Non Sarà Più Normale: il Post Pandemia Visto dagli Appennini

Tutto forse non sarà più normale. Ma nessuno sa bene cosa ci sia realmente dopo. Ecco il semiserio vedere che personalmente scorgo oltre la cima, oltre il picco, oltre la fine di questa pandemia.

Franc Arleo: Sono entrato in un Internet Cafè a gettoni nel 1995, non trovando più la porta di uscita ho aperto un paio di finestre web e da allora adeguo il mio spirito rurale e Appennino centrico con il remote working, aiutando anche altri a venirsene a vivere una vista sostenibile dalle parti della Basilicata.

Pubblicato il: 13 Aprile 2020 | Categoria:

5 aprile 2020, ore 4:00, San Chirico Raparo, Potenza

Sono settimane ormai che ognuno si arrampica in solitaria nella speranza che passi il tempo di quarantena e arrivi quello di quaresima.

Ma lassù, sul picco, in cima a questa arrampicata, nessuno sa bene cosa ci sia realmente dopo e cosa si vede da lassù del dopo, del domani.

Da qui, dagli Appennini, forse ho un piccolo privilegio di altura, perciò, da qui, rischio di scorgere uno spauracchio di futuro.

Così spengo i dati: contagiati, caduti e sopravvissuti. I termini sono da bollettino di guerra, ma non è una similitudine corretta ‘la guerra’.

Qui a dire la verità non pervengono fronti da combattere, né alleanze in corso, e pare che in battaglia, più che i cadetti finiscano i vecchi. Perciò non bastano i paragoni col passato, né le previsioni. Si scala per inediti sentieri mai battuti inerpicandosi a tentoni.

Eppure, da qualche parte, deve pur esserci un appiglio che rimetta in solidità il procedere passo a passo.

Da padre homeschooler e soprattutto da remote worker con più di un ventennio alle spalle mi sento quasi un veterano e perciò vorrei condividere le ferite con te e chiederti di prestarmi occhio e orecchio per un attimo; perciò non saltare altrove fra finestre di altri mondi, rimani qui e leggi la mia lista; la lista di quello che vedo io e che mi arriva dall’eco, dal rimbombo di queste montagne abituate a trattenere fiato mentre il resto del mondo si affanna da sempre.

Ecco il semiserio vedere che scorgo oltre la cima, oltre il picco, oltre la fine di questa pandemia:

1) Molti non vorranno più tornare alla normalità di prima, la normalità infernale di traffico, di fretta e di telegiornale.

2) Qualcuno vorrà starsene sulla terra e in qualche bosco come quello che
ho di fronte.

3) Qualcuno vorrà realizzare un orto spontaneo e diffuso.

4) Qualcuno vorrà guardarsi negli occhi con più calma e coltivare una piccola comunità di rapporti autentici.

5) Tutti avranno capito che la parola ‘resilienza’ non è una parola per pochi intimi.

6) Molti saranno quelli che quando gli dirai ‘homeschooling’ non ti chiederanno più (oh ma come fate con la socialità dei bambini?).

7) Molti saranno quelli che quando gli dirai ‘remote worker non ti chiederanno più si ma che lavoro fai?’

8) Alcuni verranno a chiedere di capire come diventare contadini d’altura e remote worker contemporaneamente (e noi li aiuteremo).

9) Molti insegnanti, quando torneranno in aula, rimpiangeranno questa quarantena prolungata, insieme ai loro alunni s’intende, perché entrambi si erano riappropriati delle loro case, dei loro nidi, delle loro famiglie e avevano benedettamente scoperto che in fondo non era poi così fredda la tecnologia, o almeno non era più fredda dell’aula dove siederanno, ora sì, per scaldarla.

10) Ai miei figli, che in questi giorni hanno imparato a cuocere il pane sotto la brace, forse avrò trasmesso gli anticorpi contro la ‘pagnotta pronta’.

11) Gli Appennini saranno riabitati da gente nuovamente pronta a scambiarsi pane e competenze.

12) Le riunioni saranno ridotte all’osso perché tutti avranno compreso che non solo non portavano fatturato, ma la loro unica funzione era far giocherellare l’ego come su un tavolo da ping pong.

13) La pausa caffè sarà sostituita con una buona boccata d’aria.

14) Le compagnie di volo low cost abbatteranno i prezzi, ma molti non vorranno più svolazzare per il mondo.

15) Il reparto poesia non sarà più un angolo sparuto e invisibile di una libreria.

16) L’e-commerce non sarà più il nemico della bottega sotto casa.

17) L’e-learning non sarà più il nemico della ‘relazione pedagogica d’aula’.

18) Gli esami è vero non finiranno mai, ma quelli della scuola non avranno più gran senso.

19) Andare al cinema, al teatro, al ristorante, sarà qualcosa di molto meditato e perciò autentico, unico, stupendo, qualcosa che alla fine diremo ‘me lo sono veramente meritato’.

20) Daremo una mano al vicino di casa e lo saluteremo con la grazia e la meraviglia della prima volta.

21) Ma soprattutto ascolteremo i vecchi, li faremo sedere sulle nostre ginocchia, chiederemo loro di continuare a raccontare e sbufferemo solo quando qualcuno vorrà toglierci quel momento.

22) Nostro figlio, quando ci mostrerà un mezzo disegno, vedrà sul nostro viso il più alto grado di attenzione.

23) I nostri vecchi torneranno a casa a riposare e le case di riposo saranno una metafora del vecchio mondo.

24) La vita sarà una gioia dischiusa come un fiore e dell’amore e della morte si potrà parlare.

25) Chiameremo un vecchio amico per fargli gli auguri di buon compleanno senza che occorra il promemoria di facebook.

26) Cominceremo a scriverci lettere piene d’amore, su carta s’indende, com’è normale.

27) La terra non dovrà più urlare per riempire i suoi polmoni e mettersi a respirare.

Non ho la più pallida idea di cosa sarà, ma ho finito. Continua pure tu.

Continua nei commenti se vuoi. Ho tempo di leggere i commenti, ho tempo oggi, domani e dopodomani e avrò tempo anche quando tutto questo finirà, perché io alla normalità non ci tornerò.

Scrivo dagli Appennini Meridionali. Vedo tre montagne da qui, tre montagne di cui conosco il nome, come il gallo che canta a quest’ora del mattino che la luna è ancora alta e il buio sulla terra ancora incalza.

Me la sento l’alba che arriva quatta quatta e si viene a sedere accanto, mi fa compagnia, mi silenzia la penna in questo ore del mondo in cui nessuno sa che tempo sarà domani.

Puoi ascoltare la lettura di questo testo su questo video

Tuo Franc, Contadino d’altura



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