Vivere e Lavorare in Cina: Pro e Contro

Se stai pensando di trasferirti per un periodo di tempo nel Continente asiatico, ecco quali sono oggi i vantaggi e gli svantaggi di vivere e lavorare in Cina

Furio Fu

Furio Fu: Ho lasciato l'Italia otto anni fa e da allora non ho smesso di viaggiare. Sono uno scrittore impenitente nonché poliglotta sgrammaticato e gran bevitore di tè verde Long Jing.

Pubblicato il: 29 Maggio 2013 | Categoria:

Se stai pensando di adottare uno stile di vita da nomade digitale o hai già effettuato la transizione dal famigerato “dalle 9 alle 5… orario continuato” a un impiego che ti consenta di lavorare esclusivamente su Internet, avrai forse accarezzato l’idea di trasferirti in Asia, per esempio lavorare in Cina.

L’Asia però è un Continente immenso. Meglio andare in Thailandia, India o, perché no, Giappone? Ognuno di questi Paesi ha i suoi pro e contro.

A esempio il Giappone è molto ordinato e sicuro. Dovrai però confrontarti con un costo della vita elevato, alle volte proibitivo.

L’India è un Paese affascinante, dalla cultura immensa, ma dovrai abituarti ad essere al centro dell’attenzione 24 ore su 24 – agli indiani piace osservarti da vicino – e convivere con situazioni di povertà estrema.

La Thailandia… ahi, la Thailandia. Spiagge, mango shake e minigonne… ma a meno di “scappare” ogni estate, dovrai sottostare al volere dei monsoni e delle piogge torrenziali che ne conseguono. Tra l’altro dovrai subire i continui richiami degli autisti di tuk tuk e delle ragazze appostate fuori dai centri massaggi che vedono in te, diavolo bianco, un’occasione per fare qualche $$$ anziché una persona che vive e lavora nel loro Paese.

Oggi voglio però esplorare un’altra realtà, quella che conosco meglio. Sono arrivato in Cina nel 2010 e da allora non me ne sono più andato.

Quali sono i Pro di Vivere e Lavorare in Cina?

1) La Lingua e le Opportunità che Ti Potrebbe Schiudere

Vivere e Lavorare in Cina: Hello in Cinese

Quando non si è mai stati in Cina si è portati a pensare che il mandarino sia un problema. Tutti quei suoni astrusi e quei caratteri esoterici da memorizzare.

Sì, imparare il cinese comporta uno sforzo iniziale superiore a quello necessario per imparare lo spagnolo. Ma, come tutte le lingue, il mandarino non è altro che un mezzo di comunicazione e come tale può essere imparato.

Nel 2013, chi parla cinese possiede un’arma in più da giocarsi nel campo di battaglia che chiamano “mondo del lavoro”.

Su Nomadi Digitali non vendiamo favole. La strada che porta a uno stile di vita location independent è costellata da dubbi esistenziali, progetti abortiti, fallimenti. Richiede, insomma, una curva di apprendimento che può durare anche alcuni anni.

Conoscere la Cina, la sua cultura e la sua lingua ti fa diventare appetibile da tutti quegli imprenditori già affermati che stanno pensando di esportare il Made in Italy nel mercato più esteso del mondo, di de-localizzare la loro produzione in Asia o di bypassare i propri fornitori e importare direttamente dalla Cina.

Immagina di riuscire a comunicare in maniera efficace sia con i cinesi che con gli italiani, di conoscere le usanze e la cultura di entrambi i mondi. Non pensi anche tu che diventerebbe più facile lavorare come consulente, intermediario commerciale o esportatore diretto?

La maggior parte di noi – io per primo – tende ad associare il nomadismo digitale con i servizi marketing, con la scrittura o con la programmazione freelancing.

Ma non di sole parole e codice vive l’uomo…!

Lo so che anche tu sogni di cambiare il mondo con la tua app di messaggeria gratuita per smartphones oppure di diventare il nuovo Mark Zuckerberg.

Ma quando sei agli inizi e stenti ancora a vedere i frutti economici dei tuoi sbattimenti notturni, un modo più che dignitoso per sbarcare il lunario è quello di proporsi come insegnante di lingue (italiano, ma anche inglese, francese o spagnolo).

In Cina la domanda per l’apprendimento delle lingue straniere è alle stelle e, per un lavoro part-time da 20 ore a settimana, si arrivano a guadagnare dagli 800 ai 1.000 euro, più che sufficienti per sopravvivere anche a Pechino o Shanghai, le metropoli più care del Paese.

Certo, potresti insegnare le lingue anche in Thailandia o Indonesia. Ma tieni presente che, eccetto per Cina e Giappone, nella maggior parte dei Paesi asiatici la richiesta di insegnanti è molto più limitata e, particolare non trascurabile, il salario orario rapportato al costo della vita molto più basso.

2) Infrastrutture di Prima Qualità

Vivere e Lavorare in Cina: Infrastrutture di Prima Qualità

Se sei stato in Vietnam, ti sarai reso conto che le infrastrutture lasciano il tempo che trovano. Gli aeroporti sono antidiluviani, i treni partono e arrivano quando vogliono, le strade a scorrimento veloce sono una chimera e il traffico… lasciamo perdere!

In Cina, al contrario, il governo ha investito una quantità enorme di risorse nella creazione di infrastrutture di prima qualità: treni veloci (la tratta Pechino-Shanghai si percorre in cinque ore, mentre in aereo ce ne vogliono due), autostrade, sistemi metropolitani all’avanguardia metropolitana di Shanghai è già la più estesa del mondo) e aeroporti moderni.

Tra l’altro molte di queste infrastrutture sono ancora sovvenzionate dallo Stato, per cui spostarsi in Cina risulta abbastanza economico.

Per darti un’idea, un biglietto della metro a Pechino costa poche decine di centesimi di euro e un biglietto aereo da Pechino a Shanghai (2 ore di volo) costa meno di cinquanta euro, se comprato con almeno qualche giorno d’anticipo sui siti web di Elong o Ctrip, le compagnie che al momento offrono i prezzi migliori per i voli interni.

3) Basso Costo della Vita

Vivere e Lavorare in Cina: Banconota Cinese

Nonostante negli ultimi anni la Cina abbia subito un’inflazione elevata, i prezzi sono ancora inferiori a quelli a cui siamo abituati in Europa (se si escludono i beni di consumo importati come il mirto Monte Arcosu o il prosciutto di Parma).

Ad esempio, a Shanghai si può ancora mangiare con pochi euro (un piatto di ravioli in una taverna si acquista per meno di due euro), una corsa in taxi da venti minuti ti costa circa cinque euro e, su smartshanghai, puoi ancora trovare una stanza in affitto in un appartamento con tre stanze da letto, bagno, cucina e soggiorno per circa 200 euro, in centro città.

Se poi ci si sposta in città più “piccole” – parlo sempre di metropoli più grandi di Roma – quali Kunming, Chengdu o Changsha, il costo della vita si riduce ulteriormente del 30-40%. Nel dettaglio puoi conoscere la differenza di prezzi tra Shanghai e Chengdu, la capitale della provincia dello Sichuan).

Qui di seguito ti riporto uno schema costantemente aggiornato circa i costi della vita in Cina

4) Le Città Sono Sicure

Vivere e Lavorare in Cina: Macchina della Polizia Cinese

Non so se sia a causa dell’indole dei cinesi o del sistema giudiziario che non perdona, però in Cina ci si sente sempre sicuri, anche la notte.





5) Collegamenti con l’Europa e l’Asia

Vivere e Lavorare in Cina: Collegamenti con l’Europa e l'Asia

A patto di comprarlo con almeno due mesi di anticipo, puoi trovare un biglietto aereo andata-ritorno sulla tratta Roma-Pechino o Milano-Shanghai anche per 500 euro.

E, tralasciando il ritorno a casa, i voli che partono da Shanghai, Pechino o Guangzhou (la capitale dell’industria manifatturiera cinese che si trova poco a nord di Hong Kong) per il Giappone, l’Indonesia, le Filippine, la Corea, il Vietnam o la Thailandia sono molto frequenti e generalmente economici. La ragione di questo fatto è probabilmente dovuta all’importanza economica della Cina e al costante traffico aereo che ne deriva.

Al momento, io compro quasi tutti i miei voli internazionali su Go Voyages, perché di solito ci sono offerte economicamente più vantaggiose di quelle che riesco a spuntare su motori di ricerca più popolari come Vayama o Skyscanner. L’unico inconveniente è che Go Voyages è in francese (se provi a comprare dalla pagina in inglese i prezzi salgono!). Lo so che sembra strano (in effetti lo è), però finché la matematica mi darà ragione mi adeguo a ricevere biglietti elettronici scritti nella lingua di Maupassant).

6) Al Centro del Mondo

Vivere e Lavorare in Cina: Stare nel centro del mondo

Come dico spesso, fossi nato vent’anni prima, probabilmente sarei finito negli Stati Uniti d’America. Uno dei motivi principali che mi ha spinto in Cina è stata infatti la voglia di sentirmi al centro del mondo. Oggi è qui che si sta scrivendo la storia. E io voglio farne parte.



Quali Sono i Contro di Vivere e Lavorare in Cina ?

Se la prima parte di quest’articolo ti ha già convinto che la Cina sia la tua meta ideale, aspetta a comprare un biglietto sola andata Firenze-Pechino. Nella Terra di Mezzo abbiamo anche qualche problemino .

1) Difficoltà ad Accedere a Internet

Vivere e Lavorare in Cina: Internet Bloccato in Cina

Come già saprai, la Cina non è un Paese democratico. Non lo è mai stato. E per preservare l’armonia (parola molto usata e abusata a queste longitudini), il governo ha messo in atto da vari anni una politica di restrizione della rete Internet. Mentre alcuni siti Web sono completamente bloccati (Facebook, Youtube o Twitter, solo per citare i più celebri), altri sono accessibili ma caricano molto lentamente (penso a Gmail o a siti a prima vista innocui come LaRepubblica).

La censura può essere bypassata tramite una tecnologia denominata VPN. Tieni presente che il servizio è a pagamento (al momento in cui scrivo il migliore è Astrill; 30 euro per sei mesi di abbonamento e 52 euro per un anno) e che da un momento all’altro potrebbe cessare di funzionare a causa di un cambiamento nell’algoritmo di controllo messo in atto dai cinesi.

Ho deciso di inaugurare la sezione dei “contro” con Internet perché, dando per scontato che buona parte dei lettori di Nomadi Digitali lavora o progetta di lavorare in Rete, si tratta di un problema di non poco conto.

La mia esperienza personale è che, alla fine, si riesce sempre a fare quello che si vuole. In alcuni periodi si rischia però di perdere un bel po’ di tempo – e di capelli – a cercare di capire perché la nostra VPN si è bloccata o va più lento di una FIAT 126 Bis assemblata a Varsavia nel 1986.

2) Prendere un Visto Non Turistico

Vivere e Lavorare in Cina: Visto cinese

A differenza di Paesi come la Thailandia o il Vietnam, che dipendono dal turismo per buona parte del loro Prodotto Interno Lordo e non hanno quindi nessun interesse a “tenere fuori” gli stranieri, in Cina le cose sono diverse.

La priorità del governo è la stabilità del Paese. Questo si traduce in periodiche strette sui visti, di solito prevedibili. Ricordo per esempio che, durante le rivolte dei tibetani prima dell’Olimpiade di Pechino del 2008, ci fu una stretta tremenda sui visti turistici e business e in molti furono costretti a lasciare il Paese.

Con modalità molto più leggere si è registrato un nuovo ‘giro di vite’ sui visti, anche durante il congresso decennale per l’elezione del nuovo presidente e del nuovo comitato esecutivo del Partito svoltosi nell’autunno 2012. Questa volta si è trattato di un cambiamento nei documenti da presentare al momento dell’ottenimento del visto. A esempio, per i visti turistici prima non era necessario avere un biglietto aereo andata-ritorno o una prenotazione in hotel per tutta la durata della permanenza. Bastava un passaporto valido.

Quello che consiglio è di rivolgerti a un’agenzia che, in cambio di poche decine di euro, ti aiuterà a risolvere i problemi burocratici che potresti incontrare.

3) Inquinamento

Vivere e Lavorare in Cina: Inquinamento

La Cina è un paese estremamente inquinato. Si va dall’inquinamento atmosferico, dovuto soprattutto alla produzione di energia elettrica basata in gran parte sul carbone, al traffico cittadino, all’inquinamento delle falde acquifere causato dagli scarichi delle industrie; per finire, l’inquinamento alimentare, dovuto all’uso massiccio di pesticidi e a pratiche non sempre trasparenti (come ad esempio lo scandalo del silicone iniettato nelle zampe delle galline per aumentarne il peso).

4) Sarai Quasi Sicuramente Costretto a Vivere in Una Metropoli

Vivere e Lavorare in Cina: Shangai

Abitare in una metropoli non è obbligatorio, ma diciamo che una città cinese con meno di un milione di abitanti normalmente equivale a una città-dormitorio dove è difficile anche trovare un bar. Le uniche eccezioni sono rappresentate dalle cittadine che vivono di turismo come Yangshuo, Dali o Lijiang.



La mia rassegna sui pro e i contro di vivere in Cina termina qui, con la speranza che possa esserti utile a valutare di vivere e di lavorare in questo Paese. Adesso sai cosa aspettarti. A te la scelta : )