Nomadi su Due Ruote: Come Finanziano la Loro Vita in Viaggio?

Oggi ti presento tre dei miei nomadi preferiti, di cui posso dire di aver studiato le storie alla ricerca della loro ricetta per mantenersi viaggiando

Serena Lampus

Serena Lampus: Ho lasciato la mia bellissima Itaca, la Sardegna, e ho deciso di cambiare rotta. Ho messo in stand-by la mia carriera da medico per partire da sola alla volta dell'Australia, dove vestire i panni di una nuova professione, quella della "curiosa". Un anno sabbatico? Due anni di riflessione? Un'intera vita in viaggio? Non so, "no planning" questo è il mio motto!

Pubblicato il: 7 Ottobre 2013 | Categoria:

Non so tu, ma io tra le tante categorie di viaggiatori ho un’ammirazione particolare per chi decide di partire senza biglietto: si, hai capito bene, non senza biglietto di ritorno, ma proprio senza biglietto, con nessun altro mezzo di trasporto che le sue gambe.

Ho sempre letto con stima infinita le storie di chi gira il mondo a piedi o a pedali, sono storie di viaggi lunghissimi, anni, a volte decenni, storie incredibili che mi fanno sempre arrivare alla solita conclusione con punto di domanda incluso: ma come diavolo si mantengono economicamente?

E così oggi ti presento tre dei miei nomadi preferiti, di cui posso dire di aver studiato le storie alla ricerca della loro ricetta per mantenersi viaggiando (perché in fondo un viaggio del genere vorrei farlo anch’io!).

Cos’hanno in comune tutti questi nomadi? Tutti scrivono un blog e hanno un sito internet tramite cui riescono a emozionare chi legge: è così che sono venuta a conoscenza delle loro storie. Per questo mi piace considerarli come nomadi grazie al digitale: tutti infatti devono a Internet parte del successo dei loro lunghi viaggi.

Quello che ho scoperto più di recente è il ciclo-viaggiatore turco Gürkan Genc del quale puoi leggere un’utilissima intervista su bikeitalia.it su come trovare gli sponsor per un viaggio in bici; questo ragazzo del ’79 ha infatti deciso di fare il giro del mondo: ha davanti a sé sette anni e 125000 km di vita piena.

Leggendo la sua intervista la parola chiave che ha catturato la mia attenzione in questo caso è stata “la mia rete di contatti e amicizie”: è lì che ha spinto per trovare gli sponsor che gli consentono di viaggiare. E ancora “12mila like sulla mia pagina Facebook, i tremila follower su Twitter e 2000 circa su Instagram: è un bacino molto attraente per un eventuale sponsor”, “Ma ancora più importante è fare networking: la sponsorizzazione si basa sul concetto di fiducia e se non mi fido di te non ti darò mai del denaro” dice.

Ciò che salta agli occhi è quindi il fatto che questa persona ha investito molto sulle relazioni umane, ha saputo promuovere e diffondere la sua storia e il suo vero lavoro ora è in realtà quello del travel blogger (questo è il link al suo blog http://gurkangenc.com/ è in turco ma puoi comunque usare google translate); scrive infatti “Ho un blog e ogni giorno, dopo aver pedalato per molte ore, passo le serate in tenda chino sul mio computer a scrivere, selezionare le foto ed elaborarle, a montare i miei video.”

Cosa ho imparato quindi da questa storia?
  • è utile avere una strategia: iniziare in piccolo, con viaggi “minori”, raccontare e diffondere la propria storia e il proprio sogno il più possibile, magari tramite un blog e un profilo sui principali social network, crearsi una buona reputazione e arrivare così ad avere un buon numero di followers coi quali cercare di interagire il più possibile.

  • avere tante persone che seguono la tua storia e fanno il tifo per te è importante sotto innumerevoli punti di vista: significa essere riconosciuto come una persona credibile, verso la quale si prova stima e di cui ci si fida, significa avere modo di costruire nuove amicizie che sono fondamentali per caricarsi a livello morale (e in viaggi del genere c’è bisogno di un’enorme dose di carica per andare avanti) e che possono essere anche eventualmente fonte di aiuto materiale lungo il percorso (c’è chi ti apre le porte di casa sua per ospitarti e chi decide di leggere il tuo libro, c’è chi leggendo il tuo blog scopre che cerchi uno sponsor e magicamente decide di mettere una buona parola nell’azienda di bici per cui lavora, e così via).


Altri nomadi che seguo ormai da tempo sono Melissa e Pierluigi, “due italiani che hanno scambiato una vita ordinaria con la libertà di un’alternativa nomade” e che “in sella alle loro bici Pangea e Pantalassa pedalano sul sentiero dell’evoluzione“, tanto per citare le loro parole.

Ciò che mi piace di più del loro viaggio è il loro modo di viaggiare: “non siamo come molti dei bikers che girano il mondo; per noi non è importante macinare chilometri. Come dice Henry Miller, per noi “la destinazione non è mai un luogo, ma un nuovo modo di vedere le cose”.

Anche nel loro blog ho trovato una sezione utile a rispondere al dilemma iniziale, dal titolo esemplare: “come ci finanziamo? da dove prendiamo i soldi per sopravvivere in viaggio?“. Puoi leggere direttamente le loro parole cliccando su quel link, scoprirai così che si mantengono con attività che includono:

a) scrivere racconti di viaggio per un periodico online

b) artigianato

c) lavori occasionali che vanno dalle ripetizioni di matematica, alle lezioni di italiano fino al tagliar legna

d) piccole donazioni tramite paypal sul loro sito internet

e) sponsor che gli garantiscono pezzi di ricambio per la loro attrezzatura in cambio di visibilità sulla loro pagina.

Ciò che mi ha colpito della loro storia è la flessibilità che dimostrano, che gli permette di adattarsi a qualsiasi lavoro capiti al momento, sia anche solo in cambio di vitto e alloggio, e come anche un’attività apparentemente economicamente insignificante – come quella di tessere dei braccialetti in macramé – possa invece essere un buon modo per sostenersi viaggiando in un paese con un basso costo della vita.

Cosa ho imparato quindi da questa storia?
  • essere flessibili consente di accettare lavori più svariati che forse non ci arricchiscono economicamente in termini immediati ma che lo fanno inizialmente ad altri livelli: mettersi in gioco su nuovi terreni consente infatti di acquistare nuove skills (abilità), imparare a conoscerci meglio, prendere consapevolezza dei nostri punti di forza e di debolezza, superare nuovi ostacoli e aumentare quindi la nostra autostima, aprire la mente a nuovi stimoli e aumentare quindi la nostra creatività: il che, in prospettiva, può incidere anche sui nostri guadagni monetari;
  • minimizzare le proprie spese significa amplificare i propri guadagni e permetterci di allungare il periodo di viaggio, ma vuol dire anche aumentare la nostra qualità di vita: infatti slegarsi il più possibile dal sistema consumistico aumenta anche la nostra sensazione di libertà e potere.


Ora uno dei nomadi cui sono più affezionata, Alvaro Neil, il biciclown o nomada de la sonrisa come ama definirsi: una celebrità ai miei occhi, dal 2001 in sella alla sua bici in giro per il mondo.

La forza di questo pedalatore è il progetto collegato al suo viaggio: Alvaro infatti gira il mondo per offrire gratuitamente spettacoli di clowneria, giocoleria, magia, acrobazia alle persone che subiscono un’emarginazione sociale, economica o culturale.

Per portare avanti il suo progetto e riuscire a guadagnare i pochi soldi che gli servono per vivere (riesce infatti ad andare avanti con circa 200 euro al mese) offre conferenze, laboratori di clowneria e vende libri e documentari sulla sua esperienza, oltre a ricevere donazioni dai quattro angoli del globo grazie al pulsante paypal attivo sul suo popolare sito e a contare sull’appoggio di diversi sponsor per la sua attrezzatura.

Cos’ho imparato dalla sua storia?
  • avere una missione collegata al proprio viaggio permette di ottenere più facilmente simpatia dal pubblico, che riesce a capire più chiaramente le motivazioni del viaggio e che quindi entra in gioco in prima persona più facilmente, decidendo di condividere e supportare quel progetto; avere un progetto forte consente anche di avere una forte spinta motivazionale a proseguire, fattore decisivo nei viaggi così lunghi;
  • avere un sito internet in una lingua popolare come l’inglese da una marcia in più al sito; ancor meglio se è accompagnato da una versione in una lingua che per popolarità viene poco dopo, cioè lo spagnolo;
  • la credibilità del progetto deriva da un’accurata e costante documentazione , per cui servono impegno e costanza continui per mantenere aggiornati i lettori (e per chi vive su un sellino per la maggior parte del suo tempo si tratta di lottare contro la stanchezza di fine giornata, le avversità climatiche e le scomodità di una vita con pochi agi).


Queste sono alcune storie che dimostrano come sia possibile sostentarsi viaggiando e soprattutto dimostrano che volere è potere ma serve determinazione e costanza per realizzare i propri progetti: la via è tutta in salita ma forse proprio per questo è così entusiasmante.

Anche tu stai pensando a un viaggio del genere? Hai trovato utile questo articolo? Hai qualche idea in più da suggerirmi o qualche storia da farmi conoscere? Se ti va lascia un tuo commento qui sotto, mi aiuterà senz’altro!