ogni deviazione, spinto da nessun’altra forza che da me stesso.

E ora che sono tornato dall’ultimo viaggio, sono pronto e deciso ad un altro salto nel buio.

Basta programmare, quel mondo mi ha dato molto finora ma ormai si è esaurito. Adesso voglio raccontare storie. Facendomi conoscere attraverso internet, voglio scrivere, voglio fare foto, voglio comunicare la mia esperienza agli altri, a tutti quelli che si sono sentiti soli e disadattati, a tutti quelli che stanno cercando qualcosa senza sapere cos’è, a tutti quelli che non hanno ancora perso la speranza di poter vivere meglio.

Ecco perché in questo momento tu stai ascoltando le mie parole, amico. Io volevo donarti la mia storia, e tu la stavi cercando.


Sulla Strada Giusta – il Libro di Francesco Will Grandis

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Il racconto di un percorso di vita, lontano dalla gabbia di un lavoro sicuro, attraverso il mondo, verso la felicità.


Francesco:“Il sentiero che mi ha portato fin qui è stato lungo e a volte difficile, ma mi ha dato tanto. Io non sono un “arrivato”, solo un uomo in cammino, ma forse le mie esperienze potrebbero essere di ispirazione a chi si trova ad affrontare un percorso simile.”


LO VOGLIO LEGGERE



  • Mauro Larosa

    Sì, è vero, la stavo cercando. Anch’io programmatore da 20 anni, soddisfazioni meno che zero, specialmente negli ultimi, nonostante il lavoro “fisso”. In fondo sono stato nomade per qualche anno anch’io, ma mi sono reso conto che dovevo alzare la posta e in quel momento non ero ancora pronto: forse a breve ripartirò. I miei complimenti e la mia ammirazione Francesco.

    • Grazie a te, Mauro. Sono a tua disposizione se posso darti qualche dritta. A breve scriverò un altro articolo proprio per raccontare la mia esperienza di programmatore nomade nel caso tu volessi mantenere la “professione”.

      • Claudia

        Ti ammiro moltissimo! Mi rivedo in quello che scrivi come se fossero parole mie.
        Io, a 40 anni, ho mollato un mese fa fidanzato e posto fisso per darmi nuove possibilità, facendo un bel salto nel vuoto, con una sola certezza: quella non era la vita che volevo e che penso di meritare. Devo risolvere un problema di salute con un intervento nei prossimi mesi, per cui per adesso niente zaino…ma intanto mi guardo intorno e non abbandono il sogno di partire……

        • Ciao Claudia! Innanzitutto i miei auguri di buona salute, che è molto importante! Ma sono sicuro che dopo aver mollato una vita che non faceva per te, anche la salute ne guadagnerà! E una volta andato l’intervento, le vele si gonfieranno!
          E poi: grazie mille! 😉

          • Andrea

            Bella storia io sono sistemista ma ora il lavori sempre meno tu conosci aziende in thailandia che cercano figure come me.
            Ti premetto che conosco vari ambienti unix linux ecc.

            ciao

          • Andrea, non sono un ufficio di collocamento 😀 ma sono sicuro che se cerchi su internet, qualcosa trovi anche per la Thailandia! Buona fortuna! Ciao 🙂

        • ANTONIO

          BRAVA CLAUDIA SEI UNA DONNA STRAORDINARIA

  • Giusi Costantino

    Che meraviglia! La mia vita ha preso una piega diversa all’improvviso (a quarant’anni, quasi contemporaneamente, mi sono sposata e sono diventata mamma)ma ho letto il tuo articolo con tanta ammirazione e anche sognando a occhi aperti.
    Ho una paio di amici che ultimamente hanno lasciato l’ Italia per insoddisfazioni di vita varie e credo che leggerti per loro potrebbe essere positivo.
    Continua così! Giusi

    • Grazie infinite Giusi! Intanto auguri per la tua nuova vita, che comunque è un bel viaggio anche quello! Poi di pure ai tuoi amici che se vogliono contattarmi sono a loro disposizione!

  • stefania

    senza parole… solo brividi!

    • Grazie mille, Stefania! poi quando ti passano i brividi e ti torna la parola, mi farà comunque piacere cosa ne pensi! 😉

  • Christian Mastrolorenzo

    bella storia davvero, mi ritrovo molto in alcuni passi…in bocca al lupo!

  • Enrico Cerbaro

    Che bella storia Francesco,
    certo non deve essere stato facile abbandonare tutto e partire ,almeno la prima volta,complimenti..Ti invidio

    • Grazie Enrico!
      No, non è stato facile. Più su ho risposto a Daniele, spiegando com’è successo (in realtà vedo adesso che tu avevi commentato prima, ma ho risposto semplicemente scorrendo i commenti dall’alto in basso):

      Comunque è stato molto dura all’inizio: il trucco è stato fare i propri conti, mettendo sulla bilancia anche la propria salute fisica e la propria serenità. Io credo che quello che mi ha “salvato” sia proprio il mio incrollabile, inesauribile, indistruttibile amore per la vita. Quando ho capito che la stavo veramente sprecando per qualcosa che non valeva, li ho preso la decisione.

  • Barbara

    Sostiene Heidegger che nella vita siamo “gettati”, colti alla sprovvista, sin dal momento della nostra nascita. I più aspettano che le cose “si sistemino” da sè, altri la prendono in mano e le imprimono la direzione voluta.
    Le tue parole mi riportano alla mente molti stati d’animo che ho vissuto. Qualsiasi commento al tuo bel racconto sarebbe superfluo, ma vorrei giusto esprimere la grande ammirazione che mi ha ispirato. Hai fatto del viaggio, metafora della vita, la tua vita stessa, nel segno della libertà – che non a caso è alla radice del tuo nome: nomen omen.

    • Wow, grazie mille Barbara 🙂
      Senti, posso chiederti una cosa: quando dice che la libertà è nella radice del mio nome, intendi in “Francesco Grandis” o in “Wandering Wil”? Perchè sarebbe bello scoprire un’origine che non conoscevo nel mio nome di battesimo (e non in quello “d’arte”)

      • Barbara

        Intendevo nel nome Francesco, che significa “appartenente al popolo dei Franchi” (ovvero i francesi), laddove “franco” significa “libero”.

        • Tu non lo sai, Barbara, ma questa cosa mi ha fatto svegliare con un sorriso da orecchio a orecchio. Non conoscevo il significato di “libero” della parola “franco”, ma in effetti pensandoci il verbo “affrancare” non si usa solo per i francobolli…
          Ti ho praticamente dedicato un piccolo post sulla mia pagina facebook e g+ stamattina. GRAZIE 🙂

          • Barbara

            L’ho appena letto e mi sento onorata di averti ispirato rivelandoti qualcosa sul tuo nome.

            Il mio primo pensiero nel leggere di te era andato a San Francesco: questione di affinità onomastiche, certo, ma soprattutto per il trasparire, dalle tue parole, di quel senso di levità che si prova quando ci si libera dal superfluo – condizione indispensabile per connettersi con l’essenziale.

            La libertà è tutt’altro che un fatto innato, benchè si dica che ogni uomo nasce libero: è una conquista. Averla iscritta nel nome – la prima parola che ci viene imposta dalla nascita e che in qualche modo ci segna – è di ottimo auspicio, come la tua esperienza dimostra!

            A presto, di sicuro, sullo spazio dei Nomadi Digitali e dintorni.

  • Sara

    Complimenti Francesco. Ottimo esempio e ottimo stile nel racconto.

    Credo proprio che in futuro comprerò anche i tuoi libri 🙂

    Sento spesso di sviluppatori/programmatori, ma anche di digital art directors che riescono a lavorare da nomadi digitali e si sono riusciti a ritagliare i propri spazi e tempi.

    Un pò più complicata e lunga è la via per chi non programma o non crea, ma gestisce, fa strategie, timing e porta a termine progetti (parlo di account, project managers ad esempio). Risulta più difficile fare i freelance, soprattutto nomadi.

    • Ciao Sara, grazie mille dei complimenti 🙂 In questa fase iniziale del mio nuovo progetto di scrittura, è bello sentire questo genere di cose!

      Detto questo, in effetti mi rendo conto che chi ha una formazione informatica/web ha la strada più semplice per diventare nomade digitale, ma è pur vero che in italia non c’è la cultura di questo tipo di lavoro, quindi a volte mancano proprio le idee.

      E’ per questo che mi fa piacere far parte degli autori di questo sito, perché si da da fare per diffondere l’idea che lavorare in modo migliore è possibile, come lo è vivere meglio. E’ un messaggio importante, visto che il lavoro occupa direttamente o indirettamente la quasi totalità della giornata di ognuno di noi!

      • Sara

        infatti man mano che i contenuti del sito aumentano e vengono organizzati ci sono sempre più informazioni da cui trarre ispirazione ed esempio.

  • daniele

    ciao,
    bellissima scelta quella che hai fatto! tanto coraggio e sicuramente hai scoperto tantissimi posti e conosciuto nuove usanze e persone! la mia domanda è solo una se posso, il momento che hai deciso di dire “basta”, o come si dice la goccia che ha fatto……. il vaso! cos’è stato? o cosi da un momento all altro hai detto parto? grazie

    • Ciao Daniele, intanto grazie mille!

      Poi, ottima domanda. Se parliamo del primo lavoro, quello di ingegnere, la decisione è stata maturata nell’arco di un po’ di tempo, direi qualche mese. I primi sintomi di insofferenza, i primi sintomi di malessere anche fisico, poi le cose sono peggiorate sempre di più. Quello che ho scritto nell’articolo è verissimo (ovviamente): un giorno mi sono accorto che non mi ricordavo quello che avevo fatto negli anni precedenti, che mi svegliavo senza sorridere da troppo tempo…. ero terrorizzato.

      Forse un po’ codardo, la “goccia” sono andato a procurarmela, come se sapere dentro di me quale fosse la cosa giusta fare non fosse abbastanza: avevo bisogno di una scusa “esterna”.

      Quindi sono andato dal capo a chiedere che prospettive ci fossero per il mio lavoro: sarebbe aumentato il mio stipendio? sarebbero aumentate le mie responsabilità? avrei iniziato a progettare qualcosa? Io cercavo qualche stimolo che mi facesse rimanere con la testa sul lavoro, ma la risposta fu: “siamo appena entrati in crisi, quindi rimarrà tutto così per qualche anno.”

      A posteriori era la risposta giusta, e ho sempre avuto il sospetto che il mio capo (per cui nutro ancora grande rispetto, lui era una vittima quanto me) avesse già capito che era meglio lasciarmi andare. Solo che all’epoca c’erano due forze dentro di me: una sperava proprio in questa risposta, una nella risposta contraria. Quanta confusione dentro di me… è per questo che capisco benissimo chi ha “paura del salto”, perché ne ero terrorizzato anche io.

      Poi un giorno, guidando da qualche parte, mi metto a piangere, così, senza motivo. Accosto la macchina, e piango.

      Quella è stata la goccia. “Finisce qui”, mi son detto, “perché non c’è stipendio, non c’è lavoro, non c’è sicurezza che valga una singola lacrima senza motivo. Ho 32 anni, e questa non è vita.”

      Ho consegnato la lettera di dimissioni il giorno dopo.

      Non è stato facile insomma. Non sono un eroe, né un incosciente, ne super-coraggioso. Ho fatto i miei conti, e ho dovuto aspettare la crisi prima di prendere una decisione. Solo che nei miei conti ho messo un paio di cose fondamentali: la mia salute fisica e la mia serenità.

      Ora è tutto più semplice: alla voce interiore arrivo con molta più facilità, e anche le paure le affronto con l’esperienza di chi ci è già passato. Quindi la decisione di mollare anche il lavoro di programmatore nomade per diventare scrittore nomade è stata molto meno dolorosa.

      C’è un bell’articolo sul mio sito a riguardo, che si chiama: la rivelazione. Non racconto quella storia qui perchè mi sono già dilungato troppo!

      Ma sono a disposizione per altri chiarimenti, se vuoi!

  • sergio

    per intanto…grazie..

  • Simone

    Ciao grande 😉 Sono un ragazzo di 24 anni, laureato a brevissimo con un biglietto solo andata per l’Australia qualche giorno dopo la mia laurea. Sono tre anni che aspetto la libertà totale, intanto ho visto mezza Europa e lavorato (avventuriero) all’estero e molte altre esperienze. Ti scrivo perchè mi ci ritrovo nelle tue parole, la prima fase che racconti è la stessa che ho passato io, anche se a 20-23 anni, ma ti assicuro che la natura era la stessa. Lo possono capire solo quelli che hanno un istinto del genere. Per quanto riguarda la seconda parte, ovvero quello che ti stai pianificando ora, il prossimo “step”, ecco io sento che il mio prossimo step è veramente molto simile al tuo. L’idea di base per lo meno lo è, viaggiare scrivendo, fotografando, raccontando, filmando.
    Se ti fa piacere potremmo rimanere in contatto, scambiarci idee o suggerimenti o conoscenze, il tutto lasciandolo evolvere in modo naturale. Ti ripeto, io fra un mese vado in Australia, non conoscono nessuno, non ho niente. Sono una persona libera, almeno in questo periodo della mia vita. Lasciami un tuo contatto o ti lascio uno mio, ovviamente se la cosa dovesse interessarti o piacerti.
    Buona fortuna. O meglio, come avrai capito dai tuoi innumerevoli viaggi e dalla conoscenza di te stesso negli ultimi anni, che la fortuna non esiste, si crea o si chiama, in qualche modo energetico a noi sconosciuto. Perciò, buona energia 😉

    • Ciao Simone! Beh, innanzitutto auguri per il tuo viaggio! Arrivare alla tua età a fare qualcosa del genere è una grande fortuna! (neanche io credo alla fortuna, ma ci siamo capiti 😉 ). Poi rimaniamo pure in contatto, puoi raggiungere tutti i miei link di riferimento cliccando sul banner autore in cima all’articolo. Una cosa che ho imparato dai viaggi e dalla vita è lasciar le cose libere di avvenire spontaneamente, e non si sa mai dove una nuova strada ci può portare! Quindi fatti sentire, e buona strada! (anche “buona energia” è un bel saluto!)

  • Luisa

    bella storia davvero. Sei stato veramente coraggioso. Ti ammiro. 🙂

    • Grazie Luisa! E sicuro che non mi arrendo: devono spararmi per fermarmi 😉

    • anche io 🙂

  • Nicola Marchesan

    Wil, ti stimo un sacco. Non essendo un viaggiatore, non posso capire integralmente tutte le sfumature delle tue parole, ma l’immagine seppur offuscata mi è comprensibile, e si tratta di qualcosa che io covo dentro da tempo ma che non ho il coraggio di fare. E mai forse ce l’avrò. In bocca al lupo per tutto.

    • Grazie mille Nicola.
      Non credo serva essere un viaggiatore per capire quando qualcosa va, o non va, nella vita. Basta avere un minimo di sensibilità e di apertura, e qualcosa dentro di noi ce lo dice chiaramente. Il coraggio di ascoltare quella voce è alla portata di tutti, forse quello che ci manca è un po’ di paura: la paura del tempo che passa, la paura della vita che scorre senza molto senso, la paura dell’apatia. Io ne ero letteralmente terrorizzato, e in confronto, l’idea di partire per sei mesi era un gioco da ragazzi.
      Ti auguro di trovare chiarezza, Nicola, e forza di volontà. Il prima possibile.

  • Giselle WANZELLER

    Ciao Francesco, bella la tua storia! Anch’io qualche anno fa’ ho comminciato la mia quando, anche avendo un lavoro d’architetto (stabile, in una grande azienda multinazionale, con un grosso stipendio) mi sono resa conto che quella non era esattamente la vita che volevo ed ho mollato tutto senza avere rimpianti! Ho preso tutti i soldi che avevo per andare in Italia per studiare ed anche avere una vita più semplice però più felice. Ho studiato, lavorato e poi conosciuto tanti altri paesi che mi hanno donnato una ricchezza culturale che neanche 30 anni di lavoro in Brasile mi donnerebbe. Ho imparato da sola altri 4 lingue, a parte la mia madrelingua ed oggi, quasi 6 anni dopo il mio “momento di pazia, guardo la mia vita come ho sempre voluto. Oramai sono a Paris, sposata, aspetto una bambina per la prossima primavera ed abbiamo il progetto di, insieme, aprire un asilo per bambini! Mai più lavorare fino alle 22 di sera, né sabato, né stresse per consegnare progetti modificati mille volte e clienti pesanti … adesso ho trovato la mia strada ed adesso commincio a vivere! “Il faut juste du courage!”

    • Bravissima Giselle! Il coraggio di cambiare non può che portarci cose splendide, come la tua vita! E di questo sono assolutamente convinto: mentre una vita “normale” può essere accettata senza realmente essere scelta (un po’ come la religione, uno “nasce” cristiano o musulmano perché è quella la cultura in cui cresce), il cambiamento è qualcosa che parte da noi, da un ragionamento magari, o da un’istinto, ma da NOI. E può esserci sfortuna, certo, ma sulla lunga distanza sono convinto che qualunque cosa parta da noi stessi non può che farci del bene.

      Continua così, e grazie Giselle di aver condiviso la tua storia!

  • lucia

    Mi rivedo troppo in quello che leggo…ciò mi fa sentire meno “anormale” perchè anche io ho lasciato il mio lavoro (che nemmeno era certo) nell’arco di un mese..dopo sette mesi sono tornata a casa,ma con la voglia di reinventarmi e crearmi nuovi percorsi e leggere questo post mi da la speranza…anche io ho sete di vita…ti ammiro complimenti e grazie per averlo condiviso con noi 🙂

    • Grazie a te Lucia! Tranquilla, qui ci sono tanti “anormali” come te, ma sai cosa mia diceva mia nonna? che l’insegna MANICOMIO è lasciata fuori dall’edificio, non dentro 🙂

      A me pare che qui ci siano solo persone che vogliono vivere appieno la loro vita. Niente di soprannaturale: solo esseri umani che voglio essere INTERI, e non accontentarsi di niente di meno. Io credo che sia questo quello che vuol dire essere “uomini” (o donne 🙂 )

      Buona strada Lucia, ovunque questa strada ti porti!

  • Giorgio

    spero tu sia contagioso a tutti coloro che ne hanno bisogno !
    spero che i tuoi post e i tuoi futuri libri non facciano solo sognare le persone ma che diano coraggio di fare il salto in quello che non si conosce (o paura di conoscere) , alzarsi dalla poltrona ,uscire di casa , prendere in mano la propia vita e il propio cuore, chiedergli cosa vogliono veramente e mettersi in cammino anche se ciò vuol dire percorrere un sentiero stretto e buio in salita. Si sà la salita costa fatica, ma che realizzazione cè a prendersi una cosa senza fatica ??
    Buon cammino Francesco !

    • Grazie delle tue parole, Giorgio! Sono parole come le tue che rinnovano dentro di me l’entusiasmo in quello che sto facendo. La strada non è mai facile, come dici tu la salita costa fatica, e -lo ammetto- ci sono delle giornate buie in cui mi chiedo chi me l’ha fatto fare… ma sai cosa? il sole alla fine torna sempre, la strada è sempre in salita, ma è anche splendida!
      Parole come le tue fanno l’effetto di un vento leggero sulle nuvole, quindi… grazie a te, Giorgio! e buona strada!

  • Viviana

    H
    ai fatto benissimo!

    • Grazie Viviana! Si, sono abbastanza soddisfatto della mia scelta 😉

  • Alessia

    Ciao Francesco! le tue parole mi commuovono, ma mi demoralizzano un po’….

    Ho viaggiato per diversi anni, fatto esperienze diverse, e ora…mi sento come bloccata…
    Ho 30 anni e un lavoro a progetto in un ambiente che mi piace ma con tanti problemi organizzativi e strutturali. Non credo che questa sia la mia vita, che questa città sia la mia, ma …non so perchè mi sento come bloccata, ho paura di mollare tutto (tutto cosa poi, visto che di certo non c’è niente?), una paura che non avevo mai provato prima. Forse mi manca la forza che avevo qualche anno fa, quando mi sentivo invincibile di fronte a tutto…quello che mi spaventa di più è cosa fare oltre quello che sto facendo? non sono laureata e questo mi fa pensare di non poter arrivare da nessuna parte, di non essere in grado di “cambiare” questa situazione…ho bisogno di CREDERE che ce la posso fare se VERAMENTE VOGLIO, ma a questa età e con il mio bagaglio culturale mi sembra così difficile!!!

    • Ciao Alessia, non lasciare che un esempio come il mio ti demoralizzi! Al contrario!

      Tu mi dici che non credi di appartenere a quella vita, e io ti dico che probabilmente è così, altrimenti saresti sicura che quella E’ la tua vita. Ma non riesci a mollarla.

      Guardala così. Siamo naufraghi: la vita ci ha scagliato in mezzo al mare, e la barca che ci accompagnava verso il nostro paradiso è affondata. Ognuno si è trovato un pezzo di legno con cui rimanere a galla, ma alcuni di quei pezzi sono marci, imbarcano acqua, e lentamente affondano.

      Ora, io la capisco la paura di stare in mezzo al mare, senza un appiglio, ma ha senso rimanere attaccati a un pezzo di legno che ci porterà inevitabilmente a fondo, solo per il fatto che era li, che era il primo pezzo che abbiamo trovato, che ci sembrava solido?

      Quello che ti tiene attaccata a quel pezzo di legno, Alessia, è la speranza che cambi qualcosa, ma se ha iniziato ad imbarcare acqua, ormai non smette più. Tra qualche anno, quando avrai l’acqua alla gola, e avrai bevuto le prime sorsate di acqua salata, o anneghi, o lo molli e ne cerchi uno di migliore.

      Ti dico queste cose non per essere sadico, anzi… sono le stesse cose che ho pensato io. Ho mollato il mio pezzo di legno marcio solo dopo aver avuto l’acqua alla gola, e ho iniziato a cercare un pezzo più robusto prima di essere troppo stanco per nuotare.

      Pensaci! (e fammi sapere)

  • Tutta la mia ammirazione. E soprattutto tutta l’emozione di leggere che non siamo poi così soli al mondo a sapere di voler stare meglio, e a sapere che SI PUO’ stare meglio. Cercare la propria strada è la parte più difficile, ma al contempo la più soddisfacente del nostro stare al mondo. La maggioranza persegue percorsi prefabbricati, io stesso l’ho fatto per anni e anni, convinti, anche in assoluta buona fede, che non vi siano altre possibilità. E quando dici alle persone “Guarda che si può tentare altro, si può vivere in altri modi”, ti guardano come fossi un povero imbecille. Eppure la felicità non si trova in quell’unica via, che più o meno tutti ci siamo fatti mettere in testa che esiste. La felicità è… chissà dove! 😉 Meglio usare un po’ di tempo per andare a scovarla, che dare per scontato sempre soltanto il piattine quotidiano cui ci siamo assuefatti. Ottimo, Francesco!

    • Grazie Cristiano! E d’accordissimo con te. Il modello sociale è un po’ come la religione: tu non nasci cattolico, ma se cresci in italia, ci sono ottime probabilità che tu lo diventi, no? Se nascevi in India eri induista o musulmano, etc etc.

      Idem per i “percorsi prefabbricati”. La convinzione che la strada sia titolo di studio->lavoro->soldi->casa->famiglia—->felicità l’UNICO percorso possibile è una grande menzogna dei nostri tempi e dei nostri luoghi. Al mondo c’è gente che cerca, e magari trova pure, la felicità in modi diversi, con ritmi diversi. Ma noi, da qui, li giudichiamo modi sbagliati. Per forza li giudichiamo sbagliati! Abbiamo appena usato il nostro metro! Ma da un punto di vista “universale” sono giusti o sbagliati? Per me l’unica risposta è: è giusto se ti può dare la felicità a lungo termine (e non quella a breve, altrimenti giustificheresti le droghe o simili stratagemmi)

      Io non ci sono mai stato (ancora), ma mi si dice che in centroamerica tutti abbiano ritmi più lenti, che si lavori meno, che si sia più poveri, ma più soddisfatti di quello che si ha. Bene! Perchè siamo noi così arroganti da credere di essere solo noi nel giusto? Quando palesemente non lo siamo visto che siamo per lo più poco felici, o per niente felici? Mah…

      • Sottoscrivo in pieno. Io sono tonnato da pochissimo dall’Ecuador, che non è Centro America in senso stretto ma poco più giù… Anni fa visitai Cuba, ecc.. Effettivamente, per quanto la questione sia complessa, potremmo generalizzando dire che i ritmi siano effettivamente diversi e, se non di tanto, più lenti. Indubbiamente ci sono migliaia di altri modi, al mondo, di essere quello che siamo, cioè uomini e donne. E nessuno di questi E’ il modo GIUSTO. Facciamo spesso fatica a comprenderlo, ma ci converrebbe farlo, perché ne va, come dici tu, della nostra felicità. Continua così! 😉

        • Il fatto è che nessuno ti può insegnare come essere felice, perchè nessuno sa veramente come si fa! Ti vengono insegnate delle “regole generiche” da seguire, e si dimenticano di dirti che appena scopri la tua eccezione, è importante seguirla! E così ti fanno crescere pauroso del cambiamento, perchè “è così che va”.

          Quando hai mezz’oretta di tempo, di consiglio di vedere il mio “Il lavoro di essere felici”, è un video che trovi sul mio sito 😉

  • Andrea

    Ciao Francesco, ammiro e stimo tutte le tue decisioni e ti confesso che, come tanti, condivido le tue scelte, ciò che hai fatto e in parte, nel mio piccolo, ho fatto una cosa simile alla tua.

    Anchio programmatore, come te la mattina era un incubo alzarsi, era un incubo pure la strada che portava al lavoro, ricordo che quando parcheggiavo l’auto davanti alla ditta mi fermavo un attimo per prendere fiato e per dirmi “dai forza…. entriamo”.

    5 giorni di lavoro la settimana, 5 giorni in cui si aspetta il we, quel we che DEVE essere speciale, quel we che DEVE ridarmi la forza di ripartire la prossima settimana, per poi scoprire che anche quel we sarà UGUALE agli altri, per poi riprender altri 5 giorni tutti uguali, aspettando QUEL we speciale.

    Questa è la vita che mi attende?, non ce la facevo davvero più.
    Ero stato due anni prima a capoverde con mia mamma, mi son subito innamorato di quei posti e ci tornavo appena potevo, pensavo sempre di trasferirmi la, ma per una cosa o per laltra non l’ho mai fatto e quindi mi trovavo le mie scuse, ho un lavoro, ho una ragazza, sto sistemando la casa, come posso prendere e partire?… ma ogni giorno nella mia manete organizzavo quello che pensavo fosse il mio destino… rifigiandomi nelle mie “scuse”.

    Sarà stato il fato, sarà stato che ho fatto succedere le cose involontariamente, ma le miu scuse nel giro di una settimana crollarono tutte….
    La ditta ha licenziato in tronco tantissimo personale, io compreso, la mia ragazza mi ha lasciato, lasciandomi tra l’altro l’incombenza della casa che stavo ristrutturando.
    Son riuscito ad avere due soldi dalla ditta in cui lavoravo e mi son detto.
    Ora non ho piu le mie scuse……. insomma… prendo e parto, vado in africa, su un isolotto sperduto, un vulcano attivo che potrebbe esplodere da un momento all’altro.
    Apro con un amico un piccolo ristorantino (di informatica non ne volevo piu sentire).
    due anni, un esperienza fantastica, certo purtroppo non dal lato economico, un ristorante su un isolotto africano con zero turismo non fu certo una grande idea….ma dal lato umano mi ha dato molto… moltissimo.

    son tornato in italia, anche per risolvere problemi con la casa (inquilino non paga affitto da un anno e mia mamma nn sta benissimo), ma sogno sempre di prendere e partire, poter vivere libero girando il mondo.
    Insomma alla fine di questa pappardella io vorrei chiederti qualche consiglio, riguardo come potersi mantenere, come te sono programmatore, anche se credo in ambiti diversi, e anche è vero che cmq son fermo da ormai 3 anni….e tu sai bene come le cose cambiano.
    Sto provando a cercare di tutto, mi son messo a studiare pure il forex….^_^.
    Ho un solo sogno… poter mantenermi viaggiando…
    piu che un commento capisco sia uno sfogo, ma ti ringrazi anche solo per l’attenzione.
    ciao.

    Andrea

    • Ciao Andrea!
      Beh intanto grazie della tua storia: quella del ristorantino da qualche parte l’ho pensata tante volte anche io! Tra l’altro sono anche diventato quasi bravo a cucinare, sicché è quasi diventato il sogno della vecchiaia (attenzione: non quel sogno della vecchiaia che aspetti per tutta la vita mentre fai qualcosa che non ti piace. Intendo quel sogno della vecchiaia perché la vecchiaia è la stagione della vita giusta per quel frutto. Se lo facessi adesso sarei troppo irrequieto e scapperei subito)

      Comunque, per tornare a noi e ai consigli pratici, a breve scriverò un articolo proprio sul nomadismo digitale per noi programmatori con un po’ di informazioni.

      Per anticiparti qui qualcosa, ti posso dire che ho trovato lavoro grazie a Elance, che poi si è trasformata in una collaborazione a lungo termine. Ora, avendo clienti americani, come hai letto, pagavano molto di più e questo mi ha permesso di lavorare solo part time.

      Se sei programmatore, e se hai voglia di riprendere il computer, io ti consiglierei la stessa cosa. Cerca lavoro in un mercato straniero, che in italia non si paga: USA, UK, Canada, Australia, Nord Europa.

      Trova una collaborazione che ti mantenga lavorando part time, così intanto inizi a viaggiare, poi magari le idee ti vengono in corsa. Informatica, web, applicazioni cell, SEO. Sono queste le cose che tirano.

      Il forex. Ci ho pensato anche io, ma non solo è rischioso, ma anche poco etico dal mio punto di vista. Crea soldi dal niente, apparentemente, ma quelli che guadagni tu devono essere necessariamente soldi che qualcuno perde da qualche altra parte. Non è un pagamento volontario che qualcuno ti fa in cambio di un servizio. E’ un furto. Ma questa è la mia opinione.

      Poi mantenersi CON il viaggio, eeeh, credo sia un sogno di molti, e non credo si possa partire con questo direttamente. Guide o libri scritti da neofiti del viaggio ce ne sono fin troppi, e si farebbe fatica a decollare (che è quello che sto cercando di fare io adesso, in fondo)

      Beh, fammi sapere cosa decidi! Viemmi a trovare sul mio sito o su FB o su G+

      A presto, ciao!

      • Andrea

        Grazie Francesco, di cuore.
        Capisco cosa vuoi dire riguardo al sogno della vecchiaia ^_^, ma credo ci sia tempo per quello, ancora un po’ :).

        riguardo al forex hai ragione, nulla da ridire, e del resto per la gente “normale” è molto piu facile perdere soldi che “guadagnarli”.

        Ho appena visto il tuo sito e la tua pagina facebook, credo ti seguiro’ piu da “vicino” da ora…. e intanto corro a vedere elance ^_^, ti ringrazio tanto, davvero.

        • Di nulla, figurati, ci sentiamo! Fammi sapere come va! (adesso sai dove trovarmi)

        • Luciano Moià

          Scusa sono una vecchia vittima della famiglia ho perso mio figlio la mia compagna ora la mia famiglia mi ha tolto a anche la mia casa che il mio babbo mi ha donato siamo io e il mio fedele cagnetto più volte ho pensato alla morte ma ho trovato più logico sta carmi dalle cose che mi impediscono di essere libero e il prossimo passo spero sia come il tuo ma rimanendo anonimo per sempre mi hai dato un grande spunto che e una verifica non si può aspettare nulla da nessuno anche perche non anno nulla da ofrirti. Buona notte spero di riuscire nella intento

      • Konrad

        sul forex capisco le tue idee, ma io mi sono fatto una convinzione diversa. Non è facile, ma se riesci a capire come funziona il sistema i soldi che guadagni non li togli ai poveracci o ai pensionati, ma alle banche, ai fondi di investimento ai broker che sono i veri soggetti che operano sul mercato delle valute oppure a qualche chirurgo o avvocato che vuole provare il brivido della boorsa. Io trovo molto etico sottrarre qualche goccia dall’oceano di denaro che ogni giorno viene scambiato al solo scopo speculativo … e immetterlo nell’economia reale …. Mentre mi sentirei a disagio a lavorare (anche come programmatore) per qualche multinazionale (americana o non) … mi sentirei complice della devastazione del pianeta.

        • Ognuno ha la sua etica, giustamente. L’importante, secondo me, è capire la propria posizione nel mondo. Anche semplicemente porsi il problema è una buona cosa.

  • Claudio

    ti ammiro perchè hai avuto il coraggio di farlo! Io non so se ci riuscirò mai…ora ho 36 anni e ogni anno divento sempre più simile a quelli che dicono “E’ così che funziona, la vita è questa, devi avere pazienza, etc etc…”…ma prima non la pensavo così! Tu quanti anni avevi quando hai “saltato”? 🙂

    • Ciao Claudio, ne avevo 32! Adesso ne ho 36, quindi… non disperare! Non mi sono mai piaciute tante le regole e le convenzioni che esistono “perché si”, comprese quelle che mi dicono cosa dovrei fare e a che età. Adesso dovrei avere il mio lavoro “sicuro”, il mio mutuo sulla casa, moglie, forse un marmocchio, un macchinone comprato a rate…

      Anche no, grazie! 🙂

  • Alberto Guerrero

    Ciao, sono un padre de famiglia e abito in Texas.
    Sono Messicano e Mi Piace leggere il tuo Blog.
    Sto lavorando il mio progetto personale di prendere le mie tre figlie e mia moglie E andare in vacanza per due mese.
    Io posso lavorare remotamente durante un tempo lungo diciamo quasi tutto il tempo, solo debo ritornare 15 giorni al anno.

    Il mio lavoro e 100% nomadi digitali, ma la scuola dei i miei figlie non e lo stesso. Sono felice con la mia maniera di vivere ma cerco di andare in diversi paese piu spesso. Cerco la megliore maniera di fare un periodo lungo di un’anno con tutta a la famiglia, che cosa recomienda?

    • Ciao Alberto! Addirittura dal Texas, sono onoratissimo! Complimenti per il tuo italiano!

      Allora, qui la questione è un po’ complicata. In pratica tu puoi allontanarti dal tuo paese quando e come vuoi, ma la tua famiglia no, quindi sei limitato ai periodi di vacanza da scuola.

      Quanto grandi sono le tue figlie? Perchè qui in Italia (e anche nel resto dell’Europa, che io sappia) ci sono vari modi di passare un anno di scuola all’estero, sia all’università (con Erasmus) che alle superiori (non mi ricordo il nome). Questi anni all’estero sono riconosciuti dall’istruzione italiana, quindi al ritorno non hanno perso niente.

      Se tu riuscissi a convincere le tue figlie a fare un anno all’estero, potresti trasferirti da qualche parte nel mondo, e passare tutto l’anno li. Il problema è che dovresti spostare tutte e tre le figlie nella stessa città, e questo forse è il problema.

      Se fossi in te, mi informerei presso le scuole delle tue figlie su quali siano le possibilità per fare un anno all’estero.

      In alternativa, ma è una cosa che in italia praticamente non esiste quindi te la dico solo come idea, esistono corsi di studio in remoto riconosciuti. Studenti digitali, praticamente… Questo ti lascerebbe tantissima libertà, sempre se le figlie sono d’accordo.

      Spero di averti dato qualche idea, ma più di questo non saprei dirti!

      Fammi sapere se trovi qualcosa!

      Hasta pronto, Alberto!

  • Marco

    Se serve la parte grafica fai un fischio, dopo 3 mesi di test in giro son dovuto tornare alla base per trovare, in tranquillità, quei contatti/lavori più o meno costanti per poter tornare a vivere all’estero lavorando da freelance.

    • Ciao Marco, il fischio te lo faccio volentieri, ma come ti trovo? 🙂

  • Fausto

    Bravo Francesco, anche la nostra povera Italia “girerebbe” meglio se molti dei giovani della Tua età alzassero i tacchi e si allontanassero dalle gonne di mamma. Sì perché credo che il problema sia questo: la pigrizia, quella maledetta cosa che non ti fa scattare la molla, quella maledetta cosa che non ti fa “rendere conto che la vita ti sta sfuggendo di mano”. Ancora bravo!…. e tanti auguri.

    • Ciao Fausto, grazie!
      Però sai cosa? Non so se sono tanto d’accordo sul fatto che il problema sia la pigrizia. Il problema sta nel fatto che ci sono stati insegnati, dai nostri genitori che appartengono a una generazione passata, dei valori che non valgono più: il titolo di studio, la professione decorosa… forse una volta queste cose avevano un valore, ma non più. Ormai la laurea non vale più niente, e ne conosco parecchi di “ingegneri laureati” che hanno cominciato lavorando per 600 euro al mese. Pigrizia? Non credo proprio. Penso piuttosto che il problema sia che c’è tutto un contesto educativo-sociale-familiare che indirizza tutti verso un vicolo cieco, in buona fede probabilmente, e proietta sui giovani e sui quasi giovani come me un sistema di valori che non vale più un accidenti.

      Il risultato? Che c’è paura di fallire, di cambiare idea, di dire: “no scusate, mi sono sbagliato, non mi interessa più”, perchè chi cambia idea è un fallito, non sta seguendo la scala del successo che ci è stata tracciata dai nostri genitori.

      Allora meglio rimanere attaccato alle gonne di mamma, se questo vuol dire “sicurezza”, perchè nessuno ci ha insegnato a rischiare.

      E di persone che dai familiari, dagli amici e dai colleghi sono stati esortati ai mollare tutto e girare il mondo, sinceramente, ne conosco ben poche.

      • Fausto

        Bhè!… chi meglio di Te può individuare i processi che regolano la mentalità dei giovani della Tua età. Ho passato ormai i 60 e sicuramente il mio metro di misura si rifà inconsciamente proprio a quei “valori che oggi non valgono più”.
        Certo è che nonostante l’età, la sicurezza(?) della pensione e dopo una vita da pseudo-nomade (pilota civile per quasi 40 anni) la voglia di fare qualcosa di nuovo ancora è viva e tanta. E non a caso questo mi ha spinto ad iscrivermi a questo gruppo. Non è mai tardi per imparare e le Vostre esperienze sono meravigliose.
        Ancora complimenti e grazie per il tempo che mi hai dedicato.

        • Ma grazie a te, figurati 🙂 E’ bello anche confrontarsi con persone appartenenti a generazioni diverse! Tu poi devi avere avuto una vita curiosa, quindi probabilmente tu appartieni alla categoria di genitore che manderebbe i figli fuori casa. Mio padre invece, che ha passato la settantina, aveva un bel negozio, un lavoro stabile e statico, e non è stato molto felice quando ho abbandonato il mio. Si è ricreduto quando sono tornato “vincitore”, per così dire, ma tutt’oggi di tanto in tanto cerca di convincermi a viaggiare per periodi più brevi! (senza successo, aggiungerei 😀 )

  • Ilaria

    Meravigliosa decisione la tua! 😉 io ho tre settimane di tempo e tanta voglia di vagabondare per stare con me stessa. Le direzioni sono infinite, come lo è la mia curiosità, e non so da dove iniziare. Se ti viene in mente qualche suggerimento lo ascolterò molto volentieri. Grazie! 😀

    • Suggerimento? beh, cara Ilaria, di do un suggerimento importante e uno pratico.

      Quello importante: crea il silenzio attorno a te, zittisci tutte le voci altrui, quelle che arrivano dal tuo futuro, dal tuo passato. Sii solo “Ilaria – nel presente”, e fai quello che ti senti di fare. Nient’altro.

      Quello pratico: non avere fretta. Il mondo è troppo grande per vederlo tutto comunque, ma conosco bene la tendenza a “voler vedere il più possibile”. Pure io l’ho fatto con il mio giro del mondo. Ma non conta quante cose vedi, ma come le vedi. Anche ammesso che tu stia in solo un posto per tre settimane, se tu riuscissi a “bucarne la superficie”, allora avresti fatto un bel viaggio comunque 🙂 Scegli solo i posti che piacciono a te e che pensi di avere il tempo di gustare, non quelli “da vedere assolutamente”!

      Fammi sapere cosa decidi, e se vuoi altri consigli, chiedi pure! Cliccando sul mio nome trovi tutti i link che ti servono per contattarmi!

      • Ilaria

        Grazie mille..:)

  • Donatella

    Bellissima storia, sei stato in gamba e hai fatto la scelta giusta. Io però non ho la tua specializzazione e non so che lavoro potrei fare, se io lasciassi adesso il mio impiego, dovrei farmi mantenere dalla Caritas, quindi o ci date dei consigli pratici e delle dritte o altrimenti ci sentiamo ancora più beffati.

  • Bonaventura

    Ciao Francesco, grazie per avere condiviso questa tua splendida esperienza di “liberazione” e nomadismo digitale, e in bocca al lupo per il tuo prossimo percorso (sicuramente meno facile, ma hai del talento anche nel raccontare le tue esperienze, quindi mi auguro di essere fra i lettori dei tuoi scritti quando li pubblicherai).
    Io ho toccato la soglia dei 50 anni e ho iniziato una nuova fase della mia vita, ma nonostante abbia già vissuto in varie parti d’Italia per lavoro non ho ancora fatto il “grande balzo” di trasferirmi all’estero, conto di farlo presto, “bruciando i ponti” come si suol dire per non avere più la tentazione di tornare indietro, ci vorrà molto coraggio e molta fede ma chi mi sta accanto condivide queste virtù e guarda a un futuro di nomadismo digitale con valori e obiettivi che rendono il nostro rapporto ancora più forte e intenso. Mi auguro di poter raccontare anch’io la mia/nostra storia da qui a un anno sulle pagine di questo blog e dare coraggio e consigli a quelli della nostra età, con un decennio in più sulle spalle ripetto a molti di coloro che hanno commentato il tuo splendido post, ma con dentro il cuore e l’anima una giovinezza che non tramonterà mai. Buon tutto e a rivederci sul tuo sito WanderingWill per l’articolo sulle “strategie di nomadismo digitale per informatici”, che mi interessa in modo particolare! 🙂

    Bonaventura

    • Grazie mille Bonaventura, sono parole molto belle le tue. Ti auguro allora tutta la chiarezza e la forza di volontà che ti saranno mai necessarie, per prendere le decisioni giuste, e seguirle fino in fondo, ovunque ti abbiano a portare!

      Fammi sapere come procederà, e a presto! E se hai bisogno di qualche consiglio, parere, o semplice chiacchiera, sai dove trovarmi! Ciao!

  • Laura Ismondi

    Caro Francesco, anche se non sono una “nomade digitale” ma solo nomade, poiché la mia vita ormai è viaggio, voglio complimentarmi con te per la saggia decisione. La vita vola via e non ne approfittiamo nel modo giusto. Tu si!

    • Grazie mille dei complimenti, Laura, mi fanno molto piacere! 🙂

  • Sergio

    Ciao Francesco, non ho molte parole ma solo emozioni. Anch’io cerco da tanto tempo quel silenzio dentro me per sentire le mie parole e sto cercando il coraggio di mollare il baccano.

    • Allora ti auguro sinceramente di trovare quel silenzio, Sergio! Io intanto rimango a disposizione per informazioni, pareri, chiacchiere! Buona strada!

  • Tim Wood

    Ciao Francesco le tue parole mi rincuorano ma allo stesso tempo sento più forte la pesantezza della mia vita e la distanza da me stesso, sensazioni che provo ormai da tanto, troppo tempo. Ho fatto tante scelte sbagliate ed è sempre più difficile riprendere la mia strada e tra l’altro per mia natura non riesco neanche a piegarmi completamente accettando in silenzio, cosa che in certi casi in qualche modo ti da una qualche illusione di serenità. E mi ritrovo così, scisso in due, con una parte che urla di cercare la MIA felicità e l’altra che sussurra di accettare…

    • Io credo che tu sappia già la verità dove sta, Tim. Puoi accettare anche l’inferno, se vuoi, ma questo non lo trasformerà in un paradiso. Sei veramente sicuro che non sia più facile fare qualcosa per te stesso, piuttosto che accettare una vita che non ti piace? Entrambe le strade sono lunghe e difficili, ma i premi di una sono ben maggiori dell’altra… pensaci!

  • MarcoTaschetta

    Grande! Il tuo messaggio è solare, energetico e motivante. Ti ammiro. Mi auguro qualcosa di simile presto. Buon viaggio.

    • Grazie mille, Marco! E io lo auguro a te! Buona strada! 🙂

  • Chiara

    Grandissimo! Quanto ti ammiro! Anche io sono in partenza… Ti auguro il meglio per la tua ricerca della felicità!

    • Grazie mille Chiara 🙂 e io auguro a te buona partenza e buon viaggio! 🙂

  • Flo

    grazieeeeee! ♥
    Come si fa a trovare clienti a distanza? Qui siamo ancora troppo legati al lavoro in presenza, non credi?

    • Beh, dipende da che clienti cerchi, ovviamente. Per quanto riguarda me, ho trovato lavoro inizialmente tramite Elance (ne parlo nel mio articolo “Nomade digitale con un solo cliente: è possibile?”), e quello direi che è un’ottimo inizio.

      Ma molto dipende dalla professione. Se mi dici di più posso provare ad aiutarti! Cmq in questo sito troverai anche moltissimi altri articoli per darti qualche idea!

    • E di che, Flo? 🙂 Cmq per rispondere alla tua prima domanda, dipende da che clienti cerchi. Per quanto riguarda me, ho iniziato su Elance (ne parlo anche nel mio altro articolo “Nomadi digitali con un solo cliente,: è possibile?”, link in alto a destra) e quello è un ottimo punto di partenza in vari settori: informatica, grafica, lingue, e molti altri… ma se hai esigenze specifiche, prova a dirmi che cosa fai o vorresti fare, e magari troviamo qualche idea.

      Cmq troverai molti spunti anche nei moltissimi articoli di questo sito! 🙂 Fammi, sapere, ciao!

  • Gaetano Caimano

    anche io mi trovo in una situazione simile…il classico bivio. Ho un buon lavoro a tempo indeterminato ma non mi soddisfa piu’. Da circa tre anni ho avuto un cambiamento interiore, provocato soprattutto dal mio nuovo percorso alimentare e spirituale che ha provocato cambiamenti nel mio modo di vivere e vedere la vita. Anche a me piacerebbe fare il nomade digitale ma non trovo il coraggio di mollare tutto e iniziare una nuova vita, soprattutto in questo momento ove il mio stile alimentare non combacia col tipo di lavoro e ho dovuto fare un passo indietro. Le scuse per non mollare sono diverse: cosa’ faro’? come mi procurero’ da vivere? cosa diranno i miei genitori? ecc ecc. So benissimo che la vita e’ la mia e l’unico che puo’ scegliere come viverla sono io, gli altri possono solo consigliarmi. Il quesito piu’ difficile a cui rispondere e’ quello relativo al lavoro da fare viswto che essendo militare di carriera non ho particolari specializzazioni e non saprei che lavoro poter fare online, visto che non mi andrebbe di emigrare per svolgere il classico lavoro da otto/dieci ore al giorno, ma poter autogestirmi in pieno “nomadi digitali” style…….

    • Ciao Gaetano! Innanzitutto va detto che ormai hai accettato il fatto che la vita attuale non ti soddisfa più, e questo è un passo importante. Io credo che da adesso in poi sia solo questione di tempo, e il cambiamento arriverà. Poco o tanto dipenderà da te, chiaramente, ma a questo punto perchè ritardare l’inevitabile? 🙂

      Detto questo, se il dubbio principale è cosa fare, non temere. Già questo sito è pieno di idee varie e diverse per iniziare un’attività da nomade digitale, ma se posso esprimere il mio parere, chi te la fa fare a decidere immediatamente? Perchè non ti prendi una pausa, giri un po’ il mondo, guardi fuori e dentro di te, e trovi quello che stai cercando, ovvero la sorgente del nuovo inizio.

      Intuendo che il cambiamento alimentare sia in direzione vegetariana o vegana (correggimi se sbaglio), posso anche suggerirti attività come il WWOOFing (cerca “WWOOF” su google), in cui scambi lavoro part time, generalmente in fattorie biologiche, per vitto e alloggio. Questo ti permetterebbe di viaggiare un po’ a costi molto ridotti, e di esplorare un tipo di attività a te ormai più vicino che il tuo lavoro attuale, probabilmente.

      E in un periodo di viaggio, o di lavoro come ti ho suggerito, potresti creare quel silenzio che secondo me ti è necessario, per poi poter decidere a mente serena qual’è l’attività da nomade digitale che fa maggiormente per te. Adesso mi sembra che ci sono troppe “voci” che ti fanno rumore nella testa, dico bene?

      Cosa ne pensi?

  • Guest

    Ho letto l’articolo Francesco e… wooow mi sembra incredibile…io sono molto giovane conosco a malapena la mia lingua e non ho un soldo messo da parte…sono un programmatore web da 3 anni e già sta vita m’ha stufato…9 ore chiuso nello stesso ufficio a consumare il mio spirito giorno dopo giorno… e solo all’idea che mi aspettano altri 40 anni così mi viene il vomito….ma ho troppa paura del futuro e l’idea di mollare tutto mi terrorizza anche perchè di questi tempi mi sembra di essere stato stra fortunato,,,boh se avessi qualche consiglio da darmi lo apprezzerei! beh mi sembra scontato dire che ti ammiro tantissimo

    • Penso sia un duplicato ma rispondo anche qui, poi magari Alberto cancellerà:

      Un consiglio ce l’avrei. Sul mio sito (trovi i link seguendo il mio profilo qui su Nomadi Digitali) trovi un video che si chiama “Il lavoro di essere felici”, verso la fine parlo proprio di coraggio. Perchè non ci dai un occhio e poi ne parliamo?

      • Marco

        Ciao Francesco

        Ho visto il video…innanzi tutto complimenti perchè a prescindere è stata una bella conferenza!
        Però non sono d’accordo sul punto di vista del coraggio ti spiego perchè:
        Ovviamente partendo dal presupposto che ogniuno di noi ha delle priorità e determinati bisogni e ognuno poi prende le proprie strade…
        ma non penso che ogniuno di noi abbia paura di mollare tutto ma piuttosto di capire,una volta fatto, di aver fatto una CAZZATA, capisci?
        tu nel tuo video dici bene, ti han detto di studiare e tu l’hai fatto, ti han detto di trovarti un lavoro e l’hai fatto…
        ma se dopo anni di studi stage ecc…trovi un posto di lavoro sicuro! Ad un certo punto ti accorgi di essere infelice e cosa fai? Molli tutto.
        Bello figo se poi costruisci qualcosa come hai fatto tu!Ma se va male?
        Penso che per fare una scelta del genere la paura più grande ,almeno per qunato mi riguarda, sia di ritrovarti senza un lavoro e soldi…
        magari anche dall’altra parte del mondo (prendendo in considerazione le tue scelte) ti giuro che per ritrovarmi nella tua situazione attuale ci metterei la firma IMMEDIATAMENTE, ma la paura più grande è quella di fallire nel mezzo e magari ritrovarti di nuovo a milano al punto di partenza ( e quindi che ti devi rimetterti in pari con la tecnologia ecc..e ritrovarti un lavoro che avevi già in un paese dove è una rarità)

        • Ciao Marco, grazie di aver apprezzato il video!

          Parliamo di paura e coraggio allora, che è un tema delicato e ricorrente. Il punto che mi premeva sottolineare con quella discussione è che quando mi parlano di “coraggio di mollare tutto e partire” (e di eventuale assenza dello stesso) io rispondo nominando il “coraggio di restare” (che io non avevo).

          Rovesciando i termini, parliamo di paura allora. Fa più paura partire, o restare? Tu mi nomini la paura del “dopo” (se parto e mi rendo conto di aver fatto una cazzata), ma è fondamentalmente la stessa cosa, fa sempre parte della paura dell’ignoto, di quello che non sai, di quello che non è sotto il tuo diretto controllo. Che ti faccia paura essere rapinato in Colombia, o non trovare lavoro al ritorno, è cmq una paura legata a quello che non conosci.

          Per semplificare ancora di più, quindi, la scelta sta tra la paura del noto, di quello che conosci bene, e la paura dell’ignoto.

          E’ qui che si gioca la partita: un uomo preferisce sopportare una deprimente vita di insoddisfazione, di fatica, di lenta usura del corpo e dello spirito, ma che conosce bene, o preferisce sopportare il rischio di quello che non conosce affatto?

          Amleto, nel suo più famoso monologo, si chiedeva proprio la stessa cosa, parlando in termini di vita e morte… (“Ma il terrore di qualcosa dopo la morte, la terra sconosciuta da cui nessun viaggiatore ha mai fatto ritorno, confonde la volontà, e ci fa sopportare i mali che conosciamo già bene, piuttosto che volare verso altri di cui non conosciamo nulla”)

          Cmq sto divagando (strano 😀 )

          Nel mio caso, la scelta era chiara. Quello che conoscevo mi terrorizzava, al punto che quello che ho fatto mi sembrava molto più semplice, e trovare il coraggio di farlo è stato facile. L’ignoto non mi spaventava più della mie giornate abitudinarie, anzi! Ma per lo stesso motivo ero anche pronto, al mio ritorno, a cercare panini mezzi mangiati nei cestini davanti al Mc Donald, piuttosto che tornare alla vita di prima…

          Che dirti: ci sarebbe un altro video che ti suggerirei, in cui parlo anche di questo: si chiama “Vita, scelte, felicità – discorso spontaneo notturno”. Spiego meglio questo ultimo punto di vista.

          Hai voglia di darci un occhio e poi proseguiamo la conversazione? 🙂

          • Marco

            Ciao francesco
            Ho visto anche quest’altro video.Da quello che ho capito è che il tuo “ottismismo realismo” si potrebbe spiegare meglio in avere fiducia in se stessi! giusto? tu dici : ” io so che in qualsiasi situazione me la caverò” Questo lo dici perchè hai fiducia in te stesso in realtà corretto? comunque sono sempre stato una persona abbastanza organizzata e come ben sai generalmente nel mio (anche tuo) lavoro essere ben organizzati è importante.
            Detto ciò io odio essere una persona organizzata e preferirei essere una persona molto più spontanea ma, fare una scelta come la tua non penso riuscirò mai a farla così di punto in bianco…però non voglio continuare così, non mi piace, e non lo farò… ho deciso che, anche usando questo sito crecherò dei lavorettini extra per un pò (in modo magari di riuscire ad avere quella cosa importante che citi nel primo video, l’autodisciplina, e anche di riuscire a mettere qualcosa da parte per viaggiare un po cosa che non sono mai riuscito a fare in modo serio).doveri anche formarmi in qualche modo (imparare meglio l’inglese ecc..).Che ne pensi? Hai altri consigli?

          • Si, si potrebbe dire che l'”ottimismo realismo” è una forma di fiducia in sè stessi, quella che ti fa dire: “questa cosa o la so già fare, o imparerò a farla”. E’ una fiducia legata anche a una grande determinazione, ecco. La sola fiducia da sola non basterebbe, perchè al primo ostacolo vero potrebbe crollare. Nel mio caso quasi mi aspetto invece che crolli prima o poi, ma so che saprei ricostruirla! Cmq ci siamo capiti!

            Per quanto riguarda l’organizzazione, non guardarla come una cosa negativa, e non pensare che essere vagabondi sia una cosa necessariamente più spontanea. La decisione di affidarmi all’istinto è stata presa razionalmente 🙂

            Mi spiego meglio: un giorno ho confrontato quello che mi diceva la razionalità (paure varie, insicurezza nel futuro, etc => tenere il lavoro) con quello che mi diceva l’istinto (qui stai male, sei infelice, fregatene del futuro => molla il lavoro), e mi sono reso conto RAZIONALMENTE che parlavano un linguaggio diverso. L’istinto aveva inserito dei termini nuovi (benessere, serenità) che la razionalità non prendeva in considerazione, inizialmente.

            Allora quello che ho fatto è stato semplicemente introdurre nell’equazione della mia vita (e questo ti fa capire quanto potessi essere ingegnere in quel momento 😀 ) non solo i soldi, e le sicurezze, ma anche il benessere e la felicità, il tempo, la qualità della vita. Improvvisamente i conti non tornavano più, e il bilancio pendeva molto di più dal lato che mi spingeva a mollare il lavoro. E così ho fatto.

            Ora, dopo qualche anno di pratica, so distinguere le voci della ragione e dell’istinto, e invece di farli combattere uno contro l’altro, li faccio lavorare assieme, sapendo (quasi sempre) quando ascoltare uno, e quando ascoltare l’altro. Ti assicuro che è una bellezza, ma ti assicuro anche che a questo stato ci sono arrivato RAGIONANDO, non chiudendo gli occhi e buttandomi.

            Quindi, arrivati qui, io ti posso anche dare volentieri qualche consiglio pratico (imparare l’inglese fino a un livello di conversazione tranquilla è sicuramente importante), ma io credo che una volta che tu sarai stato in grado di trasformare la guerra tra istinto e ragione in una unica armata, non avrai bisogno di tanti miei consigli 🙂

            (Cmq sono a disposizione per dartene, se serve, eh? 😀 )

            Fammi sapere!

          • Marco

            Ciao Francesco!
            A questo punto io sono davvero contento di aver affrontato questa conversazione e ti ringrazio molto.Grazie a te ho capito che devo essere probabilmente un po più determinato per mantenere la fiducia in me stesso! devo far coalizzare meglio razionalità e istinto per l’unico scopo: la mia felicità. Purtroppo non mi sento pronto per un salto come quello che hai fatto tu… ma passerò il mio tempo a costruire per me un futuro migliore, più sereno.Prendendo molto spunto dalle tue scelte! continuerò a seguirti come (ad esempio su fb).E ti auguro il meglio per i tuoi progetti e per il tuo futuro! se capiti a milano (spero per te di no perchè io odio questa città) ti offrirò una birra per ricambiare! Ciao e in bocca al lupo!

          • Ciao Marco, sono contento che siamo arrivati a una bella conclusione, e ti ringrazio perchè mi hai dato l’opportunità di spiegare meglio le mie idee (che riguardando lati profondi del nostro essere, è difficile esprimere sempre con la chiarezza necessaria). Che dire: ti auguro buon lavoro, su te stesso, ma sono convinto che ormai sia questione di tempo: la strada è aperta davanti a te, e un giorno o l’altro troverai la voglia di iniziare ad avanzare. Si può dire che in realtà il primo passo l’hai già fatto!

            Poi, se ti può consolare, nemmeno per me la cosa è stata “istantanea”: ci ho messo qualche anno prima di capire che era ora di fare qualcosa! Ma meglio qualche anno che tutta la vita no?

            Bene, a presto, grazie di tutto e degli auguri, fatti sentire, e ricambio l’invito se passi dalle mie parti!

            Buona strada!

  • Marco

    Ho letto l’articolo Francesco e… wooow mi sembra incredibile…io sono molto giovane conosco a malapena la mia lingua e non ho un soldo messo da parte…sono un programmatore web da 3 anni e già sta vita m’ha stufato…9 ore chiuso nello stesso ufficio a consumare il mio spirito giorno dopo giorno… e solo all’idea che mi aspettano altri 40 anni così mi viene il vomito….ma ho troppa paura del futuro e l’idea di mollare tutto mi terrorizza anche perchè di questi tempi mi sembra di essere stato stra fortunato,,,boh se avessi qualche consiglio da darmi lo apprezzerei! beh mi sembra scontato dire che ti ammiro tantissimo! graaaaaaaaande 😀

    • Un consiglio ce l’avrei. Sul mio sito (trovi i link seguendo il mio profilo qui su Nomadi Digitali) trovi un video che si chiama “Il lavoro di essere felici”, verso la fine parlo proprio di coraggio. Perchè non ci dai un occhio e poi ne parliamo?

  • Giorgio

    tanta stima per il tuo coraggio! in alcuni momenti mi rivedo nella tua parte di storia iniziale, vorrei mollare tutto e tutti e rischiare, ma purtroppo non trovo il coraggio…sarà anche perchè mi sento “responsabile” verso i miei cari e la loro situazione non eccezionale!!
    Mi ha fatto piacere leggere la tua storia alla ricerca della vera felicità, grazie per la condivisione

    • Grazie mille Giorgio, gentilissimo! Sono sicuro che anche rimanendo vicino ai propri casi si possa intraprendere una strada per la felicità sicuramente diversa, ma efficace. Anche vedere il mondo con occhi diversi è un modo per viaggiare, quando viaggiare non è un’opzione 🙂

      A presto, ciao!

  • Pietro Bernasconi

    è da qualche anno che porto avanti il sogno di trovare una situazione lavorativa che mi permetta di fare quello che hai fatto te, complimenti a te che ci sei riuscito, hai tutta la mia ammirazione, hai capito il senso della vita, ti auguro il meglio per il futuro! Pietro

    • Grazie mille Pietro! Non credo di aver capito proprio tutto il senso della vita, eh, ma diciamo che mi sono messo in cammino per cercarlo, e anche se strada da fare ce n’è tanta (tantissima!) sono più contento dei pochi passi che ho fatto, che di tutto il tempo in cui non mi sono mosso!

      Buona strada anche a te!

  • alb

    Anche io sto vivendo un travaglio interiore forte simile al tuo nel 2009. Dopo 10 anni di lavoro come sistemista azienda chiusa shock. Dopo poco trovo un’occupazione da un pseduo amico che mi frega soldi, e mi mette le mani adosso finisce tra avvocati altro shock. Riprendo a lavorare nell’azienda dove è socio mio padre, lavoro non mio che non mi piace ma mi permette un reddito a fine mese in un ambiente ostile con l’ostracismo neanche piu’ di tanto velato degli altri soci. Vorrei poter mandare a fanc… tutto e tutti domani mattina ma i soldi a casa chi li porta? Sono sposato non ho neanche la possibilità di prendere partire per cercare la libertà e felicità che mi manca. Sono depresso e soffro tantissimo ma devo andare avanti cosa altro potrei fare?Rischiare di lasciare almeno i soldi per cosa? L’ignoto? Perchè il rischio di non trovare nulla alla fine del viaggio c’e’ e magari si potrebbe sprofondare ancora piu’ in basso…. Beato te che sei riuscito a predendere una decisione forte e ad andare fino in fondo con successo.

    Ciao

    • Ciao Alb, mi spiace di sentire della tua situazione.

      Però prova a pensarci, così, senza impegno, solo “per parlare”: meglio i soldi per andare avanti in una vita deprimente, o meglio poveri in una vita serena? Io me lo sono chiesto tante volte, e anche se mi rendo conto che non sono mai stato realmente povero, nè alle strette in una decisione del genere, credo che sceglierei una vita da povero sereno. Quando ho mollato tutto non sapevo come sarebbe andata, mi dicevo: “ma si, quando torno qualcosa lo trovo sicuramente”, ma la realtà era che non ne ero così tanto sicuro, e soprattutto sapevo che non sarei MAI potuto realmente tornare a un tipo di lavoro come quello che facevo prima. Avrei preferito finire a girare panini da Mc Donald, piuttosto.

      Tu chiediti: sei sicuro di non avere proprio nessuna altra via di uscita, che ti permetta una vita più serena senza quel lavoro deprimente? Spesso molto dipende dalle cose a cui non vogliamo rinunciare: l’auto, la tv, i cellulari, i computer… ma riusciremmo a essere felici con meno? io penso proprio di si.

      Quando hai gli affetti, e il minimo indispensabile alla sopravvivenza, hai tutto quello che ti serve, e chi lo dice che i 1000 euro al mese in italia (ben che vada) sono l’unico modo per averli?

      Lo so, è un discorso un po’ campato in aria, ma sono discorsi come questo che fanno ricordare che la gabbia in cui siamo entrati, ha ancora la porta aperta… pensaci! (e fammi sapere, se ti va)

  • Puf

    Io sono a un bivio, un punto cruciale della mia vita: ho studiato per fare un lavoro che non riesco a ottenere. Con grandi sacrifici, lottando con le unghie e con i denti ho avuto un contratto a tempo indeterminato che però mi sta logorando dentro: lavoro in un ambiente di donne perfide, invidiose, pronte a metterti i piedi in testa pur di arrivare prima di te. Ho subìto mobbing e umiliazioni, ogni giorno mi sveglio con l’angoscia sapendo di dover tornare in quel posto. Cerco solo la serenità e so che non è lì. Vorrei partire per un periodo e poi tornare a casa…ma la mia paura più grande è, una volta tornata a casa, di ritrovarmi senza lavoro e senza soldi. E’ questo che mi blocca più di tutto. Ma a cosa dare retta? Meglio il lavoro o la dignità?

    • Ciao Puf, mi spiace sentire queste cose. Ma riguardo la tua domanda, meglio il lavoro o la dignità… non ti sei già risposta? La risposta era già lì pronta, prima ancora che tu decidessi di scrivere a un tizio che ha mollato il lavoro per inseguire la felicità.

      Ragioniamo di paure allora, perchè il problema è solo questo, non la scelta.

      Dato che ho avuto una conversazione molto simile proprio su queste pagine, e poco tempo fa, mi troverei nella condizione di riscrivere esattamente le stese cose. Posso quindi indicarti qualche commento da leggere? Poi ne riparliamo quando vuoi, ok?

      Non so se lo troverai sopra o sotto, ma c’è un commento di una decina di giorni fa, di un utente Guest, che comincia con “Ho letto l’articolo Francesco e… wooow mi sembra incredibile…”. (attenzione che ci sono dei duplicati: la conversazione prosegue poi con l’utente Marco) Leggi tutto, se ti va, e guarda i video che suggerisco, poi se vuoi che ne riparliamo, molto volentieri.

      A presto!

  • totto08

    Complimenti…invidio molto il tuo coraggio…io mi sento esattamente come ti sentivi tu e sono mesi che sto cercando il coraggio per lasciare un lavoro che mi sta uccidendo…è troppo tempo ormai che dal lunedì al venerdì (sovente anche il sabato) non vivo, sopravvivo…che tristezza….

    • Ciao totto08, grazie dei complimenti, ma mi dispiace sentire che stai così male. Senti, hai nominato la parola “coraggio”. Se leggi tra i commenti degli altri utenti, vedrai che molti come te hanno le stesse paure. Posso darti un consiglio?

      Sul mio sito (trovi i link cliccando sul riquadro dell’autore in cime all’articolo), c’è un video che si chiama “Il lavoro di essere felici”. Prenditi una mezz’oretta e dacci un occhio, poi se vuoi ne riparliamo. Parlo proprio di lavoro, di coraggio e di paure, magari ti da qualche spunto su cui riflettere, che dici?

      Fatti vivo, a presto!

      • totto08

        Sono passati sei mesi da quando ti ho scritto la prima volta…oggi mi sono ripresa un po’ di tempo per rileggere la tua storia…è un colpo fortissimo allo stomaco ogni volta e non riesco a trattenere un pianto liberatorio… ci sono quasi, tra mille paure ho trovato la forza e il coraggio di affrontare me stessa in primis e poi il mio socio…ancora due mesi, e poi sarò fuori! Per la prima volta in quasi due anni vedo la fine, la cosiddetta “luce in fondo al tunnel”…ho ancora un pesante macigno sul petto, ogni mattina quando mi sveglio e cerco di mettere ancora insieme un po’ di energie per andare in ufficio, ogni volta che devo affrontare un imprevisto o una situazione pesante, ogni volta che vorrei potermi godere una bella giornata di sole e invece mi ritrovo attaccata al pc, a fare una cosa che odio, che detesto, che mi fa stare tutto il giorno con la tachicardia…
        Mi sento in dovere di ringraziarti, perchè anche la tua storia mi ha dato un po’ di forza…la forza di capire che vivere la vita che gli altri si aspettano che tu viva è la cosa peggiore che possiamo fare a noi stessi… pensare di essere in debito con la vita perchè abbiamo un buon lavoro, e per di più in tempi di crisi, è una violenza nei confronti di noi stessi e del nostro amor proprio..oltre che della nostra intelligenza…spero di poterti riscrivere fra due mesi, da persona libera!

        • Ciao totto08. grazie di avermi scritto ancora! Sono contento di sapere che qualcosa si è messo in moto. Credo di sapere che il “macigno che hai sul petto” è solo l’ultimo ostacolo, l’ultima parte di zavorra che abbandonerai tra due mesi. Sono convinto che quando sarai “dall’altra parte” ti sentirai libera come l’aria!

          Sono davvero contento per te! Tieni duro che ci sei quasi. Mi ha fatto davvero molto piacere che ti sei fatta viva di nuovo per aggiornarmi, credimi! Spero anche io di sentirti di nuovo tra due mesi! Avanti così!

          Fatti viva quando vuoi, qui o sul mio sito! A presto!

          • totto08

            Sono passati 3 anni, non 2 mesi, ma oggi mi sei venuto in mente tu e mi è
            venuto in mento che non ti avevo più scritto… Ti scrivo solo per
            ringraziarti ancora una volta, perchè le tue parole e la tua storia sono
            state fondamentali nella mia vita. Oggi sono una persona completamente
            diversa. Dopo aver lasciato quel lavoro mi sono presa un anno sabbatico
            fatto di cose semplici tipo cucinare, passeggiare in centro la mattina e dipingere. Sono tornata a
            lavorare ma cambiando totalmente settore e soprattutto attitudine. Sono
            diventata mamma. Mi sono sposata. Sono rinata! Un caro saluto e in bocca al lupo per tutto!

  • zztop

    Complimenti davvero…potessi fare solo metà della tua vita….io laureato da 4 anni in informatica, purtroppo per sfortuna, demerito, o non lo so, ho sempre lavorato come tecnico informatico sistemista (preferendola rispetto alla parte di programmazione), ma sempre con contratti a progetto o tempo det di un paio di anni.. e ora a casa per tagli vari in tutti i reparti per lo piu’ ai giovani, che caso, per non star fermo un giorno, mi sono rimesso in moto a 50 km da casa con un tirocinio, praticamente mai fatto, pur di non star fermo, in una grande azienda, dove mi han detto hai esperienza, vai bene, ma inseriamo solo con stage di 6 mesi e poi contratto..a 29 anni manco l’ombra di apprendistato..vorrei partire, ma avendo la fidanzata ancora non trovo il coraggio…

    • E perchè non trovi coraggio assieme alla tua fidanzata? Ci sono tanti posti dove cercare, e magari trovare, maggior fortuna, e dove costruire le basi per una relazione serena e duratura. Pensa… magari tra qualche anno penserete a una casa, e quindi a un mutuo… poi ai figli… e in un contesto come l’italia, la vita diventerà un semplice trascorrere il tempo, in attesa del prossimo stipendio. Perchè, finchè non siete ancora in tempo (intendo dire, che non avete ancora legami enormi con il territorio) non andate per un anno alla ricerca di qualcosa di meglio per entrambi?

  • Davide Damiano

    Ti ammiro tantissimo, vorrei aver fatto come te, magari anche aver fatto scelte diverse nella mia vita riguardante il mio futuro e lavoro. Purtroppo credo di non aver il coraggio di mollare tutto…o almeno per ora!

    • Grazie mille, Davide! (o Damiano? perdona la domanda sciocca)

      Ho parlato tantissime volte del coraggio! Vienimi a trovare sul mio sito, che ne ho scritto spesso, e magari trovi qualcosa di buono anche per te! 🙂

  • Annalisa

    Ciao! Grazie per le tue parole…mi sono commossa! Anch’io sono desiderosa di grandi cambiamenti e, anche se non so come, sono sicura che accadranno! Grazie davvero!!

    • Grazie a te, Annalisa! Vedrai che qualcosa succederà, ma se vedi che ci mette troppo tempo… vai tu a cercare i cambiamenti! 🙂

  • Davide

    Ciao Francesco. Complimenti per il tuo viaggio e la tua voglia di cambiare. Ma vorrei chiederti una cosa… non hai mai avuto paura della solitudine?? Spiego meglio.. piu o meno ho fatto come te, ho mollato l´ Italia per motivi di lavoro ( o non lavoro, visto che ero disoccupato da un anno). Sono in Svezia da due settimane a fare il lavoro per cui ho studiato ( ricercatore in biologia). MI hanno dato fiducia e faccio quello che ho sempre sognato.. ma ora che ho questo mi sono accorto che forse contano di piu famiglia amici piuttosto che il lavoro che puö permettermi di realizzarmi. DIciamo che ´le alternative erano Italia con affetti ma zero possibilitä di crescita personale e lavorativa o Svezia con una chance pazzesca lavorativa ma senza affetti…

    • Ciao Davide! Diciamo che non hai scelto il paese più “caldo” al mondo. Sono stato in Svezia, e ho qualche amico che ci lavora come te, e in effetti mi confermano che è un po’ difficile fare amicizie. Fossi andato, che so, in Spagna, le cose sarebbero state diverse, anche se non so dal punto di vista lavorativo se sarebbe stata una buona idea…

      Cmq, a volte mi sono sentito solo, certo. Penso sia naturale, e soprattutto nei momenti in cui quello che stai facendo o vedendo è così bello che vorresti dividerlo con le persone che conosci da una vita e a cui vuoi bene. Però ci sono da dire due cose. Uno) viaggiando si conosce tanta gente, se si è un po’ socievoli. Viaggiando molto per ostelli non sono mai realmente stato solo, e se lo ero, era perchè volevo. Due) La solitudine qualche volta serve, sai? Si riesce ad andare più in profondità dentro sé stessi, e capire meglio alcune cose, oltre che vivere più intensamente certe esperienze.

      Certo un viaggio è diverso da una condizione lavorativa, che è fatta anche di routine e abitudini…

      Un consiglio: potresti vedere se c’è qualche gruppo di stranieri in Svezia (magari anche tramite Couchsurfing). Di solito gli stranieri solidarizzano, ed è più facile fare amicizie!

      In bocca al lupo, ciao!

    • promise

      Il mio nome è Sandra e voglio testimoniare il buon lavoro svolto da un fedele dottor Temitope, un mago. in vita mia non ho mai pensato che ci sia una cosa come intercessione spirituale. il mio problema è iniziato nove mesi indietro quando il padre dei miei figli ha iniziato mettendo su qualche comportamento strano, non ho mai saputo che stava avendo una relazione fuori dalla nostra casa coniugale. è l’alba su di me in quel giorno 19 fedeli del 21 aprile 04:23 quando è venuto a casa a prendere le sue cose che era quando ho saputo che la situazione sia sfuggita di mano e poi lui mi ha detto che stava smettere il matrimonio che ho costruito per oltre cinque anni, ero confuso e sbalordito ho chiamato per la famiglia e gli amici, ma senza alcun risultato. due mesi dopo ho cominciato ad avere problemi con i miei bambini benessere rent-età e tutto, ho davvero passato attraverso l’inferno. fino ad un giorno stavo navigando su internet e mi capita di incontrare un mago non ho mai creduto a questo, ma ho bisogno del mio uomo torna così ho dato il mago mio problema in un primo momento non l’ho mai fidavo di lui così stavo solo facendo, ma si Conosco un problema comune è mezzo risolto dopo una settimana mio marito mi ha chiamato dicendomi che il suo ritorno a casa e questo era tutto. Ora stiamo vivendo felicemente e io ancora non lo contattiamo su questa email: Ugbeninspellsolutiontemple@gmail.com

  • Iaia

    Si, la stavo proprio cercando!

    • Ottimo! Spero che ti sia di qualche utilità allora! Io sono a disposizione, se hai curiosità o domande! (trovi i miei link cliccando sulla finestrella dell’autore in alto)

      A presto, Laia! 🙂

  • lisa

    ciao Francesco come ti ammiro e vorrei avere la tua capacitùà e il tuo coraggio !! io mi sento in gabbia e derubata della mia vita non so più chi sono alle volte e sono bloccata senza più vita amici famiglia tutto in frantumi per un lavoro sterile arido senza soddisfazioni successi nè socialità che mi ha rubato la vitalità l’entusiasmo di vivere è esattamente come te prima di partire vorrei ritrovarmi cercarmi viaggiare vivere ma non saprei da dove cominciare nè come continuare e vivo rassegnata spesso malata e sola ormai odiando il mondo quando ero una che lo amava !!! il tuo racconto da speranza ti faccio i miei complimenti per il coraggio per il succcesso e ti auguro di averne anche in questa nuova fase e spero un giorno di raccontarti anch’io una storia quella in cui mi ritroverò e come te sarò veramente me stessa e soprattutto felice !!

    • Ciao Lisa, grazie per i complimenti!

      Da come la descrivi, la tua situazione è veramente brutta. Permettimi allora di farti notare una cosa: dato che hai già capito che la tua situazione è tossica e nociva, hai proprio bisogno di sapere ORA da dove devi ricominciare?

      Voglio dire: se stai mangiando da anni una cosa che scopri essere velenosa, hai proprio bisogno di sapere cosa mangerai come alternativa, prima di smettere di mangiare quella che ti fa male?

      Prenditi un periodo di pausa, da tutto, soprattutto da quel lavoro che ti distrugge. Dedicati a te stessa, riprendi i tuoi spazi, le tue energie e la tua vitalità, e vedrai che a mente serena, scoprirai il tuo “cibo alternativo” 🙂

  • Massimiliano

    Ho stima infinita nei tuoi confronti.
    Ciao

    • Troppo buono, Massimiliano, ma grazie 🙂

      • 1manliomarini2

        Bella storia, complimenti…
        purtroppo io, a 50 anni suonati e con una famiglia sul groppone,
        posso solo leggerla… avessi avuto 20 anni di meno e la piena libertà d’agire, avrei mollato tutto….

        • Ciao 1manliomarini2! Io credo che ognuno ha il proprio spazio di azione. Io ne avevo molto certo, e l’ho sfruttato tutto. Tu, anche a 50 anni, con una famiglia sul groppone, come dici tu, puoi sfruttare il tuo, anche se pensi sia più limitato. L’importante, secondo me, è non usare MENO spazio di quello che è possibile. Solo tu conosci i tuoi confini, non accontentarti di niente di meno!

  • Valentina Colarusso

    Grazie per aver condiviso la tua ferlicità ed avermi donato speranza!!!!

    • Grazie a te di averla letta e colta, Valentina! Spero ti sarà utile! 🙂

  • Maria

    Piu’ che cercata, la tua storia mi ha trovata!
    In un momento di forte crisi, dove sento di dovermi reinventare per l’ennesima volta… Lavoro già all’estero ma mi pesa molto, un paese scialbo dove non faccio ciò che vorrei… Ma non ho più energie per ricominciare, neanche in Italia dove mi sento molto fuori luogo, ormai. Bello avere una visione come la hai tu, peccato non aver niente a che fare con la programmazione o l’informatica… Bravissimo per aver fatto il salto e per aver visto tanti posti belli!

    • Grazie mille Maria!
      Sappi cmq che anche se l’informatica è sicuramente un settore privilegiato, ci sono tantissime altre opportunità, per chi ha volontà e magari un po’ di fantasia! Questo sito ne è pieno!
      Ti auguro che tu possa trovare la tua strada, qualunque sia! E per ogni evenienza, scrivimi pure (i miei contatti li trovi cliccando sulla finestrella dell’autore in alto)

      Ciao, a presto!

  • franci

    Ma se hai figli…non vale il discorso?!

    • Perchè no, franci? Da quando essere genitore vuol dire immolarsi all’altare di una vita deprimente? Certo, uno può evitare di fare il giro del mondo da solo, ma vorrei che si capisse che il “viaggio” non è lo scopo. Come non lo è il “lavoro”. Entrambi sono strumenti che si possono usare per ottenere il VERO scopo, che nel mio caso, è la felicità. Ma ognuno può trovare i suoi strumenti, può piegare le regole, può pensare in maniera ortogonale, per trovare il proprio spazio e la propria serenità. Figli o non figli.

      NB: a luglio divento papà 🙂

  • Daria

    Ti stimo davvero! anche io ho lasciato il lavoro che forse sarebbe stato “fisso”. La mattina fatica ad alzarsi,la solita strada che porta al lavoro, 8/9 ore tra sbuffi, occhi fissi sullo schermo del Pc,il titolare che rompe,zero soddisfazioni, durante il finesettimana avevo l’angoscia perchè pensavo di ricominciare già la settimana…Poi la mia voce interiore mi parlò! a 26 anni non mi merito di stare rinchiusa,a buttare via la mia vita dentro le 4 mura fino alla vecchiaia. NO!
    Grazie per aver scritto la tua meravigliosa storia!

    • Grazie a te, Daria, e complimenti per esserci arrivata a “solo” 26 anni! Io sono dovuto arrivare ai 33 per capirlo! Unica mi scusante: mi sono laureato tardi 😀

  • Toccante, veramente toccante. Bellissima storia e bellissima realtà. Ti ammiro.

    • Grazie mille Nicola! Se per caso ti è stata d’ispirazione, vienimi a trovare sul mio sito o sulla mia pagina facebook, così ne parliamo un po’! (trovi i contatti cliccando sul mio nome)

  • bunny

    Ciao…sono arrivata a leggere la tua storia proprio esplorando il web in cerca di ispirazione. ho 35 anni e da quasi 14 lavoro fissa per una società importante. i primi anni sono stati belli..io arrivavo da una situazione di precariato e il mio sogno era la stabilità. poi le cose sono cambiate…il lavoro e’ diventato routine e le soddisfazioni sempre meno..non ce’ crescita in quest’ azienda. quello che mi ha fatto andare avanti sinora e’ sapere di portermi permettere qualche viaggio (le ferie almeno non sono un problema, siamo in tanti) e di togliermi qualche sfizio. le persone da me si aspettano delle cose…un marito, figli, una vita normale…io mi sento soffocare all’ idea . mi tiene viva solo il pensiero che in qualsiasi momento posso decidere di partire. ma ancora non trovo il coraggio di farlo. ho paura di fallire, di non riuscire a trovare un altro lavoro….di dover chiedere aiuto. Mi chiedo cosa voglio fare ma ancora non trovo risposta. Sento che dovrei allontanarmi da questo paese che spesso non rispetta l’ individualità delle persone…dove se scegli di fare qualcosa da sola sei considerata stramba. Vorrei avere un po’ del tuo coraggio…

    • Ciao Bunny! Capisco molto bene la tua situazione… tanto che ho scritto veramente molte volte a riguardo.

      Se accetti un consiglio, Io ti suggerirei di dare un’occhiata a un paio di cose che ho sul mio sito (trovi il link cliccando sul mio nome in questo commento). Uno di questi è un articolo che si chiama “Mollare tutto e partire, le 7 cose che ho capito sulla paura”, e l’altra è un video che si chiama “il lavoro di essere felici”.

      In entrambi parlo di una cosa che mi aspettavo tu nominassi: il “coraggio”. Perchè per prendere decisioni buone nella vita, spesso non è questione di solo coraggio…

      Dai un’occhiata, quando hai tempo, poi scrivimi pure quando vuoi (anche dalla mia pagina facebook), che ne parliamo! Perchè un peccato vivere la vita, oppressi da qualcosa di cui non troviamo la soluzione…

      Ciao, a presto!

  • Mara

    Bellissimo post Francesco… quando leggo che ci sono persone che la pensano al mio stesso modo, mi sento molto più motivata a non abbandonare l’idea che il mondo va visto e che finchè potrò, cercherò di visitarlo il più possibile…
    Come accennavi, vivi circondato da persone che ti dicono di aspettare, e che andrà meglio, che il fatto di andare via telo devi dimenticare e investire il tuo (poco) denaro in un affitto stabile in una misera città Italiana.. vedono il viaggio come una vacanza, una perdita di tempo, un capriccio. per me è libertà, ispirazione, conoscenza. e tu che viaggi per loro sei quasi un pazzo.
    Come fai quando sei totalmente indeciso tra due luoghi? Sto parlando di California e Giappone: sono stata in California per 3 mesi la scorsa estate, sempre lavorando come freelance, ma sono bloccata sulla decisione: questa volta Giappone? Ho sempre nutrito un profondo interesse per la cultura giapponese, è la mia ispirazione. Ma da un lato La California per me è come casa, oltre a vari obbiettivi artistici che presenta… ti sei mai trovato in un bivio simile? Ciao e buona giornata, ti auguro il meglio! Grazie, Mara

    • Ciao Mara, grazie mille! Mi fa piacere che anche tu condividi il mio pensiero! Alla fine siamo più di quello che potresti immaginare, solo che siamo tutti sparsi ai quattro angoli della terra 😀

      Per rispondere alla tua domanda, io seguo le sensazioni di pancia. Ovvero: molto prima della partenza di un viaggio, razionalmente ho già pensato a qualche destinazione, nel tuo caso California e Giappone. Inizio a fantasticare, mi immagino già in quei posti, mi faccio i film… poi, un giorno, senza nessun preavviso, MENTRE sto fantasticando su uno di quei posti, o anche su uno che non c’entra niente, sento una stretta alla bocca allo stomaco. Bon, non c’è più niente da fare a quel punto, sono GIA’ partito con la testa, il corpo non può far altro che seguire 🙂

      Il mio consiglio è fare altrettanto, lascia andare le sensazioni, non ci pensare troppo, non valutare pro e contro, lascia che sia la pancia a decidere per te!

      E se proprio vuoi qualche altro consiglio, cliccando sul mio nome qui a lato trovi i miei contatti web, facebook e twitter, scrivimi! 🙂

  • SARA

    Ciao, ho trovato il tuo sito molto interessante. Mi chiedo come tu abbia fatto a lavorare part time come freelancer in Italia quando in Italia è praticamente impossibile farlo regolarmente senza essere spennati dallo stato. Io non posso permettermi di aprire partita IVA. E come si comporta un nomade digitale a livello fiscale.

    • Ciao Sara, allora, la questione fiscale è molto variegata, perchè dipende cosa fai e con chi lavori… io posso rispondere per me: lavorando per l’estero guadagnavo bene, come ho scritto, quindi anche a tasse pagate me la cavavo. Certo, appena apri la partita IVA ti arriva una bella botta di soldi da pagare. Fortunatamente ero coperto. Il mio consiglio è: NON lavorare per italiani! Usano il freelancing per abbassare i costi, non per cercare qualità. Lavora per paesi dove il costo della vita è maggiore: USA, Canada, Australia, Nord Europa in genere!

      • sara

        Facendo qualche lavoretto di traduzione non posso guadagnare molto, ma supererei i 5000. Non ce la farei a mantenere una partita iva guadagnando così poco. MI chiedo se me ne vado in UK e faccio freelancing dall’uk mentre cerco impiego, avendo la residenza in Italia (vivo a casa dei miei) se posso venire perseguitata dal fisco anche pagando le tasse in UK o altrove.

        • Eh non puoi. Paghi le tasse dove hai la residenza, quindi anche se vivi in UK, ma risiedi ufficialmente in italia, paghi le tasse italiane. Per pagare le tasse all’estero devi avere la residenza all’estero, ma per farlo, devi dimostrare di passare più di sei mesi l’anno in quel paese, altrimenti mi sa che ti prendi una bella denuncia per frode fiscale.

          • Francesca

            ^_^ boh io ho lavorato sette anni come dipendente in tre paesi d’europa e le tasse sono state pagate nei rispettivi paesi anche se io la residenza non l’ho mai cambiata e perfino sui miei documenti c’è sempre stata la residenza in italia…d’altronde come dipendente erano tolte in busta paga non è che potessi fare qualcosa…magari per i freelancer è diverso…non so…

  • SARA

    Addirittura per avere ADENSE su un sito ti chiedono partita iva. Credo che questo genere di lavoro da freelance sia molto ostacolato dall’Italia ma si possa fare tranquillamente all’estero senza risultare automaticamente come EVASORI. Onestamente in Italia c’é una rigidità di leggi da paura, per esempio se superi le 5000 Euro e i 30 gg con lo stesso cliente, devi aprire partita IVA con tutte le allucinanti spese connesse, INPS compreso. Lo so perché ci sto passando e trovo il progetto praticamente IMPOSSIBILE dal punto di vista fiscale, motivo per cui sto pensando di proseguirlo in un altro stato. Mi chiedo se tutti i freelance che lavorano in questo modo in Italia e in giro per il mondo siano consapevoli della cosa e come fanno a sopravvivere.

    • Ciao Sara, nel commento qui sopra ti ho indicato come trovare i miei contatti!

  • Matteo

    Grande! Grande! Grande! Io parto ad agosto, faccio un giro alle Canarie per migliorare lo spagnolo, poi Perù come volontario per sei mesi e dopo ho intenzione di girarmi l’ America del Sud.. Poi non so… Io mollo un lavoro stabile che mi dava certezze, certezze solo economiche aime’… Credo di meritare di più, ho fame di scoperta.. E accettero’ tutto quello che la vita mi offrirà..
    Comunque ti stimo fratello!! Sei un esempio da seguire
    Matteo

    • Grazie mille Matteo, lieto di conoscere un altro “liberato” 😀 Che dire, mi piace un sacco il tuo progetto, canarie e sudamerica? ME ENCANTA! 😀 buona strada allora, e fammi sapere come va!

      Se vuoi, cliccando sul mio nome qui a lato trovi i miei contatti web, facebook e twitter, scrivimi! 🙂

  • sara

    C’é un modo con cui posso contattarti privatamente con un PM?

    • Ciao Sara, se clicchi sul mio nome qui accanto, trovi i miei contatti web, facebook e twitter. Evitando twitter che 140 caratteri non bastano, contattami da li, se vuoi!

  • Lorenzo

    inizio a pensare che è l’ingegneria che fa male (o bene dipende dai punti di vista)….anche io bene o male ho seguito i tuoi passi un anno e mezzo fa e anche un mio amico ingegnere…..quando ti sporgi e guardi al di la del muro del labirinto nel labirinto non ci vuoi più stare.
    in bocca al lupo Francesco.
    un abbraccio.

    • Ciao Lorenzo! E’ possibile sai? In fondo chi si trova a fare ingegneria è stato probabilmente spinto da una intelligenza di tipo analitico, che ti porta a fare domande, e ad analizzare tutto. Aggiungici un minimo di sensibilità, un minimo di individualismo, e il gioco è fatto.

      Cmq grazie mille! E a proposito, tu che cosa hai fatto di bello? Se ti va (e non lo hai già fatto, cliccando sul mio nome qui accanto al commento trovi i miei contatti web, facebook e twitter. Scrivimi!

  • Fabio Sarcona

    Ciao Francesco! ho appena letto il tuo post, o per meglio dire “un pezzetto della tua vita”, è l’ho trovato molto emozionante, forse perchè condivido molte delle motivazioni che ti hanno portato a diventare un nomade digitale, in primis, la voglia di Libertà!

    Viaggiare da soli è un’esperienza che consiglio a chiunque, ti mette in relazione con te stesso,ti fa sentire parte di quel viaggio…e quando torni a casa avrai uno zaino carico di esperienze e di emozioni!

    Buon viaggio Francesco!

    un abbraccio.

    • Grazie mille Fabio! Lieto di vedere che anche tu conosci il valore del viaggio da soli! Che poi è un valore che riesci a riportare anche nel viaggio in compagnia, secondo me, purchè sia buona compagnia, rigorosamente buona!

      Un abbraccio e buona strada, ciao!

  • Diego

    Respect. Anche io sono un programmatore di 30 anni che ha fatto i tuoi stessi ragionamenti. Penso che ore spostamenti + 8 ore + 1 di pausa pranzo = morte cerebrale e per me che voglio dedicarmi allo studio della musica è una mazzata micidiale.
    Quindi rispetto la tua scelta ed è una buona iniezione di fiducia per me, visto che sto per fare anche io il salto nel buio. Anzi, vorrei approfittare della situazione per chiederti quali sono i passi che hai fatto per lavorare come programmatore freelance. Buona vita. Diego

    • Ciao Diego! Ho scritto un articolo sull’argomento, in cui racconto come sono diventato freelancer nel mio campo. Poi se hai altre domande, questo sito è pieno di ottimi consigli, altrimenti ti invito a cercare i miei contatti (li trovi cliccando sul mio nome a lato di questo commento) e a scrivermi!

      Ciao e buona strada!

  • davide

    Grande storia e grande coraggio! Ti ammiro molto! Anch’io sto progettando di trasferirmi all’estero da un po di tempo, ma ultimamente le paure mi stanno bloccando. Attorno sento solo persone che mi ripetono che sono vecchio (ho 33 anni) per pensare di farmi una vita all’estero. Ma posso essere considerato vecchio a 33anni? A febbraio non mi hanno prorogato il contratto (meglio così perché ho capito che la vita d’ufficio non fa per me), ed ho deciso di reinventarmi lavorativamente. Ho fatto un corso di barman/barista(con la consapevolezza di aver buttato una laurea in beni culturali), perché penso che il settore della ristorazione ti permetta di poter trovare più facilmente lavoro in qualsiasi parte del mondo, ed ho iniziato a studiare un po la lingua del posto in cui ho deciso di trasferirmi (ho scelto parigi per ora). Le paure che ho sono tante: l’età, il fatto che andrò da solo nella capitale francese, conoscono poco la lingua, e la solitudine, perché penso che sia un po più complicato fare nuove amicizie in un altro paese dopo i 30 anni. Non è solo la mancanza di lavoro che mi spinge ad andare via dall’Italia, ma principalmente la voglia di cambiare vita! Quello che ti volevo chiedere è come hai fatto a zittire le voci dell’insicurezza e della paura che la mente naturalmente elabora in questi casi? Grazie per l’eventuale risposta. Posso aggiungerti su Facebook? Grazie e ciao 🙂

    • Ciao Davide! Complimenti per la scelta! Attento però alle grandi città e soprattutto le capitali, credo (forse è un pregiudizio) che sia più difficile iniziare una nuova vita da li, sono più chiusi (nonostante si immaginerebbe il contrario) e i costi della vita sono più elevati, rendendo più difficile iniziare! Cmq non voglio rovinarti il sogno, eh? A 33 anni si sogna tanto quanto a 5! E se ti può consolare, io mi sono licenziato che avevo proprio 33 anni! 😀

      Per rispondere alla tua domanda, io ho semplicemente messo in conto nell’equazione della mia vita non solo il successo i soldi e il lavoro, ma anche la salute, il benessere, la qualità del mio tempo. Quando mi sono accorto che la bilancia pendeva tutta da un lato, decidere è stato facile. Ho avuto PAURA di non farlo… non mi è servito coraggio, non so se mi spiego.

      Cmq ne parlo spesso di queste cose, sul mio sito e sulla mia pagina. Quindi non sono PUOI aggiungermi su facebook, ma sei invitato a farlo! Cerca Wandering Wil su FB, e trovi la mia pagina! (anche il mio sito si chiama così). E scrivimi pure quando vuoi, che ne parliamo!

      Ciao, a presto!

      • davide

        Grazie per la risposta! Ti aggiungo su Facebook! Comunque credo che non si è mai troppo vecchi per nulla! 🙂

        • Ottimo, ci vediamo su facebook allora! Assolutamente, mai troppo vecchi! 🙂

  • Francesca

    Caro omonimo,

    arriviamo tutti alla conclusione che vorremmo creare qualcosa, una storia, dei disegni, lasciare una traccia del nostro essere creativo 🙂 Ho 32 anni, mi sono laureata, specializzata, ho lavorato all’estero non continuativamente per sette anni O_o e dopo essere stata resa redundunt, sono rientrata a casa, dai miei genitori. Ho viaggiato per l’Italia perchè ero innamorata di questo paese e degli italiani ed ora però le speranze o i sogni di creare le mie storie, o illustrare qualcosa…non ce l’ho più.
    Vorrei nascondermi sotto il letto ^_^ perchè la prospettiva di ritornare alla vita che facevo all’estero mi mette ansia perchè mi sembra di ripetere qualcosa che ho già visto non mi porta da nessuna parte. L’idea di lavorare in Italia in condizioni ancora peggiori, non so se ce la farei e tanto comunque non mi ha calcolata nessuno.
    So che devo inventarmi qualcosa, ma sono a corto di idee dopo averle veramente tentate non dico tutte ma molte (e a sto punto mi viene anche da pensare, ma allora sono io che non valgo un tubo?)…non ho più neanche l’illusione del viaggio…è vero che viaggiare ti mette in una condizione di apparente libertà, ma è anche vero che credo si debba arrivare a sentirsi liberi anche da sedentari e a riscoprire ogni angolo di dove si vive con occhi nuovi.
    Qualcosa che mi manca totalmente dopo tutto ciò che ho vissuto, è un gruppo di amici con esperienze comuni con i quali confrontarmi ed uscire a camminare e discutere in zone a contatto con la natura in provincia di Verona. Purtroppo sembra che i miei coetanei siano difficili da trovare, sono tutti all’estero??!! 😀

    • Ah beh Francesca, non ti consiglierei di aspettare un (quasi) coetaneo che condivida le tue zone di origine e le tue idee, rischi di aspettare parecchio!

      Poi non ho capito se mi chiedi qualcosa, o se mi stai solo raccontando un po’ le tue frustrazioni, ma supponiamo che tu mi abbia chiesto come risolverle, la cosa è un po’ complicata. Nel senso… quello che sai, e quello che vali, lo sai solo tu (e forse nemmeno tu). Io al massimo ti posso consigliare di non desistere. Lo so che fallire è brutto, ma mentre da una parte hai tutte le possibilità del mondo, e non sai cosa ti possono portare, dall’altra hai il ritorno al lavoro di prima (o simile), e quello sai benissimo a cosa ti porterà: all’infelicità!

      Al massimo, mentre provi a realizzare qualche sogno, preparati un piano B, una specie di compromesso per tirare avanti.

      Senti facciamo così: cercami sulla mia pagina FB (Wandering Wil) o sul mio sito (idem) e parliamone, magari mi viene qualche dritta per te 🙂

      Ciao omonima, a presto!

      • Ciao Fra,
        avevo già risposto subito ma poi ho notato che Disqus non l’aveva pubblicata. Ripetermi non è mai stato il mio forte. Posso comunque ringraziarti per il tempo che dedichi ad ogni persona che ti scrive. In realtà nessuno può darci consigli perchè ognuno di noi deve trovare la propria strada ed ha dentro di se le risorse e le soluzioni. Io sto odiando sempre di più i mezzi di comunicazione digitale anche se reputo che internet se usato bene sia una risorsa formidabile. Oddio tutto è una risorsa se usato con intelligenza. Diciamo che più è potente lo strumento, più è anche rischioso. Hai ragione sul fatto di tentare fino allo sfinimento di crearsi la propria vita. Un giorno forse si farà breccia ed anche se ciò non avvenisse non si avranno rimpianti e non ci si sentirà dei meri consumatori e basta, di cibo, notizie, intrattenimento passivo e così via, ma si avrà almeno la minima soddisfazione di essere stati protagonisti nella propria vita.
        Hug,
        Fra

        • Non vorrei dire una banalità, ma nessuno ha mai detto che è facile trovare la propria strada e percorrerla… ma è proprio questo il punto. Chi sceglie la vita facile passa la vita a lamentarsene, in attesa che avvenga qualcosa che decida al posto suo. Non fa per me, grazie… e da quello che ho capito, neanche per te.

          Rendersene conto è una gran cosa, avere il coraggio di non far finta di niente, anche.

          Un abbraccio!

          • Ciao Francesco, no non è facile nulla che abbia valore. Anche perchè comunque ti legano al denaro volenti o nolenti di cui c’è una gestione atta a creare debito quindi “qualcuno” di noi, sarà sempe in debito…comunque si, rendersene conto è un primo piccolo passo, poi però fra il sapere e il fare, bisogna anche avere delle idee/energie/risorse…

            Hug,
            Francesca

          • Le idee si trovano (un sito come questo è una miniera di informazioni, a cui si aggiunge la fantasia). Le risorse sono il problema minore. La cosa più problematica è l’energia… e quella dipende dalla tua volontà e determinazione!

            Non cedere!

    • Mikelangelo

      Ciao Francesca,
      a Verona ci sono ancora persone che nonostante tutto hanno preferito rimanere qui e tentare altre strade con sola forza straordinaria delle idee.
      Da dipendente passivo sono diventavo freelance attivo con una voglia di svegliarmi tutti i giorni consapevole che tutto dipende da me e questo ti dà una forza che prima pensavi di non avere. Vivo in Valpolicella e credo che questo nostro paese nonostante tutte le apparenza sia fantastico e pieno di persone, di inventori, di trasformisti che altri paesi ci hanno da sempre invidiato. Michelangelo

      • Ciao Michelangelo (beh col tuo nome non potevi che raggiungere le conclusioni che hai scritto 🙂 ), concordo appieno su quanto dici riguardo l’Italia e gli italiani. Io più sto all’estero e più mi accorgo che il Bel Paese è veramente Bello da cima a fondo ed adoro la mia cultura di provenienza, pur notando diverse possibilità di miglioramento ed apprezzando anche alcuni aspetti dei diversi modi di fare che ho incontrato. Tu in che settore sei? Sono felice che sei riuscito a trovare la tua strada per svegliarti ogni giorno contento, è la miglior ricetta per una salute di ferro!

      • ma ora cosa fai? come posso fare a conoscere la tua storia? 🙂

    • michele

      ciao Francesa..sono passati un po di anni da questo tuo messaggio ma vediamo se ricevi il mio scritto…io la penso come te ..ho fatto esperienze del tipo di Francesco e sono di Verona…quindi se vuoi contattarmi su WhatsApp il numero e’ 3290274392 ti aspetto! ciao Michele

  • rami

    ed io che ora finisco la maturità e non so in che facoltà iscrivermi?
    da sempre amo viaggiare e vorrei vivere viaggiando ma come si fa senza lavoro? :/

    • Ah beh, Rami, esistono anche dei modi per viaggiare praticamente a costo zero. Oppure lavori in cui viaggi molto. O lavori che puoi fare viaggiando (come il mio). Se ti va ne parliamo. Contattami! Se mi cerchi come Wandering Wil su facebook o sul mio sito, mi trovi 😉

  • giuseppina rinaldi

    Ciao, ci sono stati giorni che ce l’avevo con il mondo intero , ma poi mi sono resa conto che noi nel nostro piccolo siamo il mondo bisogna sentirlo infatti io adoro la natura , il celo le nuvole , madre natura ci culla e questo mi ha aiutata molto e rimango anche io dell’ idea che si apprende in strada le cose più belle da imparare spero che riuscirò a partire prima o poi…. intanto mi sono prefissa un cambiamenti interiore e spostarmi lontana da tutti e poi sivedrá….. complimenti la tua vita vissuta mi è piaciuta molto by giusy

    • Grazie a te, Giusy, ti auguro di trovare la tua strada!

  • Pamela

    E’ vero, la cercavo e l’ho trovata. Grazie e buona fortuna.

    • E sono lieto che tu l’abbia trovata, allora! 🙂 Grazie a te, buona strada!

  • Claudette

    Ciao, grazie di aver condiviso questo racconto.
    Ammiro chi, come te, ha avuto il coraggio di saltare le paure e le incertezze, per lanciarsi in una vita migliore e raggiungere la felicità.
    Che sono tanti, troppi anni che vedo la mia vita scorrere tra alti e bassi, nella sua pseudo-mediocrità quotidiana e non riesco a farne un capolavoro di gioia. Che sento di non saper fare nulla che mi permetta di vivere viaggiando, o semplicemente di vivere più felicemente senza rinunciare a viaggiare. Neanche la mia professionalità, purtroppo, è rivendibile per un lavoro freelance e quindi non saprei proprio cos’altro fare, a parte fare la fantozziana impiegata d’azienda (e non era questo che sognavo per me, quando studiavo e sudavo sette camicie per prendermi uno straccio di laurea).
    Il solo motivo per cui continuo a fare la vita che faccio, il lavoro che faccio, è lo stipendio che, seppur esiguo, mi consente di viaggiare, regalandomi qualche parentesi di felicità e colore, in una vita che tende ai toni del grigio.
    Tra l’altro, avere un marito che invece è riuscito a colorare la sua vita ordinaria, al contrario di me, è un’ulteriore peso da portare sulle spalle perché mi sento la nota stonata e compiere una simile scelta sarebbe ancora più complicato.
    Forse ha ragione chi dice che certe scelte si possono fare solo a certe età e quando si è liberi da legami, forse avrei dovuto agire anni fa, alle prime avvisaglie di malessere ed ora non mi resta che convivere con questa vita grigia, magari abbellendola con qualche fiore colorato??
    Chissà. Tu che ne pensi?
    Sicuramente passerò a far visita al tuo sito 🙂

    • Claudette! Penso che “no no no no, cosa stai dicendo?!?”

      Non dirlo neanche per scherzo, guarda che mi offendo! Ok, d’accordo… ammettiamo pure che tu abbia fatto errori in passato, che la tua vita adesso sia grigia, e che tu sia un po’ limitata, bloccata. Ok… abbiamo sbagliato tutti. D’altra parte, qualcuno ce lo aveva spiegato come sarebbe andata a finire? Quando io ho scelto di fare l’ingegnere avevo 19 anni, cristo santo! La mia occupazione principale era guardare il culo alla ragazze, che ca##o ne sapevo io del resto della vita? (scusa, mi sto infervorando)
      E lo stesso vale per te, cosa ne sapevi tu, piccolina, di come avrebbe proseguito la tua vita, di dove ti avrebbe portato? Sei anche tu la vittima di un’illusione che ci hanno dato senza istruzioni. (a sto punto potevano lasciarci anche babbo natale…)

      Aver “perso” parte della tua vita, non ti giustifica ASSOLUTAMENTE a lasciar andare anche il resto, al contrario! Dovrebbe metterti il pepe al cu#o, invece, per evitare di sprecare il tempo che ti rimane! Il tempo è molto, ma non è infinito, e si ti giri a guardare da un altro lato mentre passa, finisce in un lampo! Tu ne sai qualcosa, vero? Quanto sono durati i tuoi ultimi, che so, 5-6 anni?

      No Claudette. Accetta di aver fatto errori. Perdona te stessa, sei innocente come tutti noi. E alza quel culo dalla sedia. Tuo marito, se è riuscito a colorare la sua vita, dovrebbe essere una risorsa, non una pietra dello scandalo! Chiedigli aiuto, parlagliene, confida le tue debolezze, e piangi anche, se ti va. Ma poi inizia a costruire qualcosa, inizia a dare colore alla tua vita! Accontentarsi di qualche “fiore” è proprio come mettere i fiori alla finestra della cella, quando la porta è aperta! E’ solo accostata e lo hai fatto tu!

      Ah, se ti avessi la, ti darei due simbolici schiaffoni per farti riprendere, e per dirti: “La porta è li, Claudette! ESCI E VAI A COLORARE LA TUA VITA!”

      Ma non ti vorrei fare male, eh? É solo per darti un po’ di sveglia 😀

      Senti. Passa dal mio sito e vatti a leggere la metafora del poker, che va proprio bene per te!

      E fatti viva, che se hai bisogno di un altro paio di schiaffoni virtuali, sono a tua disposizione 😀

      Ti auguro ogni bene, Claudette, ma soprattutto ti auguro chiarezza e forza di volontà! La prima per sapere cosa va fatto, la seconda per farlo!

      A presto!

  • canni

    leggendo il tuo racconto un brivido mi ha percorso la schiena. GLi eventi che ti hanno portato alla tua seconda vita li ho vissuti sulla mia pelle e rileggerli é stato come riviverli una seconda volta. Il 2009 per me e per i tuoi stessi motivi é stato il punto di non ritorno. Azienda di informatica, crisi, vita decorosa -bellissima per idispensatori di veritá-mediocre dal mio punto di vista- giornate mesi anni sotto stress, uno stress fine a se stesso, con un livello di esaurimento nervoso che ha toccato il limite. Poi la molla é scattata. Penso sia stato istinto di autoconservazione. Processo lungo, complesso sofferto, elaborato. Alla fine dopo tre anni decisione presa. Mollo tutto, azzero quello che ho “raggiunto” e ricomincio da capo. Non facile con moglie e figlio, ma volere é potere.
    Ora siamo in Messico da un anno. Non é il paradiso, ma abbiamo fatto senza dubbio un passo in piíu verso la ricerca di quello che era ed é il nostro graal: la serenitá
    buona vita

    • Ciao canni, che bello leggere la tua testimonianza! Tra l’altro tu che appartieni alla categoria “con moglie e figlio” potresti davvero essere di ispirazione a aiuto a chi, nella tua condizione, non ha lo stesso coraggio, oppure pensa di non avere alternative!

      Tra l’altro, anche io a brevissimo sarò padre, quindi potrei trovarmi nella tua stessa situazione! Dove in Messico? magari andiamo a farci una tequila assieme, ehehe

      Grazie ancora, a presto!

  • Anna

    Io sono sulla tua strada. Ne ho fatto solo una parte, ho trovato qualche ostacolo, ma voglio continuarla, perchè sento che è l’unica possibile, per me. Ti stimo.

    • Bene Anna! Saprai già allora che non è una strada facile, è piena di ostacoli, spesso in salita, e pochi la stanno seguendo, quindi si tratta di improvvisare, arrangiarsi, a volte combattere. Ma vale ogni singolo passo, e una volta iniziata, tornare indietro non è neanche un’opzione!

      Grazie della stima! Se posso esserti utile in qualche modo (tra viandanti della stessa strada ci si aiuta volentieri), puoi cercarmi Su Facebook, o sul mio sito. Mi trovi come Wandering Wil. A presto!

  • Massimiliano Zito

    Hai fatto bene. Bravo. La vita è una sola e vivila per te stesso e per la tua felicità. Ricorda di aiutare chi ha bisogno a sua volta sarai aiutato anche tu. Questo è un mondo migliore.

    • Bravo Massimiliano. Come hai letto, io mi considero alla ricerca della Felicità. Beh ho fatto qualche passo avanti, ma non posso certo dire di essere arrivato. Però ho qualche certezza: la mia felicità non può essere troppo lontana da una vita semplice, in mezzo alla natura, e dal fare del bene al prossimo in qualche modo.

      Ci sono tanti modi per fare del bene. C’è chi fa il volontario con i poveri o i malati, chi si getta nel fuoco, chi fa ricerca. Io condivido le mie storie. Ogni volta che qualcuno mi scrive per dirmi che ha letto qualcosa di mio, e poi ha preso delle decisioni per la sua vita, che ha scelto di VIVERE e non di sopravvivere, io posso guardarmi allo specchio con orgoglio, e dire: “Ben fatto, Wil, ben fatto!”

      Combattiamo tutti per un mondo migliore, ognuno a modo suo!

  • Luca

    Wow, è fantastico quanto condividi, complimenti
    Se ascoltassi quanto sento dentro me sarei partito e invece.. eccomi ancora qui.. cerco altre strade, il viaggio è sicuramente una di questo e non ho ancora avuto il coraggio di seguirla, altre sono molto personali, e per me sono la fotografia o seguire i maestri..
    Mi accorgo ormai che sul lavoro i soldi che guadagno spariscono tutti in cose inutili ma necessarie per compensare lo stress e le frustrazioni del lavoro stesso.. è un cane che si morde la coda, non sto costruendo niente, tutto si autoconsuma e si brucia senza creare nulla,,, sono pochi i momenti in cui mi sento veramente libero, me stesso.. e anche nel tempo non impegnato dal lavoro sono mille le distrazioni che distolgono dall’obiettivo
    Grazie perchè mi ricordi di continuare a lavorare per dare un senso al tutto e rispondere alla domanda più importante, perchè sono qui, ora.. ovvero vivere appieno ogni attimo sentendosi parte dell’universo della vita al 100%, ci vuole coraggio ma credo ne valga la pena alla fine, e i nodi cmq prima o poi vengono al pettine (come si dice), prima o tardi, l’importante è che sia il momento giusto, per rinascere, ancora una volta e vivere veramente come dici tu, non sopravvivere rassegnandosi
    grazie ancora

    • Grazie a te Luca, di aver compreso il messaggio. Hai detto benissimo, è un cane che si morde la coda. Vai al lavoro per permetterti le vacanze per riposarti dallo stress del lavoro. Vai al lavoro per permetterti la macchina per andare al lavoro. Non ha senso… è una ruota per criceti, e non si va da nessuna parte.

      Spero che tu possa trovare di meglio, ma ne sono sicuro perchè hai già cominciato a farti le domande giuste. Se per caso tu avessi mai bisogno di qualche parola di conforto per trovare le risposte, cercami sul mio sito o sulla mia pagina (Wandering Wil) e sarò lieto di parlare con te.

      Siamo pochi, ma non siamo soli!

  • Bellissima storia. Sei un grande, complimenti 🙂 Se ri-passi per la Thailandia incontriamoci!

    • Grazie mille Andrea, troppo buono! Non ho in programma di passare per la Thailandia a breve, ma grazie lo stesso per l’invito! 🙂

  • aidan

    bellissima…storia …e la stavo proprio cercando!..grazie mi darà un po di coraggio per continuare ciò che sto provando a fare ascoltando solo me stessa!…grazie…

    • Ottimo aidan, sono contento che ti abbia dato un po’ di forza. Allora buona strada, e tanto silenzio per te! 🙂

      Se dovessi mai esserti utile per qualcosa, fammi un fischio sul mio sito (wanderingwil.com) o sulla pagina facebook (stesso nome), a presto!

  • Mary

    Coraggioso !!!

  • Perché non ho ancora risposto a questo messaggio? Forse non mi è arrivata la notifica, chiedo scusa!

    Beh SIMI, grazie mille! La parola “disadattati” ha sempre questa accezione negativa, ma non vuol dire semplicemente, “chi non si adatta”? È necessariamente un male? No, se l’ambiente è malato, allora il disadattato è sano!

    Porteremo un po’ di salute nel mondo, allora, che dici? 🙂

  • Perché non ho ancora risposto a questo messaggio? Forse non mi è arrivata la notifica, chiedo scusa!

    Ciao Elisa, come si chiama il tuo blog? Perché adesso ce l’ho pure io una famiglia, e pure io andrei alle canarie 😉

  • Pingback: Senza casa (per scelta e in digitale) | ANKONA IG()

  • Davide

    Ciao Wandering
    Io ho 24 anni e da più di 4 anni svolgo un lavoro fisso a tempo indeterminato, che mi ha tolto tutto quello che di più bello uno giovane come me possa avere nella propria vita. Questo lavoro ha lentamente spento il fuoco che ardeva dentro me, e la causa principale di tutto questo è il mio capo.
    Anche a me succede giornalmente di alzarmi la mattina e non volere mettere piede fuori casa, mi metterei ad urlare per la rabbia. Mi sento inghiottire e non so come uscirne..
    Ho parecchi impegni economici e non posso gravare sulla mia famiglia.
    Ma adesso, ad un mese da una operazione che ho subito, sto pensando seriamente di finirla con questo lavoro terribilmente logorante.
    A differenza tua però, io non ho nè i soldi per partire nè capacità particolari che mi consentono di svolgere lavori particolari..
    Che faccio?

    • Ciao Davide! Io, non sapendo i dettagli della tua situazione, ti consiglierei una cosa che dico spesso: “Divide et impera”, dividi e conquista: è una tecnica militare.

      Il tuo scopo è stare bene, giusto? qualunque cosa voglia dire “stare bene” per te. “Stare bene” però, è un obiettivo molto impegnativo da raggiungere in un colpo solo, per chiunque. Bene, allora cerca di capire quali sono le cose che devi fare per raggiungere il tuo scopo, e falle una alla volta, in sequenza. Ridimensionando l’obiettivo finale in una serie di obiettivi più piccoli (“dividi”) sono singolarmente più facili da ottenere (“conquista”). Pian pianino, otterrai il risultato finale, un passo alla volta.

      Basta con la filosofia, e passiamo al pratico. Supponiamo che il tuo primo passo sia liberarti del lavoro opprimente. Bene, allora: quali sono gli impegni economici che devi rispettare? puoi liberartene di qualcuno? ridurlo? cos’altro sai fare? c’è qualcosa che potresti, o vorresti imparare a fare, che potrebbe darti un nuovo lavoro?

      Rispondi a queste domande, e forse una strada la trovi per risolvere il primo passo. POI, da li si prosegue per i passi successivi, ma solo dopo aver risolto il primo.

      Che ne dici?

      • Davide

        Ciao Francesco! Intanto ti ringrazio per la risposta..è la prima volta che scrivo su un portale web come il tuo; mi hai ispirato un gran senso di fiducia e ammirazione!
        Il mio scopo è stare bene e su questo non ho alcun minimo dubbio. Sono pienamente consapevole del fatto che per stare bene non basta un semplice schiocco di dita e, come per magia, la cosa è fatta.
        Partiamo dal primo punto del mio lungo percorso per il raggiungimento dello “stare bene”: il mio lavoro. Rientrerò lunedì a lavoro per comunicare al mio datore la volontà di chiudere questo capitolo, sia per motivi personali che per motivi di salute. Non sarà semplice trattare con lui dato che non è proprio la correttezza fatta a persona; dovrebbe ancora pagarmi uno stipendio arretrato, a parte quello di agosto e poi la benedetta liquidazione..
        Passiamo ai miei impegni…ho acquistato una auto nuova nel dicembre 2012 e devo ancora pagare le rate per ben 5 anni; è questo il mio più grande impegno economico..dopo viene il dentista ed altre piccole cosette poco sostanziali..
        Ora passiamo a cos’altro so fare…bella domanda! Io ho fatto un sacco di lavori, ho cercato di capire sin da piccolo che cosa volevo fare da grande..ho quasi 25 anni e non ho trovato alcuna risposta a questa domanda!
        L’unica cosa che davvero amo fare è stare a contatto con le persone, ridere e far ridere chi mi sta vicino, anche persone che non ho mai visto in vita mia! Ma anche questa mia qualità è diminuita parecchio a causa del mio lavoro..
        Una persona cara tempo fa mi disse che ho il fuoco dentro e che devo fare di tutto per farlo uscire fuori, in modo che anch’io possa aspirare a quanto di più bello la vita possa donare..
        Io so di avere questo “fuoco” dentro, questa energia..ma non so come farla uscire! Dentro me sembra quasi che ci sia un’implosione, più che un esplosione..

        • Ciao Davide! Lieto di sentirti ancora! Prima una premessa: questo non è il MIO portale, ma quello dei nomadi digitali di cui faccio parte saltuariamente (dato il tipo di lavoro che facevo). Se vuoi cercarmi sul mio portale, basta che cerchi Wandering Wil su internet, e troverai sia la mia pagina facebook che il mio sito 😉

          Detto questo: bene, il primo passo è liberarsi dal lavoro opprimente. Credo di poter scommettere che già liberarsi di un peso ti renderà i prossimi passi più chiari. Il discorso del “fuoco dentro” è già chiaro di per sé. Ti senti spento a causa del lavoro, hai detto, no? Bene, liberarti di quel peso riaccenderà il tuo fuoco! E a quel punto basta tenere gli occhi aperti, e ASCOLTARSI (lo metto in maiuscolo, dopo spiego), e vedrai che una soluzione ai problemi economici si presenta.

          “Ascoltarsi”: è fondamentale. Appena ti sarai licenziato arriveranno un sacco di voci: quelle degli altri (“sei matto?”, “ma non era meglio aspettare?”, etc), quella delle paure (“Avrò fatto bene?” “forse potevo aspettare”, etc), e taaante tante altre. Consiglio: creati il silenzio intorno, zittisci tutti e anche te stesso, e ascolta l’unica voce che ha il diritto di dirti cosa fare: la tua. Un po’ l’hai già detto a me: ami ridere e far ridere. Non saprei come potresti trasformare questa dote in un modo per mantenerti, ma sono convinto che se TU ci pensi, nel silenzio delle voci inutili, qualcosa ne viene fuori. Sei d’accordo?

          Quindi, riassumento: il primo passo l’hai fatto, togliersi un peso. Il secondo lo farai, riprenderti il tuo fuoco. Poi crea il silenzio e ascoltati! Mantieni un atteggiamento positivo, i piedi per terra, e vedrai che riuscirai a trovare un modo di risolvere tutto.

          Se poi ne vuoi parlare ancora, ti ho spiegato prima come puoi cercarmi, ok?

          Avanti così, Davide! Ormai il cammino è iniziato! Grande 😀

  • lucia

    Grande!! Condivido la tua gioia e questa voglia di non fermarsi mai! La vita appartiene a chi osa! Non so che rapporto hai con la fede,ma un Ringraziamento speciale è doveroso a Colui che ti ha donato Forza,Gioia e Voglia di scoprire l’universo da Lui creato! Auguri!!! 🙂

    • Ciao Lucia! Grazie! Io non ho nessun rapporto particolare con la fede, sono ateo piuttosto convinto, e non mi sento in dovere di ringraziare nessuno in particolare. Se tu ti senti di ringraziare, però, accomodati pure 🙂
      Ciao, a presto!

  • Danilo

    Io ho solo un enorme punto di domanda. Come? Io lavoro nell’ICT da 15 anni e mi sono iscritto a tutti I siti di freelancer possibili (odesk, elance, freelancer, ecc…), ma non mi hanno mai commissionato un lavoro. Io credo che spesso, piuttosto che essere seguiti e cavalcare l’onda del ‘mollo tutto e me ne vado’ si diano informazioni inesatte e si illudano le persone solo per fare del traffico in più, giusto per aumentare l’entropia dell’universo.

    Uscire da una situazione stagnante, prigionieri di una bestia che non molla la presa, è questa l’unica realtà che devi imparare a conoscere, riconoscere e subire, fino alla fine dei toui giorni.
    Questa è la dura realtà, non ci sono shortcut!!

    • Caro Danilo, mi spiace che tu non abbia trovato nessun contratto, ma se pensi che io dia informazioni inesatte solo per illudere le persone o generare traffico, sei fuori strada di parecchio.

      È molto facile commettere errori quando si cerca un lavoro, e non basta la propria competenza ad assicurare il successo. Bisogna sapersi vendere. Non è facile, ma nessuno dice che lo sia. Però è possibile, con impegno, determinazione e anche una buona attitudine mentale e una ottima strategia.

      Da quello che scrivi, il primo pensiero che mi viene in mente è che hai semplicemente disperso le energie. Tiro a indovinare, eh, e ti chiedo di perdonarmi se mi sbaglio. Penso che invece di concentrarti su un solo sito, un solo profilo da gestire, e pochi lavori a cui proporti, hai cercato su tutti i siti possibili, proponendoti per decine di lavori. Pensavi di aumentare le possibilità di trovare un lavoro qualsiasi, e invece hai fatto l’esatto contrario di quello che ti consiglierei: concentrare le energie.

      Io mi sono iscritto solo su Elance, e nella mia vita ho mandato UNA richiesta soltanto. L’ho scritta come se ne andasse della mia vita, controllando decine di volte ogni singola virgola. È un sforzo che si può fare solo una volta ogni molti giorni. Li ho convinti, mi hanno preso, e ho continuato a lavorare SOLO per loro, ancora come se ne andasse della mia vita. Gli sono piaciuto, e mi hanno preso come collaboratore a lungo termine, per quattro anni, fino a che non ho interrotto io.

      Io mi sono concentrato, e ho puntato tutte le mie carte su un solo contratto. Sospetto tu abbia fatto l’esatto contrario. “Solo fortuna”, potresti dire tu.

      Io non credo alla fortuna, credo alla dura realtà, e mi preparo per affrontarla nel migliore dei modi, anche studiando le strategie a tavolino. Ma ognuno ha la dura realtà che preferisce.

      Ad ogni modo, ho scritto un altro articolo per questo sito, si chiama “Nomade Digitale con un solo cliente, è possibile?”. Trovi il link in altro a destra. Ci sono un po’ di dritte che forse ti possono interessare per riprovarci. E se vuoi contattarmi, basta che mi cerchi come Wandering Wil in rete, troverai il mio sito o la mia pagina facebook. Sarò lieto di rispondere alle tue domande.

      Buona serata!

  • Alessandro

    Complimenti, hai fatto quello che io sto cercando di fare da ormai due o tre anni. Se escludiamo i dettagli personali (per l’appunto “personali”) la mia storia è praticamente la tua…. C’è qualcosa di terribilmente sbagliato e orrendo nel modo di vivere che ci hanno (o sarebbe meglio dire “ci siamo”?) imposto. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, quel qualcosa di orrendo si insinua sempre di più nello spirito e annienta ogni sensazione, addirittura ogni speranza nei giorni più cupi; ci si ritrova semplicemente schiavi di se stessi e si è così ciechi da non riuscire a far altro che puntare il dito contro chi ci sta intorno. Di nuovo complimenti, spero di trovare al più presto l’energia necessaria per fare “il salto” .

    • Ciao Alessandro, grazie dei complimenti! Ti auguro anche io di trovare l’energia che ti serve, ma se così non fosse, cercami su web o su facebook, che ne parliamo. Questo articolo è pure vecchiotto, non cita il fatto che ormai questi argomenti sono il mio pane quotidiano! 🙂

      A presto, e grazie ancora!

      • Alessandro

        Non temere, sto già (da oggi a dire il vero!! 😀 ) seguendo la tua pagina facebook ed il tuo sito. Grazie dell’augurio!

        • Ottimo! Allora fammi sapere se ti posso essere utile! Ormai sai dove trovarmi 😉

  • Alberto Falcone

    Bellissima storia la tua .. il valore della vita che non sono il denaro ma il tempo … al momento non ho il coraggio di mollare tutto come hai fatto tu, ma sto pensando seriamenre al mio tempo e credo che chiedero’ il part time …poi si vedra’ ..

    • Ciao Alberto! Mi raccomando di non aspettare troppo prima di prendere qualche decisione, perché il tempo passa velocemente… mentre si aspetta! Se vuoi ne parliamo quando vuoi, a presto! 🙂

  • Valentina

    Meraviglioso…e quello che penso tutti i giorni! Hai avuto coraggio e infondi coraggio e energia positiva agli altri…niente di più nobile! Io sono in una situazione abbastanza simile alla tua e sto cercando in me la forza di mollare e partire e sono sicura che ce la faro molto presto!

    • Allora stai cercando nel posto giusto, Valentina 🙂 “Dentro di te” è l’unico posto in cui cercare. Ma se per caso hai bisogno di una “pacca sulla spalla virtuale”, sai dove trovarmi? Cercami sul mio sito o facebook! (come Wandering Wil)

      A presto, e grazie!

  • conilmionome

    Complimenti. Sono anch’io Veneto e uscire dagli stereotipi del “lavoro fisso”, “comprare casa” e tutti questi luoghi comuni che ti rendono soltanto infelice è veramente difficile.
    Io per fortuna ne sono uscito qualche anno fa grazie alla mia nuova professione. Cioè fare il poker player online. Non immagini all’inizio quante resistenze da parte della societa.
    Ora per fortuna guadagno bene e per il 2015 ho intenzione di intraprendere un mega viaggio come il tuo con il vantaggio di giocare online da ogni dove per mantenermi e ovviamente di partecipare alle tappe live di maggior successo.
    Quindi ti ammiro alla grande e sicuramente a breve seguirò le tue orme molto volentieri seguendo il tuo blog.
    Auguri per tutto.

    Marco

    • Ciao Marco! Grazie dei complimenti e del tuo interesse. Ho conosciuto solo un’altra persona che si manteneva con il poker online. Ti confesso che io non riuscirei a farlo. Da una parte lo trovo poco etico (i soldi che “guadagni” sono soldi tolti ad altri. È comunque vero che nessuno ha costretto gli altri a giocare, quindi il confine tra “giusto” e “sbagliato” è molto sfumato, ed è una definizione sicuramente personale), dall’altra non ne avrei il sangue freddo. Mi emoziono se gioco per due euro con gli amici 😀
      Però se tu non hai di questi problemi, complimenti per aver trovato un modo per uscire dalla ruota del criceto! In effetti è uno dei “lavori” più nomadi in assoluto, non hai nemmeno clienti con cui avere a che fare, e non devi rendere conto proprio a nessuno!
      Beh, auguri allora! E dato che mi segui sul blog, a presto! 😉

      • conilmionome

        Grazie per la risposta,
        Bè innanzitutto diciamo che per qualche verso il gioco è come dici te ma per altri è un po’ diverso dai.
        Tipo innanzitutto ormai i giocatori che incontri al tavolo sono al 90% dei regular come te. Che si applicano studiano il gioco e cercano di vincere a loro volta, quindi è una sanissima competizione. Cioè se vai a fare un torneo qualsiasi dal tennis al ping pong tu praticamente sfidi altri professionisti e cerchi di batterli, non mi sembra una cosa da parassiti ma una sana competizione. Poi ovvio che esiste il classico fish amatore, ma al fish amatore anche qui nel 90% dei casi non interessa esattamente vincere. Cioè ovvio, se vince meglio, ma quello che gli interessa è l’intrattenimento della partita, nel 90% dei casi puo permettersela ed è al pari di andare al cinema. Cioè io spendo 10 euro per andare al cinema e mi godo il film, son 10 euro buttati? Non lo so mi son goduto l’intrattenimento. Uguale il fish medio, poi ovvio che in mezzo c’è qualche ludopatico, ma non pensare, i ludopatici li trovi di più alle slot machine o simili.
        Quindi diciamo che, soprattutto a certi livelli, la cosa bella del gioco è anche la competizione e in più la scoperta e lo studio di un gioco che di base sembra terribilmente semplice, basta 2 minuti e chiunque sa le regole e può giocare, ma che in fondo è terribilmente complicato.
        In più bè si nessuno obbliga nessuno a sedesrsi al tavolo, e se uno è incapace non lo obbliga nessuno a sedersi in un tavolo con altri 5 professionisti. Nessuno ti obbliga a iscriverti a wimbledon e a giocare contro Federer se sai a mala pena tenere in mano la racchetta.

        Detto questo non voglio tediarti ulteriormente, era solo per dire che insomma, non mi sento propriamente un parassita dai, ho solo una grande passione anche per la competizione (son sempre stato uno sportivo).
        Poi ovvio che volendo è un lavoro nomadissimo ma che per ora non ho ancora sfruttato a pieno le potenzialità in quanto convivente da anni con una donna che praticamente mi bloccava in quel guscio da cui non potevo praticamente mai uscire. La mia gabbia è sempre stata la mia relazione purtroppo.

        MA ora penso dal 2015 di intraprendere un bel viaggio con la scusa di “lavorare” mi farò intanto per partire alla grande l’aussie million in Australia e il world poker tour in Sud Africa. Ovviamente standomene là almeno un mese intero per visitare alla grande i paesi. Poi portatile sulle spalle e pensavo a delle sane Filippine.
        Chissà magari in uno di sti luoghi sperduti ci incontreremo per sbaglio, nel caso ti offro uno Spritz 🙂
        Ancora auguri.

        • Ehi Marco, non fraintendermi, non volevo farti del parassita, figuriamoci! Quando ho detto che io non lo farei per motivi etici (oltre al fatto che sono una schiappa…), è come dire, per esempio, che uno non mangia carne perché pensa che non sia etico uccidere gli animali per cibarsene. È un punto di vista personale, che non condanna chi si comporta diversamente (oddio, conosco certi vegetariani che non sono proprio tolleranti, ma vabbe). Insomma, era un “io non lo farei, ma tu fai pure 😀 ”

          Insomma dai, buone carte a te, e ci vediamo per lo spritz in giro 🙂 Ciao!!

  • matteo

    e per chi non sa fare il programmatore informatico?

    • Può fare uno delle centinaia di lavori disponibili per chi sa lavorare con il computer. Questo sito è zeppo di consigli, Matteo!

  • Anonymus

    io ho 23 anni, diplomato senza grattacapi in 5anni come geometra ma mai presa la specializzazione.. non mi piaceva ! volevo fare artistico ma mi fu negato !
    Sono 4 anni senza lavoro e ho 800 euro più o meno che, non so come, vorrei poterli spendere per andarmene, sparire e farmi una vita ! dove? germania, londra o ?
    conosco l’inglese più o meno ma parliamo di livello scolastico e approfondito scritto per varie chat online ma parlato poco, vanno veloci gli inglesi 😀
    Buttare i soldi in un viaggio non se ne parla, buttarli per prendermi la patente nemmeno.. non avrei la macchina ne possibilità di pagare le varie assicurazioni.. il lavoro non si trova qua e forse neanche se mi allontano (senza macchina ripeto è dura).
    In tutto questo una famiglia povera.. che faccio ? nulla aspetto che il tempo aggiusti tutto o mi si porti via, non posso fare un gesto estremo dando dispiacere a mamma anche se ora non è che sia meglio..

    • Anonymus, mi spiace per la tua situazione, ma forse non sono la persona giusta a cui scrivere. Io un paio di idee ce le avrei per uscire (o provare a uscire) dalla tua condizione, ma devo poter dare per scontato che le persone che mi chiedono consigli AMINO LA VITA. Allora si può parlare di cosa fare, come, eccetera. Se così non fosse, io non sono uno psicologo, e non ho nessuna formazione specifica per aiutare. Quello che ti direi potrebbe persino essere controproducente. Quello che hai scritto riguardo i “gesti estremi” mi spaventa, e non oso farti le mie proposte.

  • giovanni

    Bello tutto bello ma ahimè le dita delle mani non sono tutte uguali io ho moglie e figli e quel silenzio lo cerco da molto addirittura a volte mi manca l’aria e non riesco a respirare

    • Ciao Giovanni. Se mi cerchi su web (c’è il link a fine articolo) c’è giusto giusto un articolo per chi ha moglie e figli! Si chiama “mollare tutto e restare: la ricerca della felicità anche senza viaggiare” 🙂

      Le dita non sono tutte uguali, ma un po’ di silenzio c’è per tutti

  • Lu

    Ciao! Volevo dirti che non solo ti ammiro, ma che io, lavoro stabile e che mi piace pure, a metà dell’anno prossimo inizierò la mia vita da nomade che sogno da sempre. Ho messo via soldi e finalmente posso farlo! Ormai tutto il resto mi sembra IL NULLA. La gente pensa che io sia pazza, che è da cretini buttare via così una possibile carriera promettente, ma cosa posso farci io se l’unico pensiero che mi rende felice è l’idea di viaggiare finché non troverò un posto dove mi sentirò a casa?

    • Ciao Lu! Cosa puoi farci? Beh, puoi ignorare le opinioni degli altri, per cominciare, e poi seguire l’unica voce che ha il diritto e la conoscenza di dirti cosa fare: la tua 🙂

      Sono contento per te! Grandissima scelta! Se hai bisogno di dritte, sai dove cercarmi! (E se non lo sai, i miei contatti sono a fine articolo ehehe)

  • alan vincenzo cucci

    Ciao . Sei un grande che ha avuto palle quadrate. ti ammiro e to stimo tantissimo. Io sono sys admin e ora sto cercando di conseguire la ccna. viaggiare credo sia la cosa più bella al mondo…purtroppo quando saremo polvere e concime non potremo più viaggiare. ..

    • Tanto vale farlo prima, che dici Alan? 🙂 Se te la cavi con i computer (e pare di sì) potresti anche pensare di farlo per davvero, senza aspettare di essere polvere!

  • Barbara In Movimento

    Ciao Francesco Wil, grazie di esistere e di agire coi fatti..:-)

    Ho anch’io la mia da apportare a questo blog del cambio vita.

    A 40 anni circa, dopo 12 anni di
    medioevo personale e lavorativo (lavoro dipendente di ripiego accettato solo
    per poter mantenere mia figlia in quanto io ragazza madre e quindi SOLA a poterlo fare) ho deciso di dare una svolta, e pur con mia figlia ancora bambina ho mollato l’assurdo lavoro castrante e frustrante, per cercare un’altra strada, senza avere alcun
    appoggio, né economico né familiare né sentimentale.

    Quella dell’insegnamento mi sembrava quella giusta: amo l’arte e amo aiutare gli altri quando mi é possibile, e l’insegnamento ti consente di sviluppare tutte e due i talenti. Ma la strada del precariato è lastricata di ostacoli… e la vita di una single è molto più
    difficile, anche economicamente, di quella delle famiglie… E così difficoltà su
    difficoltà pe via della casa, affitti, rifiuti di mutui in quanto precaria… Ma mai un rimpianto per aver lasciato il lavoro inderminato del medioevo!

    Poi un grande amore che si rivelato un grande abbaglio, e quando sono
    riuscita a mollare anche questo fardello ho realizzato uno dei miei sogni
    accantonati da un’intera vita: viaggio di un mese a Cuba con una brigata di
    lavoro volontario …per conoscere, per capire per condividere… Una breve
    parentesi di svago impegnato prima di rituffarmi nella vita stabile ancora da
    incanalare.

    Certo, per mia figlia, nel frattempo diventata maggiorenne, non è stata una vita facile… ma forse un giorno questo le servirà per affrontare lei stessa le sue scelte e svolte…Spero.

    Ora, passati i 50, sono tuttora in bilico fra il bisogno di rassicurante stabilità e il pensiero in movimento, molto in movimento.. E la necessità frenante
    di un corso abilitante da superare, importante per poter proseguire nell’insegnamento, che parte fra pochi giorni…

    Ma, caspita, da 6 giorni sono completamente senza
    voce!!!

    La mente cerca di capire se la voce tornerà, oppure no… E cosa mi riserverà il futuro nel caso non tornasse alla svelta, e non potessi quindi frequentare proficuamente il corso abilitante….

    E inoltre ho diversi nuovi progetti
    da realizzare, trovando le persone giuste per farlo, e un saggio da scrivere per
    risolvere gradatamente e defintivamente il dilemma della povertà collettiva
    (sono molto ambiziosa su questo argomento).

    Dichiaro qui pubblicaente queste intenzioni,
    perché nel caso assurdo in cui restassi senza voce definitivamente , e quindi senza più la possibilità di lavorare ocme insegnante, tutto il resto
    diventerà primario… E quindi dovrò/potrò farlo.

    E forse sarà perché dovrebbe esser
    questa la mia vera strada…?

    In bocca al lupo, Francesco Wil,
    hai fatto una svolta importante e sono certa che sei sulla strada giusta per trarne
    “felicità”, perché nulla paga più dell’aver il proprio tempo da vivere come
    davvero si sente di voler fare… Tranne forse l’Amare e l’essere Riamati 😉

    • Grazie della tua testimonianza, Barbara in Movimento! Anche il tuo è stato un bel percorso! Ambizioso per te stessa, e anche con il desiderio di fare del bene al mondo. Curioso come alla fine i percorsi si assomiglino tutti, nell’essenza.

      È poi più tornata la voce? Ho visto questo commento tardi, ormai sono dodici giorni da quando l’hai persa. È tornata?

      A presto, un abbraccio, e buona strada anche a te!

  • federica

    Ciao! Sono una giovane ragazza 19enne. Ho iniziato quest anno l universitá anche se ritengo, per ora, che non sia la mia strada. Il mio sogno è un pò quello che tu sei riuscito a realizzare..viaggiare e lavorare allo stesso tempo! Il mio problema è che manco molto di autostima, mi butto facilmente giú di morale e per questo ho spesso avuto dei periodi bui nella mia breve vita. Spero un giorno di riuscire a realizzare questo mio sogno…complimenti a te e alla tua forza d animo. Credo fermamente che ogni individuo, come te, debba sempre pensare alla propria felicitá!

    • Ciao Federica! Io sono convinto che ognuno di noi sia forte, dentro. Alcuni nascono con una forza facilmente accessibile, e la trovano subito. Altri devono scavare un po’ più in profondità. Io mi colloco nel mezzo, non credere che sia un supereroe 🙂

      Questo per dirti che anche tu, con il tempo e con la volontà, troverai quella forza che ti servirà per prendere le decisioni giuste, per avere la giusta autostima, e seguire la strada migliore. Ma non aspettare. Non sperare. Inizia ad agire, passo dopo passo, non importa quanto piccolo, l’importante è avanzare! Un centimetro alla volta si fanno i chilometri!

      A presto, e grazie!

  • Vittorio Chezza

    Sei un grande uomo libero!

    • Grazie Vittorio! 🙂 Ma la libertà completa è ancora lontana!

      • Vittorio Chezza

        Mi dispiace dirlo ma non saremo mai più liberi .. Viviamo nell’ipocrisia tutti i giorni. Però ti stimo cmq 😉

        • Proprio per quello 🙂 ma ci si può andar vicino. Grazie della stima!

  • ylenia

    Ciao caro!sono ylenia ho 23 anni…e sono arrivata ad un punto della mia vita che sono stufa di tutto quello che mi circonda ho sempre lavorato (percarita bisogna farlo)e non ho mai fatto nulla per me …sono arrivata dopo 6anni con un lavoro a tempo pieno e sicuro ma mi rendo conto che lho sempre fatto perche dovevo e non perche volevo …ho deciso di andare via in un altra citta e ripartire da zero ..da sola…so quello che posso fare e comincio a stare stretta nella mia citta come se fossi in una bolla!ho un amico che potrebbe aiutarmi ho tanta voglia di far vedere quello che valgo e che sono cosa che nessuno sopratutto a lavoro ha mai considerato..pur avendo una stabilita lavorativa ed economica non sono felice e non vedo l ora di buttarmi e dimostrare che posso farcela ammetto che ho preso anche in considerazione tutti i rischi ma non mi spaventano…e mi chiedo solo perche tutte le persone intorno a me ..amici ..genitori..dicano che io sia matta a voler mollare tutto …ma come ti ho gia detto voglio vivere !e non c’ e’ niente e nessuno che possa impedirmelo la mia felicita viene prima di qualunque altra cosa!ti ringrazio per le tue testimonianze e racconti perche a me come ad altri dai la forza di lottare per essere felici !ti faro sapere come andra’ buona giornata ylenia

    • Ciao Ylenia, grazie a te per l’interesse! E complimenti per la scelta. Attendo aggiornamenti allora, ma sono sicuro che qualunque scelta fatta per inseguire la felicità NON possa portare che bene alla propria vita. Magari un affare può andare male, ok, ma complessivamente la vita va avanti in una direzione migliore.

      Buona strada allora, a presto!

  • marta perla giulia

    quote “In quella quiete riuscii finalmente a sentire la sola e unica voce che aveva il diritto di dirmi cosa fare.”

    • Proprio così Marta. Quanto tutte le altre voci tacciono, rimane solo quella.

  • anonimo

    io purtroppo mi sono già arreso

    • È un peccato. Ma ricordati che arrenderti è una tua decisione, come lo è non arrendersi.

  • alexxx99999

    bravo, ti ammiro profondandamente, ho fatto la stessa cosa per gli stessi motivi ma con risultati opposti..

    • Che tipo di risultati opposti, Alex?

      • mario

        quanti anni avevi la prima volta

  • Gio

    Ho un amico che sta pensando di fare un’esperienza simile, ha 50 anni e nessun legame affettivo, se non gli amici. E a te che hai già fatto questi viaggi chiedo invece , Quale sarebbe stata una buona motivazione per rimanere?

    • Per rimanere? Avere una vita felice dov’ero, e non desiderare di cambiare una virgola, o non desiderare di conoscere altro. Ovviamente queste condizioni non si sono verificate, nemmeno lontanamente!

  • fiorella

    Grandissimo!

  • tania

    Lo farei domani stesso!!! Ma ho un figlio che mi lega, è la mia vita!!!

    • Ciao Tania! Però non è bello parlare di un figlio come di qualcosa che ti lega… domanda: è troppo grande per viaggiare con te? (es: va già a scuola, ha gli amici, etc?) perché se è piccolo si adatta a tutto!

  • Alex Javista

    Accidenti Francesco! Un salto nel buio lo hai compiuto sul serio fregandotene delle certezze monotone della giornata grigia dentro un ufficio… di quel morire dietro una scrivania dentro un ufficio che imprigiona e uccide i desideri di un altra vita voluta fortemente sicuramente più rischiosa ma proprio per questo piu sincera e libera….ammirazione incondizionata!!! A mesi(aspetterò l’estate) credo di essere pronto anche io x andare all’estero…incoraggiato anche da un esperienza come la tua che ti ha fatto ritrovare un cuore e una mente molto piu liberi. Grazie.

    • Grazie a te Alex, in bocca al lupo per il tuo salto allora!

  • Sto cominciando a viaggiare piano piano in mete europee con i soldi che il web mi permette di guadagnare. Ho aperto un blog chiamato Misterzu per aiutare le persone che vogliono intraprendere questo percorso… Comunque grande articolo, ci vuole molto ma molto coraggioso.. Il mondo ha bisogno di grandi sognatori e coraggiosi 🙂

    • Eh Misterzu, ho parlato spesso di coraggio. In realtà la mia è stata più paura: paura di restare dov’ero, sapendo di essere infelice.

  • Stefania

    Grazie ! stupenda testimonianza

  • Danilo Del Fio

    Ciao,

    dopo molto tempo dalla scrittura di questo post mi trovo a commentare e spero possa raggiungerti lo stesso.

    Ho 42 anni, ho una famiglia e il tanto desiderato posto fisso, ma non posso che non sentirmi in gabbia.

    Man mano che vado avanti perdo sempre più la motivazione e la spinta che prima mi guidava nel mio lavoro (sono architetto software), non la trovo più.

    Mi pesa qualunque cosa, ma soprattutto mi sembro un pesce fuor d’acqua. Tutti quelli che sono intorno a me dicono che dovrei ringraziare il cielo di avere un lavoro e fanno “spallucce” per dire che la vita è questa, che va bene lamentarsi, ma un’altra cosa è fare delle “pazzie” o cose considerate tali dalla massa.

    Purtroppo non ho soldi da parte, perché altrimenti avrei tentato qualcosa negli States, ma non riesco ad abbassare la testa e convincermi che la vita sia tutto qui e che dovrei sopportare questo fino alla pensione (se mai te la daranno…se ci arrivi…e se ci arrivi vivo).

    Ho rimesso la sveglia alle 5 del mattino per ricominciare a studiare una exit strategy che metta tutti d’accordo. Aggiungi a tutto questo le resistenze da parte di mia moglie che, a differenza di me, ama di più questo genere di vita.

    • Ciao Danilo! Seguo ancora questo articolo, che continua a generare molti commenti, quindi mi hai raggiunto 🙂

      Capisco più che bene la tua sensazione, e ti posso dire che sei nel sito giusto. Con le tue competenze informatiche puoi sicuramente avviare qualcosa che ti permetta di uscire dalla rotella del criceto. Dovrai farlo nel tempo libero, se non puoi permetterti di mollare il lavoro adesso, ma si può fare. Un lavoro come freelancer, magari, o un progetto personale che generi qualche tipo di rendita. Quando avrai una ragionevole sicurezza che il progetto possa mantenerti, puoi staccare la spina dall’altro lavoro, o iniziare a ridurre gradualmente l’orario di lavoro (nessuno osa chiedere, ma spesso le aziende accettano riduzioni sul contratto, piuttosto di perdere dipendenti di valore).

      Certo, è una cosa lenta, ma è una prospettiva che va d’accordo anche con il legame imposto dalla moglie. Io per lungo tempo ho lavorato (e sto lavorando da casa). Anche senza viaggiare è un altro vivere!

      Se ti va, vieni a trovarmi sul mio sito (trovi i link a fine articolo) e ne parliamo. Nel frattempo dai un’occhiata a QUESTO sito, perché è pieno zeppo di informazioni utili. Io sono più un ispiratore, al massimo, che un esperto di lavoro, ma ragionandoci assieme magari ti viene qualche buona idea.

      A presto, e in bocca al lupo, ciao!

      • Marla Singer

        Ciao Wandering Will,
        Ma per chi non è programmatore o espero pc,trovare un lavoro da casa ben pagato non è così semplice…Io sono in crisi in questo momento.Posto fisso,sotto pagata,con orari di lavoro volubili(si arriva anche alle 12 ore filate),non dormo da piu’ di una settimana…vivo in ansia per le continue vessazioni…insomma un incubo.
        Vorrei andarmente ma vivo sola,ho 2 gatti,ho le spese come faccio?
        Non ho le spalle coperte e purtroppo non posso pensare solo a me stessa….
        Consigli? 😀 Tipo ti serve una segretaria part-time online ? 😀

        Ciao ciao,
        Alessandra

        • Marla, sei nel sito giusto! Qui trovi tante idee per chi non è un esperto di computer. Chiaro che un MINIMO lo devi conoscere, perché tutta l’attività lavorativa di un nomade digitale (anche quello che lavora da casa) si svolge quasi esclusivamente al computer. Ma non serve essere esperti informatici. Per esempio, visto che nomini le segretarie, perché non prendi in considerazione la professione di assistente virtuale? Che è ESATTAMENTE la segretaria online che cercavi

          PS: comunque no, a me non serve grazie 🙂

          • Marla Singer

            Ehehe ci ho provato!Comunque grazie della dritta!Adesso mi informerò e nel frattempo darò una piu’ attenta occhiata al sito!Grazie mille 🙂

          • Di nulla! 🙂

      • Danilo Del Fio

        Ti ringrazio per la tua risposta e devo dirti che sono molto più portato a fare qualcosa di mio che propormi come freelancer. Purtroppo (e per fortuna) il mondo è diventato molto più piccolo, quindi ti trovi a dover competere con persone che possono permettersi di tirar giù molto I prezzi, quindi o fai altrettanto o non vincerai mai 🙂
        Sono inscritto a freelancer, odesk e starbytes(italiano), ma non sono ancora mai riuscito a prendere un lavoro.
        Verrò sicuramente sul tuo sito e colgo anche l’occasione di ringraziare il sito ce ha ospitato il tuo post, perché è pieno di spunti e riflessioni interessanti.
        ciao

        • Permettimi di suggerirti una cosa, Danilo. Non PUOI fare concorrenza sui prezzi, come hai ben intuito c’è gente al mondo che può lavorare (e vivere) per un decimo.

          Dovresti fare concorrenza su qualcos’altro. La qualità, per esempio. Prometti un servizio eccellente, e mantieni la promessa. Uno dei limiti più comuni di chi lavora per poco (indiani, principalmente) è la mancanza di creatività. Sono ottimi esecutori, ma mancano di iniziativa. Non so quanto questo sia solo uno stereotipo, ma dalla mia esperienza personale non è tanto lontano dalla verità. E se è vero che hai più concorrenza, è anche vero che hai più mercato. E per fortuna al mondo c’è gente che sa che la qualità si paga (non in Italia…)

          • Danilo Del Fio

            Non posso che darti ragione, infatti per migliorare la qualità della “mia offerta” mi sveglio alle 5 del mattino per la mia continua formazione e so che presto arriverà il mio momento.
            Non mi metterei mai a competere in un campo troppo sbilanciato da un lato (I prezzi), quindi cerco sempre di basare il mio lavoro sulla qualità, ammettendo però, che ci sono tantissime persone brave nel mondo e, anche se il mio mantra è “fear is a choice”, a volte ti viene da chiederti se mai raggiungerai il tuo obiettivo e, soprattutto, se la strada che hai intrapreso sia quella giusta per raggiungerlo.
            Grazie ancora per le tue risposte che denotano una chiarezza e sicurezza non scontate e mai banali.
            Ciao

          • Ciao Danilo. Alla fine non serve essere i migliori. Un mio mantra che ti “cedo” volentieri è “Good enough is good enough”. Una volta che riesci a trovare la tua nicchia, a promettere e mantenere un certo livello di qualità, troverai sicuramente clienti che voglio avere a che fare con te perché gli piace il modo in cui gli risolvi i problemi. Ci sarà sempre qualcuno più bravo, più aggiornato, più veloce, più economico di te, ma non ci sarà mai un altro Danilo Del Fio. Falli innamorare di te, e sarai insostituibile 🙂

            Ah, grazie dei complimenti, ma la chiarezza e la sicurezza ono conseguenza di un fatto molto semplice: parlo solo di quello che conosco. Pare un cosa banale, e invece… 🙂

            Ciao, a presto!

  • anna

    Ciao Francesco, hai descritto uno stato d animo a me molto familiare. Sono un insegnate orecaria da otto anni. Vivo a milano. Una città che non mi appartiene affatto, , perché sono una terrona e orhogliosa di esserlo. In questo momento però ho come la sensazione la vita mi stia sfuggendo dalle dita. Solo casa e lavoro e una solitudine che mi risucchia come in un vortice. La mia unica via d uscita ora come ora è il viaggio…vorrei riuscire a sentirmi viva. Vivere nuove emozioni. Fuggire da questa solitudine che mi attanaglia….spero di riuscire a realizzare questo mio desierio….grazie per la tua testimonianza

    • Ciao Anna, c’è solo un modo per realizzare il tuo desiderio: smettere di sperarci, e iniziare a realizzarlo. Non è immediato, non è facile e non è nemmeno detto che non sia doloroso, ma è possibile muovendo i passi giusti. Cerca di capire quali sono, e falli! Non c’è altro modo, la soluzione ai tuoi problemi non ti arriverà dal cielo.

      Non appena ci si rende davvero conto della verità della mia ultima affermazione, sembra tutto più duro, è vero, ma almeno è prevedibile. Tanto fai, tanto ottieni. Il sogno è in quella direzione, bene, camminare!

      E quando inizi a camminare, ti accorgi che solo il primo passo era davvero difficile…

  • Stefano

    Ciao Francesco, bella testimonianza, complimenti……sei una delle tante icone viventi del vero libero arbitrio, del qual concetto non è ancor chiaro il significato…
    Sto cavalcando ora l’ennesimo cambiamento, a 50 anni con compagna 2 figli e tutti i nessi, di nuovo a costruirmi un lavoro, ma con una grande anima, entusiasta della libertà scelta, soprattutto perché ricomincio da me! non mollo la famiglia tanto per chiarire, anzi ne traggo energia…..
    Hai trovato la pace interiore attraverso il tuo moto nello spazio e nel tempo, sappi, ma l’avrai sicuramente scoperto, che si può ritrovare semplicemente cominciando ad osservarsi davvero.
    questo spero sia di incoraggiamento per chi ha grosse resistenze nel fare il grande salto verso l’ignoto………
    La tua storia è genuina e sincera, e coglie le paure che pervadono la maggior parte degli uomini contemporanei cresciuti con dei dogmi terribili………con una comunicazione e dottrine che le mantengono vive………in antichità una storia raccontava del mago Bianco e del Mago nero, facevano credere agli uomini di essere pecore e che fuori dal recinto c’era l’oblio e la morte e la perdita di tutte le sicurezze…
    Calza in questa contemporaneità vero ???
    Ti auguro un felice proseguimento del tuo cammino, può darsi che più avanti ci incontreremo da qualche parte…..
    Buon viaggio Uomo!
    Stefano DF

    • Grazie mille Stefano, anche per le belle parole 🙂 E buon viaggio a te, ovunque ti conduca!

  • Giulia

    ciao, ho trovato questa pagina, e si, la tua storia la stavo cercando.. sono una ragazza di 23 anni, vivo in scozia con il mio fidanzato da quasi 4 anni.. la scozia doveva essere un trampolino di lancio per poi viaggiare, australia, canada, insomma dove c pareva..io ODIO questo posto..vengo dalla sardegna e mi manca tutto..amici, sole, gioventu’…qui faccio una vita senza amici e casa lavoro lavoro casa.. il piano era di restare qui per un altro anno cosi il mio fidanzato poteva finire il college, maora ha deciso che gli anni saranno molti di piu’.. e io che volevo convincerlo a tornare a casa o a viaggiare a partire da giugno! nossignore. lui sta bene qui..ha gli amici, il college, possibilita’ lavorative ma io mi sento in una gabbia, rinchusa qui per amore.. e amore vero, quello puro, e’ l uomo con cui farei 800 bambini adesso..! ma cosa fare? dentro d me ho una voglia di andare via e prendere uno zaino in spalla e viaggiare…vedere il mondo, godermi i miei 23 anni vivendo esperienze.. ma sono bloccata perche’ l’amore e’ tanto… e significherebbe lasciare l amore della mia vita.. che fare?

    • Ciao Giulia, domanda difficile la tua, a cui io non posso dare risposta. Mi viene solo da chiedere: ma se è amore “vero”, com’è possibile che questo richieda un sacrificio solo da parte tua? Ne hai parlato con il tuo compagno? Gli hai detto che stai male? Perché parlando spesso di riesce a trovare il giusto compromesso. Certo che se invece il tuo fidanzato non ha intenzione di spostare di una virgola la sua posizione, rivedrei il concetto di amore vero…

  • Vi

    Cercando tutt’altro sono finita qui, ho letto la tua storia e quelle simili di chi ha commentato e mi sono quasi commossa 🙂 ho passato 6 mesi a programmare, capisco la stanchezza che lascia nell’anima, non era il lavoro per me. Ora il destino mi ha portato in un altro ufficio.. ma è una vita che mi va molto stretta. Cerco disperatamente un cambiamento, so che l’unica persona che può darmi la forza di fare quella valigia che la parte vagabonda di me aspetta da anni sono io, ma ti ringrazio di avermi fatto capire che non è una fantasia immotivata, che devo cominciare ad organizzarmi e che devo farlo da sola.. Solo una domanda: ma si parte con una destinazione e un progetto precisi o basta mettersi in movimento e in qualche modo “la tua strada ti viene incontro”? Grazie!
    p.s. sono da anni una sostenitrice della teoria del lavorare solo 4 ore al giorno 😉

    • Ciao Vi. Io sono un sostenitore dell'”ascoltarsi”. Quindi non serve avere progetti super precisi, ma nemmeno sedersi su una panchina e aspettare che la strada arrivi. Piuttosto è meglio sedersi su quella panchina e ascoltare i messaggi della nostra voce interiore, isolandola dal rumore esterno rappresentato dalle opinioni e le paure altrui. A quel punto si capisce molto bene qual è la strada da seguire 🙂

  • Roberta

    Ti ammiro e ti invidio 🙁 vorrei avere il tuo coraggio

    • Il tema del coraggio l’ho affrontato letteralmente centinaia di volte, Roberta. Non è sempre questione di coraggio. A volta basta semplicemente la PAURA per la situazione in cui ti trovi, e il coraggio di andare via ti viene. È sopravvivenza, non coraggio

  • Kay

    Sono capitata sul tuo blog forse per caso, o forse perche tutti quei tuoi pensieri, ora sono i miei.
    Voglio partire, lasciare questa vita che mi sta stretta, lavorare per vivere al giorno, esplorare terre nuove, assaporare gusti sconosciuti, riempirmi gli occhi di cosi tanta bellezza da far scoppiare il cuore.
    Purtroppo poi torna alla realita e comprendo che non ho mezzi e informazioni sufficienti per poter fare questo passo.
    Non saprei dove iniziare, e allora mi scoraggio.
    Cosi mi sveglio la mattina, sbuffo e vado a lavorare.

    Sarebbe la via della mia felicità, se solo fosse semplice sapere dove e come iniziarla..

    • Beh Kay, sei sul sito giusto. Qui è pieno di storie, consigli e ispirazioni per chi vuole provare la vita del nomade digitale. Ma se non bastasse, esistono anche altri modi per “liberarsi” da una vita stressante. Il problema del “cosa fare” alla fine è quasi secondario. La domanda primaria è un’altra “vuoi farlo davvero?”, perché -sarò forse ottimista, ma nemmeno troppo- se la risposta è positiva DAVVERO, allora un modo si trova sempre. Magari non un modo immediato, che ti permetta di partire domani, ma un modo per farlo in un tasso ragionevole di tempo c’è sicuramente. Pensa a dove vorrai essere, e disegna la strada per arrivarci, poi inizia a camminarci sopra, un passo alla volta. Si fanno imprese da giganti, un passo alla volta…

  • Gessica

    Ciao Francesco e ciao a tutti! Mi chiamo Gessica, ho 28 anni e faccio un lavoro che alla mattina mi fa venire la nausea solo quando accendo il telefono e mi trovo 100 email! Vivo ad Hong King, esco di casa la mattina, prendo la metro alle 8:15 ma non so mai a che ora finirò, la media sono 11/12 ore in ufficio, mangiando un pasto davanti al pc. Sono merchandiser x un’azienda che produce bottoni, la mole di lavoro è tanta, ufficio understaffed, straordinari quasi obbligatori e non pagati, dovuti insomma! La mia vera passione è il food and beverage ma senza esperienza nessuno ti considera. Oggi ho trovato una catena di alimentari in stile italiano e cercano proprio un’italiana che parta dal basso: proprio dall’abc, tagliare il prosciutto e il formaggio. Io sono entusiasta solo all’idea e sono molto tentata. Lo stipendio é esattamente la metà di quello che guadagno ora, ma con il tempo ci possonlo essere buone prospettive. forse ho solo bisogno di una spinta del tipo: vai Gessica, segui la tua passione e fregatene dei soldi! Credo che svegliarsi la mattina con il sorriso valga di più… Soprattutto a 28 anni, quando vivi a 10.000 km da casa e dovresti solo prendere il meglio di queste esperienze abroad! Voi che ne dite?!

    • Dico che svegliarsi con il sorriso dovrebbe essere la priorità di ogni essere umano, Gessica. Poi se tu ci riesci con la prospettiva di lavorare nel food and beverage, e se la metà dello stipendio ti basta, ben venga.

      Quello che mi spaventa di quello che hai raccontato, è quella prospettiva di crescere all’interno dell’azienda. Sei sicura? nel senso… si fa presto a promettere, e poi tenerti in gabbia con l’idea che “il prossimo anno ci sarà la promozione”. Capisci cosa intendo? Ovviamente solo tu puoi sapere se quella è la tua strada giusta, e io assolutamente non voglio mettere lingua, ma mi permetto di esternare il mio scetticismo verso queste grandi aziende, che sono sempre più macchine e meno umane.

    • Ciao Gessica, ma se sei entusiasta già solo all’idea perchè non ci provi? Se preferisci quel settore non ha importanza la riduzione di stipendio, magari riesci a fare 8 ore anzichè 11 (che sa molto da schiavi moderni in entrambe i casi per come la vedo io ma non conto..). Diciamo che è un passo nel settore di tuo interesse e poi fra qualche anno se vorrai aprirti il tuo negozio, o fare altro nella vita, almeno ti sarai tolta la soddisfazione di lavorare nel settore che volevi.

  • simran gill

    Ciao Francesco,

    spero che leggerai quanto ho scritto.
    Premetto che non ho letto il tuo libro ma solo un paio delle pagine che ci sono sul tuo blog. Vorrei tornare a essere felice, come quando andavo a scuola e mi svegliavo tutte le mattine con l’entusiasmo e la voglia di affrontare nuove sfide, senza preoccuparmi degli altri. Gli “altri” sono un vero problema per me, i miei pensieri ne sono impregnati. Ho paura perfino di uscire di casa e guardare in faccia le persone. A volte mi domando come mai ho fatto questa fine? cosa mi ha portato fino a questo punto? e da codardo rispondo: il lavoro. Quei 3 anni in fabbrica hanno deformato il mio carattere e il mio spirito e ora non so più come fare a tornare nella mia forma ideale, quella che mi è sempre piaciuta e mi ha permesso di andare avanti, senza quasi nessuna paura. Oggi sono disoccupato da 1 anno e mezzo e passo le mie giornate chiuso in casa con un senso di angoscia e di ansia, mi è cresciuta la pancia e la mia mente si sta addormentando lentamente.

    Io che a differenza tua non sono laureato e non ho anni di esperienze lavorative alle spalle ma ho un diploma e un paio d’anni come operaio (forse sbaglio a ragionare in questo modo), quali speranze ho di riprendermi la vita e tornare ad essere felice?

    Simran

  • Dan

    Ho letto l’articolo e sicuramente comprerò il libro. Anche se le situazioni sono molto diverse, sto attraversando un momento difficile della mia vita che mi sta mettendo a dura prova.. Ho 27 anni e sono senza un lavoro, e non ho la più pallida idea di che cosa mi piaccia davvero. Sto per chiudere una relazione durata molti anni poichè a poco a poco mi ha reso infelice… Non per colpa del partner ma per colpa mia . Non so più che cosa voglio e che senso ha la vita e sto cercando di capirne il significato. Ammiro il tuo coraggio, vorrei farlo pure io.. partire e viaggiare, conoscere, imparare e maturare. Grazie e buona vita 🙂

    • Ciao Dan, scusa il ritardo. Cercare di capire il significato di ciò che ti circonda è il primo passo per capirlo, secondo me. Iniziando a farsi domande, e a riflettere su temi mai affrontati prima.

      Ti auguro allora buona strada, ovunque ti porti. Un abbraccio!

  • Frrruccio

    Ai le palle

  • Grazie mille Gloria! (scusa, mi sono arrivate le notifiche adesso)

  • elena

    Io sento quotidianamente una grande insoddisfazione, non ho un lavoro monotono..anzi..faccio l’ingegnere libero professionista ma la continua sensazione di essere come una pianta in un vaso troppo piccolo non mi molla! Tutti continuano a dirmi che con la crisi che cè dovrei essere contenta solo che di stare a galla, ma io non mi do pace! E se la crisi durasse ancora per 10 anni? io che faccio? Continuo ad annaspare per ritrovarmi a 40 anni insoddisfatta e con un pugno di mosche in mano? Continuo a pensare di andarmene dall’italia ma sono cosi stanca e confusa che non riesco davvero a pianificare nulla anche perche ogni soldo che guadagno lo rigiro immediatamente allo stato e non mi rimangono mai risorse economiche ma soprattutto mentali per fare qualcosa di azzardato! E’ un incubo davvero!!!

    • Allora a maggior ragione devi liberarti dalla rotella del criceto, Elena. Quella sensazione di correre correre ma non andare da nessuna parte… Che sia attraverso i soldi prima e le soddisfazioni dopo, o viceversa, una manovra di fuga va fatta. Quel che ti manca, così a sensazione, è un progetto che ti entusiasmi. Stanchezza e confusione passerebbero nel giro di un istante!

  • Nymeri^A^

    Ciao Francesco.

    Ti giuro che mi sono venuti gli occhi lucidi leggendo questo tuo post. Certamente comprerò il libro.

    E’ da qualche anno (io ne ho quasi 33) che vorrei cambiare vita, non necessariamente stabilirmi per sempre all’estero, ma personalmente credo che un viaggio sia l’unico vero modo per conoscere se stessi, perchè ci si confronta con realtà più o meno diverse da quello a cui siamo abituati e si imparara a conoscere davvero il rispetto.

    Io come tanti ho un lavoro fisso, nel campo per cui ho studiato (ingegneria), uno stipendio non certo alto ma nemmeno da fame, ho un fidanzato col quale ho una casa di proprietà (e pure senza mutuo…) e una famiglia che in caso di bisogno so per certo che ci sarebbe. Sono fortunata? Ovviamente si. Sono soddisfatta? Non del tutto. Sento che mi manca qualcosa. Sento che questa vita mi sta stretta. Mi sento come se la mia vita, il mio stile di vita, fossero stati decisi da qualcun altro o dalle convenzioni sociali. Uno si laurea, cerca un lavoro e quando ha la fortuna di trovarlo se lo tiene, no? Ma quando uno è un neolaureato/neodiplomato come fa a sapere qual è la strada giusta? Com’è possibile che dopo qualche anno fatto di giorni tutti uguali non si ambisca a qualcosa di diverso? Magari alcuni sono felici così perchè si adattano al “flusso”, si adeguano a quello che l’ordinario ha da offrire. Altri magari sono felici perchè è davvero quello che vogliono, oppure hanno altre priorità (stare vicino alla famiglia, avere sicurezza economica, avere un figlio). Io non sono così. Ma forse ho sbagliato tutto io, ho sbagliato studi, non lo so. In realtà il mio lavoro mi piace, ma non mi soddisfa. Non è abbastanza. Non mi ci vedo a fare questo lavoro di ufficio fino alla pensione (che non arriverà mai!). Non so se per qualcuno ha senso… ma vorrei fare altro, anche aprire una pasticceria. Cucinare dolci è una mia passione, perchè non fare di una passone un lavoro? L’ingegneria potrà ance piacere, ma da li a farne una passione, dai parliamone…

    Il problema è che il più delle volte serve un investimento per cambiare vita, e una persona da sola è difficile che ci riesca. Ma allora devo desistere? Come si trovano altri pazzi disposti a rischiare? Sono l’unica? Esistono delle piattaforme per condividere idee o follie?

    Io vorrei partire. Vorrei viaggiare. Io amo viaggiare. Amo fare nuove esperienze, parlare con persone diverse da me, vivere come loro, mangiare come mangiano loro (non nelle trappole per turisti). Se dovessi iniziare a viaggiare non troverei qualcosa da fare, prima o poi, da qualche parte? Io non so programmare, quindi non potrei vivere da nomade digitale?

    Il problema è che sono certa che nessuno mi seguirebbe in questa avventura. La mia famiglia la chiamerebbe follia. Il mio ragazzo idem. Lui così attaccato ai suoi genitori e alla sua terra. Lui che ci ha messo 5 anni per trasferirsi a Milano da un’altra città e con un’ansia terribile. Come farei? Non posso certo obbligarlo. Ma ci sono cose che non si conciliano. Non posso obbligarlo a partire con me, sarebbe egoismo. Ma se io restassi sarebbe meglio? Non subirei nel lungo periodo le conseguenze di una scelta che non voglio fare finendo per provare amarezza verso di lui e verso me stessa?

    Secondo me nella vita per essere felici bisogna avere le palle e qualche volta bisogna essere folli. Non si può non saltare mai nel buio perchè si ha paura dei fallimenti, ma bisogna temere le possibilità perse se non ci si lascia tentare. Altrimenti ci si accontenta di una vita ordinaria, che sarà anche facile, ma che personalmente mi rende irrequieta.

    Scusate per lo sfogo, mi rendo conto che è un po’ delirante, ne avevo bisogno. Spero di non aver fatto calare la palpebra a troppe persone! C’è qualcuno che la pensa come me? Any advice? 🙂

    Un bacio a tutti!

    elena

    • Flavia Montobbio

      Carissima Elena, credo che questo post avrei potuto scriverlo io, anche se fra me e te ci sono sicuramente alcuni anni di differenza, vedo che tu hai già maturato a 33 anni ciò che io ci ho messo un po’ di più a capire sulla mia vita attuale e su quella che vorrei che fosse…tutto vero, terribilmente vero per alcune persone come me e te, che da giovani hanno seguito una strada di condizionamenti (la famiglia, gli affetti, la voglia di stabilità) senza riuscire mai a capire che cosa si voleva veramente, e d’altronde come si fa quando si è giovani a sapere quello che si potrà desiderare in futuro in modo così prepotente? A 52 anni suonati mi sono accorta che fuori dal mio guscio c’è UN MONDO da conoscere, vedere, scoprire e assaporare, che la mia vita di TUTTI i giorni, uguale, scontata, priva di stimoli duraturi e significativi non la sopporto più…certo che si può aprire una pasticceria, forse addirittura si dovrebbe fare, se è quello che ti piacerebbe fare!! E capisco le tue perplessità riguardo al fatto di partire per l’avventura da sola, sono le mie, ma anch’io ho sempre solo avuto compagni “stanziali” e anche ora non sono sicura che il mio attuale partner mi seguirebbe, perciò raccoglierò le idee, le forze e quando sarà arrivato il momento di andare, lo saprò, credo…anch’io sono piena di paure, paura di fallire, di pentirmi ecc. e per di più mi sento in colpa perchè ho un lavoro a tempo indeterminato e a volte penso che sarebbe una follia mollare tutto, ma poi sento sempre di più che la vita mi sfugge tra le dita e ho più paura di affrontare i prossimi dieci o venti anni e ritrovarmi sempre più infelice senza aver fatto nulla per tentare di afferrare una vita più adatta a me. Se qualcuno ci insegnasse, quando siamo ancora piccoli, ad inseguire la felicità e la serenità e a fare quello che ci piace e ci appassiona!! Ciao Elena ti auguro di trovare la chiave giusta per aprire la porta ai tuoi desideri, per esperienza ho imparato che, quando si desidera veramente una cosa, prima o poi si trova il modo….

      • Nymeri^A^

        Flavia, direi che siamo sulla stessa lunghezza d’onda! Fondamentalmente per me in questo anno non è cambiato niente, tranne che ho capito per certo che il mio lavoro NON è quello giusto. Avrò sbagliato a scegliere l’università, mi sarò fatta influenzare oppure semplicemente in passato era ok ma quella fase della mia vita è finita. Qualunque sia il motivo, non posso pensare di fare questo lavoro per sempre. Anche solo l’idea mi suona ridicola! Ho ancora la stessa voglia di partire e sperimentare, e ho ancora lo stesso fidanzato che non ne vuole sapere. Ha troppa paura. Io invece ho paura di lasciare tutto com’è e anche di far passare troppo tempo senza decidermi su cosa/come cambiare, temo che se aspetto troppo non sia più possibile cambiare in futuro. Nel frattempo ho fatto un corso di pasticceria, e sto cercando di informarmi su quel fronte. Certo il mio vero sogno è diverso, è il viaggio… mi chiedo se sia meglio iniziare a cambiare gradualmente o drasticamente. Credo dipenda dal punto di saturazione raggiunto. In ogni caso non mi importa più niente di “buttare via” tutto quello che ho fatto fino ad ora, non sono disposta a rinunciare alla possibilità di una vita migliore solo per quello. Se uno cambia per stare meglio non può essere visto come buttare via. Certo non è detto che alla fine si riesca ne che sia facile, ma almeno ci si prova, se uno non fa nemmeno un tentativo di sicuro non ottiene niente.
        Mi sono sempre chiesta come mai la generazione passata (ma anche miei coetanei) si sia sempre accontentata e abbia sempre trovato incredibile il mio pensiero. Meno stimoli esterni? Più motivazione? Più fiducia nel sistema? Vedevano la luce in fondo al tunnel?
        Ogni lasciata è persa. Dream on.

        elena

        • Golden Ste

          Anche io mi chiedo sempre come facciano i miei coetanei a sentirsi così felici in catena e la risposta credo che sia una sola: loro sono persone semplici, così e semplicemente. Non capisco perché la maggior parte degli individui sia così, se per condizionamenti esterni, predisposizione genetica o altro. Ma è un dato di fatto che per loro la combinazione matrimonio + mutuo + auto nuova + figli & cane è la massima realizzazione di fronte a se stessi e alla società che li circonda. Il mondo si autoalimenta di queste persone e per tutte le altre semplicemente non c’è posto e devono adattarsi, vivere insoddisfatte o inventarsi concetti (realmente per pochi animi coraggiosi) come il nomadismo digitale. Purtroppo non esiste un reddito minimo di sopravvivenza per tutti. Anche l’acqua costa e per mantenersi bisogna vendere l’anima, spogliarsi di ideali e… lavorare

    • Silvia

      Ciao Elena @disqus_e76l7CQuhS:disqus , i tuoi sentimenti e le tue passioni sono le mie medesime. Leggendo il tuo commento mi sono chiesta se l’avessi scritto io! Ho 32 anni e vivo in Veneto. Avrei piacere di condividere con qualcuno questa “situazione”, queste paure, e magari trovare il modo di guardare al mondo da una nuova prospettiva. Visto che hai chiesto se qualcuno la pensa come te..beh si. Esattamente come te. Se hai piacere rispondimi e ci mettiamo in contatto, altrimenti buona fortuna per il futuro! 😉

      • Nymeri^A^

        Ciao Silvia, scusami per il ritardo ma sono stati mesi “burascosi”! 😀
        Mi farebbe molto piacere mettermi in contatto con te e confrontare i nostri dubbi! Fammi sapere se sei ancora interessata!

        Ciao,
        elena

        • Silvia

          Certo 🙂 Come ti contatto in privato?

          • Nymeri^A^

            Bella domanda 🙂 Non mi va di lasciare la mia mail qui “in chiaro”, e non mi pare si possano contattare utenti in privato tramite disqus. Stiamo anche andando off topic (scusate tutti)… Tu hai idee?

  • Sventrex

    Bravo Will. Questo é il secondo tuo articolo che leggo. Riconosco i sintomi della malattia della quale sei stato affetto prima di licenziarti…credo che ormai, nel mio caso, la diagnosi sia certa e la cura solo una. Credo di essere sempre stato un nomade portatore sano, nel senso che fino adesso ho incubato il ceppo, ma non si é mai manifestato nella sua conclamata forma. Leggo sempre con piacere queste storie. Pensavo di essere diverso ma alla fine appartengo ad un gruppo che ha le mie stesse caratteristiche.
    Devo solo decidere il momento in cui toglierò la cravatta. Lo zaino é nell’armadio. Se vedemo in giro vecio 🙂

  • Ciao Francesco, come fa una persona ad essere un nomade digitale se non è un esperto del web?

    • Ciao Sal Pavone. Non occorre essere un esperto del web, anche se certamente aiuta. Ci sono tanti lavori che si possono “nomadizzare”, e questo sito è proprio dedicato a informare chi ci vuole provare. Anche grafica, design, consulenze, scrittura (e tanti altri) sono lavori nomadizzabili, senza richiedere per forza esperienza web. Il fattore comune è però l’uso del computer: bisogna avere buona pratica con gli strumenti informatici tipici del lavoro in questione. Niente su cui non si possa far pratica, comunque

      • Megan Scott

        C’è anche da dire, che per lavorare come “nomade digitale” (specie se freelancer), è INDISPENSABILE saper fare un lavoro che si ADATTI a questa modalità.

        Se ne dicono, leggono e sentono tante… ma talmente tante che ormai questa cosa di “lavorare al PC in giro per il mondo”, è diventata una sorta di “mito”.

        Una sorta di ricerca della “pietra filosofale”, o della fontana magica da cui sgorga l’acqua che dona l’immortalità.

        Ma alla fine, la realtà è che (PURTROPPO!!!) i lavori che ATTUALMENTE si possono fare sono relativamente pochi e ruotano SEMPRE e SOLAMENTE attorno a 2 settori: il Web Designer, e il programmatore.

        Che ovviamente NON garantiscono lo stipendio fisso e/o sicuro a fine mese.. (a meno che non lavori per una ditta.. e allora il discorso cambia.. ma appunto non saresti più un “freelancer”.. bensì un “impiegato”..)

        Quindi NON è vero che “non occorre essere un esperto del web”, in quanto al momento attuale (27/01/2016), il “nomade digitale” bisogna SAPERLO fare.

        Sicuramente tra 10 anni nasceranno delle ditte che assumeranno comuni mortali, (SPROVVISTI di conoscenze tecniche particolari), per svolgere chissà quale lavoro, da qualsiasi location: che sia un appartamento in centro a Milano, una tenda fissata in Nepal, o un tavolino montato sulla testa della Sfinge in Egitto (in barba a Zio Hawass..)

        • Ciao Megan, grazie per il tuo commento, capisco la tua frustrazione, ma quella che tu esponi è sola la tua personalissima e soggettiva visione delle cose! Non è assolutamente vero che i lavori che attualmente si possono fare attraverso il Web ruotano solo attorno a 2 settori: il Web Designer, e il programmatore. Basta che ti informi un pochino meglio, fai un piccolo sforzo e leggi qualche contenuto in più, per capire da solo che quello che stai dicendo non corrisponde assolutamente alla realtà. Io ti consiglio di approfondire un attimo prima di dare giudizi che non ti rendono molto credibile agli occhi degli altri. Personalmente aggiungo che sul Web il lavoro non devi cercarlo ma devi creartelo partendo da quello che sai fare, che ami fare e che ti riesce meglio. Se vuoi avere successo in questo mondo devi ragionare come se tu fossi l’ imprenditore di te stesso e non come una persona in cerca di un impiego che gli garantisca uno stipendio sicuro a fine mese.

        • Alberto mi ha anticipato, ma ti avrei detto le stesse cose, Megan. Che il lavoro di programmatore o web expert siano molto “nomadizzabili” siamo d’accordo. Che siano gli unici lavori disponibili, no. Grafici, traduttori, consulenti, copyrighter, scrittori, blogger… sono tutti lavori che si possono fare da un computer, QUINDI sono nomadizzabili. Basta un po’ di volontà in più, un po’ di pregiudizi in meno, e sicuramente vedrai che ci sono tante professioni a disposizione. Poi è ovvio che se la tua specializzazione è lavorare il tornio, beh… quella è un po’ più difficile da mettere in uno zaino 🙂

  • Bellissima storia!

  • Lorella

    Bello…. Bravo!
    Vorrei avere il tuo coraggio, ma purtroppo faccio parte di quelli che la mattina guardano il letto ma vanno a lavorare dormendo tutto il giorno!
    In poche parole, io sono già morta!

    • E pur sapendolo, Lorella, hai intenzione di farci qualcosa, o ti va bene così? Perché se ti va bene così, allora non c’è problema, continua pure a fare quello che stavi facendo. Ma se non ti va bene così…

  • Roberta

    Ti ammiro moltissimo per il tuo coraggio….
    Vivo dentro un routine che mi sta devastando l’esitenza.mi sento pesante nel cuore e nella mente….le mie orecchie non fanno altro che sentire incomprensioni tra esseri umani,i miei occhi vedono indifferenza ed egoisti…ed il mio cuore è stanco di chiudere dentro di sé tutti i sentimenti che prova.
    Sento che questo luogo nn mi appartiene,sento il bisogno di rendermi utile,appagata e amata per cio che sono veramente….
    Forse ho solo bisogno di un po di coraggio…quel tipo di coraggio che hai avuto tu di essere finalmente felice!!!!
    Salutami il luogo dove t trovi in questo momento…magari un giorno di lì ci passerò anche io!!!

  • Gufo

    E’ una bella storia , e’ solo un po avvilente per chi non ha una vera e propria professione che puo svolgere online.
    Se non sei un programmatore , o uno scrittore , o un consulente , o un coach … cosa puoi fare?
    In ogni caso congratulazioni 🙂

    • L’imprenditore di te stesso, mettendo a frutto quello che ami fare e che sai fare meglio. Inoltre, qualsiasi competenza la si può acquisire, quella che non può mancare è la motivazione e la passione.

  • Ilaria

    Ciao Francesco. Sei molto coraggioso. Volevo condividere con te parte della mia storia e delle mie esperienze. Io mi sono laureata nel 2008, anno del fallimento della Lehman Brothers, in Psicologia Clinica dopo aver trascorso 4 anni a viaggiare come una trottola in Europa, in particolare i miei studi mi hanno portato ad approdare più volte nei territori culla della civiltà e del progresso occidentale e quei territori si trovano in Nord Europa. Ho vissuto esperienze straordinarie, complici indimenticabili eventi musicali ma non posso enuclearne i dettagli in questa sede. Va da se che comunque l’anno della mia laurea è stato un anno sfortunato, recessione globale, tagli e licenziamenti, le porte del mercato del lavoro in Italia erano bloccate. Ho tribolato per anni, saltando da un esperienza lavorativa(fallimentare) all’altra fino a che nel 2013 ho deciso di usare tutti i miei risparmi per un viaggio alla scoperta degli States. Tornata a casa ho vissuto anni di nuove tribolazioni fino a quando i miei progressi linguistici ed i miei corsi di informatica avanzata, con il concomitante impegno lavorativo parziale presso l’attività di famiglia, mi hanno consentito di dare anima e corpo alle mie ambizioni e sono iniziate ad arrivare telefonate e colloqui skype da tutta europa. Finalmente la mia tenacia è stata ripagata: ho rifiutato un posto di lavoro ben retribuito a Dublino per conto di una multinazionale del turismo perchè troppo noioso per i miei gusti ed ho accettato di andare a lavorare in UK ad Oxford nell’ambito della sanità privata con un contratto che mi permette di lavorare solo 3 gg e mezzo e gli altri 3 e 1/2 posso averli liberi.Il salario è più che buono.La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo ma ciò che siamo. Mi sono sempre sentita profondamente Europea e ciò che l’Italia mi ha tolto ho deciso di andare a riprendermelo altrove sfidando finanche la Brexit. Ci tenevo a condividere la mia esperienza perchè ritengo che la laurea in ingegneria non sia l’unica a garantire un futuro. La civiltà dei popoli rende praticabili moltissime altre strade.

  • Ilaria

    Perchè hai cancellato la mia esperienza?